Lei è il vincitore!

Ore 10.30 circa… Squilla il telefono cellulare mentre sono in auto.

Chiamata da un numero fisso di Milano a me sconosciuto. Di norma non rispondo mai ai numeri sconosciuto ma oggi decido di farlo.

Cinque secondi di silenzio… Ecco, già penso che il robot stia instradando la chiamata al primo operatore disponibile. La mia predisposizione al dialogo comincia a diminuire.

A mio terzo pronto un operatore, in questo caso umano, comincia a recitare uno script a velocità smodata: “Buongiorno sono Laura lei è il vincitore di un buono di euro per…”. Click. Riaggancio.

Ora chi mi ha sentito gestire questo genere di chiamate di telemarketing sa che sono una persona estremamente gentile e disponibile. Questo per tre ordini di motivi. Il primo è che i miei genitori mi hanno insegnato che si deve essere gentili con il resto del mondo. Il secondo è  Il secondo motivo è che mi è sempre stato detto di “sopportare con pazienza le persone moleste”. Infine perchè ho grande rispetto del lavoro sottopagato che queste persone fanno.

Resta il fatto che la comunicazione umano-umano non può prescindere dall’educazione e da un corretto handshake come recita il protocollo.

Se tu dici “Buongiorno” devi aspettare di ricevere da me l’ACK del messaggio che equivale al fatto che io risponda “Buongiorno”.

Solo in quel momento puoi procedere con l’handshake.

Subito dopo il protocollo prevede che tu dica “E’ un buon momento per disturbarla?”. In questo modo dal protocollo io capisco che anche se sei una persona molesta e riconosci che mi stai potenzialmente facendo perdere del tempo mi chiedi comunque se sono disponibile alla conversazione.

Se io rispondo “Si, ho del tempo da dedicarle” allora possiamo continuare nel nostro piacevole dialogo.

Se rispondo “No, mi spiace. In questo momento non ho tempo.” la conversazione termina.

Se invece parti con la raffica di parole, che oltretutto fatico a comprendere, io riattacco.

Sì, io amo immensamente i protocolli.

Monsieur de La Palice

Ieri sera stavo distrattamente seduto davanti alla televisione quando la mia attenzione è stata attirata dalla pubblicità di un ammorbidente.

Confesso che la mia conoscenza dell’universo degli ammorbidenti per il bucato è prossima alla mia conoscenza della meccanica quantistica ma quello che mi ha colpito è stato il copy del messaggio pubblicitario.

Non farò il nome del prodotto non tanto perchè non voglia fare pubblicità al prodotto ma, piuttosto, perchè le mie sinapsi non sono state in grado di immagazzinare l’informazione.

Ho sentito dire “Il prodotto X è tre volte più efficace rispetto ad un prodotto diluito”.

Egraziearcà… Se si tratta di un ammorbidente concentrato mi sembra ovvia che sia più efficace rispetto ad un prodotto diluito.

Non vivo nel dorato mondo dell’advertising ma mi domando se sono l’unica persona a notare questi messaggi assolutamente privi di contenuto reale.

Io comunque l’ammorbidente non lo compro. Sono già sufficientemente morbido.

I clienti… e la loro importanza

Dopo più di un anno speso a seguire l’integrazione con BIP e tutte le relative menate che ne sono conseguite oggi mi sono ritrovato su un progetto con un cliente finale.

In questi ultimi mesi mi sono solo occupato di presentazioni ad alto livello su Sketchin e sul lavoro che fa. Quelli fighi lo chiamano posizionamento.

Di necessità fatta virtù. Siamo così a corto di risorse che mi sono ritrovato a dovere mettere le mani su qualcosa di tangibile, qualcosa che dovremo consegnare, qualcosa di vero e reale.

Confesso che avevo dimenticato quanto fosse piacevole ed emozionante entrare nel cuore di una azienda e cominciare a comprendere come funziona. Elaborare quello che ti raccontano nell’ottica del progetto che dovrai condurre con loro.

E’ stato elettrizzante.

Ho appena inviato un meeting report e vi assicuro che era lunghissimo tempo che non accadeva. Tutto sommato provo ancora un enorme piacere nello sporcarmi le mani.

In un certo qual modo rende più tangibile quello che facciamo e mi torna molto utile per comprendere cosa si aspettano davvero i nostri clienti.

Insomma, mi serviva davvero e poi, ho un team che spacca!

La lezione è che si dovrebbe sempre rimanere in contatto con i proprio clienti. Tenersi sempre un “pet project” che ti fa sporcare le mani senza correre il rischio di fare casino. Qualcosa che ti porti sulla linea del reale e non del percepito.

Domani si raddoppia e non vedo l’ora!

Caravaggio e i biglietti

Elisa mi propone di comprare i biglietti per andare a visitare la mostra di Caravaggio a Palazzo Reale. Mi sembra una buona idea e comincia l’odissea. (Non so davvero se la rima è voluta…)

Seguendo quello che andiamo predicando da tempo ai nostri clienti prendo il device che ho più vicino, in questo caso il mio iPad Pro.

Cerco su Google “mostra Caravaggio Milano” ed in un battibaleno mi ritrovo sul sito della mostra con in bella evidenza il bottone “Acquista biglietto”.

Ci clicco sopra e vengo magicamente trasportato su una pagina di vivaticket. Diciamo che ci sta che non sia direttamente il Comune di Milano ad occuparsi della vendita dei biglietti anche se, alla soglia del 2018, forse bisognerebbe farci una riflessione in termini di puri economics.

Sulla landing page di vivaticket ci sono due opzioni:

  • Biglietto Open – Dentro Caravaggio
  • Dentro Caravaggio

Diciamo che il wording non è che sia questo granchè e per questo motivo, a pancia, scelgo “Dentro Caravaggio”.

Sono teletrasportato su un’altra pagina in cui mi compare un calendario stile web anni 80 per l’acquisto online e, più sotto, la possibilità di ricercare i punti vendita fisici.

Screen Shot 2017-11-05 at 16.05.19

A questo punto il mio iPad diviene assolutamente inutile. Il polpastrello del dito indice della mia mano destra si è consumato nel tentativo di fare apparire qualcosa e proseguire per circa cinque minuti senza ottenere risulato alcuno.

Ok, direi che è il caso di prendere il PC e rifare tutto da lì.

Arrivo alla selezione della data e clicco sulla data che mi interessa. Non accade nulla… Ok, proviamo con un doppio click. Magia!!! Funziona.

Posso selezionare l’ora sempre con lo stesso look and feel di prima che mi fa tornare ai tempi di Netscape e delle interfacce fatte in Swing (Se ti ricordi cosa è Swing sei vecchio come me…)

Mi si apre un’altra pagina con la dicitura “Selezione del posto”  in cui non posso proprio selezionare niente…

Screen Shot 2017-11-05 at 16.08.29.pngAfflitto evidentemente da cecità cognitiva non vedo quel bottone in alto a destra.

Prima di potere selezionare il posto devo registrarmi o accedere al portale di vivaticket.

Non avendo mai avuto il piacere di essere loro cliente devo registrarmi. Diligentemente lo faccio nonostante campi obbligatori da riempire tramite menu a tendina che non si popolano e altre amenità.

Finalmente ci siamo, mi dico…

Neanche per sogno. Prima di accedere devi validare il tuo account e, naturalmente, il messaggio di posta elettronica ci mette minuti ad arrivare.

Il messagio arriva e finalmente sono un utente abilitato a dare il mio denaro in cambio di biglietti di varia natura.

Faccio il login e non mi ritrovo dove ero prima ma, piuttosto, nella magnifica home page di vivaticket. Ricomincio da capo…

Tralascio il percorso ad ostacoli che devo fare per arrivare al checkout.

Tempo totale dell’operazione 19 minuti…

Ma ti pare che nel 2017 le cosa possano funzionare in questo modo? In questo caso non arrivo nemmeno a parlare di costruzione di una esperienza di vendita, nonostante sia la cosa giusta da fare, ma di pura e semplice ergonomia e usabilità.

Certo è che se tu cliente vuoi vedere Caravaggio e tu Comune di Milano sei l’unico a vendere i biglietti è permesso torturare i tuoi utenti online quanto vuoi. Viva il monopolio!

Saluti e baci.

Cinque anni (reprise)

Mi capita spesso di dire che “Qualsiasi paradiso, dopo sei mesi, diventa un inferno”.

È la verità.

Sketchin è un posto fantastico dove lavorare e spendere la propria vita professionale.

Va detto che non è sempre facile e, vi assicuro, non è stato facile.

In questi anni mi sono ritrovato a prendere decisioni difficili. Decisioni che avevano un impatto diretto ed immediato sulla vita di molte persone e di molte altre legate a loro da vincoli familiari, di amicizia e di lavoro.

Non è mai stato semplice. Ogni decisione ha avuto un peso enorme sulla vita dello studio.

Ho commesso degli errori? Accidenti se ne ho fatti. Alcuni di questi anche gravi. Ho imparato nel tempo a riconoscerli e a parlarne apertamente. Il clima che ti circonda aiuta.

Tutto quello che è stato fatto in questi cinque anni ha richiesto del lavoro, costante, faticoso e impegnativo. Da parte di tutti quella che erano parte di questa avventura.

Sono stati versati lacrime e sangue per arrivare dove siamo arrivati. Ci sono state, e ci sono, tensioni palpabili sulla direzione che dobbiamo, o più propriamente, vogliamo seguire.

È arrivata BIP ed anche quella è stata una decisione non facile e rischiosa. Per arrivare a concludere quella parte di lavoro è stato fatto un lavoro immane da parte di tutti. Il risultato finale è più che soddisfacente e credo che siamo riusciti a preservare in maniera totale la nostra autonomia.

Ecco, tutto questo per dire che nonostante tutta la fatica e la paura Sketchin è ancora quel luogo in cui entri con il sorriso.

In queste poche righe ho parlato in prima persona ma è ovvio che ogni singola persona che ha lavorato in Sketchin ha vissuto tutto questo sulla propria pelle.

Ancora, grazie!

Minchia, cinque anni! (Semi Cit.)

“Tre anni? Minchia tre anni! Non ci posso credere!”

Così diceva il Tenente Carmelo La Rosa nel film Mediterraneo dopo avere scoperto quanto tempo aveva passato sull’isola il maldestro manipolo di soldati Italiani.

Oggi è stata una giornata complessa passata a disegnare con i numeri il prossimo anno di Sketchin. Sono sempre impressionato dal potere dei numeri. Quante storie possono raccontare. Quante verità possono rivelare a coloro i quali sanno leggere il loro linguaggio.

Solo nel tardo pomeriggio ho realizzato che oggi, sì, proprio oggi, sono passati cinque anni dal momento in cui ho deciso di unirmi a questa “gabbia di matti”.

Uso questo termine volutamente. Ricordo in una precedente avventura di essere stato trascinato in una sala riunioni e ripreso per avere usato il termine in maniera inappropriata. Chi lo ha fatto è un vero e proprio imbecille pieno di sé e convinto che la sua sia una missione per conto delle divinità ctonie del Design.

Sketchin è davvero una gabbia di matti.

Un manipolo di talenti che sono innamorati alla follia di quello che fanno. Persone che stanno in ufficio fino a notte fonda finchè non sono soddisfatte del lavoro che hanno fatto. E questo non perchè è il cliente di turno a chiedercelo ma perchè la perfezione, o qualsiasi altra cose le si avvicini, fa parte della nostra natura.

Persone che scrivono, suonano, cantano, ballano e si esprimono in maniera straordinaria al di fuori dell’universo studio. Persone che potrebbero avere successo in qualsiasi campo decidessero di applicarsi.

Queste persone hanno scelto Sketchin come ho fatto io cinque anni fa.

Persone che criticano se stesse e l’azienda per cui lavorano dalla mattina alla sera perchè desiderano che sia sempre il migliore luogo dovere potere esprimere il loro talento.

Persone che non hanno paura a dirti che stai sbagliando ma che allo stesso tempo ti dicono “Che figata!” quando realizzi qualcosa che spacca.

Tu entri in studio e varchi la soglia di un mondo parallelo dove tutto avviene ad una velocità impressionante. Un luogo dove si pensa e non si esegue solamente. Un posto dove nessuno di noi è meglio dell’insieme di tutti noi.

Questi cinque anni sono volati. Davvero. I migliori cinque anni della mia vita lavorativa insieme ai primi anni di H3G. Ecco, queste due avventure sono accomunate da un elemento chiave: la creazione di qualcosa di bello.

Sì, Sketchin è bella! Parecchio

Grazie a Alessandro DB, Alessandro G, Angela, Cesare, Chiara C, Chiara Z, Claudio, Diego, Elena, Fabrizio S, Federico, Francesca dM, Francesca S, Gabriele, Giulia, Giuseppe, Laura, Luca (alias il Luminoso Leader), Marco, Mariko, Marina, Matteo P, Michele, Pietro, Sarah, Serena, Silvio, Simona, Stefania, Stefano G, Stefano V, Valeria, Gianmaria, Fabrizio G, Giorgia, Alex, Sharon, Michela, Angelica, Clizia, Roberto, Federica, Fabrizio, Alberto, Alessio, AnaMaria, Sonia, Luis, Marco, Tiziano, Matteo Pe, Dario, Roberto, Manuela e sicuramente dimentico qualcuno…

“Grazie” ed “È severamente vietato”

Appartengo a quella categoria di automobilisti che si ferma per fare attraversare i pedoni sulle strisce pedonali. Sempre e comunque.

Mi fa sempre sorridere il fatto che la quasi totalità delle persone alzi il braccio in un gesto di rigraziamento. Questo è il paese in cui si deve ringraziare chi rispetta le regole invece di fare valere, semplicemente, un proprio diritto.

Sulle strisce pedonali il pedone passa prima dell’auto. Punto.

Art. 191. “Comportamento dei conducenti nei confronti dei pedoni.”

  1. Quando il traffico non e’ regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali

Fine della discussione. Si sappia che io non ringrazio mai.

Dello stesso tenore trovo esilaranti i cartelli di divieto il cui incipit è “è severamente vietato”. Il divieto è un assoluto di per sé. Non ci sono gradi diversi di divieto. Non c’è un leggero divieto, un piccolo divieto, un grande divieto e, di conseguenza, non puoi “severamente vietare”. È vietato e basta.

 

Altro giro, altro regalo

Lo scorso anno ci siamo ritirati al cementificio di Bioggio per capire come dovevamo cambiare per affrontare il nuovo mondo che abbiamo contribuito a creare.

Ci eravamo riusciti e, nonstante tutti i dolori che abbiamo sofferto, siamo stati in grado di cambiare forma.

La settimana scorsa lo abbiamo fatto ancora. Sappiamo bene che il cambiamento continuo è imprescindibile.

Lo scorso anno eravano più o meno trenta persone. Lo scorso Mercoledì ne ho contate quarantotto ed altre stanno arrivando nei prossimi giorni.

Si cambia, ancora.

Ogni tanto mi domando se sia davvero necessario o se, piuttosto, non sia possibile sederci e goderci qualche anno tranquillo. La realtà è che nessuno qui dentro è in grado di farlo. Non possiamo stare fermi, non è nella nostra natura e non è nella natura della disciplina che mastichiamo faticosamente ogni giorno.

E’ difficile? Potete scommetterci. E’ uno sforzo continuo di adattamento a contesti diversi.

E’ divertente? Non potete immaginare quanto! Non riesco ad immaginare niente di più divertente in questo momento della mia vita professionale.

Non sto a raccontare i dettagli del lavoro che abbiamo fatto ma credo che il risultato più importante sia avere realizzato che vederci a distanza di dodici mesi per affrontare il cambiamento non è più sostenibile. Per questo uno degli obiettivi che abbiamo raggiunto, e di cui vado maggiormente fiero dato che è un parto della mia  è stato di creare un organismo che si prenderà cura del cambiamente continuo su base mensile.

Mi aspetto grandi cose. Si aspettano grandi cose da me.

E va bene così.

 

 

Laurea

Coloro i quali mi conoscono, anche superficialmente, sanno quanto io sia attratto dalle varie campagne di Kikstarter, Indiegogo e via dicendo.

Nel corso di questi anni credo di avere finanziato le cose più astruse e geek esistenti sul pianeta. Ovviamente si tratta di un rigurgito infantile sempre alla ricerca di nuovi giocattoli.

Circa ventuno mesi fa mi accade di imbattermi in una campagna su Gofundme. Long story short. A causa del cambiamento dei parametri con i quali vengono assegnate le borse di studio in una facoltà di medicina uno studente proveniente da una famiglia non abbiente si ritrova senza sussidi.

A causa di questo, e non avendo altre fonti di reddito, potrebbe essere costretto ad abbandonare il suo corso di studi.

Per questo motivo decido di contribuire con un discreto contributo perchè la cosa mi appassiona, molto.

A quasi due anni di distanza, e dopo avere ricevuto diversi aggiornamenti sul suo percorso di studi, vengo a sapere che a metà Settembre la persona che ho aiutato discuterà la sua tesi e otterrà la sua laurea.

Ecco, questa cosa mi rende molto felice. Molto più felice di qualsiasi gadget io avrei potuto comprare.

Bravo! Ma questo te lo scriverò di persona.

Prenotalo

Cara Amazon,

io sono un grande utilizzatore di Kindle e tra una cosa e l’altra compro più o meno cinque o sei libri al mese dal tuo store.

Il mio comportamento d’acquisto è forse peculiare dato che compro le mie letture ad ondate. Diversi libri per volta in modo da avere sempre qualcosa di pronto da leggere quando termino un libro.

Questo comportamento fa si che quando termino il mio backlog di libri io vada sul tuo store sul kindle, ordini i libri per data di uscita e cominci con i miei acquisti.

Come tutti ho i miei autori preferiti e quando li noto tra le nuove uscite mi precipito ad acquistare. Sì, compulsivamente.

Da qualche mese a questa parte hai preso l’abitudine di pubblicare le nuovo uscite sullo store quando non sono ancora effettivamente disponibili, ma solo prenotabili per una consegna al momento della disponibilità.

Ora, avrai fatto i tuoi studi sulla uabilità e sul customer journey atteso ma, almeno per me, quando io vado in quella sezione dello store io voglio leggere, subito!. Non voglio prenotare un libro. Voglio avere immediatamente qualcosa su cui dirigere le mie pupille.

Il fatto che tu renda disponibile qualcosa per la prenotazione sortisce due effetti negativi:

  • Delude le mie aspettative di lettore che immaginava di trovare qualcosa di nuovo dai suoi autori preferiti.
  • Fa sì, e questa è la cosa peggiore, che quel testo scompaia dal mio radar temporale. Questo perchè quando mi troverò nella stessa situazione continuerò ad ordinare i libri per data di uscita e quindi seppellisce quello che avrei comperato in pagine che difficilmente raggiungerò durante la mia ricerca.

Forse io non sono abbastanza diligente da tenermi una lista dei miei autori preferiti da consultare periodicamente ma, secondo me, tu non mi stai aiutando come potresti.

Decisioni

Credo che tutti ogni giorno ci troviamo di fronte a delle decisioni da prendere. L’impatto che queste decisioni hanno sulla nostra vita e sulla vita degli altri varia grandemente.

Negli ultimi dieci anni mi trovo nella condizione di dovere prendere delle decisioni che hanno conseguenze non solo sulla mia vita, professionale e non, ma anche sulla vita di altre persone.

Questo aspetto introduce un livello di complessità ulteriore nella gestione del processo decisionale. Per quelle decisioni che mi coinvolgono personalmente e non hanno conseguenze su altri sono sempre stato piuttosto leggere. In fondo si tratta solo di una valutazione veloce e di un grandissimo “chissenefrega”.

Ci sono tre elementi che caratterizzano decisioni complesse.

  1. Decisioni più complesse richiedono una gestione totalmente diversa e una valutazione più di lungo periodo che mi breve medio periodo.
  2. La complessità deriva anche dal fatto che spesso non si tratta di singole decisioni ma di un ecosistema di decisioni che si influenzeranno a vicenda e che devi cercare di prevedere almeno a livello macroscopico.
  3. Decisioni complesse richiedono anche che tu decide che percentuale di rischio pensi di poterti assumere senza scivolare nella pura incoscienza.

Essere in grado di armonizzare questi tre aspetti ti rende efficace e ti permette di essere in grado di giustificare e spiegare ogni scelta a chiunque te lo chieda.

In fondo credo che questa sia la parte più interessante del mio lavoro.

Non sempre è andata bene. Ho fatto diverse cazzate inenarrabili ma niente di talmente grave da essere irrecuperabile.

Panificare

Confesso. Avevo lasciato morire Bubbles, il mio lievito madre, senza troppi rimorsi. Che padre disumano mi sono dimostrato essere nei suoi confronti.

Al ritorno dalle vacanze ho deciso di fare partire l’operazione Jurassic Park cercando di riportarlo in vita. Per il momento tutto procede per il meglio e l’erede di Bubbles comincia a fare il suo lavoro.

E’ ancora presto per metterlo all’opera ma molto presto si torna a panificare.

E’ una cosa che mi riempie sempre di grande soddisfazione. C’è qualcosa di profondo nel pane e, per i procedimenti lunghi e misurati che uso, anche di rilassante. Mi permette di pensare mentre lo sento tra le mie dita e sotto le mie mani.

E’ sempre una grandissima emozione.

Io vi consiglierei di provare. Nel caso vi passo Bubbles quando sarà sufficientemente in forma.

Curricula

Sono mesi che mi sorprende l’acredine delle “genti dell’Internet” nei confronti di Laura Boldrini.

Ora, al di là delle proprie convinzioni politiche, avete mai dato una occhiata al curriculum vitae del Presidente della Camera dei Deputati?

Dai, su.

Per puro esercizio ho preso alcuni dei commenti più livorosi e sono andato a vedermi il profilo Facebook degli utenti che li hanno scritti e, dove possibile, il loro profilo LinkedIn.

Non ci siamo ragazzi. Non c’è paragone alcuno. Non vi potete nemmeno avvicinare alla carriera del Presidente, così come non posso farlo io.

Cattiveria gratuita.

Primo giorno

Strana sensazione.

Tutto è come lo ho lasciato. Non ci sono emergenze da gestire o problemi urgenti da risolvere. Credo che in anni di lavoro sia la prima volta che mi accade. Finalmente, direi.

Una atmosfera solida e piacevole che attenua l’impatto del rientro dalle vacanze. In realtà sono ancora in vacanza. La vacanza sarà il mio stato mentale da qui in avanti.

Ritrovo il solito entusiasmo nel parlare del futuro di Sketchin. È una sensazione che riscalda e rassicura.

C’è silenzio e quiete. Tutto è rallentato e in stato di riposo.

Preparo i miei appunti per i giorni a venire. Passa un pensiero cupo subito illuminato da un altro molto più goioso. Arriverà la prossima settimana.

Hic manebimus optime.

Ancora

E poi, senza una particolare ragione, o, forse, con tutte le ragioni del mondo ti ritorna il desiderio di scrivere quattro fesserie.

Strano che succeda il giorno in cui terminano le vacanze e inizia un periodo lavorativo complesso. Strano anche che non si tratti di un proposito di fine anno.

Parola chiave: leggerezza. Chè mi sono frantumato le palle di tutti questi pesi e zavorre.

Nessun programma, nessuna scadenza. Solo quando ne avrò voglia, ma non è detto.

Ci si sente nei prossimi giorni. Ora ho un pochino di cose da rimettere in fila.