Decisioni

Credo che tutti ogni giorno ci troviamo di fronte a delle decisioni da prendere. L’impatto che queste decisioni hanno sulla nostra vita e sulla vita degli altri varia grandemente.

Negli ultimi dieci anni mi trovo nella condizione di dovere prendere delle decisioni che hanno conseguenze non solo sulla mia vita, professionale e non, ma anche sulla vita di altre persone.

Questo aspetto introduce un livello di complessità ulteriore nella gestione del processo decisionale. Per quelle decisioni che mi coinvolgono personalmente e non hanno conseguenze su altri sono sempre stato piuttosto leggere. In fondo si tratta solo di una valutazione veloce e di un grandissimo “chissenefrega”.

Ci sono tre elementi che caratterizzano decisioni complesse.

  1. Decisioni più complesse richiedono una gestione totalmente diversa e una valutazione più di lungo periodo che mi breve medio periodo.
  2. La complessità deriva anche dal fatto che spesso non si tratta di singole decisioni ma di un ecosistema di decisioni che si influenzeranno a vicenda e che devi cercare di prevedere almeno a livello macroscopico.
  3. Decisioni complesse richiedono anche che tu decide che percentuale di rischio pensi di poterti assumere senza scivolare nella pura incoscienza.

Essere in grado di armonizzare questi tre aspetti ti rende efficace e ti permette di essere in grado di giustificare e spiegare ogni scelta a chiunque te lo chieda.

In fondo credo che questa sia la parte più interessante del mio lavoro.

Non sempre è andata bene. Ho fatto diverse cazzate inenarrabili ma niente di talmente grave da essere irrecuperabile.

Panificare

Confesso. Avevo lasciato morire Bubbles, il mio lievito madre, senza troppi rimorsi. Che padre disumano mi sono dimostrato essere nei suoi confronti.

Al ritorno dalle vacanze ho deciso di fare partire l’operazione Jurassic Park cercando di riportarlo in vita. Per il momento tutto procede per il meglio e l’erede di Bubbles comincia a fare il suo lavoro.

E’ ancora presto per metterlo all’opera ma molto presto si torna a panificare.

E’ una cosa che mi riempie sempre di grande soddisfazione. C’è qualcosa di profondo nel pane e, per i procedimenti lunghi e misurati che uso, anche di rilassante. Mi permette di pensare mentre lo sento tra le mie dita e sotto le mie mani.

E’ sempre una grandissima emozione.

Io vi consiglierei di provare. Nel caso vi passo Bubbles quando sarà sufficientemente in forma.

Curricula

Sono mesi che mi sorprende l’acredine delle “genti dell’Internet” nei confronti di Laura Boldrini.

Ora, al di là delle proprie convinzioni politiche, avete mai dato una occhiata al curriculum vitae del Presidente della Camera dei Deputati?

Dai, su.

Per puro esercizio ho preso alcuni dei commenti più livorosi e sono andato a vedermi il profilo Facebook degli utenti che li hanno scritti e, dove possibile, il loro profilo LinkedIn.

Non ci siamo ragazzi. Non c’è paragone alcuno. Non vi potete nemmeno avvicinare alla carriera del Presidente, così come non posso farlo io.

Cattiveria gratuita.

Primo giorno

Strana sensazione.

Tutto è come lo ho lasciato. Non ci sono emergenze da gestire o problemi urgenti da risolvere. Credo che in anni di lavoro sia la prima volta che mi accade. Finalmente, direi.

Una atmosfera solida e piacevole che attenua l’impatto del rientro dalle vacanze. In realtà sono ancora in vacanza. La vacanza sarà il mio stato mentale da qui in avanti.

Ritrovo il solito entusiasmo nel parlare del futuro di Sketchin. È una sensazione che riscalda e rassicura.

C’è silenzio e quiete. Tutto è rallentato e in stato di riposo.

Preparo i miei appunti per i giorni a venire. Passa un pensiero cupo subito illuminato da un altro molto più goioso. Arriverà la prossima settimana.

Hic manebimus optime.

Ancora

E poi, senza una particolare ragione, o, forse, con tutte le ragioni del mondo ti ritorna il desiderio di scrivere quattro fesserie.

Strano che succeda il giorno in cui terminano le vacanze e inizia un periodo lavorativo complesso. Strano anche che non si tratti di un proposito di fine anno.

Parola chiave: leggerezza. Chè mi sono frantumato le palle di tutti questi pesi e zavorre.

Nessun programma, nessuna scadenza. Solo quando ne avrò voglia, ma non è detto.

Ci si sente nei prossimi giorni. Ora ho un pochino di cose da rimettere in fila.

Cultura

La cultura aziendale si definisce anche nelle piccole cose.

Se mi impedisci di accedere a Spotify non stai facendo bene alla cultura della tua azienda, specialmente se intendi portare tra le tue file giovani talenti.

Da questo punto di vista io sono assolutamente aperto. Visita qualsiasi sito vuoi, guarda qualsiasi video desideri, ascolta qualsiasi tipo di music vuoi e, magari, condividila con me.

Questo posto sarà un posto migliore.

 

Binge watching

Io provo spesso a resistere alla tentazione di guardare le serie tv “a nastro”, in modalità binge watching come dicono quelli fighi.

La verità è che ci riesco pochissime volte e tendo a trasformare la mia esperienza su Netflix in una serie di maratone interminabili.

Fino a che ci saranno degli sceneggiatori che mi pongono un quesito al termine di un episodio io non sarò in grado di governare questa abitudine.

Va detto che più o meno la stessa cosa avviene con i libri e per questo non c’è da stupirsi della trasposizione del comportamento sul piccolissimo schermo.

E comunque, funziona anche in palestra sul tapis roulant.

Apple Pay

Con qualche secolo di ritardo rispetto al mondo civilizzato Apple Pay è stato lanciato anche in Italia.

Dato che qualche tempo ho parlato del processo di onboarding di Samsung vale la pena spedere qualche bit per parlare di quello di Apple.

Diciamo che non c’è paragone. Dal punto di vista della usabilità Apple lo fa come deve essere fatto. Ancora una volta i coreani sono surclassati dal dominatore assoluto.

Purtroppo anche per Apple i circuiti supportati sono pochi e quindi non posso usarlo.

Una nota riguardo questa specifica esperienza vista da parte del cliente che la vive:

  • Apple Pay –> figo, lo voglio usare
  • Comincio ad usare l’applicazione –> fighissimo, in 20 secondi sono pronto a registrare una carta di credito.
  • Carta 1 –> Circuito non supportato
  • Carta 2 –> Circuito non supportato
  • Frustrazione per non potere usare il nuovo giocattolo
  • Conclusione per l’utente finale: Apple Pay fighissimo, banche merda

Questa è la percezione dell’utente finale. Lasciamo perdere per un istante le probabili commissioni da taglieggiatori che Apple starà richiedendo agli istituti di credito. Questa è la percezione dell’utente finale: Apple è innovativa e mi semplifica la vita, le banche sono il solito ostacolo alla innovazione nei servizi di pagamento in mobilità.

Hai voglia a spiegare la realtà delle cose.

La mappa ed il terreno

Oggi leggevo questa cosa:

“Floating in outer space and looking down on earth, one would see a perfectly smooth, spherical ball. But zoom in and you’ll find valleys drilled thousands of feet into the surface, and mountains shooting miles into the sky. There is a world of difference between glancing at a map and traversing the terrain.”

Non vi sembra che possa essere vero anche per le cose di tutti i giorni?

Osservare l’insieme è molto diverso dall’osservare il particolare.

 

Difesa

In oramai quasi trent’anni di onorata, insomma, quasi sempre, carriera mi sono convinto che una delle caratteristiche principali che deve avere una persona che gestisce altre persone sia quella di difenderle ad oltranza.

Questa difesa si esercita in forme diverse. Assumendosi la responsabilità di un errore anche quando questo non è stato commesso direttamente. Difendendole apertamente quando sono oggetto di attacchi o interferenze gratuite. Evitando che vengano oppresse da richieste provenienti dai cliente e che loro si sentono disposti ad accettare per non avere problemi.

Convinciamoci anche che il cliente non va difeso ad ogni costo. Se il cliente usa strumentalmente la relazione cliente/fornitore o esercita pressioni al di fuori della norma che il responsabile intervenga e lo rimetta al suo posto.

Sono tutte forme di sudditanza che devono essere superate se davvero vogliamo imparare a lavorare in maniere diversa e più serena.

Le tavole della legge

Da qualche tempo ho ricominciato a frequentare una palestra e, come ho già scritto qualche giorno fa, confermo che si tratta di un bacino antropologico di tutto rispetto.

Nella tarda serata di ieri sono rimasto colpito da un genere molto particolare di frequentatori che rappresenta la quasi totale maggioranza della popolazione della palestra.

Si tratta delle persone che si muovono all’interno degli spazi tenendo in mano i fogli che contengono il loro programma di allenamento. Non se ne separano mai nonostante, immagino, sia una lista che si ripete nel tempo.

Continuano ad avere gli occhi fissi su di esse. La leggono e la rileggono come se da un lato quel documento contenesse la verità e dall’altro avesse un non so che di taumaturgico rispetto alla realizzazione degli obiettivi.

È vero che per ottenere dei risultati sensibili devi seguire un programma adatto a te e che tu devi seguire in maniera molto precisa. Mi domando per quale motivo non siano in grado di memorizzare il contenuto ed evitare di circolare con questo insieme di fogli stropicciati e sudaticci.

È ben evidente che io non ho un fogliettino. Per fortuna sono ancora in grado di ricordarmi il programma che usavo qualche decina di anni fa quando giocavo a pallacanestro. Immagino di essere un animale raro all’interno della fauna attuale della palestra.

6.30

Questa mattina mi sono svegliato alle 5.00. Usuale routine del mattino e poi in macchina verso l’ufficio.

Mi fermo a fare benzina e prendere un caffè.

Entro in ufficio alle 6.30. Trovo il povero Roomba spiaggiato in cucina e lo rimetto nella sua base. Sommessamente emette un suono come a ringraziarmi di questo gesto.

Guardo fuori dalla finestra. Sta albeggiando.

In ufficio tutto è fermo. Le luci sono spente e per ancora un’oretta le terrò spente. C’è un silenzio molto rumoroso che mi circonda. Mi siedo alla mia scrivania, distendo i piedi sul bordo e metto il mio laptop sulle ginocchia.

Una playlist di Spotify mi tiene compagnia e a quest’ora non ho bisogno di usare le cuffie per ascoltare la musica che mi piace.

Comincio a farmi una idea del programma della giornata e posso occuparmi di leggere qualcosa che mi interessa personalmente.

Tra tre ore la giornata comincerà ufficialmente ma in questo momento mi sembra di avere guadagnato del tempo prezioso. Del tempo solo per me che non devo condividere con nessuno se non con me stesso.

Ho cominciato ad alzarmi presto, molto presto, quando devo venire in ufficio.

Fate una prova. A me sembra di guadagnare una mezza giornata.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo la sapeva lunga.

Occupandosi del progetto della Basilica di San Pietro ed in particolare della revisione del progetto originale si trovò a dire di volere portare la basilica a

minor forma, ma si bene a maggior grandezza

In fondo non sta tutto in questa affermazione.

Semplice, precisa, ineluttabile.

Facile.

Cambiamenti

Tutti i cambiamenti richiedono tempo, lacrime e sangue.

Che si tratti di cambiamenti personali o professionali non fa alcuna differenza. La sostanza non cambia.

Puoi intraprendere un percorso di cambiamento per i motivi più diversi. Le circostanze possono richiedertelo, può essere qualcosa che nasce spontaneamente dentro di te o potrebbe essere qualcuno a chiedertelo. La spinta non fa alcuna differenza nella sostanza.

Il processo, perchè di questo si tratta, è un percorso, non un semplice cambio di stato che avviene dall’oggi al domani.

Il cambio di stato risiede nel prendere la decisione di volerlo fare e nel maturare la costanza necessaria per sostenerlo nel tempo nonostante tutto.

In questo genere di cambiamenti non esistono low hanging fruits. Il raccolto arriva solo alla fine della stagione e al momento della semina non sei in grado di determinare quanta maturazione sia necessaria. Devi fare un atto di fede.

Allo stesso modo non puoi avere alcuna garanzia sulla reale presenza di un raccolto o sulla sua qualità.

Fedez e Chiara

Diciamo che l’età, la disponibilità di quattrini e una naturale tendenza alla spettacolarizzazione non li aiuta particolarmente ma, personalmente, ho trovato la proposta di matrimonio tra Fedez e Chiara o, come vorrebbe il galateo, tra Chiara e Fedez decisamente triste.

Per indole, carattere e formazione non ho grande dimestichezza nella manifestazione pubblica dei miei sentimenti e, probabilmente, anche l’età non aiuta a comprendere questo fenomeno.

Detto questo mi rimane il dubbio che al di là del l’intento vero ci sia una orchestrazione funzionale alla carriera dei nostri eroi.

Una combinazione di obiettivi reali e obiettivi di marketing miscelati sapientemente.

Ma, in fondo, saranno anche problemi loro.

In verità ancora mi rode il fatto che il pinguino abbia firmato autografi solo ai possessori del suo CD. Non ci sono più le rock star di una volta.