Giannutri

Domattina si parte alla volta di Giannutri per un paio di settimane di vacanze.

È uno dei momenti dell’anno che aspetto con maggiore entusiasmo nonostante Giannutri sia, ormai, una meta ricorrente.

Giannutri e’ un’isola, piccola, anzi piccolissima.

Durante l’inverno ci sono qualcosa come 11 residenti e durante l’estate si arriva più o meno un centinaio di persone.

Sull’isola non ci sono strade e, di conseguenza, non ci sono veicoli. Non ci sono negozi a parte un piccolo spaccio di generi alimentari che, anche lui, si adatta alla natura dell’isola. Puoi provare a ordinare qualcosa da terra, ma non è detto che arrivi. Puoi ordinare della pasta con un brand particolare, ma arriverà solo della pasta. Giannutri è fatta così, ed è questo che mi affascina.

Per certi versi è una esperienza estrema.

Non avrai a disposizione nulla che tu non ti sia portato dalla terraferma.

In genere alle 11.00 arriva una barca con un pieno di persone che, in classico stile mordi e fuggi, visiteranno l’isola sino alle 14.00 quando la barca li riporterà ai loro hotel.

I residenti li chiamano “i turisti” e badano bene a starne alla larga. Come animali sospettosi si rintanano nelle loro case sino a che “i turisti” non se ne sono andati lasciando dietro di loro i resti della loro permanenza.

A Giannutri il tempo rallenta e senti tutti i rumori dell’isola.

A Giannutri c’è scarsa connettività e anche una sola telefonata e decisamente una impresa. Anche questo gioca a favore del clima dell’isola.

Di notte, fa buio. Quel buio vero, scuro e profondo che rivela una quantità enorme di stelle. Quelle stelle che sono sempre lì ma che in città ti dimentichi che esistono.

Giannutri ti costringe a staccare quali che siano le tue intenzioni. È questo il fascino dell’isola.

Anche io ho intenzione di staccare la spina. Telefono riposto nel cassetto, niente computer se non il mio iPad per potere continuare questo esperimento. Farò come se la posta elettronica non fosse mai stata inventata. Andrò a pesca con i ragazzi e mi girerò l’isola in barca lasciandomi cullare dalle onde.

Ozio, questo è l’obiettivo.

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