Il giardino

Sono le due di notte e fatico ad addormentarmi.

Lascio la mia camera da letto e scendo in giardino a fumare una sigaretta. 
Il cielo è limpido e mi offre una quantità di stelle dalla luce incredibile. Qui al lago non c’é molto inquinamento luminoso ed il cielo di notte offre sempre degli spettacoli incredibili.

Il giardiniere è appena passato e posso sentire il profumo dell’erba appena tagliata. Torno alla mia infanzia quando ogni domenica mattina alle nove arrivava il giardiniere a sistemare il giardino della nostra casa. Papà lo seguiva passo passo perché il giardino era uno dei passatempi che maggiormente lo impegnava.

Papà viaggiava molto per lavoro. Giappone, America del sud, Iran, Argentina e tanti altri paesi. Quando ancora non era vietato tornava a casa con semi e piante che da noi non si trovavano. Li piantava nel nostro giardino e ne andava fierissimo.

Ogni domenica mattina quel profumo di erba tagliata si spandeva nell’aria ed io seguivo papà ed il giardiniere cercando di aiutarli in quello che facevano.

C’era un cane con noi. Abbiamo sempre avuto un cane ma quello che ricordo con maggiore intensità è stato Paulette, un pastore scozzese incredibilmente bello ed affettuoso, sopratutto con me.

A quei tempi intorno a casa nostra c’erano dei campi coltivati e quando la sera uscivi in giardino potevi sentire tutti i suoni della natura. I grilli sguli alberi, una civetta in lontananza, altri cani che abbaiavano. Potevo vedere le lucciole in giardino. In quel giardino non era raro incrociare dei ricci che, di tanto in tanto, lo abitavano.

Credo che il mio scarso interesse per le grandi città sia frutto del fatto che sono cresciuto in quel contesto.

Questo è il motivo per cui questa casa sul lago mi affascina e mi fa sentire bene. In un certo qual modo sono tornato a quel contesto che ho amato tanto.

Riempio i polmoni con un’altra bocca di fumo ed espire lentamente. L’aria è fresca ma piacevole.

Guardo le montagne che insistono sul lago. Non si scorgono i boschi ma solo il loro profilo che si staglia sul cielo illuminato dalla tenue luce della luna.
Non si vede la fitta vegetazione che le ricopre. Tutti intorno stanno dormendo ed il silenzio è assoluto. Si sentono, debolmente, solo le onde del lago.

Sto per terminare la mia sigaretta quando sento il rumore di una civetta che proviene dai boschi. Prima debolmente e poi sempre più forte.

Chiudo gli occhi e per qualche secondo torno indietro a quel giardino di casa che oggi non esiste più. Ha lasciato il posto da una palazzina con qualche appartamento. Circondato da altre case. I campi intorno sono scomparsi.

Chissà dove sono andate finire quelle civette oggi.

2 Comments

  1. caro Alessandro, hai vissuto un raro momento di pace. Un attimo di quiete prima della tempesta che si abbatte su di noi ogni giorno presi come siamo da responsabilità professionali e soprattutto personali. Sono momenti di pace ma anche di inevitabili bilanci.
    Avendo avuto il privilegio di conoscerti, posso pensare che il bilancio sia in positivo.
    Un caro saluto a te e ai tuoi cari (cognato incluso)

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