L’elenco delle cose intollerabili

Quando ho scritto che è perfettamente inutile fare una lista di buoni propositi ho mentito.

In realtà un buon proposito me lo sono segnato.

Creare un elenco delle cose intollerabili. Intollerabili per me, ovviamente.

Diciamo che potrebbe trattarsi non di un semplice elenco puntato ché, diciamoci la verità, le liste hanno rotto le palle.

Piuttosto pensavo ad un elenco ragionato che sia in grado di spiegare chiaramente perché una certa cosa, persona o comportamento mi risultano intollerabili.

Potrei dedicargli una piccola Moleskine da lasciare in eredità a coloro i quali volessero sapere chi ero.

L’elenco delle cose che mi piacciono, o che vorrei fare, sarebbe un esercizio del tutto inutile e privo di divertimento.

I buoni propositi

Si avvicina quel momento dell’anno in cui la maggior parte di noi tende a riflettere su quali saranno i buoni propositi per l’anno successivo.

Anche io lo ho fatto in passato. Spesso. Tutto questo con l’unico reale risultato di avere mancato quasi tutti gli obiettivi, regolarmente.

Il fatto è che abbiamo bisogno di ordine e di pensare che saremo certamente migliori in futuro. Wishful thinking direbbero oltre oceano.

La realtà è che siamo e saremo sempre gli stessi e semplicemente fare una lista di buone cose da fare, comportamenti da cambiare, progetti da iniziare è assolutamente inutile, se non controproducente.

Se proprio deve esserci un cambiamento, ed è auspicabile che ci sia, non può arrivare da una lista di buoni propositi. Le spinte devono essere altre e non tutte sono positive.

Quindi, quest’anno, niente liste. Solo cambiamento continuo e senza sosta.

Fisico e digitale

Da qualche tempo mi interesso di botteghe artigiane. É un interesse recente ma che viene da lontano. Sono sempre stato affascinato dalla manualità di questi artigiani. La loro capacità di produrre qualcosa partendo dalle materie prime dando loro forma, funzione e significato.

Per questo passo diverso tempo online alla ricerca dei loro siti, delle loro storie, dei loro prodotti.

Purtroppo non è un panorama eccitante. Se da un lato il lavoro che loro fanno è assolutamente affascinante, dall’altro l’approccio al mondo online è spesso, purtroppo, molto approssimativo.

Siti web che sembrano fatti dal famoso “cugino”. E-commerce dalla usabilità questionabile. Poca cura nei contenuti e scarsissima qualità delle immagini. Nessuno di essi sembra raccontare una storia, una passione od una tradizione.

E questo è un vero peccato perchè io ci vedo un potenziale enorme. Potrebbero essere delle eccellenze assolute non solo in Italia, ma nel mondo.

Allo stesso tempo mi sovviene il ricordo di un articolo letto su Monocle che parlava di un negozio di Singapore, Huls Gallery, con una missione ben precisa:

Our goal is to create a clear market for small Japanes manufacturer who cannot speak English and often have no knowledge about exporting

ed anche

Although the gallery accepts walk-ins it’s modeled on a B2B business, matching F&B clients and hotels with little-known makers, such as Riso Porcelain from Saga and Ishikawa based Gato Mikio. What emerges from that initial introduction is often a bespoke collection to suit a particular chef or restaurateur’s rewuirements.

Io trovo che questa sia una meravigliosa opportunità che andrebbe opportunamente sfruttata. C’è un capitale umano là fuori che si meriterebbe tutt’altra visibilità e apprezzamento.

Purtroppo credo che il solo spazio fisico non sia più sufficiente per garantire la sopravvivenza ed il successo che, invece, meriterebbero.

Fotografie

Durante il fine settimana c’è stata la festa scolastica con annessa recita ed il giorno successivo il saggio di ginnastica artistica.

Eventi interessanti, ovviamente solo per i genitori dei protagonisti perchè, diciamoci la verità, pochi sono quelli che coltivano tra le mura familiari la prossima Julia Roberts o la novella Nadia Comaneci.

E’ un momento in cui guardi i tuoi figli farti vedere i risultati per cui si sono impegnati e a cui preme la tua presenza ed i tuoi occhi seguiti da una affermazione che gli comunica quanto sei fiero di loro a prescindere dal risultato o dalla qualità della rappresentazione o prestazione.

Nonostante questo vedo orde di genitori litigare per accapararsi il posto in prima fila in modo da avere la migliore posizione possibile per riprendere le gesta dei propri pargoli con il proprio smartphone.

Dai, ditemi la verità, quante volte vi è capitato di riguardare uno di questi video o fotografie?

Io sinceramente mi sono preso il mio posticino forte del fatto che la mia altezza mi permette di vedere e mi sono goduto lo spettacolo con il mio bel paio di occhi. Il resto rimane nella mia memoria, che è la cosa che conta.

Vengo dalla Germania

Sono in tangenziale e la macchina mi segnala di essere entrata in riserva. Poco male, mi dico.

A poco più di un chilometro c’è un’area di servizio. Metto la freccia e comincio a spostarmi nella corsia più a destra. Davanti a me c’è una utilitaria con targa tedesca. Procede lentamente e mi costringe a rallentare. Senza mettere la freccia imbocca la corsia di accesso all’area di servizio.

Comincio a spazientirmi.

Rallenta ancora mentre cerca parcheggio nella piazzola dell’Autogrill. Lo stanno ristrutturando e per questo motivo non c’è spazio. Sono costretto a rallentare ulteriormente nell’attessa che quel benedetto uomo decida cosa fare. Si ferma e non si muove. Da milanese imbruttito ora la mia pazienza è quasi al limite. Non uso il clacson perchè mi ha sempre infastidito ma attendo.

Alla fine decide di dirigersi verso un’area più ampia dietro l’area di servizio. Cerca parcheggio anche lì ma ho l’occasione di superarlo e parcheggiare. Penso che se ci ha messo mezz’ora a selezionare il parcheggio potrebbe mettercene una a scegliere che tipo di caffè prendere.

Mentre mi avvio verso l’ingresso sento una voce “Mi scusi, mi può aiutare?”. E’ il guidatore indeciso della macchina.

Mi volto e mi incammino verso di lui.

“Buongiorno, mi dica. Come posso aiutarla?”

“Vado bene per Bologna?”

“Diciamo di si. Ora lei trova poco dopo Cusago. Vada sempre dritto e non può sbagliare.”

“No perchè volevo capire dove si prende il biglietto… Io mi ricordo che ad un certo punto dovevo accostare a destra per prenderlo”.

“Sì, certo. Una volta arrivato alla barriera può accostare a destra per prendere il biglietto. Non troppo a destra perchè all’estrema destra ci sono le corsie riservate al Telepass”.

“Telepass? Cos’è?”

“Non si preoccupi. Se non ce l’ha può prendere il biglietto.”

“Si ma devo stare a destra?”

“Se vuole andare verso Bologna deve sempre cercare di tenere la sinistra. Incontrerà prima la A7 verso Genova e poi lo svincolo per la Tangenziale Est. Lei stia sulla sinistra e si troverà davanti il casello per Bologna”.

“Sì ma io devo andare a destra per prendere il biglietto?”

“Aspetti,le faccio vedere…”

Apro Google Maps, gli mostro dove siamo e la strada che deve fare e per quanti chilometri.

Ha un accento che non riesco a identificare. Guardo la sua macchina ed è piena di pacchi e valigie fino all’inverosimile. Sta viaggiando da solo.

Si convince.

Per sicurezza lo spiego un’altra volta.

Mi dice “Mi deve scusare. Sono 25 anni che manco dall’Italia e vivo in Germania in un piccolo paese da quale non mi sposto mai. Sto andando a trovare dei parenti. Finora sono stati tutti maleducati quando ho chiesto informazioni.”

“Non si preoccupi. Mi ha fatto piacere aiutarla. Senta, io sto andando a bere un caffè prima di fare rifornimento. Mi vuole fare compagnia?”

Ci avviamo insieme verso l’ingresso e passo dieci minuti a conversare con uno sconosciuto.

Mi pento di essermi innervosito.

Mi fa piacere bere il caffè con lui e ascoltare la sua storia. Questa storia la tengo per me.

Lei è il vincitore!

Ore 10.30 circa… Squilla il telefono cellulare mentre sono in auto.

Chiamata da un numero fisso di Milano a me sconosciuto. Di norma non rispondo mai ai numeri sconosciuto ma oggi decido di farlo.

Cinque secondi di silenzio… Ecco, già penso che il robot stia instradando la chiamata al primo operatore disponibile. La mia predisposizione al dialogo comincia a diminuire.

A mio terzo pronto un operatore, in questo caso umano, comincia a recitare uno script a velocità smodata: “Buongiorno sono Laura lei è il vincitore di un buono di euro per…”. Click. Riaggancio.

Ora chi mi ha sentito gestire questo genere di chiamate di telemarketing sa che sono una persona estremamente gentile e disponibile. Questo per tre ordini di motivi. Il primo è che i miei genitori mi hanno insegnato che si deve essere gentili con il resto del mondo. Il secondo è  Il secondo motivo è che mi è sempre stato detto di “sopportare con pazienza le persone moleste”. Infine perchè ho grande rispetto del lavoro sottopagato che queste persone fanno.

Resta il fatto che la comunicazione umano-umano non può prescindere dall’educazione e da un corretto handshake come recita il protocollo.

Se tu dici “Buongiorno” devi aspettare di ricevere da me l’ACK del messaggio che equivale al fatto che io risponda “Buongiorno”.

Solo in quel momento puoi procedere con l’handshake.

Subito dopo il protocollo prevede che tu dica “E’ un buon momento per disturbarla?”. In questo modo dal protocollo io capisco che anche se sei una persona molesta e riconosci che mi stai potenzialmente facendo perdere del tempo mi chiedi comunque se sono disponibile alla conversazione.

Se io rispondo “Si, ho del tempo da dedicarle” allora possiamo continuare nel nostro piacevole dialogo.

Se rispondo “No, mi spiace. In questo momento non ho tempo.” la conversazione termina.

Se invece parti con la raffica di parole, che oltretutto fatico a comprendere, io riattacco.

Sì, io amo immensamente i protocolli.

Monsieur de La Palice

Ieri sera stavo distrattamente seduto davanti alla televisione quando la mia attenzione è stata attirata dalla pubblicità di un ammorbidente.

Confesso che la mia conoscenza dell’universo degli ammorbidenti per il bucato è prossima alla mia conoscenza della meccanica quantistica ma quello che mi ha colpito è stato il copy del messaggio pubblicitario.

Non farò il nome del prodotto non tanto perchè non voglia fare pubblicità al prodotto ma, piuttosto, perchè le mie sinapsi non sono state in grado di immagazzinare l’informazione.

Ho sentito dire “Il prodotto X è tre volte più efficace rispetto ad un prodotto diluito”.

Egraziearcà… Se si tratta di un ammorbidente concentrato mi sembra ovvia che sia più efficace rispetto ad un prodotto diluito.

Non vivo nel dorato mondo dell’advertising ma mi domando se sono l’unica persona a notare questi messaggi assolutamente privi di contenuto reale.

Io comunque l’ammorbidente non lo compro. Sono già sufficientemente morbido.

I clienti… e la loro importanza

Dopo più di un anno speso a seguire l’integrazione con BIP e tutte le relative menate che ne sono conseguite oggi mi sono ritrovato su un progetto con un cliente finale.

In questi ultimi mesi mi sono solo occupato di presentazioni ad alto livello su Sketchin e sul lavoro che fa. Quelli fighi lo chiamano posizionamento.

Di necessità fatta virtù. Siamo così a corto di risorse che mi sono ritrovato a dovere mettere le mani su qualcosa di tangibile, qualcosa che dovremo consegnare, qualcosa di vero e reale.

Confesso che avevo dimenticato quanto fosse piacevole ed emozionante entrare nel cuore di una azienda e cominciare a comprendere come funziona. Elaborare quello che ti raccontano nell’ottica del progetto che dovrai condurre con loro.

E’ stato elettrizzante.

Ho appena inviato un meeting report e vi assicuro che era lunghissimo tempo che non accadeva. Tutto sommato provo ancora un enorme piacere nello sporcarmi le mani.

In un certo qual modo rende più tangibile quello che facciamo e mi torna molto utile per comprendere cosa si aspettano davvero i nostri clienti.

Insomma, mi serviva davvero e poi, ho un team che spacca!

La lezione è che si dovrebbe sempre rimanere in contatto con i proprio clienti. Tenersi sempre un “pet project” che ti fa sporcare le mani senza correre il rischio di fare casino. Qualcosa che ti porti sulla linea del reale e non del percepito.

Domani si raddoppia e non vedo l’ora!

Caravaggio e i biglietti

Elisa mi propone di comprare i biglietti per andare a visitare la mostra di Caravaggio a Palazzo Reale. Mi sembra una buona idea e comincia l’odissea. (Non so davvero se la rima è voluta…)

Seguendo quello che andiamo predicando da tempo ai nostri clienti prendo il device che ho più vicino, in questo caso il mio iPad Pro.

Cerco su Google “mostra Caravaggio Milano” ed in un battibaleno mi ritrovo sul sito della mostra con in bella evidenza il bottone “Acquista biglietto”.

Ci clicco sopra e vengo magicamente trasportato su una pagina di vivaticket. Diciamo che ci sta che non sia direttamente il Comune di Milano ad occuparsi della vendita dei biglietti anche se, alla soglia del 2018, forse bisognerebbe farci una riflessione in termini di puri economics.

Sulla landing page di vivaticket ci sono due opzioni:

  • Biglietto Open – Dentro Caravaggio
  • Dentro Caravaggio

Diciamo che il wording non è che sia questo granchè e per questo motivo, a pancia, scelgo “Dentro Caravaggio”.

Sono teletrasportato su un’altra pagina in cui mi compare un calendario stile web anni 80 per l’acquisto online e, più sotto, la possibilità di ricercare i punti vendita fisici.

Screen Shot 2017-11-05 at 16.05.19

A questo punto il mio iPad diviene assolutamente inutile. Il polpastrello del dito indice della mia mano destra si è consumato nel tentativo di fare apparire qualcosa e proseguire per circa cinque minuti senza ottenere risulato alcuno.

Ok, direi che è il caso di prendere il PC e rifare tutto da lì.

Arrivo alla selezione della data e clicco sulla data che mi interessa. Non accade nulla… Ok, proviamo con un doppio click. Magia!!! Funziona.

Posso selezionare l’ora sempre con lo stesso look and feel di prima che mi fa tornare ai tempi di Netscape e delle interfacce fatte in Swing (Se ti ricordi cosa è Swing sei vecchio come me…)

Mi si apre un’altra pagina con la dicitura “Selezione del posto”  in cui non posso proprio selezionare niente…

Screen Shot 2017-11-05 at 16.08.29.pngAfflitto evidentemente da cecità cognitiva non vedo quel bottone in alto a destra.

Prima di potere selezionare il posto devo registrarmi o accedere al portale di vivaticket.

Non avendo mai avuto il piacere di essere loro cliente devo registrarmi. Diligentemente lo faccio nonostante campi obbligatori da riempire tramite menu a tendina che non si popolano e altre amenità.

Finalmente ci siamo, mi dico…

Neanche per sogno. Prima di accedere devi validare il tuo account e, naturalmente, il messaggio di posta elettronica ci mette minuti ad arrivare.

Il messagio arriva e finalmente sono un utente abilitato a dare il mio denaro in cambio di biglietti di varia natura.

Faccio il login e non mi ritrovo dove ero prima ma, piuttosto, nella magnifica home page di vivaticket. Ricomincio da capo…

Tralascio il percorso ad ostacoli che devo fare per arrivare al checkout.

Tempo totale dell’operazione 19 minuti…

Ma ti pare che nel 2017 le cosa possano funzionare in questo modo? In questo caso non arrivo nemmeno a parlare di costruzione di una esperienza di vendita, nonostante sia la cosa giusta da fare, ma di pura e semplice ergonomia e usabilità.

Certo è che se tu cliente vuoi vedere Caravaggio e tu Comune di Milano sei l’unico a vendere i biglietti è permesso torturare i tuoi utenti online quanto vuoi. Viva il monopolio!

Saluti e baci.

Cinque anni (reprise)

Mi capita spesso di dire che “Qualsiasi paradiso, dopo sei mesi, diventa un inferno”.

È la verità.

Sketchin è un posto fantastico dove lavorare e spendere la propria vita professionale.

Va detto che non è sempre facile e, vi assicuro, non è stato facile.

In questi anni mi sono ritrovato a prendere decisioni difficili. Decisioni che avevano un impatto diretto ed immediato sulla vita di molte persone e di molte altre legate a loro da vincoli familiari, di amicizia e di lavoro.

Non è mai stato semplice. Ogni decisione ha avuto un peso enorme sulla vita dello studio.

Ho commesso degli errori? Accidenti se ne ho fatti. Alcuni di questi anche gravi. Ho imparato nel tempo a riconoscerli e a parlarne apertamente. Il clima che ti circonda aiuta.

Tutto quello che è stato fatto in questi cinque anni ha richiesto del lavoro, costante, faticoso e impegnativo. Da parte di tutti quella che erano parte di questa avventura.

Sono stati versati lacrime e sangue per arrivare dove siamo arrivati. Ci sono state, e ci sono, tensioni palpabili sulla direzione che dobbiamo, o più propriamente, vogliamo seguire.

È arrivata BIP ed anche quella è stata una decisione non facile e rischiosa. Per arrivare a concludere quella parte di lavoro è stato fatto un lavoro immane da parte di tutti. Il risultato finale è più che soddisfacente e credo che siamo riusciti a preservare in maniera totale la nostra autonomia.

Ecco, tutto questo per dire che nonostante tutta la fatica e la paura Sketchin è ancora quel luogo in cui entri con il sorriso.

In queste poche righe ho parlato in prima persona ma è ovvio che ogni singola persona che ha lavorato in Sketchin ha vissuto tutto questo sulla propria pelle.

Ancora, grazie!

Minchia, cinque anni! (Semi Cit.)

“Tre anni? Minchia tre anni! Non ci posso credere!”

Così diceva il Tenente Carmelo La Rosa nel film Mediterraneo dopo avere scoperto quanto tempo aveva passato sull’isola il maldestro manipolo di soldati Italiani.

Oggi è stata una giornata complessa passata a disegnare con i numeri il prossimo anno di Sketchin. Sono sempre impressionato dal potere dei numeri. Quante storie possono raccontare. Quante verità possono rivelare a coloro i quali sanno leggere il loro linguaggio.

Solo nel tardo pomeriggio ho realizzato che oggi, sì, proprio oggi, sono passati cinque anni dal momento in cui ho deciso di unirmi a questa “gabbia di matti”.

Uso questo termine volutamente. Ricordo in una precedente avventura di essere stato trascinato in una sala riunioni e ripreso per avere usato il termine in maniera inappropriata. Chi lo ha fatto è un vero e proprio imbecille pieno di sé e convinto che la sua sia una missione per conto delle divinità ctonie del Design.

Sketchin è davvero una gabbia di matti.

Un manipolo di talenti che sono innamorati alla follia di quello che fanno. Persone che stanno in ufficio fino a notte fonda finchè non sono soddisfatte del lavoro che hanno fatto. E questo non perchè è il cliente di turno a chiedercelo ma perchè la perfezione, o qualsiasi altra cose le si avvicini, fa parte della nostra natura.

Persone che scrivono, suonano, cantano, ballano e si esprimono in maniera straordinaria al di fuori dell’universo studio. Persone che potrebbero avere successo in qualsiasi campo decidessero di applicarsi.

Queste persone hanno scelto Sketchin come ho fatto io cinque anni fa.

Persone che criticano se stesse e l’azienda per cui lavorano dalla mattina alla sera perchè desiderano che sia sempre il migliore luogo dovere potere esprimere il loro talento.

Persone che non hanno paura a dirti che stai sbagliando ma che allo stesso tempo ti dicono “Che figata!” quando realizzi qualcosa che spacca.

Tu entri in studio e varchi la soglia di un mondo parallelo dove tutto avviene ad una velocità impressionante. Un luogo dove si pensa e non si esegue solamente. Un posto dove nessuno di noi è meglio dell’insieme di tutti noi.

Questi cinque anni sono volati. Davvero. I migliori cinque anni della mia vita lavorativa insieme ai primi anni di H3G. Ecco, queste due avventure sono accomunate da un elemento chiave: la creazione di qualcosa di bello.

Sì, Sketchin è bella! Parecchio

Grazie a Alessandro DB, Alessandro G, Angela, Cesare, Chiara C, Chiara Z, Claudio, Diego, Elena, Fabrizio S, Federico, Francesca dM, Francesca S, Gabriele, Giulia, Giuseppe, Laura, Luca (alias il Luminoso Leader), Marco, Mariko, Marina, Matteo P, Michele, Pietro, Sarah, Serena, Silvio, Simona, Stefania, Stefano G, Stefano V, Valeria, Gianmaria, Fabrizio G, Giorgia, Alex, Sharon, Michela, Angelica, Clizia, Roberto, Federica, Fabrizio, Alberto, Alessio, AnaMaria, Sonia, Luis, Marco, Tiziano, Matteo Pe, Dario, Roberto, Manuela e sicuramente dimentico qualcuno…

“Grazie” ed “È severamente vietato”

Appartengo a quella categoria di automobilisti che si ferma per fare attraversare i pedoni sulle strisce pedonali. Sempre e comunque.

Mi fa sempre sorridere il fatto che la quasi totalità delle persone alzi il braccio in un gesto di rigraziamento. Questo è il paese in cui si deve ringraziare chi rispetta le regole invece di fare valere, semplicemente, un proprio diritto.

Sulle strisce pedonali il pedone passa prima dell’auto. Punto.

Art. 191. “Comportamento dei conducenti nei confronti dei pedoni.”

  1. Quando il traffico non e’ regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali

Fine della discussione. Si sappia che io non ringrazio mai.

Dello stesso tenore trovo esilaranti i cartelli di divieto il cui incipit è “è severamente vietato”. Il divieto è un assoluto di per sé. Non ci sono gradi diversi di divieto. Non c’è un leggero divieto, un piccolo divieto, un grande divieto e, di conseguenza, non puoi “severamente vietare”. È vietato e basta.

 

Altro giro, altro regalo

Lo scorso anno ci siamo ritirati al cementificio di Bioggio per capire come dovevamo cambiare per affrontare il nuovo mondo che abbiamo contribuito a creare.

Ci eravamo riusciti e, nonstante tutti i dolori che abbiamo sofferto, siamo stati in grado di cambiare forma.

La settimana scorsa lo abbiamo fatto ancora. Sappiamo bene che il cambiamento continuo è imprescindibile.

Lo scorso anno eravano più o meno trenta persone. Lo scorso Mercoledì ne ho contate quarantotto ed altre stanno arrivando nei prossimi giorni.

Si cambia, ancora.

Ogni tanto mi domando se sia davvero necessario o se, piuttosto, non sia possibile sederci e goderci qualche anno tranquillo. La realtà è che nessuno qui dentro è in grado di farlo. Non possiamo stare fermi, non è nella nostra natura e non è nella natura della disciplina che mastichiamo faticosamente ogni giorno.

E’ difficile? Potete scommetterci. E’ uno sforzo continuo di adattamento a contesti diversi.

E’ divertente? Non potete immaginare quanto! Non riesco ad immaginare niente di più divertente in questo momento della mia vita professionale.

Non sto a raccontare i dettagli del lavoro che abbiamo fatto ma credo che il risultato più importante sia avere realizzato che vederci a distanza di dodici mesi per affrontare il cambiamento non è più sostenibile. Per questo uno degli obiettivi che abbiamo raggiunto, e di cui vado maggiormente fiero dato che è un parto della mia  è stato di creare un organismo che si prenderà cura del cambiamente continuo su base mensile.

Mi aspetto grandi cose. Si aspettano grandi cose da me.

E va bene così.