Questa mattina sono rientrato in studio dopo mesi di assenza.

Ho provato un strana sensazione sin dalla mattina presto. Dovendo mettere in conto il tempo di viaggio ho dovuto anticipare la sveglia di una oretta buona. La lentezza tipica delle mattinate del lavoro da casa è prontamente scomparsa.

Prepararsi per rendersi presentabile al resto del mondo è molto diverso dall’alzarsi e mettersi a lavorare in completa libertà. Già questo è un segno del rientro ad una, nuova, normalità.

Mi sono messo in viaggio verso Manno e come di consueto incontro le solite code sulla autostrada Svizzera. Le code sono le solite ed anche il fastidio è quello di sempre. In questo caso è stato acuito dalla totale assenza di tempi di viaggio nei mesi precedenti. Vero ò che la lunga coda del rientro dalle vacanze ha aiutato un pochino a riprendere contatto con il resto della gente in macchina.

Sono entrato in studio e la sensazione è stata stranissima. Come spesso accade sono stato tra i primi ad arrivare e quando ho varcato la soglia sono stato sorpreso da una sensazione molto strana. E’ stato come rientrare in una casa che non hai frequentato per molto tempo. Sono stato sopraffatto dalle immagini dello studio, dall’odore che pervade questi locali e dalla percezione del tempo che è passato dall’ultima volta che sono stato qui.

La sensazione più positiva è stata la consapevolezza del fatto che nulla è cambiato. Tutto è, ovviamente mi verrebbe da dire, rimasto come era. Il mio divano preferito è ancora lì e ora sto scrivendo da lì. In un momento complesso come questo una certezza non è assolutamente da disprezzare.

Ho salutato Gianni che non vedevo da sei o sette mesi ed è stata un’altra sensazione forte. Nessuna conference call con video potrà mai sostituire la fisicità di un incontro faccia a faccia. Questo è forse l’aspetto che è mancato di più in questi mesi. Lentamente arrivano altre persone e dopo qualche momento di incertezza tutto riprende i ritmi conosciuti. Ecco un’altra certezza che si somma alla prima.

Vado verso il mio posto e mi rendo conto che gli automatismi, quasi come la memoria muscolare quando non si è suonato uno strumento musicale per tanto tempo, si riattivano da soli. Mi siedo al solito posto e compio le solite operazioni cui ero uso quando frequentavo questo posto ogni giorno. E’ propio vero che l’essere umano è un animale abitudinario.

Oggi devo partecipare a qualche riunione e rivedrò altre persone. Sono certo che sarà una giornata complessa, più per la gestione delle sensazioni che per la difficoltà del lavoro.

Non essere seduto in giardino come nei mesi scorsi è certamente un grande cambiamento e non avere le mie cose intorno un’altra grande differenza.

Sono felice di essere qui. Le vacanze, e gli amici, mi hanno aiutato a rimettere tutto quanto nella giusta prospettiva.

Dai, ricominciamo!