Distrazioni…

person holding Mercedes-Benz fob
Photo by Roland Denes on Unsplash

Ieri mi stavo preparando per andare a prendere i miei figli per portarli da me per il fine settimana. Con la presenza di Buzz tutto si complica un pochetto dato che spostarsi con lui è praticamente come spostarsi con un neonato. Prepara la borsa con traversine, salviette, sacchettini per i suoi bisogni, giochi vari, guinzaglio e via dicendo.

Molte di queste cose stanno in salotto e per arrivare alla porta devo fare una rampa di scale. Avevo le mani piene perché, ovviamente, il mio raziocinio mi dice che fare due viaggi è un inutile dispendio di energie. Fatto sta che a metà della rampa inciampo e cado rovinosamente sulla ringhiera delle scale.

Risultato: mi sono ferito ad un braccio ed oggi esso mi diletta con tutti i colori dell’arcobaleno ed un dolore intenso e continuo.

Non finisce qui. Arrivo a casa loro, passiamo del tempo insieme giocando con Buzz ed infine arriva il momento di tornare a casa. Ricompongo la borsa di Buzz per muovermi e comincia la transumanza.

Dovete sapere che la borsa che uso per spostare le cose di Buzz è una borsa termica con una discreta dose di alluminio a proteggere la temperatura. Questo perché ha anche dei contenitori termici per il cibo nel caso in cui si debba portarlo con se.

Insieme a quella borsa ho anche uno zainetto che contiene le chiavi della macchina, il mio portafoglio, le carte di credito, i contanti ed il mio personal computer.

Arrivo quindi alla mia macchina. Cavolo, la macchina che si apre quando la sua chiave è in prossimità è una grande invenzione. Passo il piede sotto il parafango posteriore e, “Apriti, sesamo!”, il bagagliaio si apre. Sistemo i trolley dei ragazzi e di lato metto il mio zaino.

Ed ecco l’alzata di ingegno: sopra il mio zaino metto la borsa di Buzz.

Premo il bottone per chiudere il bagagliaio e questi si chiude senza battere ciglio. Ed ecco compiuto il disastro. Le pareti della macchina, insieme al fatto che la borsa termica sta sopra lo zaino sembrano schermare la chiave dell’auto.

Va premesso che il sistema è disegnato per fare in modo che la macchina non si chiuda se la chiave si trova all’interno dell’abitacolo ma, in questo caso, la schermatura offerta dalla borsa termica ha fatto in modo che la macchina non percepisse la chiave come depositata al suo interno.

E, finalmente, me ne rendo conto. Sono chiuso fuori dalla mia auto con tutte le mie cose dentro.

Confesso che per qualche minuto ho perso la mia consueta lucidità e capacità di analizzare razionalmente un problema.

La mia analisi del momento:

  • La chiave è dentro la macchina
  • L’altra chiave si trova ad ottanta chilometri da qui
  • Le mie carte di credito ed il contante sono dentro la macchina
  • Ho due ragazzi ed un cane che hanno bisogno di attenzione

Ho pensato di chiamare un taxi a farmi portare a casa a prendere la chiave sostitutiva e poi tornare. Però, venerdì di ponte con tangenziali milanesi completamente congestionate. Un viaggio di non meno di due ore e mezza, tre.

E poi ho pensato.

Aspetta, c’è l’applicazione Mercedes Me!

In quel momento ho sperato che i service designer che si sono occupati della progettazione del customer journey avessero considerato come vitale la user story del cliente stordito che chiude le chiavi in macchina.

Raggiungo il mio telefono che, fortunatamente, avevo tenuto nella mia tasca posteriore dei pantaloni. Lancio l’applicazione Mercedes Me e navigo fino alla funzione Stato Vettura. L’applicazione, molto gentilmente, mi dice che lo stato della vettura è “Bloccato”. E cavolo, lo so benissimo… la ho chiusa io.

Con una certa trepidazione pigio il bottone dello stato della vettura. La schermata cambia e, gioia infinita, in basso, c’è una slider che recita “Sblocca”. Appoggio il dito sullo slider e lo sposto da sinistra verso destra. L’applicazione recepisce il mio comando e comincia a fare la sua magia. C’è una indicazione di attesa sulla schermo.

Passano non meno di dieci secondi in cui il sistema credo decida se sono o meno in possesso delle credenziali per sbloccare la vettura da remoto. E poi, inaspettato, un “CLICK!”. La macchina si è aperta.

Sono salvo. Completamente stordito, ma salvo.

Grazie ai designer ed ai programmatori che hanno tenuto conto dello stordito cinquantenne che riesce a chiudere le chiavi della sua macchina all’interno della stessa.

E, finalmente, il fine settimana può iniziare.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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