Farewell Sir Clive Sinclair

Sinclair ZX80 – Wikimedia

Ho letto che Sir Clive Sinclair è passato a miglior vita dopo una lunga malattia.

La notizia mi rattrista molto perché molto di quello che sono oggi lo devo, in parte a lui.

Il primo, vero, computer sul quale riuscii a mettere le mani dopo una lunga opera di logoramento dei nervi dei miei genitori fu lo ZX80. Un computer basato su processore Z80 cui Sir Sinclair aggiunse una X per battezzare la sua creatura intendendo con quella X l’uso di un ingrediente segreto, il suo genio, immagino.

1 Kb di RAM, 4Kb di ROM, nessuna memoria di massa e, ovviamente, la necessità di collegarlo ad un tradizionale schermo televisivo come monitor. Si usava un registratore a cassette per caricare ed archiviare i programmi che scrivevi e prima di riuscire a trovare uno con una sufficiente sensibilità dell’ingresso del microfono dovevi richiedere l’intercessione di una schiera di santi in paradiso.

Per programmarlo si usava una versione ridotta di un interprete BASIC modificato per essere contenuto in 4 Kb di ROM. Limitazioni pazzesche: gli interi avevano valori compresi tra -32768 e 32768, avevi solo ventisei variabili a disposizione ed un massimo di 9999 righe di codice.

Nonostante questo fu amore, grande, a prima vista. Da quel piccolo aggeggio nacque un amore che ancora oggi splende così come allora.

Rimasi a lungo fedele ai prodotti di Sir Sinclair passando dallo ZX80 allo ZX81, poi ad uno ZX Spectrum e arrivando al Sinclair QL. Dopo questi abbandonai i suoi prodotti perché da un lato non rilasciò più nulla di nuovo e dall’altro mi innamorai del linguaggio C e per questa ragione comprai, o meglio mi feci comprare, un Commodore Amiga.

Lo ZX80 fu pubblicizzato nel 1980 e non ricordo esattamente quando ne venni in possesso. E’ passato troppo tempo. Ricordo solo che fu una grande emozione per un ragazzino che sino a quel momento aveva solo ed esclusivamente letto di computer sulla rivista MC Microcomputer e che scriveva i suoi programmi con carta e penna cercando di simularne il comportamento con un debugger sempre fatto di carta e penna.

Credo che quell’approccio, totalmente empirico, mi abbia insegnato molto e quando finalmente potei mettere le mani su un computer vero, per quanto limitato, ebbi la possibilità di provare quello che avevo scritto nel mondo reale e con una certa facilità dato l’esercizio cartaceo.

Mi sarebbe piaciuto avere l’opportunità di stringere la mano a Sir Clive Sinclair ma non ne ebbi mai l’occasione.

Questa notizia mi rende triste. Penso che Sir Sinclair abbia dato un contributo fondamentale alla democratizzazione ed alla diffusione dell’informatica.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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