Mission impossible

private signage door
Photo by Dayne Topkin on Unsplash

Chi mi segue da qualche tempo sa che un tema che mi appassiona e mi affascina è quello della privacy.

Sono piuttosto sensibile all’argomento non tanto perché abbia qualcosa da nascondere ma perché non riesco a trovare ragioni particolarmente valide perché qualcuno abbia la possibilità di farsi gli affari miei senza darmi nulla in cambio.

Premesso che non ho particolari problemi a farmi profilare va detto che se mi profili mi devi rendere la vita migliore. In caso contrario il gioco non vale la candela.

Curarsi della propria privacy online non è affare banale.

Ultimamente, ad esempio sono passato da Brave a Firefox come browser principale. Non mi convincono fino in fondo le pratiche degli sviluppatori di Brave e le loro recenti difese su Reddit mi insospettiscono. “A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina” diceva qualcuno più autorevole di me.

Più o meno nello stesso periodo ho abbandonato ExpressVPN o, meglio, ho disdetto il rinnovo automatico. Lascio il discorso VPN ad un post ad hoc ma va detto che il mondo dei servizi VPN non è un gran bel mondo e, sopratutto, è nella sua stragrande maggioranza in mano a due società. Non buono.

Dai tempi di H3G so benissimo che più o meno ogni ventina di minuti il mio iPhone telefona a casa e chiacchera con una manciata di server di Apple. Ai tempi non avevo idea che che cosa si dicessero ma ora dei ricercatori hanno fatto un pò di luce e lo scenario non è confortevole. (Leggete qui)

Quindi possiamo dire che, tutto sommato, sono un utente al di sopra della media per quanto riguarda la tutela della propria privacy online.

Poi mi capita di guardarmi intorno e mi rendo conto che si tratta di una illusione.

Sto scrivendo questo articolo su un MacBook Air, ho al polso un Apple Watch, di fianco a me c’è il mio iPhone, sulla scrivania c’è un Google Hub e uno speaker Sonos che ha Alexa abilitato. Tutta la casa è governata con Home Assistant che chiacchiera con Google, Amazon, Philips, Nokia, Apple, Netatmo, Blink, TP-Link, Fritz! e non ricordo più quante altre integrazioni per l’automazione. In salotto c’è un Apple TV, un televisore Sony ed una PlayStation 4 che mi stanno ad ascoltare.

Non c’è speranza. Non è possibile sfuggire alla profilazione.

Che poi non è nemmeno vero. Puoi sfuggire ma la qualità della tua vita ne risente.

E’ quindi uno scambio che siamo disposti a fare. Forse andrebbe detta meglio. Sono disposto a cedere informazioni personali e pattern comportamentali in funzione dei benefici che ne ottengo in termini di qualità della vita.

Sufficiente?

Non lo so. Forse dovrei provare a condurre un esperimento. Comprare un dumbphone e spegnere per un mese tutto il resto della tecnologia che ho intorno per vedere quale differenza esiste con il regime attuale.

Solo al termine di quell’esperimento sarei in grado di dire se ne vale la pena o meno.

In questo momento sono un pochino sconfortato e mi sembra di essere un novello Don Chisciotte della Mancia che parte lancia in resto contro i mulini a vento.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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