Monetizzare Corrente Debole?

close-up photo of assorted coins
Photo by Josh Appel on Unsplash

Giammai!

Qualcuno mi ha detto che potrei tirarci fuori qualche soldino, e proprio di lirette si parlerebbe in questo caso ché i lettori si contano sulle dita della mano.

La realtà è che la cosa richiederebbe un impegno che non sono disposto a spendere. Giù con il podcast sono rimasto indietro rispetto alle mie intenzioni sopraffatto da una serie di impegni, non ultimo il cane, che mi hanno impedito di mettermi davanti al microfono.

E poi perchè?

Praticamente in questo luogo contraddico tutto quello che vado raccontando ai miei clienti quando parlo di fregnacce digitali.

I miei articoli non hanno praticamente SEO. Quella è un’arte e non ho intenzione di impararla.

Non faccio promozione alcuna se non implicitamente per le cose che personalmente ho usato, mi piacciono e di cui scrivo.

Personal branding? Non penso di averne bisogno. Non tanto perché sia già ben posizionato ma che perché non ne sento l’urgenza ed il mio ego è già sufficientemente soddisfatto così.

Scrivo in Italiano perché è la lingua che amo e questo tagli fuori il 90% di chi quelle lirette sarebbe disposto a darmele.

Scrivere per essere invitato a conferenze, eventi, party privati e feste di compleanno? Ma per carità. Già vengo invitato troppo spesso data la mia misantropia in regolare e costante crescita

Sto conducendo un esperimento con gli NFT ma giusto per cultura che per temi di monetizzazione vera e propria. Di questo, credo, parlerò nei prossimi giorni.

Faccio cross posting su Twitter, LinkedIn, Medium e Facebook ma non monetizzo nemmeno là. Ognuna di queste piattaforme richiede altro impegno che, ancora una volta, non sono disposto a spendere. Facciamo il caso di Medium. Se volessi essere pagato per quello che scrivo dovrei pubblicare gli articoli al di fuori di WordPress e quindi spendere del tempo per farlo. No, non fa per me.

Ed infine, monetizzare cosa? Queste parole sono una accozzaglia di argomenti diversi e, spesso, volontariamente, totalmente disgiunti. Mia madre avrebbe detto senza capo nè coda. Questo semplicemente perché scrivo quello che mi passa per la testa quando ho cinque minuti liberi. Non c’è un fil rouge, una linea editoriale, un campo di interesse. Sarebbe contrario al principio con il quale ho cominciato questo esperimento e non servirebbe affatto i miei scopi.

Ricordo un commento di qualche giorno fa in cui parlavo di caffé e degli strumenti che io uso. Il commento sosteneva che il post in questione era simile a quello di un blog di altri tempi. Quei tempi in cui non esistevano gli influencer e le promozioni, non c’era AdSense e comagnia cantante. Quei tempi in cui scrivevi semplicemente la tua opinione e la lanciavi in rete come un sasso in un lago.

La ragione per cui Corrente Debole non è monetizzato è proprio questa. Da un lato il costo che devo sostenere per mantenere in piedi questa baracca è marginale ed, ancora, me lo posso permettere. Dall’altro non desidero che ci sia nulla che faccia sospettare che quello che scrivo è influenzato da interessi economici.

In realtà quello che scrivo è ovviamente influenzato. E’ infuenzato dalla mia sensibilità, dalla mia cultura, dal contesto in cui vivo e dalle mie convinzioni personali. Questa è la sostanza di queste righe. Può piacere o non piacere ma non c’è dentro null’altro che questo.

Come ho detto in passato questa baracca è un esperimento. Un esperimento che serve più a me che a voi. Se poi ci trovate qualcosa di utile, meglio così.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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