1Password ed Electron

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Photo by Dan Nelson on Unsplash

Da anni utilizzo 1Password per memorizzare le password dei sistemi cui devo accedere e per archiviare tutta una serie di dati che per me sono sensibili. Ad esempio su 1Password ci sono i codici di recupero di tutti quei siti su cui utilizzo 2FA, i dettagli delle mie carte di credito, le chiavi crittografiche di alcune applicazioni, i certificati SSL dei miei siti e via dicendo.

La ho sempre trovata una applicazione molto utile e molto ben fatta, sopratutto nella sua penultima versione.

Recentemente è stata rilasciata una nuova versione, la versione numero 8 che ha segnato il passaggio da una applicazione nativa ad una applicazione basata sul framework Electron.

In sostanza Electron permette agli sviluppatori di utilizzare una codebase simile e generare applicazioni che sono multi piattaforma. E’ un framework che va molto di moda ultimamente. Tanto per fare un esempio su Electron sono basate le applicazioni desktop di Microsoft Teams, WhatsApp, Twitch e tantissime altre.

Da un puro punto di vista tecnico la scelta non mi pare del tutto sbagliata. Usando lo stesso framework la vita degli sviluppatori si semplifica. Essendo basato su tecnologie che provengono dal web gli sviluppatori sono molto di più rispetto a quelli che sviluppano applicazioni native su Linux, Windows.e MacOS tanto per citare i tre sistemi operativi più diffusi.

Dopo il rilascio di questa nuova versione c’è stata una sorta di ribellione da parte degli utenti.

Vi dico come la penso, sopratutto in relazione ad una applicazione come 1Password.

La prima osservazione che faccio è che non è così vero che usando Electron mantengo una sola codebase. In parte è decisamente così ma 1Password utilizza alcune caratteristiche native dei sistemi operativi che necessariamente richiedono uno sviluppo dedicato che non può essere condiviso con altri sistemi operativi. Ad esempio su MacOS puoi sbloccare 1Password usando l’impronta digitale. E’ ben evidente che questo può funzionare solo su macchine Apple e non su altri sistemi operativi.

Come conseguenza dovrai comunque avere a disposizioni degli sviluppatori che conoscono profondamente il sistema operativo di destinazione.

E’ oramai circa un mese che uso la nuova versione e dal punto di vista dell’utilizzo non ho trovato particolari differenze che mi facciano rimpiangere la versione nativa.

C’è solo un punto che non è un problema ma più una sensazione.

Psicologicamente da una applicazione nativa mi aspetto una interazione ed un feeling che sia quello del sistema operativo per cui è stata sviluppata. Potremmo dire che quando quello è il caso mi sembra di essere a casa. Con Electron non ho questo feeling e, piuttosto, mi sembra di essere una pagina web incastrata in una finestra del sistema operativo. Nota margine: tecnicamente è proprio così anche se detta in questo modo è una semplificazione.

Se penso alla destinazione d’uso di una applicazione come 1Password io credo che non dare all’utente la sensazione di “essere a casa” è una perdita. Mi sembra ben evidente che l’applicazione è sicura tanto quanto lo erano le versioni native ma la mia sensazione di utente non è proprio la stessa.

Ad ogni modo non è per una spinta sufficiente ad abbandonare l’applicazione. In fondo ci si sono accumulati negli anni quasi 1.500 credenziali di accesso e portarli altrove sarebbe una rottura di scatole di cui non ho bisogno in questo momento.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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