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E così John McAfee è stato trovato privo di vista in un carcere spagnolo e si sospetta si tratti di suicidio.

Il suo nome è legato allo storico antivirus ma la sua vita è stata un viaggio incredibilmente eccentrico. Si leggevano spesso le sue stravaganti affermazioni, i complotti da lui rivelati, presunti o veri, la narrazione della sua vita come su un otto volante.

Era quasi come leggere di quel parente completamente pazzo, o completamente consapevole, che viveva la sua vita secondo regole proprie.

Ecco, a me, un pochino, questa notizia mette tristezza.

La preparazione della preparazione…

three women sitting beside table
Photo by Tim Gouw on Unsplash

La mia carta di identità, documento ufficiale del Governo Italiano, riporta in maniera chiara ed inequivocabile il dato secondo il quale la mia età anagrafica è di cinquantaquattro anni.

Ricordo benissimo che il mio primo giorno di lavoro è stato il 4 Febbraio 1991. Posso quindi annoverare qualcosa come trenta anni, quattro mesi e 18 giorno di lavoro.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che un pochino di esperienza dovrei essermela fatta in questi anni. Disastri inenarrabili non ne ho mai combinati, anzi. Negli ultimi dieci anni mi sono occupato di design. Prima di Sketchin sono stato in Frog ed ho triplicato il fatturato di quello studio in tre anni. In Sketchin ho più che decuplicato il fatturato in otto anni di lavoro. Insomma, io credo che il mio lavoro lo so fare, e bene.

Eppure quando mi trovo a dovere incontrare un cliente molto spesso mi viene chiesta una riunione prima dell’incontro per “Vediamo cosa presentare al cliente…”.

Ora, premesso che tu capisci di design tanto quanto io capisco di fisica quantistica, mi spieghi quale è il fondamento logico di questo incontro?

Perdiamo tempo tu e, sopratutto, io.

Che cosa pensi mai che io possa raccontare al tuo cliente di così dannoso? Pensi forse che potrei dire delle cose sconvenienti o poco piacevoli? Pensi che io possa presentare qualcosa che non sia attinente al tema di cui mi hai raccontato nel momento in cui mi hai chiesto di incontrare il cliente? Pensi che io possa perdere il senno e mandare a quel paese il tuo cliente? Forse potrei essere preda di un raptus e raccomandare al tuo cliente un’altra società di consulenza?

A me questa cosa manda fuori di testa. Quelli fighi direbbero che “mi fa perdere le staffe”.

Mi verrebbe proprio una citazione del mitico Guzzanti che faceva riferimento al mondo delle telecomunicazioni:

Ma, aborigeno, io e te che cazzo se dovemo dì?

Ecco, io in queste occasioni mi sento proprio così.

Una assoluta perdita di tempo. Priva di valore e di contenuto. Una cosa che riempie la tua agenda solo per instillarti un falso senso di sicurezza o di gestione del cliente.

Decisamente evitabile


Shameless self promotion ahead…

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Il mio cane ha capito tutto…

Come del resto, immagino, tutti i cani su questa terra.

Credo che tutti spendiamo una grande quantità di tempo alla ricerca della felicità. Altrettanto vero che non può esistere una definizione unica di felicità. Io credo che esista una felicità per ogni singola persona e che non si possano uniformare le varie definizioni in un unico concetto.

In queste settimane mi ritrovo ad osservare il mio cane con grande interesse perché, secondo me, lui ha davvero capito tutto in relazione alla sua specifica felicità.

Direi che per Buzz, questo è il nome del mio cane, la felicità si riassume in un semplice insieme di concetti:

  • La sua massima aspirazione è uscire all’aria aperta ed esplorare con grande attenzione ogni angolo che trova lungo il suo percorso. Buzz preferisce quindi stare all’aria aperta piuttosto che rinchiuso tra quattro mura.
  • Nelle sue esplorazione gioisce delle cose più semplici. Inseguire una farfalla, giocare con un ramo che ha trovato per terra, farsi distrarre dalle biciclette che passano. Tutto è un gioco e Buzz è in grado di trasformare in un gioco fantastico qualsiasi cosa trovi lungo il suo cammino. Notevole il fatto che nessuna di queste cose si trova in un negozio. Tutto è a portata di mano e, sopratutto, gratis.
  • Buzz è sempre felicissimo di rivedere le persone che ama e non perde mai occasione di dimostrarlo.
  • A Buzz piace incontrare le persone ed ogni volta che ne incontra una viene pervaso da una eccitazione e da una curiosità fuori dal comune. Buzz non fa nessun distinguo. Per lui tutte le persone sono interessanti ed hanno qualcosa di interessante da esplorare.
  • Il mio cane è in grado di dormire ovunque ed in qualsiasi posizione senza preoccuparsi del luogo in cui si trova.
  • Buzz ha più bisogno di relazioni che di cose materiali. E’ felice con i suoi tre pasti al giorno e li consuma con voracità per dedicarsi, poi, a qualcuna delle attività di cui sopra.
  • Buzz quando è stufo molla tutto e tutti e si mette a dormire. Non si sente costretto a nulla e non lo si può costringere a nulla.
  • Buzz vive intensamente ogni momento della sua giornata. Non esistono spazi vuoti ma tutti sono pieni di ciò che gli piace fare.

Ora, ditemi voi se tutto questo non si avvicina molto alla felicità. Per quanto attiene la mia definizione di felicità questo sarebbe proprio il massimo cui potrei aspirare.

Sì, Buzz ha capito tutto.


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Un mito rimane sempre un mito

Che Roger Waters fosse un mito lo sapevamo tutti. Che fosse rimasto un mito dopo anni di successi e di fama universale era molto meno scontato.

Eppure è, e rimane sempre un mito.

In una conferenza stampa ha detto di avere ricevuto una offerta da Instagram riguardante l’acquisto dei diritti della sua canzone “Another brick in the wall 2”. Lui stesso dice che la proposta valeva una grande quantità di denaro.

Beh, ascoltate la sua risposta:

Io trovo questa reazione interessante. Se da un lato è vero che il signor Waters non ha alcun bisogno del denaro del signor Zuckerberg è altrettanto vero che si tratta di un gesto dal contenuto simbolico altissimo. I giganti della tecnologia, con un dominio sempre più esteso sulle cose di questo mondo, non sono in grado di potere comprare tutto. E’ possibile dire di no e, in un certo qual modo, è necessario che si dica no.

Altrettanto buffo che la risposta venga poi ripubblicata su Instagram sul suo profilo.

Roger Waters, chapeau!


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Ma perché?

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Photo by Jon Sailer on Unsplash

Ieri sera sono andato a farmi un giretto sul sito di La Repubblica per dare una occhiata ai numeri della pandemia che non osservavo da tanto tempo.

Dopo essere riuscito a navigare tra la pubblicità sul sito scorro la home page per avere un minimo di contezza di quello che accade in Italia e nel mondo.

Mi cade l’occhio su una notizia che riporta la disponibilità del video dell’incidente sulla funivia del Mottarone. Rimango molto perplesso.

Ora che la maggior parte delle persone sia morbosamente attirata dalla visione del disastro è perfettamente evidente. Basti pensare alle code che si formano in autostrada nella corsia opposta a quella in cui è avvenuto un incidente o gli assembramenti di fronte ad ogni evento criminoso per strada.

Mi domando quale sia il razionale dal punto di vista giornalistico. Che cosa aggiunge alla notizia il fatto di mostrare un video in cui si vede che quattordici persone hanno perso la vita? C’è qualcosa oltre al fatto di ottenere qualche migliaia di click in più sul proprio sito?

No, non mi piace.

L’unica cosa che posso fare è giocare lo stesso gioco ed evitare di visitare il sito di La Repubblica da ora in avanti.

Io, in tutta sincerità, non penso che questo sia giornalismo.


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Ci sono cascato. Di nuovo…

Oramai da quasi un mese, Buzz, un cucciolo di labrador retriever che ha appena compiuto tre mesi, è entrato a fare parte della mia famiglia e rallegra la mia giornata con la sua vivacità.

Nello svolgere questo compito è estremamente diligente dato che comincia generalmente alle cinque del mattino. Poco male, da tempo mi sveglio intorno a quell’ora.

Prima del suo arrivo mi sono documentato. Ho letto molto per essere preparato e non commettere errori.

Un errore, però, lo ho commesso. Ho cominciato a frequentare qualche forum dedicato ai cani. Errore madornale. Eppure avrei dovuto saperlo e starne alla larga.

Nella speranza di trovare qualche risposta a delle domande mi sono trovato di fronte a tutto ed al contrario di tutto. Su qualsiasi argomenti si formano schiere di acerrimi difensori di una determinata opinione. Il tutto assume davvero il contorno di una guerra senza quartiere e, molto spesso, i toni si fanno veramente molto, troppo accesi.

Ho abbandonato tutto dopo poche settimane. Troppo rumore e troppo poche informazioni, per lo più contrastanti tra loro.

Alla fine mi sono risolto affidandomi ad un veterinario ed una educatrice cinofila. Almeno loro mi sembra che la pensino allo stesso modo ed il loro pare mi sembra più che sufficiente.

Questa lezione la devo davvero imparare una volta per tutte.


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Una ondata?

time-lapse photography of ocean waves
Photo by Jeremy Bishop on Unsplash

Confesso di non essere un grande esperto di temi che riguardano il tema delle risorse umane ma, nel tempo, una qualche esperienza me la sono fatta, sopratutto sulla mia pelle.

In questi ultimi mesi mi sono convinto del fatto che al termine di questa pandemia globale, ammesso che un termine possa esserci, ci saranno dei grandi cambiamenti nel mondo del lavoro.

Uno di questi penso possa essere una grande ondata di dimissioni e cambiamenti.

Credo che tutti ci siamo resi conto di come sia possibile, almeno per alcuni ruoli, gestire la propria attività lavorativa al di fuori di quel contesto cui eravamo abituati. Quel contesto assolutamente artificiale nel quale vivevano la maggior parte della nostra giornata. Un contesto fatto di rituali acquisiti e del tutto inventati.

Il caffè appena arrivati in ufficio, le riunioni, la pausa pranzo. Gli incontri con i clienti, le strette di mano, le presentazioni i report e via via verso tutto quell’ambaradan di cose spesso inutili ed artefatte.

Non più tardi di domenica leggevo questo:

I bimbi piccoli che si intrufolano veloci come folletti benefici, i letti in secondo piano e il ron-ron di una casa ancora mezzo addormentata erano i momenti in cui la realtà tornava a scaldare i cuori.

E non c’è niente di più vero. Prima che professionisti siamo essere umani. Con tutto quel bagaglio di vita che trasportiamo ogni giorno e che, troppo spesso, trascuriamo quando varchiamo le sogli di un ufficio. Una sorta di trasfigurazione che ci trasforma in qualcos’altro. Per convenienza, per ambizione, per quieto vivere, perché ci viene chiesto.

Ed invece in questi mesi abbiamo potuto essere più vicino alla nostra realtà, più umana, più semplice e più diretta.

Per questa ragione immagino che tanti di noi non saranno più disposti ad accettare le regole di prima. Questo, ovviamente, ammesso che se lo possano permettere.

Ho la fortuna di lavorare in un posto che è estremamente esigente ma che, allo stesso tempo, questa dimensione la ha sempre grandemente considerata. Sono stati fatti degli errori, certo, e siamo ben distanti dal luogo ideale che abbiamo sempre immaginato e che al quale cerchiamo sempre di tendere. Nonostante questo abbiamo sempre cercato di creare un contesto che fosse il più vicino possibile alle aspirazioni personali e professionali delle persone.

Vi assicuro che osservato dal mio punto di vista non è affatto un lavoro semplice. Si deve sempre trovare un equilibrio tra le norme che regolano il mercato del lavoro, gli aspetti fiscali personali ed aziendali, le richieste dei cliente e, in primo luogo, le necessità delle persone che lavorano con me. Spesso è un gioco di incastri molto complesso e che richiede una enorme quantità del mio tempo e, sopratutto, delle persone che mi aiutano su questi temi.

Molte altre aziende sono meno preparate di noi da questo punto di vista e credo dovranno adattarsi se vorranno continuare, o diventare, attraenti per i potenziali candidati.

E’ necessario un cambio di cultura.

Sempre domenica ho letto una frase di Jean-Baptiste Colbert, responsabile delle finanze durante il regno del Re Sole, Luigi XV:

L’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il maggior numero possibile di penne col minor numero possibile di strilli.

Ecco, se sostituite “L’arte della tassazione” con “L’arte del management” avrete una idea della impronta culturale che è necessario cambiare.

Io credo che ci aspettino dei tempi interessanti. Questo ammesso che la nostra consueta indolenza non ci faccia ricadere nello status quo senza avere la forza di reagire e di ribellarci.


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E poi…

… ci sono lunedì mattina come questo in cui il tuo cane ti sveglia alle cinque del mattino per essere portato a spasso. La coda che si muove scomposta, le orecchie ritte e l’eccitazione nel rivederci entrambi. Grande festa.

Io faccio colazione e Buzz il suo primo pasto della giornata.

Comincio a lavorare ed arriva il momento di entrare nel board meeting di Sketchin. Come sempre non facilissimo, ma sempre stimolante. Oggi più liscio del solito devo dire. Alle quattordici termino ed esco in giardino con Buzz.

Io mi metto a scrivere queste righe e lui si sdraia al mio fianco. Sonnecchia, pur sempre attento a qualsiasi movimento possa attirare la sua attenzione. Un rumore sul lago, una farfalla che salta di fiore in fiore, una persiana che si apre.

Le orecchie si rizzano immediatamente e quello che sembra essere il riposo del guerriere si trasforma in una eccitante attività. Questo almeno fino a quando tutto di quieta nuovamente e ritorna ad accasciarsi vicino a me.

Io ascolto il rumore del lago, qualche barca che corre più velocemente delle altre, il fruscio del vento sulle foglie, il rumore delle onde che di tanto in tanto viene trasportato fino alle mie orecchie.

Quest’oggi ho deciso di non usare la mia pausa per un pranzo ma, semplicemente, per godermi questo momento che mi sembra veramente tanto simile alla perfezione.


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Si.Può.Fare!

Qualche settimana fa ho scritto della mia esperienza relativa alla somministrazione della prima dose del vaccino per prevenire l’infezione da Covid-19 e di come questa sia stata una esperienza assolutamente perfetta.

Ci ho pensato molto in questi giorni.

Non appena terminato il vaccino sono stato fatto accomodare in una sala d’attesa dove ho dovuto trascorrere i quindici minuti necessari per evitare eventuali effetti negativi. La sala era ordinatissima ed eravamo in molti ad aspettare. A distanza da me c’era una signora, non giovanissima, che si guardava intorno e non è riuscita a trattenere una esclamazione: “Non sembra nemmeno di essere in Italia!”

Purtroppo la signora ha ragione. Non sembrava di essere in Italia.

Molto tempo fa un caro collega inglese dette una definizione perfetta: “L’Italia è quel paese in cui il singolo si salva quasi sempre mentre il paese va a rotoli”.

Questo è quello a cui ci siamo abituati e contro il quale abbiamo abbassato le armi dichiarando sconfitta.

Ed invece, si può fare. E’ stata comunque necessaria una debacle di dimensione abissali per arrivare comunque ad un sistema di erogazione dei vaccini che fosse non solo degno di un paese civile ma organizzato in maniera incredibilmente efficace ed efficiente.

Questo dimostra che una macchina pubblica che funziona è possibile. E questo anche se è stata necessaria una pandemia mondiale per dimostrarcelo.

Tra le tante cose che potremmo imparare nell’era post pandemia questa credo che sia la più rilevante. Le amministrazioni pubbliche sono piene di talenti e di capacità che possono, e devono, essere sfruttate. Dobbiamo essere capaci di imporre il modello vaccinale all’intero apparato dello Stato. Mandare a quel paese tutti coloro che vi si oppongono per interesse personale o per semplice comodità e sicurezza.

Quello che ho visto nel giorno del mio vaccino mi piacerebbe fosse la normalità e non l’eccezione.

Sogno. Sogno ancora, nonostante l’età e le cicatrici.


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Ritorno alla normalità?

Spesse volte mi domando che cosa davvero significherà quello di cui tutti parlano: il ritorno alla normalità.

Questo vale sia dal punto di vista personale che professionale.

Quando ci penso mi ritrovo a pensare che è una cosa molto più tangibile dal punto di vista personale che non professionale. Potere tornare ad incontrare gli amici a cena, non avere un coprifuoco da rispettare, potersi mettere in macchina senza dovere compilare dei documenti e via dicendo.

Dal punto di vista professionale trovo che il tema sia molto, molto più complesso.

Credo che sarà necessario trovare un nuovo equilibrio perché è ben evidente che la classica vita in ufficio ha dimostrato di essere una pura invenzione sostenuta dal mito della produttività. In molti si sono resi conto di potere essere maggiormente produttivi ed efficaci nel proprio lavoro stando spaparanzati sul divano di casa.

Hanno anche scoperto che hanno una vita e che se la possono godere senza essere costretti a spendere tempo inutile in ufficio spacciandosi per workaholic e gesticolando proferendo improperi guidando da e verso casa. Non si tratta di cosa da poco.

Come abbiamo detto spesso le aziende sono generalmente governate da ricatto, minaccia e corruzione e per questo motivo sarà molto facile costringere i proprio dipendenti a riadattarsi ad uno status quo consolidato. Peccato che le persone abbiano preso coscienza del fatto che un diverso modo di lavorare non solo è possibile ma è anche efficace.

In quei settori ad alto valore aggiunto la partita per attirare i talenti si giocherà su questo terreno e con queste regole. Regole che pochi conoscono se non coloro che hanno tentato di farle proprie da sempre. Una situazione che faceva sorridere tutti quelli a cui la si raccontava. Si passava sempre per quelli un pochino naif e post figli dei fiori. Ora questa è la nuova realtà ed adattarsi non sarà facile.

Le persone di talento vorranno lavorare in un contesto diverso. Una ricerca di un sano equilibrio tra vita privata e lavoro dove è il secondo a dipendere dalla prima e non il contrario come è stato sino ad oggi.

Crisi totale per il middle management di poco spessore che troverà sempre più difficile giustificare la propria esistenza che non si limiti ai doveri del bravo esecutore e del controllore.

Secondo me ci aspetta un periodo interessante e spero davvero che non vada sprecato. Forse qualcosa di simile ad una rivoluzione è davvero possibile.


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Vaccino, prima dose

Nella tarda serata di ieri mi è stata inoculata la prima dose del vaccino contro il virus Covid-19.

Avevo prenotato il vaccino qualche settimana prima non senza incontrare qualche difficoltà per via della mia “non scelta” del medico di base quando mi sono trasferito a vivere a Laglio. Diciamo che questo inconveniente, sebbene dovuto ad una mia mancanza, non mi aveva fatto prevedere una esperienza positiva.

La realtà è stata del tutto diversa dalle aspettative.

Il mio appuntamento è stato fissato per le 18.35. Alle 17.45 salgo in macchina per andare verso Cernobbio. Mi muovo con un largo anticipo perché Cernobbio è sempre complesso da gestire in termini parcheggio. Oltretutto il centro vaccinale è stato organizzato presso il centro congressi di Villa Erba, in pieno centro. Per questa ragione ho pensato che sarebbe stato necessario del tempo per riuscire a trovare un parcheggio.

Niente di tutto questo.

E’ stato riservato un parcheggio in centro per coloro che devono vaccinarsi. Tempo netto per trovare un posto macchina non più di tre minuti. Direi che la partenza è ottima.

Villa Erba è enorme e quindi bisogna capire dove è stato allestito il centro vaccinale. Facilissimo. Le indicazioni che sono state apposte intorno alla villa sono chiarissime. Non impiego più di cinque minuti per trovare l’ingresso del centro vaccinale. La prima impressione è buona. Nessuna coda e nessun assembramento.

All’ingresso del centro vaccinale avviene un primo screening in cui viene misurata la temperatura. Ci sono due persone ad occuparsene. Superato l’ingresso vengo instradato verso un altro step del processo. La verifica della prenotazione. Anche in questo caso nessuna fila e nessuna densità particolare di persone. Mi viene assegnato il numero 1948. Le indicazioni, chiarissime mi fanno arrivare ad una grande sala dove sono disposte delle sedie per attendere la chiamata successiva. Ci sono persone della protezione civile ad organizzare i flussi. Oltre a questo ci sono dieci postazioni per l’accettazione.

Al momento del mio arrivo stanno chiamando il numero 1830 e mi dico che ci vorrà una eternità. In realtà in meno di quindici minuti sono alla postazione dedicata alla accettazione. Scansione della mia tessera sanitaria ed in meno di un minuto possa accedere all’area dove avvengono le vaccinazioni vere e proprie.

In questa zone le file si ricompongono in una unica fila ma il processo è estremamente efficace e veloce. Ci sono persone della protezione civile e della croce rosse che instradano le persone verso i diversi ambulatori temporanei che sono stati allestiti nella zona conferenze.

Attendo meno di cinque minuti e sono di fronte al medico che è già pronto con ll vaccina. Qualche domanda di rito ed il vaccino è fatto. Pfizer. Esco non dalla stessa porta dalla quale sono entrato per fare il vaccino e vengo indirizzato verso una sala di attesa dove devo spendere i successivi quindici minuti nel caso in cui si manifesti qualche effetto indesiderato.

Credo ci siano quattro zone di attesa distinte. Vengo fatto accomodare nella zona numero 4 insieme ad altre persone e mi siedo. Le sedie sono separate in file ordinate. Allo scadere dei quindici minuti tutta la sala di attesa viene liberata e siamo liberi di andare.

Ho guardato tutto con l’occhio del lavoro che faccio e devo dire che ne sono veramente rimasto molto colpito. Dal puro punto di vista del Service Design non credo sarebbe stato possibile fare di meglio. Davvero un ottimo ed efficiente lavoro. Non c’è nulla che penso potrebbe essere migliorato.

Sono stupito. E’ strano ritrovarsi di fronte a questo genere di organizzazione quando si ha a che fare con la cosa pubblica ma questa è la dimostrazione che le cose fatte per bene sono possibili.

E avere come contorno Villa Erba non è proprio una cosa da nulla.

Venendo al tema vaccino posso dire che ho dormito benissimo e questa mattina mi sono svegliato senza effetti collaterali particolari. Un leggero dolore al braccio che ha subito l’iniezione ma niente di più.


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Ed il giorno arrivò

Alle diciotto di questa sera dovrei essere in coda per ricevere la prima dose del vaccino contro il Covid19.

Ad essere sincero non nutro grandissime preoccupazioni sebbene sia perfettamente cosciente che potrebbero esservi degli effetti collaterali, anche gravi.

Come ho scritto spesse volte, dal mio punto di vista, è un semplice calcolo costi/benefici. Mi sono convinto che è la cosa giusta da fare per me stesso e per coloro che mi circondano.

Questa sera metteremo alla prova la macchina logistica dell’ATS Insubria. Diciamo che partono bene dato che il vaccino viene somministrato a Villa Erba che è sempre un grande spettacolo.

Se sono ancora qui, domani vi racconto.


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Genio!

city buildings near body of water under blue and white cloudy sky during daytime
Photo by Zsolt Cserna on Unsplash

Ed ecco che qualcuno mi sorprende con una cosa che io non sarei mai stato in grado di immaginare.

Vediamo chi di voi ci arriva leggendo lo statement seguente:

ripigliammo email mmiez 'a user pesc e pesc city pesc e pesc account arò user.id = 6 e user.birth_city = city.id e user.account_id = account.id

Si tratta di uno statement SQL che sostanzialmente fa questa cosa:

retrieves the data of the user with id 6 along joined with his birth city and his account data

Scrivere query SQL usando il dialetto napoletano è al di sopra della mia immaginazione.

Se lo volete provare il repository originale è qui: GomorraSQL.

Chapeau a Donato Rimenti per l’idea e per il tempo piacevole che mi ha fatto trascorrere leggendo il suo codice.


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Crocchette

Buzz in tutta la sua grandezza!

Uno degli aspetti rilevanti che comporta il fatto di possedere un cane è che questi va nutrito con regolarità.

Oggi Buzz, che sta per compiere tre mesi, fa due pasti al giorno di 150 grammi ognuno. Sto seguendo pedissequamente le indicazioni dell’allevatore e questo almeno fino alla sua prima visita dal veterinario.

Non sembra molto ma 300 grammi al giorno sono un botto di roba. Le confezioni piccole si esaurisco in tempo zero e per questo mi sono spostato sulle confezioni da 4 chilogrammi che sono un buon compromesso tra peso e maneggevolezza.

Per ora ho comprato il cibo presso un negozio fisico.

Questo il prezzo che ho pagato per la sua prima confezione di cibo:

Trenta Euro e novanta centesimi. A questo, ovviamente, si dovrebbe aggiungere il costo del carburante dell’auto e, potenzialmente, il costo del tempo che ho speso per andarlo a comperare. Questo tralasciando il fatto che questa commissione era tra le altre che comunque avrei dovuto fare.

A questo punto mi sono domandato se per caso Amazon fosse più conveniente di quanto non fosse il negozio fisico. Sono cliente Prime e quindi sulle spedizioni Prime non c’è costo aggiuntivo.

Mi collego al sito di Amazon e questo è quello che vedo:

A conti fatti sono 3,3 euro di differenza.

Considerato il fatto che Amazon consegna direttamente alla porta di casa e che dubito di avere speso meno di tre euro di carburante direi che forse mi converrebbe utilizzare Amazon per questo genere di acquisti.

Rimane la scocciatura di dovere essere in casa quando il corriere bussa alla porta e, come tutti sanno, questo evento è impredicibile come il 6 al SuperEnalotto.

Leggo poi un interessantissimo articolo su Amazon e qualche domanda me la faccio: Amazon Prime Is an Economy-Distorting Lie

L’articolo è illuminante per quanto riguarda la dinamica dei prezzi su Amazon. Lettura assolutamente consigliata ed anche da quanto ho dedotto con gli ordini da Smoking Tiger per il mio caffè per quanto riguarda il tema Buy Box. Trovata geniale ma che, fortunatamente, forse qualcuno sta cominciando ad investigare.


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Girotondo

clear hour glass with brown frame
Photo by NeONBRAND on Unsplash

Che poi, troppo spesso, ci si ritrova a girare in tondo alla ricerca di qualcosa che, in fondo, non arriva mai.

Un nuovo lavoro, una nuova macchina. Questa cosa che mi serve per fare quella cosa. Quel progetto che vorrei fare ma che richiede che io conosca questa altra cosa. Quella relazione che non funziona, ma perché? Sì, ma tra poco arriva quest’altra cosa e tutto sarà meraviglioso. Dai, tra poche settimane avrò finito questa cosa e tutto diventerà perfetto.

E nel frattempo il tempo scorre, inesorabile.

Al contrario, la maggior parte delle cose, quelle necessarie è a portata di mano. Basta allungarla o, più semplicemente, rendersi conto di essere già in possesso di tutto ciò che serve.


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