Riprendi il controllo del tuo iPhone

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Negli ultimi anni sono diventato piuttosto esigente per quanto riguarda l’organizzazione del mio iPhone e sono certo che le mie impostazioni personali differiscono completamente da quelle della maggior parte degli altri utenti.

Nelle impostazioni del mio iPhone cerco di rispettare tre principi fondamentali.

Il primo è che quando mi sto dedicando a qualcosa, sia questa una attività che attiene alla sfera professionale o qualcosa che riguarda la sfera personale, detesto essere interrotto da qualcosa o qualcuno.

Il secondo principio è che per non distrarsi è sempre buona cosa cercare di evitare le tentazione.

Il terzo è che voglio avere io il controllo della tecnologia di cui sono in possesso. Mi disturba grandemente il fatto che qualcuno o qualcosa cerchi di attirare la mia attenzione con tutti gli strumenti possibili ed immaginabili. Come ho scritto spesso il tempo è la risorsa più importante e più scarsa che ho a disposizione e quindi desidero controllare in maniera quasi parossistica qualsiasi cosa che vada ed erodere la quantità di questa risorsa preziosa.

Deve essere il telefono a lavorare per me e non il contrario.

Vediamo di cominciare.

Sfondo

La prima cosa che ho cambiato sul mio iPhone è l’immagine che uso come sfondo. Si tratta di una immagine semplice, in bianco e nero. Mi sono convinto del fatto che una immagine in bianco e nero e dai toni tenui mi rilassa quando mi capita di osservarla ed evitare si stimolare il mio cervello più del necessario.
L’idea è di non scatenare nel mio cervello l’istinto del desiderio.
Ho modificato l’immagine inserendo una scritta che recita: “Do you really need me?”. Può capitare che prenda il mano il telefono e questa scritta mi costringe a prendere una decisione riguardo lo sblocco. Per me funziona. In alcuni momenti ritrovo il telefono tra le mani e questa semplice frase mi costringe a notare che non avevo nessun urgente motivo per sbloccare il telefono.

Applicazioni

La mia schermata home è completamente vuota. Nella parte inferiore dello schermo ho messo le tre applicazioni che ritengo più importanti: il telefono (hey, alla fine questo oggetto serve per telefonare), il calendario e la posta elettronica.
L’ultimo slot disponibile è destinato ad ospitare una cartella che contiene tutte le altre applicazioni che ho installato sul telefono. Esattamente come faccio sul mio personal computer quando devo lanciare una applicazione ho due alternative. Sblocco il telefono e faccio scorrere il dito dall’altro verso il basso per attivare la funzione di ricerca o mi affido a Siri (molto meno frequentemente)
Un effetto collaterale positivo sta nel fatto che in un folder ci possono stare un numero limitato di applicazioni e questo evita che il mio telefono si riempia di applicazioni inutili. Mi pare di ricordare che il numero massimo sia 135 che comunque è un numero elevatissimo. Il mio telefono ne contiene ora una sessantina.
Un altro effetto collaterale è che non vengo attirato da nessuna delle icone delle applicazioni che sono installate sul mio telefono. Non corro quindi il rischio di venire risucchiato in cose che non avevo programmato di fare. In questo modo le icone coloratissime delle applicazioni non sono più una tentazione.
Sul mio iPhone non c’è nessuna applicazione che rientra nella categoria Sociale Networks, eccezion fatta per LinkedIn. Sono quasi due anni che non uso più nessun Social Network e non sono mai stato più felice.

Impostazioni

Ho disabilitato la funzione per la quale lo schermo del telefono si attiva se sollevato (Impostazioni -> Schermo e luminosità -> Alza per attivare). In questo caso se desidero attivare lo schermo devo farlo io volontariamente.

Nelle impostazione della applicazione Telefono ho abilitato la funzione “Silenzia numeri sconosciuti”. In vita mia non ho mai risposto ad un numero sconosciuto e continuerò a farlo.

Il mio telefono dalle 20.00 alle 8.00 entra automaticamente nella modalità “Riposo” così come definita nelle impostazioni “Full Immersion”. In quel periodo di tempo non ho sicuramente bisogno del telefono dato che non faccio il cardiochirurgo e non salvo la vita a nessuno per lavoro.

Notifiche

Ho una gestione molto particolare per quanto riguarda le notifiche. Ci sono applicazioni per le quali non ho alcun interesse per le notifiche e per queste applicazioni tutte le notifiche sono disabilitate. Ci sono applicazioni per le quali le notifiche mi interessano ma solo nel momento in cui decido di dare una occhiata allo schermo del mio telefono. In questo caso le notifiche sono attivate ma silenziate. Ci sono infine le notifiche che mi sono necessarie, come ad esempio quelle del calendario ed in questo caso esse si comportano nella maniera classica.

Una nota particolare riguarda l’applicazione iMessage. Come tutti sappiamo per qualche malvagia ragione il tuo numero di telefono finisce nelle mani di loschi figuri che ti bersagliano di SMS non desiderati e pieni di offerte imperdibili, almeno secondo loro. Per questa ragione è necessario fare qualche passo in più per configurare questa applicazione. La prima cosa da fare è andare in Impostazioni -> Messaggi -> Sconosciuti e Spam ed attivare la voce “Filtra utenti sconosciuti”. Purtroppo non è sufficiente per evitarsi le notifiche e quindi andiamo in Impostazioni -> Notifiche -> Messaggi -> Personalizza Notifiche e disabilitare “Mittenti sconosciuti”, “Promozioni”, “Transazioni”.
Oltre a questo uso Truecaller come filtro SMS. Soldi ben spesi. Infine imposto il parametro “Ripeti avvisi” a “1 volta”.

Fortunatamente le ultime versioni del sistema operativo iOS introducono la funzionalità Full Immersion che rende tutto molto più semplice. Usando questa funzionalità è possibile limitare le notifiche solo ad alcune applicazioni e lasciare che solo alcuni contatti siano in grado di filtrare le barriere che mettiamo in atto. La configurazione è decisamente molto semplice e non necessita di particolari spiegazioni.

Privacy

Ci sono una serie di impostazioni che riguardano il timido tentativo di preservare la mia privacy.

La prima è “Condividi dati iPhone e Watch” che si trova in Impostazioni -> Privacy -> Analisi e Miglioramenti. Non vedo per quale motivo Apple debba sapere tutte queste cose sull’uso del mio iPhone. Ci sono già milioni di utenti che lo fanno e non hanno certamente bisogno di me.

Lo stesso faccio con “Richiesta tracciamento attività” che è impostato su off e che si trova in Impostazioni -> Tracciamento.

Faccio un grande uso di Truecaller, per il quale ho pagato un abbonamento premium. Ogni volta che compare un numero classificato come scocciatore nella lista delle chiamate perse lo aggiungo immediatamente alla lista dei numeri da bloccare. Certo, mi perderò qualche fantastica occasione di investimento in trading online ma non ho bisogno di altro denaro oltre quello che già posseggo e guadagno.

Dal punto di vista della privacy si potrebbe essere un pochino più paranoici nelle impostazioni ma tutto il resto che rimane abilitato mi aiuta sufficientemente da farmi decidere di concedere delle informazioni personali in cambio della funzionalità. Un esempio su tutti: i servizi di localizzazione.

Conclusione

Queste sono le mie impostazioni principali e vi assicuro che per me funzionano alla grande.

Personalmente ritengo che una delle cose più interessanti introdotte da Apple in iOS sia l’applicazione Screen Time. Vi consiglio vivamente di fare un giro su quella applicazione e sono certo che la maggior parte di voi si stupirà delle informazioni che troverà disponibili. Credo che se ad ognuno di noi venisse chiesto di fare una stima di quante volte al giorno attiva lo schermo del telefono o di quanto tempo spende su una applicazione credo che rimarrebbe stupito. Sono assolutamente certo che chiunque sottostimi per grande difetto i valori reali.

Davvero, provate a fare questo esercizio. Dopo esservi stupiti provate ad applicare le mie impostazioni e riprovate nuovamente a verificare i dati un paio di settimane dopo.

Amazon, ancora?

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Qualche anno fa avevo scritto di un comportamento dello store di Kindle che non mi piaceva affatto. Parlavo del fatto che nella lista dei titoli venivano elencati dei titoli non ancora disponibili ma semplicemente “prenotabili”.

La scorsa settimana ho scoperto che questo comportamento malsano e disturbante si è esteso a Prime Video.

Valgono le stesse considerazioni di allora.

Un libro, od una pellicola, hanno bisogno di gratificazione istantanea.

Se il mio autore preferito ha appena pubblicato il suo ultimo capolavoro io lo voglio leggere non appena ne scopro l’esistenza. Dal punto di vista esperienziale stai contribuendo a creare una aspettativa in me che poi deludi totalmente. Come palliativo mi dici che il titolo sarà presto disponibile ma la realtà è che io ho voglia di leggerlo adesso.

Lo stesso vale per un film. Nel momento in cui io sto facendo il mollusco sul mio divano e sto pigramente scorrendo la lista dei titoli con i quali potrei intrattenermi nei prossimi novanta minuti o giù di lì, se trovo qualcosa che solletica i miei neuroni, lo voglio vedere ora e non aspettare due settimane.

Io credo che alla fine sia un tema di pura e semplice costruzione della esperienza utente da un lato ed usabilità dall’altro.

Dal puro punto di vista puramente commerciale è del tutto comprensibile che tu voglia comunicarmi che qualcuno su cui ho speso del denaro in passato stia per rendere disponibile qualcosa che gli permetta nuovamente di mettermi le dita nel portafoglio. Su questo, ovviamente, non ho nulla da eccepire.

Non è intellettualmente onesto, ammesso che un e-commerce possa essere mai considerato intellettualmente onesto, visualizzare un oggetto effettivamente disponibile nello stesso modo di un oggetto che non è disponibile ma prenotabile.

Sono due cose diverse ed io come utente ho il diritto di distinguere l’uno dall’altra con un solo sguardo. Se poi sono davvero impallinato io quel libro, o quel film lo prenoto.

Il mio comportamento in questi casi è che mi girano le scatole, passo subito oltre e poi mi dimentico puntualmente che uno dei miei autori preferiti sta per pubblicare qualcosa che mi farebbe piacere leggere.

Personalmente credo che questo tipo di comportamento si traduca in mancati ricavi anche se non ne sono perfettamente convinto. In Amazon non sono proprio dei principianti e se si comportano così un razionale deve necessariamente esserci.

Evidentemente appartengo ad un tipo di personas che è marginale rispetto alla maggioranza che genera maggiori ricavi con il comportamento attuale.

Questo non toglie che a me dà un sacco fastidio.

Studenti controllati

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Ho scritto in passato di quello che penso dei professori che in questi mesi di didattica a distanza hanno tentato di controllare i propri studenti in modo che non imbrogliassero durante interrogazioni e compiti in classe.

Abbiamo letto una enorme quantità di notizie a riguardo. Dalla professoressa di greco che interroga i proprio studenti costringendoli ad indossare una benda sugli occhi agli studenti americani che sono costretti ad installare sui propri personal computer delle applicazioni che li controllano.

Tutti e due questi esempi sono una assurdità.

Vediamo. Alzi la mano chi di voi non ha mai usato qualche strategemma a scuola durante un compito in classe od una interrogazione. Ok, se la avete alzata sappiate che non mi siete simpatici. Io, e non mi vergono a dirlo, appartenevo all’altra categoria. Massimo risultato con il minimo sforzo. Ho copiato, ed anche tanto, fino al termine del liceo.

E vi confesso che non me ne vergogno affatto.

Sono convinto del fatto che gli studenti non debbano essere controllati o, almeno, che debbano essere controllati in maniera non parossistica. Va bene il professore che si muove tra i banchi durante un compito in classe ma costringermi ad installare qualcosa sul mio computer no.

Negli Stati Uniti una delle applicazioni maggiormente diffuse si chiama Proctorio… e già il nome mi fa venire i brividi.

Questa fantastica applicazione prende il controllo del personal computer dello studente, attiva webcam e microfono, chiude tutte le tab del browser aperte tranne quella sua e permette al professore di osservare lo schermo dello studente.

Se volete sapere cosa fa esattamente questa applicazione leggete questo articolo: Dissecting Proctorio

Ecco un estratto


“Before you are allowed into the exam, Proctorio will have you enable your webcam and microphone. It closes all open tabs in the browser. It also uses the screen-sharing functionality in Chromium, originally built for video calls, to record your screen. You will have to show a photo ID to the webcam to identify yourself.5 Following this, you will be asked to take your webcam and film your entire room to prove you are alone, that your desk is clean and that you haven’t stuck sticky notes out of view of the webcam. After this, you can take the exam, during which the microphone and webcam will continue to record you.”

Dai, vi sembra una cosa ragionevole?

Peccato che il software di cui sopra sia altamente insicuro tanto che dei malintenzionati sono stati in grado di ottenere il controllo dei personal computer degli studenti. In questo modo mentre stai facendo il tuo bel test di matematica un malintenzionato si fa un giro sui tuoi dati personali. Decisamente un ottimo risultato. Non ho barato durante il mio esame ma nel frattempo il mio conto corrente si è svuotato.

Oltre al danno la beffa.

Io, se fossi un genitore, farei immediatamente causa alla scuola. La stupidità va punita con decisione.

Gli studenti hanno sempre imbrogliato e devono potere continuare a farlo.

Tutto questo fa il paio con meccanismi di controllo simili che sono utilizzati dalle aziende per controllare i proprio lavoratori. Alla faccia del nuovo modo di lavorare.

Dispositivi di protezione spirituale

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In questi oramai anni di lockdown più o meno volontario siamo tutti venuti a conoscenza dei dispositivi di protezione individuale per contrastare il contagio da virus Covid-19.

Mascherine chirurgiche, mascherine FFP2, gel, soluzioni igienizzanti, disinfettanti e chi più ne ha più ne metta. Io credo che oramai sarei in grado di aprire una parafarmacia senza aver particolari problemi.

Sta diventando sempre più complicato tenere questo virus fuori dalla porta. In queti ultimi mesi, nonostante il fatto che non ci fossero regole particolarmente stringenti da rispettare, ho comunque ridotto al minimo le mie interazioni sociali in modo da cercare di rimanere lontano da un possibile contagio.

La sensazione di queste ultime settimane è che mi sembra che tutto stia diventando sempre più complesso e difficile. Sono orami diversi i casi di conoscenti, o familiari relativamente prossimi, che sono stati contagiati. Fortunatamente nessuno di essi sta attraversando una malattia particolarmente virulenta ma rimane la sensazione che il virus stia tentando di avvicinarsi.

Il che mi farebbe anche un pochino girare le scatole dato che sono oramai quasi due anni interi che mi sto dando alla macchia per evitarlo.

In questo momento credo che la fonte di contagi più probabile sia quella che potrebbe provenire dai miei figli. Con la didattica in presenza loro sono quelli che corrono il rischio maggiore di venire contagiati e, subito dopo, di contagiare me.

Continuo quindi a fare largo uso dei dispositivi di protezione individuale.

Qualche giorno fa scrivevo della rabbia e della frustrazione che vedo diffusa tra la gente. In tutta sincerità non provo rabbia nei confronti di niente e di nessuno. Ritengo che qualsiasi problema vada affrontato con le risorse che si hanno a disposizione nel tentativo di risolverlo.

Al contrario la frustrazione rimane, ed aumenta. E’ chiaro che da un lato ci sono gli strumenti ed i comporamenti necessari a proteggermi da un eventuale contagio mentre dall’altro esiste la consapevolezza che tu, come singolo, poco puoi fare affinché questa situazione pandemica termini.

E per questa ragione ieri pensavo che ai dispositivi di protezione individuale andrebbero affiancati dei dispositivi di protezione spirituale.

In questo caso è difficile generalizzare perché credo che ogni singolo essere umano debba, in maniera del tutto atuonoma, scoprire quali sono i suoi dispositivi di protezione spirituale.

Io penso che questi siano quegli strumenti che ti permettono di stare bene con te stesso e ritrovare un pochino di serenità allontanando quel senso di frustrazione.

Ci ho riflettuto molto e sono arrivato alla conclusione che i miei dispositivi di protezione spirituale sono, in ordine sparso:

  • Il contatto costante e virtuale con le persone a cui tengo. Una telefonata, un SMS, un messaggio di posta elettronica. Quelle persone con le quali riesci a parlare davvero e profondamente.
  • La lettura. La lettura è sempre stata per me una grandissima forma di evasione e mi ci tuffo in ogni momento libero che riesco a trovare nella mia giornata. Quotidiani, riviste e sopratutto libri. Di qualsiasi genere.
  • La musica, quella suonata che è un’altra forma di evasione. Non passa giorno che non prenda in mano una delle mie chitarre e mi faccia un giro suonando a caso o, semplicemente, improvvisando.
  • La magia che lo so che sembra strano ma i giochi con le carte sono in grado di rilassarmi come poche altre cose al mondo.
  • Scrivere un po’ di codice che altro non significa che immergere il capo in un problema nel tentativo di risolverlo, magari con una certa eleganza che non guasta mai.

C’è poi il mondo del lavoro che è comunque un discreto dispositivo di protezioni spirituale. Prendersi cura di Sketchin è una cosa che continua ad affascinarmi ogni giorno di più.

E per voi? Quali sono i vostri dispositivi di protezione spirituale?

Sono curioso…

Forse non era una buona idea

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Quando Apple lanciò gli AirTag dissi che il prodotto prestava il fianco ad utilizzi molto poco trasparenti.

Oramai si leggono giornalmente notizie, sopratutto sui siti americani, di abuso nell’uso di questo prodotto.

Gli abusi si distinguono principalmente in due categorie:

  • Gli AirTag vengono posizionati addosso a persone che non ne sono consapevoli. Nella maggior parte dei casi si tratta, purtroppo, di persone di sesso femminile. In questo modo un perfetto sconosciuto, e potenzialmente malintenzionato, può conoscere in qualsiasi momento la posizione della persona che ha con sé l’AirTag.
  • Gli AirTag vengono posizionati su un auto che desta un qualche interesse per qualcuno che è intenzionato a rubarla. Direi che non è necessaria nessuna altra indicazione riguardo questo scenario.

In Apple non sono dei principianti, almeno me lo auguro e sono sicuro che hanno pensato a potenziali abusi di questa tecnologia.

Infatti Apple permette ad un utente che sta portando con sé un AirTag non di sua proprietà di venire avvisato del fatto che uno di questi oggetti si trova in prossimità.

Questo alert viene generato tra le otto e le ventiquattro ore dopo che si è allontanato dal suo legittimo proprietario e vive in prossimità di un altro utente. Non sono riuscito a trovare altre notizie riguardo l’algoritmo che viene utilizzato in questi casi.

Il primo pensiero è che in otto ore possono accadere un fracasso di cose. Se pensiamo alla prima tipologia di abuso io posso trascorrere la serata in un locale, uno sconosciuto mi infila un AirTag nella tasca del cappotto e quando lascio il locale per tornarmene a casa lo sconosciuto sa benissimo dove abito. Tutto questo avviene certamente in meno di otto ore.

La seconda considerazione riguarda l’ecosistema Apple.

Un ecosistema che è sempre stato chiuso e disponibile solo a coloro che si circondano di prodotti Apple. Basti pensare a FaceTime o iMessage tanto per farsi una idea.

A questo punto l’alert che ti avvisa di un AirTag non autorizzato ti viene presentato solo ed esclusivamente se sei in possesso di un iPhone, e di un iPhone delle ultime generazioni. Ovviamente, in questo caso, la funzionalità è nativa e non esiste la necessità di installare alcuna applicazione.

Diverso il discorso per chi non desidera avere in tasca un iPhone e decide di dotarsi di un terminale con un sistema operativo diverso.

Apple ha rilasciato una applicazione per i terminali basati su Android che permettono di identificare AirTag non leciti. Il problema è che gli utenti questa applicazione la devono cercare su Google Play e se la devono installare su base volontaria.

Ora, io felice utente Android devo installare qualcosa sul mio terminale perché tu, Apple, azienda di cui non sono cliente, hai messo sul mercato una tecnologia che può mettermi in pericolo? Sinceramente non mi sembra una cosa sostenibile.

E questo per non parlare di coloro che decidono di non avere uno smartphone.

E’ certamente vero che esistono in commercio, ed alla portata di tutte le tasche, degli oggetti che fanno esattamente la stessa cosa. Oggetti minuscoli che sono in grado di tracciare nel tempo la posizione di una persona.

Le differenze rispetto agli AirTag sono sostanzialmente due, ma importanti:

  • La prima è il fatto che il prezzo di questi oggetti oscilla tra i 100 ed i 300 dollari che sono un punto prezzo molto più alto rispetto ai 25 dollari di un AirTag.
  • La seconda è il fatto che l’usabilità degli AirTag è costruita benissimo ed anche un primate sarebbe in grado di usarli. Questo abbassa la barriera di ingresso. Sistemi come quelli di cui ho parlato nel paragrafo precedente richiedono competenze non eccezionali ma certamente non comuni e non alla portata di tutti. In questo caso Apple ha reso disponibile una tecnologia potenzialmente pericolosa ad un cluster di persone che prima non avrebbero avuto modo di ottenere gli stessi risultati in maniera così semplice.

Non sono in grado di conoscere quali considerazioni stia facendo Apple sul tema ma credo di avere una ragionevole certezza che forse non era una buona idea.

BusKill

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Sono perfettamente consapevole del fatto che il titolo vi dirà davvero poco ma si tratta di una scoperta che ho fatto qualche tempo fa e di cui mi sono completamente dimentica di parlare. Strano che me ne sia dimenticato dato che secondo il mio modesto parere si tratta di una roba fighissima.

Cominciamo con lo scenario d’uso. Immaginate di essere un giornalista che sta scrivendo un articolo sul più grande complotto immaginato dal Nuovo Ordine Mondiale (no, non è la pandemia per i complottisti che si celano tra di voi) e che vi troviate in un bar per leggere gli ultimi documenti scottanti che una talpa bene informata vi ha appena inviato via posta elettronica. Mentre siete immersi nella lettura di questi documenti dalla porta principale del bar irrompono degli uomini armati vestiti di abito scuro ed occhiali da sole. Gli uomini corrono verso di voi ed in men che non si dica sequestrano voi ed il vostro personal computer con buona pace dei vostri lettori che non verrano mai a conoscenza di quello su cui stavate lavorando. Gli uomini in nero infileranno il naso nel vostro personal computer ed in un battito d’ali anche la vostra talpa vi raggiunge a tenervi compagnia oltre ad aver rivelato tutta la vostra cronologia su YouPorn.

Ecco, se questo scenario vi dice qualcosa, al di là dello scenario surreale che vi ho appena descritto, BusKill fa al caso vostro.

In realtà si tratta di una replica di qualcosa che era già stato rilasciato tempo addietro come “progetto fai da te” che si chiamava anche lui Buskill. Il progetto non ebbe grandissima risonanza perché il sistema in oggetto funzionava solo su Linux ed i componenti hardware necessari per la sua realizzazione si esaurirono presto.

L’idea è di collegare alla porta USB del proprio personal computer un oggetto del tutto simile ad una chiavetta USB con un connettore magnetico. Sul personal computer si installa una applicazione dedicata che altro non fa che monitorare la presenza del dispositivo sulla porta USB. Nel caso in cui la chiavetta USB venga rimossa il software blocca il computer, cambia le chiavi crittografiche del sistema e sui sistemi Linux, sostanzialmente li distrugge.

Beh, forse distruggere non era proprio il termine giusto. In realtà il software rende inaccessibili tutte le informazioni che risiedono sul disco fisso del personal computer. C’è un articolo sul loro blog che è molto tecnico ma che è una lettura assolutamente consigliate se questo sono argomenti che vi intrippano in qualche modo: LUKS Header Shredder (BusKill Self-Destruct Trigger)

La nuova versione di BusKill funziona su diverse architetture ed è quindi molto più versatile di quanto non fosse la sua versione originale. Non costa nemmeno un rene e lo potete trovare qui: BusKill

Anche dare una occhiata al loro repository GitHub, buskill-app, è una cosa decisamente interessante.

Non so esattamente per quale motivo ma queste cose mi fanno davvero impazzire dal piacere di scoprirle.

Vecchie emozioni

Photo by Lucas George Wendt on Unsplash

Mi ritrovo in qualche occasione a riflettere su quanto la tecnologia abbia influenza sulla nostra vita quotidiana. Influenza che cresce esponenzialmente di pari passo con le nuove scoperte ed applicazioni.

Uno dei campi che certamente avvertiamo come maggiormente coinvolto da questa influenza è certamente quello della comunicazione personale tra individui.

Io ricordo ancora l’invio del mio primo SMS. Non riesco nemmeno a scrivere l’anno in cui questo episodio è avvenuto ma ricordo che lo inviai alla fidanzata del tempo. Lo inviai con un qualche timore. Il messaggio arriverà? Lei lo leggerà? Mi risponderà? Ma tutto questo funziona davvero?

Ora viviamo nel periodo della doppia spunta blu. Abbiamo a disposizione centinaia di applicazioni diverse che ci permettono di comunicare, scambiare messaggi, vederci, parlare.

Eppure, nonostante la bellezza di tutto questo, mi ritrovo a pensare al tempo di quel SMS. Dove avevi meno certezze ma avevi più tempo di pensare ad una risposta.

Quando non esistevano i telefoni cellulari l’unica opzione che avevi a disposizione era quella di chiamare il numero fisso della tua fidanzata. Ai tempi delle prime relazioni serie non esistevano ancora i cellulari e tutti e due vivevamo ancora con i rispettivi genitori.

L’unica opzione era quindi di infilare il dito nel rotore del telefono, comporre il numero e sperare che fosse lei a rispondere al telefono. In caso contrario l’unica opzione era: “Buonasera, sono Alessandro. Potrei parlare con Lucrezia, per cortesia?”. E questo con tutto l’imbarazzo del caso.

Ripeto, ogni tanto quel tempo mi manca e per questa ragione sono rimasto moto colpito quando ho letto di Pony Messenger.

Pony Messenger è un client di posta elettronica con una caratteristica particolare. Scarica ed invia i vostri messaggi di posta elettronica solo una volta al giorno.

Se andate in fondo al sito di cui sopra troverete una citazione:

“The rhythm of the day has been broken: the radio, the telephone, the daily newspaper clamor for attention, and amid the host of stimuli to which people are subjected, it becomes more and more difficult to absorb and cope with any one part of the environment, to say nothing of dealing with it as a whole.” – Lewis Mumford – Technics and Civilization

Sono parole che condivido pienamente.

Ora, se è vero, forse, che non possiamo fare a meno di un sistema di posta elettronica real time per il nostro lavoro, perché non usare Pony Messenger per la nostra posta elettronica personale?

Questo ci permetterebbe di non venire interrotti e, sopratutto, ci darebbe il tempo di leggere con attenzione e, ancora di più, di rispondere con consapevolezza.

Una sorta di positiva lentezza che nonostante l’immediatezza della tecnologia possiamo recuperare per mezzo della tecnologia stessa.

In un certo qual modo è una cosa che cerco di fare comunque. Quando suona il telefono non mi sento costretto a rispondere. Il telefono che squilla è un invito alla conversazione, non un obbligo. Se ho voglia di parlare rispondo, se non ne ho voglia non rispondo.

A questo punto mi domando se esistono applicazioni simili nel mondo e mi imbatto in questo articolo de The Atlantic: The Subversive Genius of Extremely Slow Email

Scopro che di cose simili ce ne sono decine e metto tutto nella mia lista di bookmarks. Voglio prendermi il tempo di esplorarle con attenzione e ritornare ad un tempo in cui sono stato molto, molto felice.

Molte di esse possono quasi essere considerate delle installazioni d’arte o, più semplicemente, dei esercizi di stile e di nostalgia. Alla fine non sono così convinto che sia così. Per coloro che hanno raggiunto un certo livello di consapevolezza nell’uso della tecnologia hanno certamente un senso compiuto ed una ragione d’essere. Che poi possano essere un modello di business sostenibile e profittevole è tutto da dimostrare. Dubito che lo sia dato l’atteggiamento assolutamente passivo della maggior parte delle persone nei confronti della tecnologia e delle applicazioni.

Mi ricordo anche che qualche tempo fa scrissi una paginetta di appunti per una applicazione mobile che cercava di integrare alcuni di questi aspetti del passato. Era solo un esercizio di esplorazione di una idea che stavo coltivando e che, come tante, è rimasta quiescente fino a che l’articolo che ho citato me la ha fatta tornare in mente. Dovrei andare a cercare nei miei vecchi diari che cosa avevo scritto a riguardo. Potrebbe essere un curioso progetto personale da portare a termine nel 2022.

Cultura digitale

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Torno sul tema della cultura digitale perché non finisco mai di stupirmi.

In questo caso i soggetti chiave della vicenda sono un giornalista del St. Louis Post-Dispatch ed il Governatore del Missouri.

Accade che il giornalista scopre che sulla pagine web del Department of Elementary and Secondary Education è possibile avere accesso ad informazioni sensibili realativi ad insegnanti, amministratori e consiglieri. Tra quesi dati anche il Social Security Number che negli Stati Uniti viene considerato un dato estremamente sensibile.

A questo tutti immaginiamo che questo giornalista sia un hacker dalle formidabili capacità se è stato in grado di “bucare” un sito governativo. Purtroppo non è proprio così. Per avere accesso a queste informazioni il giornalista non ha dovuto fare altro che visualizzare il codice sorgente della pagina web che stava consultando. Una cosa che in due click fai su qualsiasi browser degno di questo nome.

Decisamente non un hacker.

A questo punto il Governatore del Missouri, che evidentemente non capisce una mazza di come funziona il web, indice una conferenza stampa in cui dichiara di volere perseguire il giornalista per un reato penale, “computer tampering”.

Qui siamo veramente alla follia.

Ora, è abbastanza evidente che il Governatore del Missouri non deve necessariamente essere uno sviluppatore ed è perfettamente lecito che non conosca come funziona il web. Qualcuno, e questa è la cosa preoccupante, deve avergli detto che quanto è accaduto è una operazione malevola.

Se in Italia non siamo messi bene in quanto a cultura digitale mi sembra che anche negli Stati Uniti non se la passino proprio benissimo.

Quindi, ancora una volta, va bene tutta la menata della trasformazione digitale e compagnia cantante ma se non si interviene sulla cultura delle persone sono tutti quattrini buttati al vento.

Un momento, aspettate… che sia proprio quello l’obiettivo finale della trasformazione digitale?

Prendere appunti

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Se la personalizzazione della installazione del proprio personal computer con è mai terminata, credo che la stessa cosa si possa dire per la ricerca del metodo ottimale per prendere appunti.

Questa è un’altra delle cose per cui non sono mai soddisfatto.

Nel corso degli anni ho provato ogni singola applicazione mai rilasciata e non sono mai stato completamente soddisfatto di nessuna di loro.
Evernote, Bear, Notion, Apple Notes giusto per citarne qualcuna che quasi tutti conoscono sino ad arrivare alle più oscure e meno conosciute, passando anche per vi.

Le caratteristiche che cerco in questo genere di applicazioni sono queste:

  • Minimalismo. Io devo scrivere una nota e questo dovrebbe essere il focus della applicazione. Non mi serve altro mentre la sto usando.
  • Vorrei che le note possano essere tra di loro collegate. Faccio un esempio. Se durante un board meeting mi casca addosso qualcosa da fare voglio che la riga dei miei appunti sulla riunione sia legata a quella in cui effettivamente porto a termine il compito che mi era stato assegnato. Quelli più fighi questa cosa la chiamano backlinking.
  • Mi piacerebbe che le note fossero dei puri file di testo e non qualche strano formato che magari nemmeno risiede sul mio personal computer.
  • Desidero una sincronizzazione automatica delle note e delle impostazioni tra i diversi computer che utilizzo, macchine virtuali incluse.
  • Mi piace avere una sorta di “Modalità zen” dove l’unica cosa che appare sullo schermo è il testo della mia nota.
  • Deve permettermi di separare in maniera netta le note che prendo per il mio lavoro dalle mie note personali pur permettendo ad entrambe di vivere nello stesso sistema.
  • Un plus è che mi offra la possibilità di estendere le sue funzionalità secondo le mie necessità per mezzo di plugin. Ad esempio mi piace avere nelle mie note i brani che ho evidenziato in tutte le mie letture Kindle sotto forma di note.
  • Quando viene eseguita, l’applicazione non deve prendersi 4Gb di RAM del mio personal computer. In fondo sto prendendo delle note, non sto cercando di mandare un razzo sulla luna.
  • Deve essere multi piattaforma e disponibile anche si iOS (Almeno per me).
  • Deve supportare i tag all’interno delle note.
  • Deve supportare una ricerca efficace tra le note ché la tassonomia non è mai stata il mio forte e mi disturba tantissimo.

Per il momento credo di avere trovato qualcosa che soddisfa tutti questi miei requisiti: obsidian

Contrariamente a tante altre applicazione simili, Obsidian è una applicazione completamente gratuita e, nonostante si possano abilitare delle funzionalità aggiuntive con degli acquisti, tutte le funzionalità che ho citato sopra sono disponibili gratuitamente.

Se lo si desidera si può inviare una somma di denaro agli sviluppatori per contribuire al continuo sviluppo della applicazione. Cosa che io ho fatto dato che ritengo che il lavoro, se ben fatto, vada premiato, anche economicamente.

Una nota riguarda la sincronizzazione delle note. Obsidian offre uno strumento di sincronizzazione interno che è a pagamento. Va detto che esistono dei plugin che offrono la sincronizzazione attraverso GitHub. Io ho scelto la prima strada, sempre per permettere agli sviluppatori di continuare a lavorarci.

Dopo un mese di utilizzo intenso devo dire che oramai Obsidian è diventato il centro nevralgico della gestione delle mie note.

Una delle funzionalità che maggiormente mi piacciono è il fatto che è possibile vedere le note in quello che Obsidian chiama “Graph View”. Questa vista permette di osservare le proprio note in un grafo che mostra i legami e le dipendenze tra le varie note. Si tratta di un grafo che è perfettamente navigabile ed assume la forma di una vera e propria “Knowledge Base”. Una funzionalità che manca a quasi tutte le applicazioni simili e che mi piace davvero un sacco.

Intorno ad Obsidian c’è una community che è molto attiva e che, fortunatamente, non sembra essere popolata dai consueti talebani dei forum che si trovano altrove. Sono tutti pronti ad aiutarti ed a fornire soluzioni quando nei hai bisogno.

Faccio una breve digressione sul tema dato che ne ho parlato in passato.
Le community servono a supportare gli utenti di un prodotto o servizio. Un utente di un prodotto o di un servizio non necessariamente è un guru dell’informatica e quindi è possibile che ponga delle domande banali o che, semplicemente, non riesca ad addentrarsi nella complessità di un prodotto. Ecco in quel caso si dovrebbe evitare di saltargli alla giugulare ma, al contrario, cercare di aiutarlo, anche se questo cosa tempo e risorse. Se sei in una community partecipa, altrimenti stai nel tuo.
Se volete avere un esempio di quello che dico provate a leggere che cosa lo sviluppatore di Alacritty risponde ad un utente che pone una domanda più che lecita: https://github.com/alacritty/alacritty/issues/5763
Ecco, io uno così lo prenderei a calci nel sedere anche se avesse scritto il miglior sistema operativo del mondo.

Alla data di oggi ho migrato tutti i miei appunti in Obsidian e devo dire che funziona che è una meraviglia. Bisogna ammettere che in alcune funzioni è ancora un pochino acerbo, ad esempio l’editor potrebbe essere reso maggiormente configurabile dal punto di vista puramente estetico ma, va detto, ci sono già dei plugin che permettono di fare qualcosa a riguardo.
Per il momento direi che Obsidian, almeno per me, è li per rimanere.
Se avete le mie stesse necessità, o simili, fateci un giro e vi assicuro che non ve ne pentirete.

Perché si può fare

Photo: Andrew Liszewski – Gizmodo

Primo episodio della rubrica “Perché di può fare…” del 2022.

Negli anni passati uno dei maggiori impedimenti al raggiungimento di brillanti risultati scolastici fu sicuramente il lancio del gioco Prince of Persia.

Jordan Mechner ha scritto questo gioco incredibile quando ancora un videogioco poteva essere scritto da una persona o poco più. Io lo ho sempre ritenuto un vero capolavoro ed è sicuramente uno dei titoli sul quale ho speso la maggior parte del mio tempo dedicato ai videogiochi.

Tra l’alto per chi tra voi è un amante della storia dell’informatica va detto che Jordan Mechner ha pubblicato dei diari in cui si parla dei tempi dello sviluppo del gioco: The Making of King of Persia. Lettura fighissima.

Recentemente il gioco è stato portato su JavaScript da Oliver Klemenz che ha pubblicato il suo lavoro su github qui.

Ovviamente Oliver ha scritto il codice pensando al funzionamento del gioco su un personal computer.

La cosa fighissima è che Oliver ha scoperto che il gioco funziona perfettamente su un Apple Watch nella sua risoluzione originale.

Questo è il tweet in cui si annuncia la scoperta:

Tra l’atro è quasi perfettamente giocabile.

Io questa la trovo una cosa veramente incredibile.

Le grandi conquiste

Photo by Wolfgang Hasselmann on Unsplash

Diciamo la verità, invecchiare ha ben poco di piacevole.

Tra pochi mesi compirò cinquantacinque anni e solo scrivere quel numero mi fa venire i brividi. C’è molto poco di bello da raccontare riguardo l’invecchiamento.

Sono oramai perseguitato da acciacchi continui. Quando esco a correre mi ritrovo troppo spesso a percorrere una via crucis ed anche il caro vecchio Garmin di dice che i miei tempi di recupero stanno aumentando inesorabilmente. Lo stesso dicasi per qualsiasi fastidio di natura fisica. Il tempo necessario per ritornare ad una situazione di normalità diviene sempre più lungo.

Eppure ci sono delle cose che, innegabilmente, possono considerarsi dei grandi traguardi. Immagino che ognuno di noi abbia i propri tempi per quanto riguarda questa consapevolezza. Per me il tempo della consapevolezza risale al compimento del mio cinquantesimo anno di età.

Mica pizza e fichi.

La prima cosa che ho, finalmente, realizzato è che a nessuno importa di quello che fai, dici o scrivi. Davvero, è proprio così. A nessuno importa se non a quelle due o tre persone che ti sono veramente vicino. La realizzazione di questo fatto ti porta vicinissimo ad una forma di libertà assoluta che prima della illuminazione era impossibile anche solo immaginare. Puoi fare quello che ti pare, dire tutto quello che ti gira per la testa e fare altrettanto con la scrittura.

Il maggior pericolo è che tu possa correre è che qualcuno ti giudichi in quello specifico e particolare momento. Niente di più.

E qui arriva la seconda grande conquista. Anche del giudizio degli altri non te ne può fregar di meno. A questa età, se sei risolto, hai piena consapevolezza di quello che sei e di quello che vuoi. Fai quello che tu, personalmente, ritieni giusto e ti disinteressi completamente del giudizio degli altri.

Certo è che esiste sempre un confronto con le due o tre persone di cui ho già parlato prima perché solo del loro giudizio ti interessa.

Devi solo resistere alla tentazione di fornire consigli. Da questo punto di vista sono sempre stato daccordo con Buz Luhrmann:

“Advice is a form of nostalgia, dispensing it is a way of fishing the past from the disposal, wiping it off, painting over the ugly parts and recycling it for more than it’s worth”

Per il resto mi sembra di vivere in un contesto di assoluta libertà e questo credo sia uno dei più grandi vantaggi dell’età che avanza. Mi dispiace solo esserci arrivato un pochino tardi.

Scrivere, veloce!

Photo by Pedro Costa on Unsplash

Sin da quando ho iniziato ad utilizzare la tastiera di un personal computer, e parliamo oramai di decine di anni fa, ho cercato di utilizzare la tastiera senza guardarla ed utilizzando tutte le dieci dita che mi sono state date in dotazione.

Il risultato di questo è che sono sempre stato piuttosto veloce sulla tastiera.

Grazie, o accidenti, all’algoritmo di raccomandazione di YouTube mi sono imbattuto nel magico mondo delle tastiere meccaniche. Alla mia veneranda età non dovrei più stupirmi di niente ma in questo caso sono rimasto colpito dal fatto che esistono dei canali su YouTube dedicati esclusivamente a questo tema.

Il livello dei pipponi che vi si trovano raggiungono livelli inimmaginabili. Se volete sapere la qualunque sulle tastiere meccaniche immergetevi in questo magico mondo e ne rimarrete stupefatti.

Scoprirete che esistono decine di opzioni che riguardano la meccanica dei tasti, che i tasti possono essere lubrificati e che gli spacer sono un elemento “fondamentale” per la qualità di una tastiera meccanica. Un capitolo a parte è dedicato al suono che una tastiera produce quando viene utilizzata e per questo motivo vi verrà insegnato che foderare il case della tastiera produrrà un suono più piacevole e meno meccanico. Vi verrà proposto di utilizzare materiali fonoassorbenti, polistirolo e, non ci crederete, anche Play-Doh. Tutto questo per non parlare dei materiali di cui sono fatti i tasti stessi. Insomma, un universo parallelo abitato da veri impallinati del genere.

Il mondo delle tastiere meccaniche non ha limiti di prezzo superiori. E’ possibile spendere migliaia di euro per avere la tastiera “perfetta”.

Da sempre sono alla ricerca di una tastiera meccanica per il mio Mac che siede in studio. Provenendo dalla vecchia guardia io ho sempre rimpianto la tastiera meccanica dei terminali VT220. Sì. sono così vecchio.

Per questo mi sono messo alla ricerca della tastiera meccanica per il mio Mac con la decisa intenzione di non lasciare il mio rene destro per averla sulla mia scrivania.

A questo punto scopri che le tastiere per Mac non sono poi così diffuse e che la maggior parte delle tastiere meccaniche hanno un layout US, molto poche hanno un layout ISO ed ancora meno hanno un layout ISO italiano.

Alla fine ci sono sostanzialmente due produttori: Varmilo e WASD che ti permettono di avere una tastiera per Mac con layout ISO-IT. Ho deciso di acquistarne una da WASD.

Processo di customizzazione semplice e relativamente intuitivo. Unica pecca è il fatto che utilizzano USPS per la spedizione e ci va quasi un mesetto per avere la tastiera sulla vostra scrivania.

Ok, ma perché?

Come ho già detto il primo fattore è la nostalgia. Quel feeling meccanico a me manca moltissimo e la Magic Keyboard ha di fatto molto poco di magico nonostante non sia affatto male.

Il secondo fattore è che mi sono impallinato con la velocità di scrittura. Ho pensato che se riuscissi a scrivere ancora più velocemente di quanto non faccia adesso riuscirei a guadagnare tempo prezioso da un lato e trascrivere il mio pensiero in maniera molto più diretta dall’altro.

A questo punto era necessario capire il punto di partenza e, ovviamente, ci sono dei siti web dedicati per poterlo fare. I due che oramai frequento con una certa assiduità sono 10fastfingers e monkeytype con una leggera propensione per il secondo negli ultimi tempi.

Faccio qualche test e scopro che la mia velocità si aggira sulle 80 parole al minuto. Wikipedia sostiene che la media mondiale sia nell’intorno delle 45 parole al minuto. Tutto sommato mica male come punto di partenza. Decido comunque di cercare di migliorare e mi pongo come obiettivo un miglioramento del 50%, ovvero 120 parole al minuto. Le sfide facili non mi sono mai piaciute.

Scopro immediatamente che non è affatto facile. Ho cominciato a fare qualche esercizio intorno alla metà di Dicembre ed ora che siamo quasi alla metà di Gennaio riesco ad ottenere in maniera consistente 100 parole al minuto. Diciamo che sono a metà strada.

Nel frattempo la nuova tastiera è arrivata ed è una vera meraviglia. Ho guadagnato 4/5 parole al minuto semplicemente usando la nuova tastiera con la quale mi trovo maggiormente a mio agio per non parlare del magico click clack che mi mancava tantissimo. Faccio un casino inenarrabile ma qui al massimo posso dare fastidio a Buzz che non se ne cura affatto.

Sempre usando come riferimento Wikipedia scopro che il flusso del pensiero in genere si muove a 130 parole al minuto e quello dovrebbe essere l’obiettivo da raggiungere.

Una nuova chitarra, ed il Service Design

Alhambra 5P Classical Guitar

Era diverso tempo che non acquistavo una nuova chitarra per rimpolpare la mia oramai, forse troppo, vasta collezione di strumenti.

Ho iniziato a suonare la chitarra da ragazzino ed ovviamente ho iniziato suonando la chitarra classica. Arrivato al liceo ho abbandonato lo studio dello strumento per poi riprendere a suonare la chitarra elettrica nel momento in cui ho iniziato il mio primo lavoro serio.

Ricordo perfettamente il momento in cui ho comperato la mia prima Fender Stratocaster nel 1991. Era una American Standard cherry red che si trova ancora oggi tra i miei strumenti preferiti.

Negli ultimi mesi mi è tornato il desiderio di riprovare la chitarra classica e per questo ho deciso di comprarne una. Dato che mi sono trasferito a Laglio ho cercato un negozio di strumenti musicali che avesse delle discrete recensioni ed alla fine sono andato a visitare Bodo Strumenti Musicali a Cantù.

Come sempre mi capita di valutare l’esperienza di acquisto dal punto di vista del cliente ed in questo caso devo dire di avere vissuto una esperienza memorabile.

In primo luogo c’è una vastità di scelta enorme. Chitarre elettriche, acustiche e classiche in quantità e con un assortimento di modelli selezionati con cura. Mi piace questo approccio.

Non ti viene messa fretta e ti viene permesso di provare tutto quello che vuoi sino al momento della scelta del tuo strumento. Questo non è un aspetto banale. Al di là del modello verso il quale sei orientato deve necessariamente nascere un feeling tra te e lo strumento che comprerai. Perché questo accada è necessario mettere le mani sullo strumento e sentirlo. Ne provi diversi sino al momento in cui, se sei fortunato, trovi quello che è adatto a te. Quello che ti dice qualcosa mentre lo suoni. Sensazione difficile da spiegare ma se hai mai suonato un qualsiasi strumento sono sicuro che capisci quello che dici.

Questo feeling è assolutamente indipendente dal prezzo dello strumento. Ho avuto modo di provare strumenti molto costosi che non mi hanno trasmesso nessuna particolare emozione. Ci sono stati strumenti da poche centinaia di euro che sono stati eccezionali, almeno per me.

Ho scoperto dopo che il titolare del negozio si chiama Marco ed è una persona che è cento volte più impallinata di me per quanto riguarda le chitarre. Si vede che è una persona che ne sa, parecchio. Si percepisce una passione che trascende il fatto che si occupa di vendita di strumenti musicali. Una passione pura. Durante la mia permanenza in negozio abbiamo parlato di chitarre e avremmo potuto continuare a farlo per ore.

Alla fine mi sono portato a casa una Alhambra 5P. Strumento di fascia media adatto allo studio. Per l’uso che ne devo fare era del tutto inutile spendere di più. La ho provata per diverso tempo e mi è subito piaciuta anche se, ovviamente, le dita non era più abituate a quel tipo di tastiera e corde. Mi è piaciuta subito e ho deciso di acquistarla.

Ho vissuto una esperienza incredibilmente piacevole e mi sento di consigliare questo negozio a chiunque stia cercando una persona competente ed appassionata. Questa è l’esperienza che qualsiasi esercizio dovrebbe utilizzare come modello per il proprio lavoro.

Non credo che Marco abbia mai pensato in maniera precisa alla costruzione di una esperienza per i suoi clienti. Il risultato è un semplice, ma semplice non è, frutto della sua passione. Gli americani direbbero che è un natural. Mi è capitato diverse volte di imbattermi in persone come Marco ed ogni volta rimango stupito dalla loro capacità di costruire esperienze per i loro clienti pur non avendo nessuna nozione di Service ed Experience Design. Si tratta di un dono che loro sono in grado di fare fruttare al meglio senza nessuno sforzo.

Beati loro.

Chiaro è che un approccio di questo tipo è possibile solo per piccole entità. Dal singolo negozio alle piccole aziende. Entrambe possono fare leva sulla passione dei singoli e non necessariamente devono fare uso di strumenti di design specifici per essere in grado di costruire, e consegnare ai propri clienti, delle esperienze memorabili. Certo un aiuto in questo senso potrebbe aiutarli ad identificare eventuali momenti di frizione durante il customer journey ma possono comunque farcela da soli anche semplicemente leggendo qualche testo di qualità.

Diverso è il discorso per organizzazioni più grandi. In questo caso la passione diffusa è molto più rara. In qualsiasi organizzazione medio-grande la passione può essere più o meno diffusa ma certamente non pervasiva. Ci saranno sempre persone che lavorano in una organizzazione semplicemente per portare a casa uno stipendio che gli permetta di mettere il cibo sul tavolo e pagare le bollette. In questo caso un intervento esterno è l’unico possibile insieme ad una spinta forte che venga dal management.

Dai, ora vado a cercare nella mia libreria il caro vecchio Carulli e mi metto a studiare un pochino e vediamo cosa succede.

Come funzionano i miei Mac

Photo by Devin Pickell on Unsplash

Io credo che, come la maggior parte delle persone, non sarò mai soddisfatto del setup delle macchine con cui lavoro.

Alla fine sono sempre appresso a sistemare quel parametro o quell’altro. Ad installare quella utility o quello script nella vana speranza di arrivare ad un punto fermo.

Ora vi racconto come funzionano i miei Mac. Plurale perché in genere le macchine con cui lavoro sono due. La prima è un Macbook pro 16″ che se ne sta bello bello nello studio collegato ad un monitor 34″. E’ la macchina che Sketchin mi fornisce per lavorare. In salotto c’è il mio Macbook Air M1 che sostanzialmente vive sul divano.

Ora io lavoro indistintamente su una delle due macchine. Se ho qualche conference call od ho bisogno di particolare “spazio” sullo schermo me ne sto in studio mentre se sono più libero preferisco starmene sul mio divano con il cane appoggiato sulle mie gambe.

Questo, almeno per me, significa che le due macchine devono essere perfettamente identiche in modo che io possa saltare dall’una all’altra essendo sicuro che tutti i miei dati sono perfettamente sincronizzati e che tutte le mie impostazioni sono perfettamente identiche.

La cosa non è proprio banale, se non altro per quanto riguarda le impostazioni.

Così come è avvenuto di recente è arrivata la nuova macchina aziendale a sostituire la vecchia.

Installazione delle applicazioni

Il mio setup personale prevede una lista di applicazion che voglio assolutamente avere su tutte e due le macchine. La cosa che voglio evitare è dovere visitare i siti di trecento sviluppatori e scaricare le applicazioni una per una.

La prima cosa che faccio su una macchina appena accesa è avviare il terminale di sistema e scaricare ed installare brew.

Semplice e veloce.

Subito dopo avere fatto questo scarico dal mio iCloud uno script di setup che è una personalizzazione di quello che potrete trovare qui setup.sh

Qui c’è tutta la lista delle applicazioni che desidero vengano installate sia a livello di applicazioni Mac che applicazioni strettamente legate alla linea di comando.

Qui ognuno ci metta un pochino quello che desidera. Non è proprio una operazione alla portata di tutti ma se sei un pochino smanettone e maneggi qualche riga di bash ce la dovresti fare senza grandi problemi. Lo script è assolutamente semplice da leggere e comprendere.

A questo punto diciamo che l’ecosistema di applicazioni è completo. Inutile che vi lasci un link alla mia configurazione. Il concetto è semplice anche se ammetto che è una roba un pochino da smanettoni. Diciamo che fatto una volta è fatto quasi per sempre a meno di aggiunte nel tempo.

Impostazioni di sistema

Anche in questo caso desidero che i due sistemi siano assolutamente uniformi anche se qualche differenza c’è. Per esempio sul mio Mac con archiettura M1 uso Conda come ambiente virtuale per Python mentre sul mio Mac Intel uso il più classico venv.

Fortunatamente esiste una soluzione che mi permette di gestire queste differenze in maniera efficace.

Per gestire i files di configurazione uso chezmoi che ritengo essere una figata pazzesca. Con chezmoi mi salvo in un repository online tutti i miei file di configurazione e con un paio di righe di comando replico esattamente un ambiente da una macchina all’altra.

chezmoi appartiene a quella categoria di programmi che gestiscono i cosiddetti dotfiles. Ne esistono decine. Io ho scelto chezmoi per diverse ragioni:

  • Mi permette di salvare intere directory invece che singoli files (chezmoi add -r directory)
  • Non usa link simbolici per gestire i dotfiles.
  • Mi permette di customizzare le installazioni in funzione della architettura. Questo mi permette ad esempio di avere la stessa configurazione di tmux, zsh, vim sulla mia macchina virtuale Kali usando la stessa codebase comune a tutte le macchiine.
  • Non richiede privilegi di amminstratore per funzionare.

Anche in questo caso non vi lascio un link al mio repository si github. Come ho già scritto nel paragrafo precedente molto dipende dall’utilizzo che ogni persona deve fare del suo Mac e quindi non si può assolutamente generalizzare.

Quello che posso dire è che di applicazioni di questo genere ne ho provate decine ma, alla fine, chezmoi è quella che mi garantisce la maggiore semplicità pur con alcune idiosincrasie. In fondo, una volta capiti i concetti chiave, è una passeggiata di salute.

Con questi due strumenti posso avere una replica del mio sistema in pochi minuti. La velocità di installazione dipende grandemente dalla velocità della connessione ad internet.

A questo punto le macchine sono pronte.

Rimane la parte relativa alla sincronizzazione dei dati.

In questo caso uso un approccio totalmente basato su cloud.

I miei dati personali risiedono su iCloud. Nel momento in cui configuro il mio Apple ID sulla nuova macchina attivo iCloud e magicamente i miei files cominciano ad apparire sulla nuova macchina.

Per i dati aziendali uso GDrive che in realtà non prevede che nulla venga salvato sulla macchina lasciando tutto in rete.

In questo modo tutto quello che vive su una macchina viene automaticamente replicato sull’altra senza che io debba preoccuparmene.

Utilities

Io tendo ad essere molto minimalista nel mio setup. Il mio desktop è completamente vuoto a parte due folders che si chiamano “000 – TBA” e “010 Urgent/Important”.

Nel folder Urgent/Important ci sono tutti i documenti sui quali, a diverso titolo, sto lavorando in un particolare momento.

Nel folder TBA, che è un acronimo per To Be Archived, ci sono tutti i documenti che ho finito di lavorare e che devo archiviare. Va detto che io non sono un fanatico tassonomista. Per me l’archivio dei files è una unica cartella che, con grande sforzo di fantasia, si chiama Archive e che contiene il mare magno di tutti i documenti.

Faccio grande affidamento sulla qualità della indicizzazione e sulla ricerca per recuperare quello che mi serve. In quasi quindici anni che uso questo metodo non ha mai fallito un colpo.

In genere tendo a considerare macOS un gran bel sistema operativo ma ci sono un pò di cose che mi annoiano e per le quali trovo rimedio usando delle utilities.

bartender

Questa è una di quello che mi piace di più. Detesto quando la barra del menu si riempie di icone. Io voglio solo data e ora. Bartender mi permette di fare proprio questo. Nasconde tutte le icone della barra del menu e le rivela solo quando lo desidero. In realtà è molto più personalizzabile di così ma questo è il modo in cui lo uso io. Necessario e consigliato.

alfred

alfred è un’altra applicazione fondamentale per me. Tendo a sostituire la ricerca di spotlight con quella di Alfred perché velocizza di molto la mia operatività. Alfred fa un sacco di cose fighe come ad esempio permettere la creazione di workflow. Anche di questa non riuscirei a fare a meno.

magnet

Una delle cose che rende veramente debole macOS è la gestione delle finestre. Molto poco flessibile o, meglio, per nulla flessibile. Quando mi sono stufato di rdimensionare le finestre a manina sono stato più che felice di dare 7.99 dollari a CrowdCafé per scaricare Magnet.

aldente

Da quando siamo costretti a lavorare da casa i miei portatili sono quasi sempre collegati alla alimentazione il che potrebbe dare un pochino fastidio alla durata delle batterie nel lungo periodo. aldente mi permette di fare in modo di gestire al meglio la carica della batteria simulando la disconnessione della alimentazione anche se il Mac è comunque collegato alla presa di corrente.

uBar

Non mi è mai piaciuto il Dock di macOS ed è per questo motivo che da sempre uso uBar come eccellente sostituto. Minimalista a sufficienza per i miei gusti e decisamente customizzabbile per farmi vedere solo quello che io ritengo necessario.

Diciamo che queste sono le applicazioni fondamentali.

Dal momento che mi ritrovo abbastanza spesso ad avere bisogno di un terminale posso dire che non potrei mai fare a meno di:

Anche per quanto riguarda vim ho le mie idiosincrasie per quanto riguarda i plugin ma diciamo che venendo dalla vecchia scuola (vt100 mi manchi molto) non sono poi tanta roba. Diciamo che non vale la pena mezionarli.

Per quanto riguarda l’IDE in questo momento, lavorando principalmente con python, mi trovo molto bene on PyCharm Pro.

Comunque, ripeto, non è mai finita. Sono sempre lì a provare qualcosa di nuovo per rendere il mio ambiente di lavoro sempre migliore.

Open Source

Photo by Markus Spiske on Unsplash

In questi giorni mi sono imbattuto nella notizia che riguarda due popolari librerie JavaScript, faker.js e colors.js.

Queste sono due piccole librerie che fanno una cosa tutto sommato relativamente semplice. faker.js permette di creare dei dati verosimili da utilizzare nel test delle proprie applicazioni mentre colors.js permette di aggiungere il colore all’output dei messaggi sulla console del proprio personal computer.

Due librerie che sono comunque molto utili a qualsiasi sviluppatore tanto che colors.js (https://github.com/Marak/colors.js) ha più di 4.5k stelle su github mentre faker.sj (https://github.com/marak/Faker.js/) ne ha più di 1.1k.

Per questo le due librerie sono molto diffuse e molte applicazioni dipendono da loro per essere utilizzate.

Lo sviluppatore ha deciso di modificarle con del nuovo codice che le ha rese del tutto inutilizzabili. Qualsiasi applicazione che le utilizzasse e che fosse stata ricompilata, o ricostruita, dopo il rilascio del nuovo codice ha smesso di funzionare. Inutile dire che queste applicazioni sono state tantissime e diversi problemi si sono presentati, anche in sistemi critici.

Questo fare riflettere sulla architettura delle moderne applicazioni. Io stesso notavo la quantità di librerie che ho dvuto importare durante lo sviluppo del mio progetto in python. Usando un ambiente virtuale per lo sviluppo la lista delle librerie importate è a portata di mano. Sono un quantità enorme. La maggior parte di loro sono rilasciate con licenza Open Source e quindi sono liberamente utilizzabili sebbene con diverse limitiazione in funzione della licenza scelta dallo sviluppatore.

E’ chiaro a tutti che nessuno si metterà mai a verificare il contenuto di queste librerie bit per bit. In buona sostanza tutti gli svilupattori fanno un atto di fede e si fidano della buona fede di chi le ha scritte. Questo apre la porta a comportamenti potenzialmente nefasti. Organizzaioni possono iniettare codice malevolo all’interno delle librerie e se il manutentore delle librerie non se ne accorge questo si diffonde. Qualche altro può inserire del codice che smette di farle funzionare oppore, come nel caso di cui stiamo parlando, lo sviluppatore può usarle in maniera “politica”.

Sì, perché sembra che lo sviluppatore abbia fatto queste modifiche per riportare l’attenzione di tutti sul caso di Aaron Swartz. Questo comunque nonostante in passato lo stesso sviluppatore si sia lamentato del fatto che le grandi aziende stavano usando le sue libreria senza che gli venisse riconosciuto alcun emolumento.

Difatti poco tempo addietro scriveva:
“Respectfully, I am no longer going to support Fortune 500s ( and other smaller sized companies ) with my free work. There isn’t much else to say, wrote.”

“Take this as an opportunity to send me a six figure yearly contract or fork the project and have someone else work on it.”

Quale che sia la ragione delle modifiche il risultato è che centinaia di applicazioni dipendenti da queste due librerie hanno smesso di funzionare.

Il tutto mi sembra riassunto in maniera estremamente efficace in questa immagine:

https://imgs.xkcd.com/comics/dependency.png