Riconoscimento facciale

man standing next to crowd with Donald Trump poster
Photo by Michael Ramey on Unsplash

E’ un dato di fatto che moltissime tecnologie avanzate sono oggi alla portata di chiunque sia in grado di maneggiare un qualsiasi linguaggio di programmazione. Spesso anche solo copiando qualche riga di codice dai moltissimi tutorial è possibile fare uso di strumenti estremamente potenti.

Il riconoscimento facciale è una di queste tecnologie.

A seguito degli eventi accaduti recentemente a Washington diversi programmatori si sono dedicati ad estrarre le immagini dei volti dei riottosi usando come base dati i video pubblicati su Parler.

In questo modo sono stati perfettamente in grado di identificare i movimenti delle persone all’interno del Campidoglio oltre che, in molti casi, la loro identità. Questo anche se le persone non avevano un account su Parler ma semplicemente per il fatto che era evidente la loro presenza in un video.

Tanto per dare una idea uno degli attori ha scritto che da circa 900 video su Parler è stato in grado di estrarre le immagini di 40.000 volti. A seguito della estrazione i volti sono stati classificati creando un set di immagini relativa ad ogni persona.

Pare inoltre che un bug sulla piattaforma di Parler abbia permesso di scaricare tutti i file video presenti sulla piattaforma prima che questa venisse messa offline per via della decisione di Amazon di bannarli dai propri servizi.

Qualcuno si è anche messo a costruire un sito web dedicato a visualizzare tutti i volti identificati durante l’evento. Non vi posto il link al sito per ovvi ed evidenti motivi ma troverete qui un articolo in cui se ne parla: This Site Published Every Face From Parler’s Capitol Riot Videos

Si parla sempre molto di democratizzazione della tecnologia e questo ne è certamente un esempio lampante. Scenario che apre certamente un tema importante. Sempre di più la tecnologia guadagna terreno sul fronte della sua semplicità, disponibilità e potenza.

In questo caso il riconoscimento facciale di massa non è più solo disponibile alle grandi aziende od alle agenzie governative. E’ alla portata di tutti con pochi click ed un editor di testo.

Io lo trovo un argomento estremamente importante su cui riflettere.


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Quello di seguito è l’ultimo episodio.

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Crisi?

white markee light
Photo by Jon Tyson on Unsplash

E’ un periodo in cui soddisfare la mia intenzione di scrivere qualcosa ogni giorno su questo blog vacilla.

In generale trovo che ci siano pochi stimoli ma in realtà potrebbe essere la naturale conseguenza di un lunghissimo periodo di isolamento forzato.

Nonostante questo non ho nessuna intenzione di cedere ed in realtà penso che potrei cambiare qualcosa nel prossimo futuro.

Forse è arrivato il momento di abbandonare l’Italiano come lingua base di questi scritti e passare, una volta per tutte all’Inglese. Vero è che con l’Italiano mi trovo veramente a mio agio e devo pensare molto poco quando scrivo. Con l’Inglese, che comunque maneggio discretamente, sarebbe un’altra storia. Ci penserò su.

Anche sul lato del podcast sto pensando alla introduzione di potenziali ospiti per dare un pochino di movimento rispetto al classico monologo.

Mah, per il momento tutto rimane così e poi vedremo quali decisioni prenderò.


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Gli elementi mi sono contrari

Questo periodo di lockdown continua senza che sia in grado di prevederne la fine e quindi continua la consueta routine di questi mesi.

Purtroppo oggi gli elementi e le divinità ctonie del quieto vivere mi sono avverse.

Questa mattina alle 8.30 è andata via nuovamente la corrente. Era accaduta la stessa cosa ieri pomeriggio. Peccato che questa mattina fossi sotto la doccia e dopo avere visto scomparire la luce del bagno non sono stato sufficientemente veloce da prevedere che anche la caldaia si era spenta.

Il risultato è stato che in dieci secondi si è abbattuta su di me una pioggia di ghiaccio liquido che mi ha paralizzato.

Ovviamente uscito dalla doccia l’asciugacapelli non poteva funzionare e quindi ho dovuto avvolgere la testa in un asciugamano che mi ha istantaneamente trasformato in Moira Orfei, ma senza rossetto.

Senza corrente la macchina del caffé americano non funziona. Dobbiamo usare la tradizionale moka. Provo ad accendere il fornello ma l’interruttore piezoelettrico non funziona. Bene, usiamo un accendino. Peccato mi fossi dimenticato di avere tenuto il gas aperto per cui mi sono bruciacchiato i peli della mano.

Un delicato aroma di peli di pollo abbrustolito si è diffuso in tutta la cucina che nemmeno in un ristorante cinese di quart’ordine. Alcune delle divinità sono state invocate, credo peggiorando il loro atteggiamento nei miei confronti.

Bene, è ora di cominciare a lavorare. Ok, Google è fighissimo ma senza connessione di rete serve con il due di picche a briscola. Niente lavoriamo su qualcosa offline. Ehm, mi sono dimenticato di ricollegare l’alimentatore del mio PC ieri sera e durante la notte la batteria si è scaricata.

La tentazione di rimettermi il pigiama e rimettermi a dormire sino a domani è oramai fortissima.

Mi rendo conto che sta per finire la carta igienica e se non definiamo la carta igienica bene di primaria necessità quale bene può esserlo? Ho quindi la licenza di uscire, e poi devo anche comprare delle sigarette.

Scendo in garage e le divinità sferrano un altro colpo. La batteria della macchina è morta. Beh, dopo che se ne è stata lì ferma per più di quindici giorni era una cosa da aspettarsi.

Appoggio le mani sul voltante e chino la testa sulle mai mormorando tristissimo: “Oggi non è proprio giornata”.

Ok, col cavolo che vincerete. Me ne torno a casa e dal mio iPhone mi occupo di quello che è necessario. Faccio un paio di telefonate e fisso qualche appuntamento per i giorni a venire. Non posso fare molto altro sui documenti se non cose veloce ma tutto sommato funzionato.

Presbiopia a parte perché dopo un’ora e mezza sul telefono ho gli occhi che sembrano quelli di un rapinatore dopo avere ricevuto una ricca dose di spray al peperoncino.

La corrente è tornata, finalmente.

Oggi credo che non rimanga altro che mettersi in cucina e farsi un piatto di pasta alla carbonare cucinata con tutti i sacri crismi per risollevare le sorti.

Ora inpiatto.


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Complessità

assorted electric cables
Photo by John Barkiple on Unsplash

Io credo che lo sforzo che tutti dovremmo fare dovrebbe essere quello di cercare di ridurre la complessità in qualsiasi sistema, personale e professionale, con il quale abbiamo a che fare.

Al contrario continuiamo a creare strati e strati di complessità che alla fine rendono il sistema completamente non funzionale.

Il problema è che, per la grande maggioranza, ogni modifica al sistema non è enorme ma, piuttosto, quasi sempre modesta e poco rilevante in sé e per sé. Eppure tutte queste modifiche si stratificano molto velocemente in ecosistemi complessi e tra loro poco armonizzati.

Dovremmo implementare una politica di resistenza assoluta ai piccoli cambiamenti. Sono i piccoli cambiamenti il problema, non le rivoluzioni.


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Fuga da Whatsapp – Podcast – Episodio 8

Nelle scorse settimane Whatsapp ha annunciato una modifica ai proprio Termini e Condizioni d’uso della diffusissima applicazione di messaggistica.

Il nuovo documento avvisa gli utenti della intenzione di Whatsapp di condividere con Facebook, proprietario della piattaforma Whatsapp, alcuni dati degli utenti tra cui:

  • Numero di telefono dell’utente
  • La propria lista dei contatti
  • Il nome del profilo
  • Le immagini del profilo
  • Il messaggio di stato e la disponibilità online dell’utente
  • Dati diagnostici collezionati dalla applicazione

Da quel momento è iniziata una migrazione di diversi utenti verso altre piattaforme come Telegram e Signal.

In questo episodio parleremo dei temi di privacy e sicurezza legati a questo genere di applicazioni e della importanza di conoscere i dettagli per un uso consapevole ed informato.

Benvenuti ad un nuovo episodio del podcast di Parole Sparse.

In questo episodio parleremo di quanto sta accadendo a valle dell'annuncio da parte di Whatsapp di condividere i dati degli utenti con Facebook.

Credo che sia un tema interessante da affrontare.

Accade quindi che Whatsapp annuncia a tutta la sua customer base la sua intenzione di modificare i termini e le condizioni di utilizzo della applicazione. In particolare il più grosso cambiamento riguarda la condivisione di un certo insieme di informazioni con l'azienda che è proprietaria di Whatsapp, ovvero Facebook.

In particolare viene detto che potranno venire condivise le seguenti informazioni:
- Numero di telefono dell'utente
- La propria lista dei contatti
- Il nome del profilo
- Le immagini del profilo
- Il messaggio di stato e la disponibilità online dell'utente
- Dati diagnostici collezionati dalla applicazione

Insomma un discreto set di informazioni personali.

La stampa comincia a parlarne e molti utenti cominciano a cercare una alternativa.

Ora, prima di proseguire, facciamo un tuffo nel passato e parliamo della nascita di questo genere di applicazioni.

Un tempo esistevano solo gli SMS e gli operatori gli SMS se li facevano pagare, profumatamente data la natura tecnica dell'SMS. In realtà il costo dell'SMS per l'operatore era pressoché nullo. Mi spiego meglio ma senza entrare troppo nel dettaglio tecnico. Diciamo che per potere funzionare la rete cellulare ha bisogno di un metodo per comunicare con il telefono in modo che possa verificare, ad esempio, la necessità di fare roaming, la disponibilità del telefono, lo stato della rete e tante altre cose di questo genere. In termini tecnici questo canale di chiama canale di segnalazione ed è proprio su questo canale di segnalazione che venivano inviati e ricevuti gli SMS. Questo per dire che gli operatori avevano assolutamente bisogno del canale di segnalazione per fare funzionare i proprio servizi ma si sono ritrovati tra le mani una opportunità di ricavarci dei ricavi, gli SMS, appunto.

Credo che tutti i più anziani abbiano usato gli SMS in passato. Qualcuno di noi ricorderà ad esempio le card natalizie od estive in cui si potevano acquistare a prezzi vantaggiosi pacchetti di SMS. La quantità di SMS faceva parte anche delle offerte dei piani tariffari.

La tecnologia evolve ed oltre alla voce cominciamo a potere fare viaggiare dati sui nostri telefoni.

A questo punto si apre una finestra di opportunità. E' possibile fare a meno degli SMS, e quindi evitare i costi, usando delle applicazioni che veicolano i messaggi su una connessione dati. Comincia l'era Whatsapp.

Dal puro punto di vista del design del servizio c'è poco da metterci dentro. In fondo tutte le applicazioni di messaggistica sono assolutamente simili. Certo, ci sono delle differenze dal punto di vista della interfaccia utente e della usabilità ma, ormai, ritengo che siano del tutto allineati. Non c'è quindi una particolare differenza che possa fare propendere verso un servizio piuttosto che un altro.

A questo punto la differenza la fa l'adozione. L'applicazione che si diffonde con maggiore rapidità avrà la naturale tendenza a prendere il sopravvento sulle altre in termini di popolarità.

Anche dal punto di vista della comunicazione è difficile differenziarsi. A questo punto a parità di funzioni ci si deve spostare su altri elementi. Cosa abbiamo a disposizione?

Direi sostanzialmente due cose: privacy e sicurezza.

Credo che il caso Whatsapp dimostri che di nessuna delle due importasse molto a nessuno. La maggior parte degli utenti non ha mai posto particolare attenzione a privacy e sicurezza. Ne abbiamo parlato qui sopra diffusamente in passato.

Quando il tema viene però affrontato dalla stampa alcuni campanelli di allarme suonano e la gente comincia a cercare delle alternative. Nell'ultima settimana ho ricevuto almeno un centinaio di notifiche di Telegram che mi avvisa che qualcuno dei miei contatti si è unito a Telegram. A proposito, Telegram, è proprio necessario?

Io non credo che la maggior parte delle persone si sia informata su quale potesse essere una valida alternativa a Whatsapp. Molto probabilmente si è affidata ai consigli di qualche testata online.

La realtà delle cose è che non ci sono moltissime informazioni aggregate sulla natura dei vari prodotti di messaggistica istantanea. Dopo un pò di ricerca io ho trovato il sito www.securemessagingapps.com che è un pochino bulgare dal punto di vista del design ma che cerca di aggregare una vista di insieme di tutti gli elementi importanti. Diciamo  che è richiesta una certa dose di preparazione tecnica se si desidera approfondire alcuni degli aspetti citati ma è comunque una risorsa interessante per farsi una idea.

La prima caratteristica che tutti vorremmo è certamente la garanzia che nessuno possa leggere i contenuti dei nostri messaggi se non coloro a cui i messaggi sono destinati. Da questo punto di vista credo che Telegram e Signal siano i due sistemi più diffusi che possano garantirci questo aspetto. Il problema di Telegram è che questa feature non è abilitata di default nelle conversazioni ma deve essere attivata volontariamente all'interno di una chat da parte di entrambi gli attori.

Da questo punto di vista Signal vince.

Credo che un altro aspetto fondamentale di Signal risiede nel fatto che il codice sorgente della applicazione è pubblico ed è quindi possibile verificare che quello che viene scritto in termini di feature di privacy e sicurezza corrisponda a realtà.

Whatsapp e Telegram non pubblicano il loro codice sorgente e quindi non possiamo fare altro che fidarci di quello che ci viene detto.

A questo punto ci sono altri elementi interessanti che dovrebbero essere presi in considerazione al di là del fatto che sia reso impossibile leggere il contenuto dei messaggi che ci scambiano. C'è tutta una serie di informazioni personali che condividiamo senza probabilmente esserne completamente consapevoli.

Vi faccio un paio di esempi che ho verificato personalmente.

Cominciamo da Whatsapp. Se si entra in una chat di Whatsapp è possibile sapere se un determinato contatto è online oppure no. All'utente viene offerta la possibilità di non esporre questa informazione ma sono veramente pochi gli utenti che lo fanno.
Questa è una informazione che permette molto semplicemente di derivarne altre, estremamente rilevanti.

Whatsapp mette a disposizione una interfaccia Web per potere leggere e scrivere i messaggi. Ora immaginiamo questo scenario. Io desidero sapere se due persone nella mia lista dei contatti stanno conversando tra di loro. Come posso fare? In realtà è abbastanza semplice ed un paio di anni fa avevo scritto una estensione di Chrome che faceva esattamente questo. Usando l'interfaccia web posso analizzare il contenuto della pagina della chat e verificare se le due persone sono online o meno. Confrontando i tempi in cui sono online posso dedurre se c'è una probabilità che le due persone stiano chattando tra loro. Una cosa veramente banale.

Parlando di Telegram c'è una funzione che di default è disabilitata ma che, se abilitata, permette di esporre la propria posizione. In realtà agli altri utenti non viene condivisa la posizione precisa ma solo la distanza dalla persona che espone la propria posizione. Sappiamo quindi che una persona si trova nel raggio di tot chilometri da noi. Niente di particolarmente pericoloso a prima vista.

In realtà semplicemente esponendo un dato come la distanza da qualcuno si sta esponendo la sua posizione precisa. Una semplice triangolazione è tutto quello che ci serve.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno è misurare la distanza da tre punti differenti nello spazio.

Sì, ma come possiamo fare una triangolazione?

Diciamo che ci sono tre differenti opzioni, ognuna di queste con diversi livelli di difficoltà.

La prima, e più complessa, oltre che con qualche margine di illegalità è la seguente. Possiamo utilizzare una Software Defined Radio come ad esempio l'HackRF One e del software di pubblico dominio per trasmettere un falso segnale GPS al nostro telefono. Usando questo strumento possiamo simulare tre differenti posizioni nello spazio ed ottenere le tre misure di cui abbiamo bisogno. Io ho provato con il mio HacRF One e funziona perfettamente. Non tutti hanno però a disposizione hardware di questo genere.

Ci sono metodi più semplici.

Un altro metodo è quello di usare una applicazione che trasmetta a Telegram una serie di false posizioni GPS. Se abbiamo un telefono Android questo è molto semplice dato che ci sono decine di applicazioni che fanno esattamente questo. Su device Apple è leggermente più complesso ma ci sono delle applicazione per PC che permettono di fare quello che ci serve.

Anche questo non è proprio alla portata di tutti.

Il metodo più semplice è quello di saltare in macchina e farsi un giretto di una ventina di chilometri segnando su un taccuino la posizione in cui abbiamo fatto la misurazione e la distanza della persona riportata da Telegram.

A questo punto basta segnare sulla mappa le tre posizioni da cui abbiamo fatto la misurazione, tracciare un cerchio del diametro della distanza segnalata da ogni singola posizione ed il punto in cui i tre cerchi si intersecano è la posizione della persona.

Tutto questo per dire che è necessaria una certa educazione rispetto alle applicazioni che usiamo ed ai dati che esponiamo. Questo è particolarmente vero per quell'insieme dei dati di cui non abbiamo una contezza immediata ma che sono, in un certo qual modo, più nascosti rispetto a quelli che possiamo semplicemente immaginare.

Purtroppo non è un esercizio semplice e va comunque sottolineato che qualsiasi applicazione utilizziamo implica il fatto che siamo disposti a cedere un certo insieme di informazioni, magari non come merce di scambio, ma semplicemente perché permettano alla applicazione di funzionare. Detto questo trovo che sia necessario che qualsiasi applicazione esponga in maniera diretta l'informazione riguardo quali dati vengano da essa trattati.

Per quelle che io chiamo Shadow Information come ad esempio la presenza online o la distanza il discorso si fa decisamente più peloso ed informare l'utente sui potenziali rischi non è affatto banale.

Ad ogni modo trovo che sia una cosa estremamente importante di questi tempi.

Siamo arrivati alla conclusione di questo episodio.

Vi ringrazio per essere stati con me anche in questa occasione e mi auguro di rivedervi al prossimo episodio.

Come al solito sul sito troverete i link che ho citato in questo episodio così come la trascrizione integra

Links citati nell'episodio:

https://www.securemessagingapps.com/

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Marcia indietro

black smartphone
Photo by Petter Lagson on Unsplash

Qualche tempo avevo scritto del fatto che Apple aveva deciso di permettere alle proprie applicazioni di superare qualsiasi limitazione imposta dalla presenza sul sistema di una VPN.

In altre parole, il traffico Internet generato dalle applicazioni di Apple non veniva instradato secondo quanto imposto dalla presenza di una VPN.

Come scrissi allora quella non mi sembrava affatto una scelta molto sana dal punto di vista della privacy e della sicurezza degli utenti.

Io, da utente, mi aspetto che tutto il traffico di rete che la mia macchina genera venga instradato attraverso quello che io decido. Se voglio che tutto il mio traffico sembri essere generato da un paesino della Tanzania voglio essere libero di poterlo fare senza che nessuno ci metta il naso.

Fortunatamente, in alcuni casi, anche i grandi colossi fanno marcia indietro rispetto a scelte discutibili.

Nella ultima versione di Big Sur, Apple ha disabilitato questa feature ed ora tutto sembra essere tornato sotto controllo. Dico sembra perché sino al momento in cui non verrà ufficialmente rilasciata una nuova versione del sistema operativo questo potrebbe cambiare nuovamente.

Questo è l’articolo che ho letto ieri e che parla dell’argomento anche in maniera più tecnica per chi è interessato: Apple Removes macOS Feature That Allowed Apps to Bypass Firewall Security


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Telefunken

Mi piace infinitamente l’idea di recuperare un oggetto dal passato e dargli nuova vita.

In questo caso possiamo guardare a questa cosa da due differenti punti di vista. Uno classico ed uno moderno.

Possiamo quindi comprare un oggetto del passato in uno dei tanti mercatini dell’antiquariato e spendere del tempo in un progetto personale per restaurarlo e dargli una nuova esistenza nei giorni nostri. Questa è una cosa che personalmente faccio con i rasoi a mano libera. Mi piace cercarli nei mercatini e poi lavorarci sopra. Rimettere a nuovo la lama eliminando la ruggine o la patina del passato. Pulire e lucidare il manico, sostituire i rivetti, lucidare la lama ed affilarla. In genere ottengo dei risultati molto piacevoli e le lame restaurate vanno a finire nella mia ormai nutrita collezione di rasoi.

Un’altra cosa estremamente interessante è recuperare un oggetto e usarlo popolandolo di nuova tecnologia unendo passato e futuro. Un esempio di questo lo potete vedere nel video che riporto di seguito. Una vecchia radio Telefunken viene privata della parte elettronica con cui nasce e viene sostituita con un Raspberry Pi ed altra elettronica. In questo modo si crea un oggetto controllato dalla voce ed in grado di raccontare storie interattive.

Secondo me è una cosa fighissima e con poche decine di euro ed un insieme di programmi che sono utilizzabili del tutto gratuitamente è possibile realizzare una cosa di una bellezza incredibile.

Rimango sempre sorpreso dalla potenza e dalle possibilità che la moderna tecnologia ci mette a disposizione. Abbiamo la possibilità di inventare delle cose bellissime. E’ un vero peccato non approfittare.

Ecco il video:

The Interactive Storytelling Radio

Semplicemente fighissimo!


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Social Media…

E’ oramai diverso tempo che non uso attivamente i miei account sui vari Social Media se non per diffondere quello che scrivo qui sopra.

In alcuni momenti mi ritrovo a dare una occhiata a quello che ci succede sopra ma mi ritrovo sempre ad abbandonare dopo pochi minuti. Facebook, Instagram, Twitter e via dicendo.

Non ci trovo davvero più nulla di utile o che sia in grado di arricchirmi in qualche modo. Rimango spesso colpito dalla pessima qualità della grammatica e della sintassi di perfetti sconosciuti. Vedo nascere e morire liti furibonde sulle questioni più futili così come leggo cose terrificanti sugli argomenti più seri.

Sono arrivato alla conclusione che non ne vale più la pena. Mi domando quale senso possa mai avere per me ora.

Ora sto meditando su quale possa essere la soluzione finale. Semplicemente lasciare il profilo attivo ma non utilizzarlo o cancellare tutto definitivamente?

In questi ultimi giorni propendo più per la seconda ipotesi che non per la prima.


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Una voce dal passato

Ci sono degli articoli che vanno a popolare i miei feed che mi divertono in maniera incredibile. Spesso capita di leggere delle vere e proprio gemme.

Sono sempre molto stupito dalla fantasia delle persone nei confronti dei loro progetti personali.

In questo caso particolare mi ha colpito questo progetto di Emily che riceve in regalo una vecchia pellicola da un amico. Questa pellicola contiene una traccia audio che non è riproducibile dal proiettore in suo possesso.

Per questa ragione Emily decide di trovare il modo di potere ascoltare l’audio originale e per questo inizia questo progetto.

Io lo trovo semplicemente incredibile ed assolutamente affascinante. Una sorta di spedizione archeologica nella tecnologia.

Non vi nascondo che mi piacerebbe moltissimo trovare qualcosa del genere su cui lavorare.

Guardate il video perché oltre ad essere fighissimo è molto curato nella sua realizzazione.

The Optical Sound Decoder: An exploration of old film technology

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Le parole

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Photo by Brett Jordan on Unsplash

Credo che nessuno sarebbe stato in grado di predire la passione che avrei maturato per l’uso delle parole e per le parole stesse.

Negli anni del liceo ho sprecato tanto di quel tempo rifiutando qualsiasi contatto con la lingua italiana da ritrovarmi a pentirmene ogni giorno.

Ed invece le parole sono importanti. Così importanti.

Oramai cerco sempre di sceglierle con grande attenzione e con il dovuto rispetto che gli si deve. Ogni persona con la quale comunichiamo merita che vengano scelte parole adatte a lui ed alla situazione.

Io ci spendo un sacco di tempo ed ogni cosa è scelta, selezionata e poi messa in fila. Una parola dopo l’altra fino a costruire qualcosa di senso compiuto.

Non c’è modo migliore di sentirsi bene.


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Ritorno in studio

Ed anche in questa occasione, dopo mesi di assenza, mi ritrovo nella necessità di tornare in studio, in Svizzera.

Si ritorna ad una serie di rituali abbandonati da tempo e forzatamente sostituiti da altri. Prepararsi ad uscire, salire in macchina e guidare fino alla destinazione.

Gesti un tempo del tutto comuni, assolutamente non percepiti. Eseguiti con noncuranza e scarsa attenzione data la continua ripetitività.

Eppure oggi sono una eccezione. Superare la barriera della autostrada è quasi un evento eccezionale in questi mesi. Guidi lungo la tua corsia e ti guardi intorno quasi con stupore. Un evento quasi eccezionale che rompe la nuova normalità che abbiamo acquisito in questi mesi di isolamento.

Salire in ascensore e raggiungere lo studio. Aprire la porta dello studio e constatare che qualche persona c’è. Tutti con la mascherina indosso e tutti distanziati secondo la nuova consuetudine. Eppure ci siamo! Tutto è ancora come prima, forse meglio di prima sotto certi aspetti.

Una strane energia mi invade e mi metto al lavoro. Sarà una lunga giornata, ma sarà una bella giornata.


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E’ Tutto Chiuso! Cordialmente, un hacker

blue padlock
Photo by Maxim Zhgulev on Unsplash

Da sempre seguo con una certa attenzione il magnifico universo della sicurezza informatica. Ne succedono veramente di tutti i colori e comprendere i dettagli di quello che succede nei vari episodi che vengono resi pubblici è sempre estremamente istruttivo.

Tra tutte le categorie di disastri che possono verificarsi, quella del riscatto sta diventando una pratica molto diffusa. Un malintenzionato può crittografare tutto il contenuto del tuo disco fisso e chiedere un riscatto per ridarre l’accesso ai dati ed ai documenti. Qualcuno può prendere possesso di un account di posta elettronica e chiedere un riscatto per riconsegnare le credenziali di accesso al legittimo proprietario. Insomma, i casi sono infiniti e la fantasia degli hacker, in alcuni casi, supera l’immaginazione.

Che io abbia un grande rispetto per la fantasia di queste persone nell’architettare questi reati è indubbia. Alcuni sono veramente bravi ed è un peccato che tali abilità vengano applicate a cose illegali.

Ci sono dei casi dove il colpo di genio è assoluto.

Ora, dovete sapere, che in commercio esistono degli oggetti che permettono di ingabbiare l’impianto riproduttivo di un essere umano di sesso maschile affinché egli non ne possa fruire se non quando viene liberato da un’altra persona che possiede l’accesso all’oggetto.

Non entro nel merito e non esprimo alcun giudizio. Ognuno ha certamente il diritto di fare quello che desidera con il suo impianto idraulico. Se metterlo in naftalina è una cosa che ti appaga, santo cielo, fallo senza problemi, ci mancherebbe!

La tecnologia, però avanza, e quindi anche questo genere di oggetti, che potremmo chiamare delle moderne cinture di castità, è disponibile in versione connessa ad Internet con la relativa possibilità di essere controllate da remoto.

Insomma, è un pò come quando attivi il tuo sistema di irrigazione del giardino da un App sul tuo smartphone. Un’altra persona può aprire il lucchetto della cintura di castità pur non essendo fisicamente in prossimità del soggetto.

Tutti questi oggetti ricadono quindi nel mondo dell’Internet Of Things. Purtroppo è, spesso, un mondo in cui la sicurezza dei sistemi non è proprio all’ordine del giorno.

Spesso di tratta di progettare oggetti che sono destinati al mercato consumer e quindi il loro prezzo deve essere sufficientemente basso da potersi diffondere rapidamente ed in quantità. Questo non lascia molto spazio a consistenti investimenti in termini di sicurezza dell’architettura.

Torniamo a noi. Esiste quindi una cintura di castità per maschietti che è connessa ad Internet e che può essere controllata da remoto tramite una App.

E qui arriva il colpo di genio dell’hacker.

Questa persona riesce a prendere il controllo dell’oggetto che ingabbia il tuo impianto riproduttivo e chiede un riscatto per restituire il controllo del sistema.

Semplicemente fantastico.

Tutto sommato il riscatto non era poi nemmeno così esoso considerando quanto noi uomini siamo affezionati a quella parte del nostro corpo. 0.02 Bitcoin, più o meno 750 dollari.

L’articolo che parla di questo lo potete trovare qui.

Che poi mi sovviene tutta un’altra serie di domande riguardo l’usabilità di un oggetto come quello. Ad esempio come cavolo ricarichi la batteria se sta sempre laggiù e non hai il controllo, ma me le tengo per me.

Tutto questo per dire che anche in un insieme di notizie che hanno conseguenze molto serie c’è sempre qualcosa che riesce a strappare un sorriso.

Ad ogni modo dovrebbe valere la regola prima: fare sempre molta attenzione a chi si concede l’accesso a qualcosa.


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Riunioni

In questo lunghissimo periodo di lockdown, più o meno stringente, tutti siamo stati costretti ad una serie infinita di conference calls utilizzando i più svariati strumenti.

Oramai ho perso il conto di quanti strumenti mi sono trovato a dovere installare sul mio Persona Computer. Ogni cliente ha scelto il suo strumento per gestire questo momento complesso e noi ci dobbiamo, necessariamente, adattare.

Zoom, Google Meet, Cisco WebEx, Skype e la lista potrebbe continuare per lungo tempo.

Tutti ci siamo abituati, obtorto collo, a gestire le cose più noiose che avvengono durante questi incontri.

Il classicissimo “Mi sentite?”, per poi passare all’altrettanto classico “Ora spengo il video perché possiate sentirmi meglio.”.

Personalmente una delle cose che più mi annoia durante queste riunioni è quando in background si sente il rumore di qualcuno che sta digitando sulla tastiera. Fastidiosissimo.

Fastidioso per due ordini di motivi. Il primo è che rendi piuttosto evidente a tutti che della riunione non te ne può fregare di meno e che quindi ti stai dedicando ad altro. Il secondo è che il rumore è davvero incredibilmente fastidioso.

Ieri ho scoperto che esiste una piccola applicazione che muta in maniera automatica il microfono del computer se viene rilevata la pressione dei tasti della tastiera.

L’applicazione si chiama Unlack e la si può scaricare qui.

Io trovo che sia una cosa fighissima e che tutti dovremmo installarla ed utilizzarla.

Una rottura di scatole in meno in un universo di cose già sufficientemente noiose.


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Domenica

two croissant breads
Photo by Thanos Pal on Unsplash

E poi ci sono le domeniche come questa. Un sole prepotente che illumina il lago e fa splendere come una gemma.

Ti infili le scarpe da ginnastica e fai partire il cronometro. Comincia a riscaldarti, un passo dopo l’altro mentre il passo aumenta costantemente. L’aria è fresca ma il sole si fa sentire.

Oggi sembra che la fatica non esista. Corri e tutto sembra perfetto. Una condizione che sembra riuscire a fare dimenticare qualsiasi incertezza dovuta alla pandemia o a qualsiasi altra preoccupazione.

Passo dopo passo i metri si sommano l’uno all’altro. Ho i miei obiettivi. Intravedo la chiesa che è il segnale che aspetto per tornare indietro verso casa.

Continuo a correre e tutto continua ad essere perfetto.

Rientro a casa e mi fiondo sotto la doccia calda. Scendo in cucina per farmi un caffè e trovo i ragazzi che stanno facendo colazione. Due chiacchiere, quattro risate insieme. Programmi per la giornata, leggerezza.

Oggi è tutto perfetto!


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Di Dashboard e Vaccinazioni – Podcast – Episodio 7

La scorsa settimana il Governo Italiano ha reso disponibile per i cittadini una dashboard attraverso la quale è possibile visualizzare lo stato della diffusione del vaccino per il virus COVID-19.

La dashboard di cui stiamo parlando è disponibile seguendo questo link: Dashboard

Lo scopo di questo episodio è quello di mettere in evidenza tutte le cose che, secondo la mia personale opinione, non funzionano:

  • Per quale motivo la dashboard è ospitata su un sito di Microsoft?
  • Per quale motivo non esiste una privacy policy sebbene il sito in questione depositi nel mio browser una discreta quantità di cookies che si fanno gli affari miei?
  • Perché non è stata offerta la possibilità di scaricare i dati grezzi?
  • Perché mancano i dati fondamentali per capire quello che sta accadendo?

La sostanza è che si ha la netta percezione che questo sia un lavoro fatto in fretta e furia per riparare ad una dimenticanza.

L’ennesima occasione perduta da parte della Pubblica Amministrazione di fare le cose per bene.

Link discussi nell’episodio:

Benvenuti a questo nuovo episodio del podcast Parole Sparse. Oggi parleremo della dashboard attraverso la quale il Ministero della Sanità, ed in senso lato il Governo Italiano, comunica ai cittadini lo stato delle vaccinazioni per il COVID-19.

Ora, io non è che mi diverta particolarmente a criticare quello che viene fatto dal governo ma il punto è che tutto viene gestito con una leggerezza ed una superficialità che mi fanno davvero paura.

Io sono sempre stato un grande sostenitore del motto "meglio fatto che perfetto" ma qui  si continua ad esagerare e proprio da parte di quelle istituzioni che sono chiamate a gestire una emergenza grave e complessa trovandosi nella necessità di dovere comunicare efficienza ed efficacia. Mi sembra che siamo ben lontani dal raggiungimento di questo obiettivo.

Bene, vediamo insieme quello che è successo.

Con grande clamore, del tutto giustificato devo dire, viene annunciata da parte del governo la ricezione della prima spedizione di vaccini contro il COVID-19.

In maniera molto scenografica viene organizzata questa spedizione che utilizza un furgone. Niente da dire su questo. E' un giorno importante e costruirci sopra una buona narrazione mi sembra una cosa non solo positiva ma, quasi dovuta. E' un momento importantissimo e credo che come tale vada opportunamente celebrato.

Poche ore dopo, seguendo la stessa strategia di comunicazione, vengono diffuse le immagini delle prime persone vaccinate. Direi che dal punto di vista della comunicazione stiamo andando bene sebbene non benissimo. Come nota a margine va sottolineato il fatto che delle persone che vengono vaccinate si diffonde l'identità e queste vengono fatte oggetto di insulti e minacce da parte di una schiera di persona che non esito a definire "coglioni totali". A questo punto mi sarei aspettato che il Governo andasse a prendere per la collottola tutti questi imbecilli e li portasse davanti ad un tribunale affinché rendessero conto del loro comportamento davanti ad un giudice. Purtroppo ho il sospetto che non sia avvenuto nulla di tutto ciò e che le persone si siano ritrovate a dovere gestire da sole il problema. Prova ne è il fatto che una infermiera, di cui non cito il nome per ovvi ed evidenti motivi, si è vista costretta a chiudere tutti i profili social per via degli insulti e delle minacce ricevute.

Imbecilli ed ignoranti. Non ho altro giudizio da dare a riguardo. Nota a margine: nel caso in cui qui intorno ci siano ascoltatori che hanno qualcosa contro i vaccini li pregherei di allontanarsi senza fare troppo rumore e dedicarsi a qualcosa di più interessante per loro.

Esaurita questa parentesi, torniamo alla nostra storia.

Parte quindi la campagna vaccinale e qualcuno realizza che sarebbe il caso di dare conto ai cittadini dello stato della campagna vaccinale in Italia.

A pancia mi verrebbe da dire che non ci aveva pensato nessuno, forse troppo concentrati sulla organizzazione della logistica e delle prime somministrazioni.

Credo che prova ne sia lo stringato comunicato attraverso il quale il Commissario Straordinario per l'Emergenza COVID-19 annuncia la disponibilità di un sito attraverso il quale il cittadino può monitorare lo stato della campagna di vaccinazione.

Il comunicato si riduce ad una singola frase. Ve la leggo:

"In questa sezione sono raccolti i dati e le statistiche relativi alla somministrazione dei vaccini su tutto il territorio nazionale:"

Segue il link alla famigerata sezione.

- Report Vaccini anti COVID19

Accidenti. Mi sarei aspettato qualcosa di più articolato e che passasse qualche messaggio parallelo. Niente. Poco più che la pubblicazione di un link. Questo rafforza la mia idea che al tema specifico non aveva pensato nessuno. Tristezza e disagio,, diffusi.

Dai, non scoraggiamoci. Forse per una volta sono comunque riusciti a fare le cose come si deve.

Ehm, no. Non è così.

Seguo il link che mi porta alla pagina che visualizza una dashboard relativa alla campagna vaccinale.

Aspetto che la pagina si carichi sul mio browser e.... mi cadono le braccia istantaneamente.

No, dai. Davvero?

La prima cosa che mi colpisce è che la dashboard non risponde ad un dominio del governo ma ad un dominio di Microsoft, in particolare uno relativo al loro strumento di Business Intelligence chiamato Power BI.

Ora, io non credo che ci sia niente di male ad usare un partner per la realizzazione della dashboard, tutt'altro. Power BI è uno degli strumenti di Business Intelligence tra i più conosciuti ed utilizzati al pari di sistemi come Qlik Sense anche se, diciamolo, per visualizzare quel set di dati un sistema di Business Intelligence non è overkill, di più. Con ogni probabilità stiamo parlando di qualche foglio di calcolo con qualche migliaio di righe. Un sistema di Business Intelligence è in grado di gestire in maniera efficace milioni di record senza battere ciglio.

Ad ogni modo, ripeto, ci sta.

Peccato che io, come cittadino, mi aspetto che queste informazioni vivano su un sistema che sia marchiato come appartenente al governo o, in alternativa, che tu comunicassi una partnership con Microsoft per la realizzazione della dashboard. Nessuna delle due cose.

Hai mancato la prima ipotesi e quindi io, come cittadino, mi domando per quale motivo i dati relativi ad una emergenza nazionale stanno su un dominio di proprietà di una multinazionale.

Hai mancato la seconda ipotesi perdendo una buona occasione di comunicazione per entrambi gli attori coinvolti.

Insomma lo hai fatto male.

Soprassediamo ed andiamo avanti.

Scorro tutta la pagina della dashboard e mi viene un dubbio. Ma per quale motivo la pagina in questione non mi ha chiesto di accettare una privacy policy? La cosa, ormai, è un requisito di legge.

La risposta è semplice.

La privacy policy semplicemente per questa pagina non esiste. Non se ne fa nessuna menzione in tutta la pagina e non compare alcun popup che ti chieda di accettarla.

A questo punto è ben evidente che questo sito viola la legge, ed è veramente curioso il fatto che in prima battuta sia Microsoft a farlo, sebbene per conto del Governo Italiano. Per assurdo il garante potrebbe trovarsi a sanzionare Microsoft per una iniziativa che proviene da un altro settore del Governo. Tutto questo sarebbe semplicemente fantastico se non si rasentasse il ridicolo.

Torniamo alla dashboard.

Chi ha maneggiato uno strumento di Business Intelligence sa bene che in genere esiste la possibilità di esporre i dati sottostanti perché questi possano essere scaricati ed utilizzati con altri strumenti.
Di tutto questo non esiste traccia sulla dashboard in questione.

Tutto questo in barba alla politica degli Open Data che il Governo ha sbandierato ai quattro venti negli anni passati.

Anche in questo caso credo che si tratti semplicemente di una mancanza dovuta alla fretta ma è comunque una mancanza grave dal mio punto di vista. Perché non esporre i dati grezzi in modo che possa esserci una doppia verifica da parte di chiunque voglia spendere del tempo per farlo?

Quello che mi viene da pensare è che, ad un certo punto, qualcuno abbia pensato qualcosa del tipo: "Cavolo, ma di questa roba dobbiamo dare conto ai cittadini. Non ci avevamo pensato. Chi tra i nostri fornitori ci può fare questa cosa in un giorno e senza spendere una lira?"

Ecco, la risposta è sotto gli occhi di tutti.

Vero è che a pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende.

Veniamo ai contenuti.

Davvero, non faccio alcun commento sul design della dashboard perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. E' veramente imbarazzante. Credo che non abbia richiesto più di una mezza giornata di lavoro per essere realizzata e non c'è molto pensiero dietro.

La pagina non è nemmeno responsive e sul mio iPhone la mia presbiopia non mi permette di leggerla.

Altra conferma che questa cosa è stata realizzata in fretta e furia.

Ho dei grandi dubbi anche sulla qualità dei dai che vengono esposti. Sostanzialmente si tratta di grandi sommoni, per citare la mia professoressa di Analisi all'università. Niente di più.

Il dato in senso lato ci sta ma non credo che sia sufficiente.

Essendo questa una campagna vaccinale credo che sarebbe stato utile anche un dato relativo alla velocità con la quale i vaccini vengono somministrati nel tempo. Questo dato sarebbe stato molto utile al Governo per rendere evidente ai cittadini come lo sforzo di diffondere il vaccino si stesse sviluppando nel tempo. Certo andava spiegato. La velocità non sarebbe potuta crescere più di tanto per via della limitata disponibilità del vaccino da un lato e la difficoltà logistica della somministrazione dall'alto. Sarebbe stata una buona occasione per fare capire ai cittadini la complessità che sottende ad una campagna di questo genere.

Ancora. La pandemia che stiamo vivendo e la comunicazione dei dati giornalieri dovrebbe avere reso evidente a tutti, almeno a quelli che davvero intendono capirne qualcosa, che il dato assoluto non serve ad un tubazzo di niente. Questo è ancora più vero per quanto riguarda una campagna vaccinale.

Ho capito che mi fai vedere quanti vaccini hai somministrato rispetto a quelli che hai a disposizione ma perché non mi fai vedere la percentuale di popolazione che hai coperto con le vaccinazioni somministrate e, sopratutto, perché non mi fai vedere la velocità relativa del processo vaccinale?

Chiunque si sia mai trovato a disegnare una dashboard sa benissimo che la chiave perché questa sia efficace è la corretta individuazione dei parametri che vengono visualizzati e la loro relazione. Poi è vero che ci sarà un tema di Architettura della Informazione, Visual ed Interaction design ma questo verrà solo dopo.  E questo nonostante ci siano in Italia persone che si occupano di Data Visualisation che non sono seconde a nessuno nel mondo! Se li volete ho un paio di nomi a disposizione. Contattatemi.

Qui, ancora una volta, nasce il sospetto che sia stato fatto tutto in fretta e male senza metterci la testa, senza esprimere un pensiero riguardo quello che si voleva comunicare. Vediamo che dati abbiamo a disposizione e facciamo vedere quelli. In fretta per cortesia che ce ne eravamo dimenticati.

Personalmente ritengo che questo aspetto di comunicazione non fosse affatto banale. Poteva essere uno strumento potente e lo abbiamo mandato in vacca, giusto per non usare espressioni più colorite che non sta bene.

Non è accaduto nulla di tutto questo e noi, in Lombardia, ci siamo dovuti sorbire l'ennesima giustificazione stupida e falsa di quell'ignorante dell'assessore Gallera.

Ancora una volta, non lo avete fatto bene.

Sono tutte occasioni perdute che alla fine non fanno altro che instillare nei cittadini l'idea che siamo governati da dilettanti allo sbaraglio.

Ed anche oggi siamo arrivati alla fine.

Grazie per essere stati con me anche in questa occasione. Vi aspetto al prossimo episodio!

Grazie!

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Cover Image Credits: Photo by Lukas Blazek on Unsplash