Andrà tutto bene…

brown wooden blocks on white table
Photo by Brett Jordan on Unsplash

E così abbiamo finalmente messo in archivio il 2020 e ci siamo avviati, lancia in resta, verso il 2021.


Il 2020 ha portato con sé un insieme di problemi di dimensioni enormi le cui conseguenze avranno ripercussioni di lunga durata e ora difficili da prevedere.

In tutta sincerità la narrazione del genere “Andrà tutto bene” ha cominciato a stufarmi. Parecchio. In fondo si tratta solo di una forma di ottimismo generalizzato che non funziona mai. Solo le pellicole di Hollywood sono in grado di rappresentare una realtà come quella.

No. Non andrà tutto bene. Meglio. Non andrà tutto bene per tutti indistintamente. Tutti porteremo addosso le cicatrici di questa pandemia per lungo, lunghissimo tempo. Tra coloro che, tutto sommato, se la saranno cavata ci saranno folte schiere di persone più o meno distrutte.

Relazioni che avranno raggiunto la piena consapevolezza della bugia che stavano vivendo, persone che subiranno gli strascichi emotivi e psicologici dell’isolamento forzato, aziende in grandi difficoltà, persone che non sapranno come mettere insieme il pranzo con la cena il tutto con a contorno un cambiamento che si è imposto con la forza di uno tsunami.

E questa è l’altra parte della narrazione che mi disturba. Leggo molte opinioni sul post pandemia e nessuna di esse mi convince. Sembra che quasi tutti siano in attesa che questo momento passi perché tutto ritorni come prima.

Il tema è che tutto non potrà mai essere come prima. Badate, non si tratta di pessimismo ma di semplice realismo. Non potrà essere tutto come prima.

Abbiamo subito, e stiamo subendo, un cambiamento che ci costringerà, obtorto collo, a ripensare il modo in cui la nostra società e la nostra economia funzionano.

Dire che sarà tutto come prima è proprio wishful thinking.
Detto questo, ed esaurita la dose giornaliera di pessimismo, io credo che avremo a disposizione una grande opportunità di riflettere e di cambiare. In primo luogo a livello personale ed in seguito a livello della società e della economia in cui viviamo.

Nella maggior parte dei casi non siamo pronti a questo. E’ più facile raccontarsi che tutto tornerà come prima.

Sarebbe un peccato mortale non approfittarne. E se proprio la società non ce la fa, almeno portiamoci a casa il cambiamento personale che è già tanta roba.


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Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


Caro Whatsapp…

E’ notizia di pochi giorni il fatto che ci sarà un cambio nei termini e condizioni che riguardano l’utilizzo della applicazione Whatsapp.

L’accettazione delle nuove condizioni è obbligatoria pena l’impossibilità di usare l’applicazione.

Credo che molti ricordino l’affermazione rilasciata dal CEO nel 2014 a valle della acquisizione dove sostanzialmente sosteneva che uno degli obiettivi principali della azienda era quello di preservare la privacy dei propri utenti.

Purtroppo non è andata proprio come ci si aspettava tanto che il CEO di cui sopra lasciò l’azienda dopo qualche anno proprio per contrasti relativi alla gestione della privacy dei propri utenti.

Qualche anno fa Whatsapp è stata acquisita da Facebook per 19 miliardi di dollari e, come prevedibile, siamo arrivati alla resa dei conti.

La nuova policy prevede che vengano condivisi con Facebook:

  • Numero di telefono dell’utente
  • La propria lista dei contatti
  • Il nome del profilo
  • Le immagini del profilo
  • Il messaggio di stato e la disponibilità online dell’utente
  • Dati diagnostici collezionati dalla applicazione

Insomma, non proprio robetta.

Ora, non che non ci siano alternative valide, molto più valide, di Whatsapp. Telegram o, ancora meglio, Signal. Il problema è che su WhatsApp insistono più di due miliardi di utenti.

La vasta maggioranza di questi utenti non ha alcuna educazione nei confronti della privacy e della sicurezza.

Oltre a questo esiste il fatto che oramai Whatsapp è diventato un luogo in cui i gruppi proliferano. Dentro lì vivono milioni di chat di classe, squadre di calcetto, mamme pulcine, gruppi di colleghi, gruppi di lavoro e chi più ne ha più ne metta.

Si è creato un meccanismo di lock in che è difficilissimo da scardinare. Se anche io volessi abbandonare oggi Whatsapp, cosa che sono tentato di fare, mi verrebbero a mancare alcuni gruppi che riguardano i miei figli e che mi servono per ottenere informazioni che sarebbe difficile trovare in altro modo.

E non ho nemmeno il tempo e la voglia di fare l’evangelista e traghettare quei gruppi verso altre soluzioni.

Questo significa che solo una modesta porzione di quegli utenti migrerà verso altre soluzione più rispettose della privacy dei propri utenti.

E questo è un vero disastro.

Esiste poi un problema di tutte queste soluzioni che riguarda la vera e propria sicurezza delle informazioni che le usano. Utilizzando alcuni dati messi a disposizione pubblicamente dalle applicazioni è possibile venire a conoscenza di informazioni sensibili. Questo è vero almeno per Whatsapp e Telegram.

Per questo argomento sto pensando ad un post dedicato, o ad un episodio del podcast, nel prossimo futuro.


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Open For Business!

E dopo avere archiviato con successo l’annus horribilis cerchiamo di cominciare questo 2021 riprendendo le buone abitudini.

Oggi si riaprono ufficialmente tutte le attività di Corrente Debole che quindi ritorna alle sue normali operazioni.

L’anno passato è stato l’anno in cui sono davvero riuscito nel mio intento di pubblicare un post ogni singolo giorno dell’anno fatta eccezione per i giorni in cui ero in vacanza.

Dando una occhiata alle statistiche del sito mi sono reso conto di avere pubblicato un totale di 342 post in un anno che contava 366 giorni. Tutto questo per un totale di quasi 130.000 parole. Come ho sempre sostenuto questo è un esercizio che serve più a meno che ai miei quattro lettori ma, tutto sommato, credo di avere pubblicato delle cose tutto sommato interessanti.

Allo stesso tempo sono molto soddisfatto di essere riuscito a lanciare il podcast Parole Sparse, che potete trovare qui in tutta la sua magnificenza. Confesso di avere grandemente sottovalutato lo sforzo necessario per produrlo. E’ decisamente molto più impegnativo di quanto non sia Corrente Debole ma credo che ne valga la pena. Continuerò con nuovi e episodi ed ho in mente una sua evoluzione verso una forma maggiormente partecipativa piuttosto che continuare con il modello solipsista attualmente in essere. Tecnicamente non sono ancora soddisfatto ma le mie capacità quale ingegnere del suono sono molto, molto sotto la media o, almeno, molto al di sotto della qualità che desidero. Ci lavorerò su.

Oggi si riparte anche dal punto vista prettamente professionale. Sketchin has sostenuto uno stress test come mai prima d’ora e, tutto sommato, ha retto egregiamente. Nonostante tutto dobbiamo trovare un nuovo assetto ed una maggiore efficienza per questo nuovo anno ma mi conforta sapere che siamo già al lavoro.

In fondo l’impermanenza è uno dei tratti caratteristici di Sketchin e siamo abituati al cambiamento continuo.

Per il momento si continua a lavorare da remoto ma questo non mi preoccupa più di tanto. Personalmente, in questi mesi, ho sistemato il mio studio in modo molto confortevole e vi confesso che lasciarlo mi dispiacerebbe davvero. Credo che anche a cose normalizzate cercherò un equilibrio tra lavoro in studio e lavoro da remoto. Credo di essere stato maggiormente produttivo in questi mesi che non nei precedenti. Probabilmente la causa è che ci sono state meno interruzioni impreviste. I classici “Hai cinque minuti per me?” che sono catastrofici per la produttività personale ma fondamentali per la vita dello studio.

Per il resto si continua a correre ed oggi ci sarà una meravigliosa giornata di sole sul lago.

Cosa volere di più?


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Sorry, we are closed…

Finalmente è arrivato il momento di prendersi una pausa da tutto e da tutti.

Intorno alle 19.00 di ieri sera ho premuto il bottone rosso “Leave meeting” per l’ultima conference call dell’anno. Questo a meno di emergenze dell’ultimo minuto.

Quindi si chiude tutto fino all’11 Gennaio.

Mai come quest’anno ho bisogno di staccare e riprendere un po’ di forze.

Per questa ragione anche Corrente Debole si ferma.

Divertitevi, riposate e prendetevi cura di voi.

Ci si vede l’anno prossimo!

E anche quest’anno fiscale…

Mai come quest’anno mi verrebbe da citare Riccardo Garrone nel film Vacanze di Natale e la sua mitica battuta che esplode quando la moglie gli chiede di dire qualche parola sul Natale. Coloro che non ne hanno memoria lo possono rivedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=h40hylym4b8.

Dire che sia stato un anno particolarmente complesso e duro sotto molti punti di vista è perfettamente inutile perché così è stato per la maggior parte di tutti noi.

Nonostante questo ci sono diverse cose per cui sono estremamente grato.

Sin dai primi di Marzo è stato ben evidente che l’obiettivo principale di quest’anno non sarebbero stati i ricavi, l’EBITDA o l’EBIT ma, piuttosto, la conservazione della intera organizzazione nella sua forma pre-COVID. Per questo dalla metà di Marzo abbiamo avuto meeting giornaliere in cui rivedere i nostri indicatori chiave e reagire di conseguenza prendendo le decisioni necessarie per mitigare gli effetti della pandemia sulle nostre persone.

Devo dire che questo obiettivo è stato raggiunto con grande successo. I provvedimenti che abbiamo preso hanno garantito a tutti il loro posto di lavoro senza sacrifici particolarmente grandi.

Se, spesso, non sono riuscito a chiudere occhio nei mesi passati, posso dire che durante queste feste di Natale dormirò come un infante.

Lo sforzo e l’impegno che le persone hanno messo nel loro lavoro è stato enorme e sempre superiore a quanto fosse lecito chiedere. Questo atteggiamento ha grandemente semplificato il nostro lavoro e reso più semplice prendere delle decisioni. Dopo più di nove anni in Sketchin rimango sempre più sorpreso dalla dedizione delle persone a questa organizzazione. Chapeau!

Abbiamo continuato a fare il lavoro di sempre ed il nostro metodo ci ha permesso di essere efficaci anche a distanza. In fondo il metodo nasce anche con questo obiettivo. Quello che è cambiato è stato l’impatto emotivo del non poterci frequentare. Da un punto di vista puramente creativo credo che questo sia l’effetto più negativo che abbiamo subito in questa pandemia. Non essere in grado di poterci confrontare, scambiare idee, ed anche semplicemente pazzeggiare insieme è stata la mancanza più grande.

I nostri clienti hanno imparato un modo nuovo di condurre i loro progetti e, spesso, li abbiamo condotti per mano facendogli capire che avremmo comunque raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti. Si può lavorare efficacemente anche in maniera diversa.

E poi ci sono i numeri che mai come quest’anno sono un pochino vuoti di significato ma che comunque sono necessari.

Questo credo sia stato l’anno migliore di sempre per Sketchin. Il che è incredibile a dirsi dato il contesto di mercato in cui siamo stati costretti a muoverci.

E finalmente è arrivato l’ultimo giorno di lavoro. Dopo l’ultima conference call di questa sera io chiudo per due settimane. Ho intenzione di staccare completamente e dedicarmi ai miei figli ed ai miei interessi.

Sketchin, ti voglio bene, tanto, ma ci si rivede l’anno prossimo.

Per tutti voi non mi resta che augurarvi di passare un periodo di tranquillità.

Prendetevi cura di voi.

Ultima nota. BIP mi aveva chiesto un video di quindici secondi per salutare i colleghi. Video che con il contributo di altre decine di colleghi sarebbe poi stato montato e diffuso.

Quello che vedete sopra è il mio contributo. (E’ ben evidente che non potrei mai fare lo YouTuber)

Non mi vogliono

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Photo by Issy Bailey on Unsplash

Mi era successo molto raramente, praticamente mai negli ultimi due o tre anni.

Nel mio newsfeed passa una notizia di cui mi interessa conoscere di più. Per questa ragione decido di uscire dal mio lettore di feed ed andare sul sito web che la pubblica per leggerla in originale e vedere che commenti hanno lasciato gli utenti.

Il contenuto della notizia è davvero irrilevante in questo caso.

Faccio quindi il mio bel click sul link ed ecco cosa mi restituisce il sito web in questione:

This site not available in your country

Tutto questo in una bellissima pagina completamente bianca.

Guardo il codice HTML e non esiste. C’è solo quella patetica frase.

Ora, dato che sei un sito di informazione, a cosa serve tutto questo? Nel 2020, quasi 2021, non riesco a darmi una spiegazione.

Cosa banale, ma continua a girarmi per la testa da questa mattina.

Analfabetismo digitale – Podcast – Episodio 5

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Photo by Sigmund on Unsplash

In questo episodio parliamo di analfabetismo digitale e di analfabetismo funzionale.Per farlo useremo come esempio la notizia secondo la quale una applicazione a pagamento che imita il comportamento della applicazione IO per la gestione della operazione cashback lanciata dal governo ha scalato la classifica degli App Store di Apple e Google arrivando nelle prime dieci posizioni prima che venisse rimossa.

Vedremo come il design è uno strumento fondamentale per affrontare i problemi legati all’analfabetismo digitale e del perché è necessario farne un uso intensivo, sopratutto da parte della pubblica amministrazione.Nell’episodio sono citati dei documenti i cui link vi riporto qui di seguito:

E’ possibile scaricare la trascrizione dell’episodio qui: Parole Sparse – Episodio 5 – Analfabetismo Digitale – Trascrizione

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Piccoli gioielli

Chi mi conosce sa che sono un grande appassionato di magia, sopratutto di magia con le carte.

Mi piacciono quegli effetti che vengono dal passato. I grandi classici eseguiti con una incredibile eleganza da personaggi come Alex Elmsley, Dai Vernon, Larry Jennings e tanti altri.

Non mi piacciono molto gli artisti moderni. Troppo complicati e troppo scenografici.

Dai Vernon, il professore, diceva che la semplicità è la chiave di tutto. Non solo negli effetti con le carte, oserei dire.

Gli unici libri fisici che oramai acquisto e conservo sono i libri di magia. Alcuni nuovi, molti usati e provenienti dal passato.

Tra tutti i libri disponibili sul mercato il padre di tutti è certamente The Expert at the Card Table di S. W. Erdnase. Con la sola lettura di questo piccolo, ma preziosissimo, testo si potrebbe una carriera nel mondo della magia senza correre il rischio di temere la concorrenza.

Ogni singola frase di questo libro è un tesoro unico. Lo stesso Dai Vernon lo riteneva un testo fondamentale tanto che lui stesso scrisse un libro con le sue annotazioni personali sul testo. Il libro di Vernon è incredibilmente bello. Un’altra perla rara.

Questo per dire che quando ho visto rilasciata la versione speciale che vedete riprodotta nella immagine sopra non sono riuscito a resistere e ho dovuto comprarla. Un piccolo regalo di Natale per me.

Di quel libro ne posseggo almeno cinque edizioni diverse, più o meno antiche. Nonostante questo non potevo fare a meno di inserire questa nella mia libreria.

Una copertina in pelle riveste un libricino piccino piccino. Direi una vera e propria opera d’arte. Erano circa quattordici anni che non veniva rilasciata una versione come questa. Ringrazio Conjuring Arts per avere deciso di riprodurre questa perla.


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Altro giro, altro regalo

Mi ci ero messo di buzzo buono. Aspettavo che venisse rilasciato il nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per comprendere come ci si sarebbe dovuti comportare durante questo periodo di feste di Natale.

Sì, perché io, in questi ultimi nove mesi, ho vissuto praticamente come un frate recluso nel proprio monastero e volevo capire a quali ulteriori regole avrei dovuto attenermi per evitare di contagiare e venire contagiato.

Per questa ragione avevo deciso di andare alla fonte, ovvero alla Gazzetta Ufficiale. Il testo del DCPM lo si può leggere, nella sua forma integrale, seguendo questo link.

Vi confesso che al quarto “Visto” mi è cominciato a ribollire il sangue.

Situazione che è ulteriormente peggiorata leggendo l’articolo 1 che vi riporto di seguito:

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo  1,  comma  2,  del decreto-legge  2  dicembre  2020,  n.  158,  nei  giorni  festivi   e prefestivi compresi tra il 24 dicembre  2020  e  il  6  gennaio  2021 sull'intero territorio  nazionale  si  applicano  le  misure  di  cui all'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri 3 dicembre 2020; nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021 si applicano le misure di cui all'articolo 2 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio  dei  ministri  3  dicembre  2020,  ma  sono altresi' consentiti gli spostamenti dai comuni  con  popolazione  non superiore a 5.000 abitanti e per una  distanza  non  superiore  a  30
chilometri dai relativi confini, con esclusione in  ogni caso  degli spostamenti  verso  i  capoluoghi  di  provincia.  Durante  i  giorni compresi tra il 24 dicembre 2020 e il  6  gennaio  2021  e'  altresi' consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata,  ubicata
nella medesima  regione,  una  sola  volta  al  giorno,  in  un  arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei  limiti  di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi gia'  conviventi,  oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone  esercitino  la  potesta' genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Io mi ritengo una persona tutto sommato preparata ed in grado di comprendere argomenti complessi ma vi confesso che ho dovuto leggerlo almeno quattro volte per comprenderlo.

Ma davvero?

Ancora una volta mi ritorna in mente quello che diceva Italo Calvino su quella che lui chiamava antilingua: l’antilingua ha lo scopo di tenere a distanza invece di avvicinare, confondere invece di chiarire, per questo sostituisce la parole di uso quotidiano con perifrasi e termini arcaici e organizza le frasi in sistemi contorti. Nella antilingua la sistematica manomissione della sintassi si accompagna a quella del lessico.

Ma come può un cittadino normale comprendere quello che è scritto là sopra? Vi riporto un dato, che tra l’altro userò nell’episodio di domani del podcast di Corrente Debole: in Italia il 28% della popolazione tra i 16 ed i 25 anni è un’analfabeta funzionale.

Questo significa che almeno il 28% delle persone non saranno in grado di comprendere quel testo.

Oltre a questo provate a scomporre quel testo nei suoi elementi essenziali e vi renderete conto di quanto veramente poco sia proibito e di quante pieghe permetteranno alle persone di fare, sostanzialmente, quello che vogliono.

Mala tempora currunt.


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Tecnologia, politica e sociale

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Photo by Dayne Topkin on Unsplash

Che le grandi aziende stiano giocando un ruolo politico nel condurre le proprie attività credo sia sotto gli occhi di tutti nonostante la loro grande resistenza ad ammetterlo.

Allo stesso tempo i grandi produttori di hardware sembrano subire sempre maggiori pressioni dalle autorità di vari governi e forze di polizia affinché permettano loro di avere accesso ai dati degli utenti sui loro prodotti.

Difficile stabilire un sano confine tra quello che è giusto e quello che è ingiusto sotto questo profilo.

Nonostante questo qualcosa di buono sembra comunque accadere.

Apple, Google, Microsoft e Mozilla hanno comunicato che rimuoveranno dalla lista dei trusted root certificates dei loro browser il certificato emesso dal governo del Kazakistan. In poche parole, il governo del Kazakistan richiede l’uso di questo root certificate perché i propri cittadini possano accedere ad Internet.

Se un governo controlla un root certificate ha la possibilità di decrittare tutto il traffico protetto da quel certificato. Conseguenza terribile.

Questa mi sembra una chiara mossa di carattere politico.

Interessante anche un documento rilasciato da Apple che guida gli utenti alla protezione dei propri dati quando le persone stesse si ritengono a rischio.

Il documento si intitola “Device and Data Access when Personal Safety is At Risk” e lo potete consultare seguendo questo link.

Il primo passo per la protezione dei propri dati è proprio l’educazione ad un uso consapevole della tecnologia. Questo documento va proprio in questa direzione ed una cosa veramente ben fatta.


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Apple, ma che strazio

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Photo by an_vision on Unsplash

Da consumatore sono sempre convinto che se io compro un pezzo di hardware, come ad esempio un Personal Computer, devo avere la libertà di usarlo come meglio credo.

Voglio decidere quale sistema operativo utilizzare con l’hardware che ho comprato con i miei quattrini. Mac OS, Windows, Linux o qualsiasi altra cosa io desideri.

Già l’impresa di utilizzare Linux su hardware Apple richiede conoscenze non banali. Ad esempio, sul mio MacBook 12″ ho dovuto cambiare il firmware EFI per potere installare prima Kali Linux e poi Parrot OS. Non alla portata di tutti perché è molto facile rendere il computer un mattone molto costoso.

Ieri Apple ha rilasciato alcuni update dei suoi sistemi operativi Mojave, Catalina e Big Sur. Come sempre per i primi due sono stati rilasciati anche gli standalone installer, mentre per Big Sur ciccia. Ancora non se ne vede traccia.

Mi pare che Apple stia cominciando a negare questa possibilità per i sistemi operativi più recenti.

Che strazio.

L’assenza di questi oggetti rende impossibile installare il sistema operativo su un sistema che ne ospita un altro. Cosa che, per esempio, ho fatto recentemente per riportare quel MacBook 12″ al sistema operativo Apple Big Sur (La versione rilasciata all’inizio aveva l’installer stand alone).

Ma perché?

Questo atteggiamento di continuo lock in mi urta veramente i nervi.

Vero è che con la nuova architettura ARM non ci sono grandi sistemi operativi alternativi disponibili ma certamente qualcuno proverà a portarli prima o poi. Sarebbe quindi difficile tornare indietro una volta fatto.

Triste, molto triste.


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Sempre più perplesso

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Photo by Rob Curran on Unsplash

Sono giorni che cerco di farmi una idea di cosa succederà durante le vacanze di Natale per effetto di questa pandemia.

Per questa ragione mi sono rimesso a leggere i quotidiani per cercare di capire a che genere di provvedimenti stiano lavorando i nostri cari governanti.

Purtroppo non riesco a cavarne un ragno dal buco.

Da un lato ci sono le regole in vigore. Chi rosso, chi giallo e chi arancione con le connesse regole. Bene.

Ci sono queste regole e credo che la maggior parte di noi si stia adeguando in maniera precisa a quando prescritto. Leggo poi di gente stupita per la quantità di gente in giro per le città.

Ora, non voglio fare il solito precisino, ma, esattamente, che regole hanno violato queste persone? Si sono mosse nei confini di ciò che era permesso e non vedo il motivo per ritenerli dei criminali.

Certo esiste una sensibilità personale che dovrebbe cercare di limitare il nostro comportamento all’interno delle regole, magari elaborandone di più stringenti in modo del tutto personale. In sostanza come sto facendo io. Per me in queste giorni sostanzialmente si applicano le regole delle zone rosse con tutte le conseguenze del caso.

I temi centrali sono due.

Il primo riguarda il fatto che, purtroppo, l’interesse personale delle personale prevarica l’interesse generale. Mi muovo all’interno delle regole che mi hanno dato per quanto lasche queste siano. Cerco quindi il maggiore vantaggio possibile cercando di non superare un limite. Peccato che queste regole non siano proprio quelle più adatte a preservare l’interesse generale.

Dall’altra, il legislatore o presunto tale, che si trova nella necessità politica di dare una botta al cerchio ed una alla botte. Il risultato è il solito pasticcio di regole grigie e, sostanzialmente, poco efficaci. Regole che non fanno contenta nessuna categoria. Tutto questo coronato dalla completa incapacità di prendere delle decisioni rapide, quali queste siano.

Avere una responsabilità significa prendere decisioni, e prenderle in fretta. Chiunque si sia mai trovato a dovere prendere delle decisioni gravi sa benissimo che non è possibile fare felici tutti.


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Va bene il podcast, ma…

Fino ad ora mi sono abbastanza divertito nella produzione del podcast di Corrente Debole. Ci sono decine di argomenti di cui mi piacerebbe parlare e, lentamente, li affronterò uno ad uno.

Detto questo credo che si possa fare una salto in avanti con questo piccolo progetto collaterale.

Alla fine quello che mi interessa di più è quello che compete la mia sfera lavorativa e mi piacerebbe avere punti di vista diversi da altri attori che vivono nella stessa industria.

Con il prossimo anno quindi ho intenzione di fare introdurre una rubrica del tipo “Quattro chiacchiere con…” su temi di design ed innovazione.

Mi piacerebbe dare un respiro ampio. Vorrei cercare ospiti che abbiano una solida esperienza alternandoli con designer giovani, magari alla prima esperienza lavorativa, che possano portare un punto di vista più fresco.

Cosa ne pensate? Cosa utile o wishful thinking?


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Tutti più aggressivi

Questo periodo di pandemia ha certamente avuto degli effetti sul comportamento delle persone che, credo, saranno evidenti solo nel lungo periodo.

In questi mesi ho passato un numero infinito di ore al telefono od in conference call, sia audio che video e alcuni di questi effetti li ho misurati direttamente su di me.

In prima istanza sono diventato assolutamente intollerante allo spreco del tempo. Tratto già mio in tempi non sospetti, ma decisamente acuito in questi ultimi mesi. Fatico davvero a tollerare menate inutili che protraggono una conversazione oltre il dovuto. Mi capita non raramente di entrare a gamba tesa in una conversazione chiedendo esplicitamente di essere pragmatici e di “quagliare”.

La seconda cosa che noto molto spesso è che la gente si arrabbia con molta più facilità in una riunione online piuttosto che in una riunione fisica. Di questo, sinceramente, non riesco a dare una spiegazione. Io, per principio, ho smesso di arrabbiarmi per motivi di lavoro anni fa. Semplicemente scrollo le spalle, mi dedico ad altro e faccio come voglio io. Eppure c’è questa aggressività diffusa che in alcune occasioni si manifesta con comportamenti passivo-aggressivi ed altre volte in vere e proprie tirate degne del peggior scaricatore di porto di Marsiglia.

Non me lo spiego. Senza tutte le menate di una frequentazione coatta in ufficio dovremmo essere tutti più sereni. Anche il contatto remoto con i clienti dovrebbe aiutare ed invece sono tutti generalmente più incazzati.

La cosa buffa è che si tratta di sfoghi che lasciano lo spazio che trovano e quattro secondi dopo siamo tutti più amici di prima.

L’altro tratto caratteristico di questo periodo è la tristezza latente che sento, e noto, in molte persone. In alcuni casi una forma di malinconia. Forse sono io che ho trovato l’equilibrio perfetto ma io in questo periodo non sento di avere sofferto l’isolamento in maniera particolare. Forse per il genere di lavoro che faccio, forse per il fatto che con me sto veramente benissimo.

Mi piace stare con le persone e frequentare lo studio ma, allo stesso tempo, mi piace lavorare nella modalità che tutti stiamo vivendo in questo periodo. Sono forme diverse della stessa attività. A me vanno bene tutte e due e poi, qui, ho il frigorifero a portata di mano.

E poi mi sono comprato una sedia bellissima, un pochino da bimbominkia, ma veramente molto, molto comoda e, finalmente, posso tornare a lavorare appoggiando le gambe sulla scrivania. Ma vuoi mettere?


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Oops, we did it again! – Podcast – Episodio 4

In questo episodio parliamo della operazione Cashback lanciata dal Governo Italiano qualche giorno fa e della applicazione IO Pago Pa strettamente collegata ad essa.

Poteva andare meglio? Probabile.

Come sempre diamo uno sguardo a quello che è accaduto dal punto di vista del design e cerchiamo anche di fare un confronto, ammesso che sia possibile, tra la diffusione di questa applicazione e l’applicazione Immuni.

Nel caso in cui foste interessati ecco il link alla trascrizione dell’episodio: Oops, we did again! – Parole Sparse – Episodio 4 – Trascrizione.