Lou Ottens

Lou Ottens è un nome che non dirà nulla a nessuno di voi. In effetti non diceva nulla nemmeno a meno sino al momento in cui ho letto della sua recente scomparsa. Lui era un ingegnere Olandese che lavorava alla Philips nel reparto dove si sviluppavano i nuovi prodotti.

E’ stato l’inventore della audiocasseta.

La audiocassetta è oramai dimenticata da tutti ed anche io credo di non averne più neanche una in casa. Tutte perdute durante i vari traslochi e nel passaggio al compact disc prima e alla musica digitale dopo.

Eppure l’audiocassetta aveva tutta una sua narrazione.

Come decine di altri adolescenti e giovani adulti ho praticato a lungo l’arte della creazione di un mix da ascoltare prima di un esame, durante lo studio o mentre c’era una cena tra amici.

Che dire poi del momento della creazione del mix perfetto per la fiamma del momento?

Adesso abbiamo le playlist, certo, ma è vero che la fisicità della audio cassetta aveva un suo grandissimo perché. Nel nostro scrivere la cover e la lista delle canzone e degli autori c’era la nostra grafia. L’audiocassetta, e la musica che conteneva, diventavano un pochino nostre mentre la producevamo.

Ecco, fine del momento nostalgico.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

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La carta, nel 2021

pile of papers
Photo by Christa Dodoo on Unsplash

Sto gestendo un contratto personale con Mercedes-Ben Financial Services e ammetto che sono veramente molto perplesso.

Se da un lato sono rimasto molto soddisfatto della esperienza che ho vissuto sino al momento della firma del contratto ora le cose stanno diventando veramente comiche.

Pare che l’unico modo per rendere valido il contratto sia quello di fare loro avere una copia fisica del contratto originale con firma autografa.

Tutto questo in barba a qualsiasi trasformazione digitale di ui andiamo ampiamente cianciando negli ultimi anni.

Io gli ho detto che con una pandemia in corso in posta non ci vado nemmeno con un cartonato. Vediamo come andrà a finire ma, secondo me, vincono loro.


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Morte alle zanzare!

brown winged insect photograph
Photo by Wolfgang Hasselmann on Unsplash

Fortunatamente qui sul lago non ci sono molte zanzare ma se ce ne fossero di più io vorrei una cosa come quella che costruito Ildar Rakhmatulin.

Questa persona ha messo insieme un Raspberry PI, OpenCV per il riconoscimento delle zanzare ed un laser della potenza di 1 Watt per uccidere le zanzare che entrano nel raggio di questa arma di distruzione di insetti.

Mi piace questa applicazione pratica di combinazioni di hardware e software alla portata di tutti.

Il nostro amico ha fatto le cose veramente per bene ed ha pubblicato un paper scritto con tutti i sacri crismi per documentare il proprio progetto. Questo il link al documento nel caso voleste leggerlo: Raspberry PI for Kill Mosquitoes by Laser

Ci sarebbe da riprodurlo in casa.

Va detto che un laser della potenza di 1 Watt non è proprio la cosa più sicura del mondo da avere in casa.


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Il paracadute

Nelle scorse settimana avevo scritto un post sul messaggio nascosto nel paracadute della missione Perseverance recentemente atterrata su Marte.

Quando ne avevo letto avevo scritto due righe di codice in Python per decodificarlo e verificare se fosse davvero come stavo leggendo. In effetti era proprio così.

Avevo anche pensato di scrivere una paginetta web che permettesse di codificare qualsiasi messaggio si desiderasse giusto per puro divertimento. La realtà è che con la tecnologia web sono piuttosto scarso e quindi alla fine lo ho fatto solo dalla linea di comando.

Evidentemente non sono stato l’unico ad avere questa idea dato che ieri ho trovato questo sito che fa esattamente la cosa che avevo in mente.


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Senza parole

white and black labeled pack
Photo by Jon Tyson on Unsplash

Ieri mi è capitato di vedere questa cosa sul New York Times e mi ha lasciato senza parole. Non credo che si sia molto distanti da questo scenario ma un conto è leggere dei numeri su un sito web, un altro è sentire raccontare la storia delle persone.

Veramente toccante e piuttosto destabilizzante.

Who I lost.


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La guerra dei browser

white and silver electronic device
Photo by Richy Great on Unsplash

Da qualche mese uso con grande soddisfazione il browser Brave e ne sono grandemente soddisfatto. Sufficientemente veloce e decisamente il meglio nella protezione delle mie abitudini di navigazione.

Il cambiamento è stato assolutamente indolore e, fortunatamente, anche le poche estensioni che uso possono essere utilizzate anche su Brave.

Sul mio PC mi capita di avere bisogno di altri browser. Ad esempio con il sito di Corporate e-banking di Unicredit, che Dio li abbia in gloria, devo necessariamente usare Safari perché con altri browser non c’è verso di farlo funzionare.

Gli altri browser si lamentano di non essere il browser di default ma non si spingono oltre.

Per questo mi ha colpito molto il fatto di avere ricevuto una notifica da Apple che mi consigliava di usare Safari con un claim: “Try the new Safari”.

Me ne sono accorto subito perché le uniche notifiche che sono abilitate sul mio desktop sono quelle relative al calendario perché la mia memoria fa schifo e ho bisogno di qualcosa che mi ricordi dove devo andare.

Per questa ragione questa notifica mi ha colpito. Trovo interessante il fatto che Apple usi questo meccanismo per spingermi ad usare un loro prodotto. Credo che sia indice del fatto di quanto oggi un web browser giochi un ruolo fondamentale. Non una grande novità in effetti, ma certamente una cosa che mi ha colpito.

Che poi mi domando quando ho concesso ad Apple la facoltà di mandare queste notifiche non richieste sul mio Mac.


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MacBook Air M1 e Python

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Photo by Markus Spiske on Unsplash

Da qualche settimana quando non sono nel mio studio davanti al mio PC che uso per lavoro mi siedo in giardino e lavoro da lì usando il mio Macbook Air con architettura ARM.

Come ho scritto qualche giorno fa trovo che sia una gran macchina. Sufficientemente leggera per lavorarci tenendola sulle ginocchia e sufficientemente potente per fare quello che mi serve.

In questi giorni mi sono trovato a dovere lavorare con Python per mettere insieme un pochino di codice che facesse parlare tra loro Harvest, diversi foglie elettronici su Google Sheets, la nostra istanza di Salesforce ed un database di supporto, SQLite in questo caso.

Tutto sommato è stata una esperienza piacevole anche se non proprio indolore.

Mettere insieme un ambiente di sviluppo Python che funzionasse con tutte le librerie che ho utilizzato sul mio Mac M1 ha richiesto un po’ di ricerche ed un po’ di pazienza.

Il problema è che non tutto è immediatamente disponibile per la nuova architettura Apple e quindi ho dovuto trovare una via alternativa.

Alla fine dopo qualche ricerca la soluzione che ho trovato si basa su questi elementi:

  • Ho deciso di usare conda per gestire i miei ambienti virtuali Python e le relative librerie. Fortunatamente esiste una distribuzione che permette di installare un versione minimale di conda per architettura ARM. Su Mac l’installazione è banale usando brew: brew install miniforge
  • L’installazione di brew era stata altrettanto banale dato che supporto l’architettura ARM da qualche settimana.
  • A questo punto ho creato un ambiente virtuale con conda per il mio progetto ed ho installato tutte le librerie di cui avevo bisogno tra cui: matlib, numpy, pandas ed altre.
  • A questo punto ho configurato Visual Studio Code per l’utilizzo con conda e tutto ha funzionato a dovere.
  • L’unica cosa da sistemare è stato configurare coderunner per usare l’mabiente virtuale creato da conda. Se non si fa questo non è possibile usare il bottone esegui nella interfaccia di Visual Studio Code. Per fare questo è sufficiente aprire il file di configurazione di CodeRunner ed in particolare i valori presenti in code-runner.executorMap e modificare la linea “python” come segue: “python”:”$pythonPath $fullFileName”

Mi rimane ancora da fare in modo che l’ambiente virtuale venga attivato automaticamente nel terminale di Visual Studio Code ma è un male minore dato che può essere fatto manualmente da linea di comando.

Magari questo torna utile a qualcuno che sta seguendo lo stesso percorso.


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SAAS

In linea di principio il concetto di Software As A Service non mi disturba affatto e, tutto sommato, mi sembra anche un concetto molto interessante.

Se lo osservo dal punto di vista puramente professionale credo che alla fine dei conti ci permetta di risparmiare del denaro rimanendo sempre comunque aggiornati alle ultime versione delle software suite che usiamo sui nostri computer.

Sì, in questo post sto parlando solo ed esclusivamente di software che vive sui nostri computer aziendali o personali.

Quello che invece mi disturba molto riguarda il software che uso per i miei interessi personali e sopratutto quell’insieme di utility che magari non uso giornalmente ma con una frequenza molto più rara.

In questo caso mi urta il concetto di SAAS.

Non sopporto il fatto che io debba pagare una somma annuale per usare, ad esempio, un client di posta elettronica od una applicazione per prendere delle note. Capisco se l’applicazione è cloud based e quindi ha dei costi di gestione dal lato dello sviluppatore ma per il resto non ha proprio senso.

Dove è finito quel software che io compro ed, alla fine, possiedo una volta per tutte? Magari per il mio uso non mi interessa granché avere sempre l’ultima versione disponibile con tutti i frizzi e lazzi disponibili.

Altra cose che mi urta di questo modello è che tutti, ma proprio tutti, impostano un rinnovo automatico della sottoscrizione. Chiaro è che si fa leva sulla pigrizia degli utente ma io credo che il default dovrebbe essere una sottoscrizione che non si rinnova automaticamente.

Insomma, questo approccio non mi piace proprio per niente.


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Banned C Functions

Ogni tanto mi capitano sotto mano delle perle di saggezza. Diciamo che io le considero tali considerato il mio background e considerati i miei interessi.

Tra questi mi è capitato di vedere il repository github di Michael Howards che è una persona che si occupa di sicurezza in Microsoft.

Tra i suoi repositori ce ne è uno che si chiama banned e che contiene un semplice header che definisce tutte le funzioni C che non devono essere usate nella scrittura di codice per evitare problemi di sicurezza.

Quando lo ho aperto mi sono ritrovato i soliti sospetti. Sostanzialmente tutte quelle funzioni che ti permettono di fare porcherie nella formattazione di stringhe e che sono prone a casi di buffer overflow.

La ho trovata una lettura interessante. Evidentemente mi accontento di poco.


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Ops, ho perso il progetto…

black jet plane in mid air during daytime
Photo by Steve Harvey on Unsplash

Al Ministero della Difesa Americano qualcuno deve avere pensato qualcosa di molto simile al titolo di questo post.

Subito dopo ha, molto probabilmente, scritto un messaggio di posta elettronica il cui tono poteva essere pià o meno questo: “Qualcuno di voi si ricorda che fine hanno fatto i progetti del  Load Heat Exchangers del bombardiere B-2”

Giuro che quando ho letto questa notizia mi è venuto da sorridere.

Sul sito del Ministero della Difesa è stata pubblicata una richiesta nella sezione dedicata agli appalti una richiesta piuttosto curiosa.

Questo era il cuore della richiesta:

This engineering effort is to reverse engineer the core of the B‐2 Load Heat Exchangers, develop disassembly process to remove defective cores, develop a stacking, vacuum brazing, and welding process to manufacture new heat exchanger cores and to develop a welding process to install the new cores on existing B‐2 Load Heat Exchangers. The requirement includes reverse-engineering the re‐core process for the B‐2 Load Heat Exchangers. The B‐2 Load Heat Exchanger (NSN 1660‐01‐350‐8209FW) uses air and Ethylene Glycol Water (EGW) liquid to produce cold air for the cooling system.

Qui la frase chiave è questo: This engineering effort is to reverse engineer the core…”

Tutto diviene ancora più interessante quando si leggono i requisiti relativi ai deliverable:

The deliverables will include all technical data related to the heat exchanger disassembly, all technical data related to the cores, all technical data related to the stack up, vacuum brazing, and installation of the cores on existing units. The deliverables will also include all technical data related to the tooling needed for disassembly, core stack up, core vacuum brazing, post braze processing, core installation. Two (2) government B‐2 Sink Heat Exchangers will be provided as government-furnished property (GFP) to prototype this effort. The two (2) prototype units will be delivered at the completion of the contract to return the GFP. The final design shall meet the testing qualifications specified in the government technical orders (TO). Finally, a qualified source of repair shall be provided that is capable of remanufacturing the B‐2 Load Heat Exchangers per the aforementioned deliverables.

Vengono quindi richieste tutte le specifiche tecniche relative alla produzione degli strumenti necessari per produrre quanto descritto.

Questo significa che non solo non hanno più a disposizione le specifiche tecniche ma nemmeno i tool necessari per produrre le parti su cui stanno chiedendo assistenza.

Chiaramente l’esercito degli Stati Uniti è una struttura di enorme complessità e vive grazie ad una serie infinita di appalti verso fornitori terzi.

Le ipotesi che sono state fatte sono molte. I documenti potrebbero essere andati distrutti per qualche errore nelle procedure di sicurezza o, più semplicemente potrebbero essere stati riposti in un luogo di cui oramai nessuno ha più memoria.

Per quanto riguarda gli strumenti di produzione questi sarebbero potuti essere in possesso di un appaltatore che oggi non esiste più.

Mi sembra comunque una cosa molto buffa. Anche i giganti sbagliano.


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Igiene digitale

Credo che, come per tutti gli utenti con un certo livello di educazione digitale, il setup del proprio personal computer non è mai finito.

C’è sempre qualcosa che può essere migliorato, od automatizzato nelle operazione che dobbiamo fare ogni giorno.

Io su questo sono decisamente ossessivo compulsivo. Ogni volta che noto il fatto che sono costretto a compiere una operazione manuale in maniera ripetitiva mi metto subito all’opera per capire se di quella operazione se ne può occupare qualche applicazione o qualche script.

Risparmiare tempo è oramai il mio obiettivo principale.

Per questa ragione il mio Mac è densamente popolato di script AppleScript e Python, automazioni di Alfred (ve lo suggerisco vivamente, è uno strumento di una potenza inenarrabile se usato con tutte le sue caratteristiche), personalizzazione spinta dei vari IDE, terminali, shell e via dicendo.

In questo modo riesco a risparmiare un sacco di tempo oltre che provare una grande soddisfazione nello scrivere queste cosucce.

Io credo che qualsiasi strumento, ed in maniera particolare quelli digitali, non debbano essere accettati passivamente ma adattati al nostro modo di lavorare e di vedere le cose.

Io ho smesso da tempo di classificare i miei documenti e la mia posta elettronica in un qualsiasi genere di tassonomia. Tutto vive in due grandi contenitori. Uno contiene tutti i miei files ed un altro contiene tutti i miei messaggi di posta elettronica. Tramite Alfred ho accesso istantaneo ai singoli documenti ed ai singoli messaggi di posta con la semplice pressione di uno shortcut che apre la finestra di ricerca di Alfred. Riesco ad accedere a qualsiasi cosa in meno di un paio di secondi. Questo scenario d’uso è forse il più frequente durante la mia giornata lavorativa. Inutile dire che il tempo risparmiato è enorme.

Trovo quindi necessario adattare qualsiasi applicazione alle mie particolari necessità. Ovviamente dove questo è possibile perché ci sono applicazioni del tutto refrattarie a qualsiasi tipo di automazione. Sul Mac sono molto poche dato che c’è sempre AppleScript ma comunque ce ne sono alcune che hanno dei limiti.

Nella vita digitale ci vuole consapevolezza degli strumenti.


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Il C è morto, viva il C!

Ho un grossissimo debito di riconoscenza verso il linguaggio C e, di conseguenza, verso Dennis Ritchie, il suo creatore.

E’ stato il linguaggio che più di tutti mi ha aiutato all’inizio della mia carriera quando ancora avevo la grossissima fortuna di scrivere del codice per cose fighe. Niente bolle e fatture come capitava alla maggior parte dei mie colleghi ma, piuttosto, compilatori, spooler di stampa, interpreti. Tutta roba superfiga.

Lo imparai moltissimi anni prima di cominciare a lavorare e fu su uno splendido Amiga 1000 che lo usai per scriverci le prima righe di codice.

Quel libro me lo ricordo benissimo. The C Programming Language con la sua copertina bianca e la grandissima lettera C di colore blu sulla copertina. Lo ho divorato e negli anni lo ho letto e riletto centinaia di volte arrivando a squadernare la mia copia che, mi dispiace moltissimo, ho perso durante uno dei vari traslochi.

Ad ogni occasione scoprivo qualcosa di nuovo ed ogni volta ne rimanevo affasciato. Mi piaceva la sintesi del linguaggio e la sua potenza assoluta.

Certo ho realizzato sin da subito che questa potenza era pericolosa. Il primo pezzo di codice che scrissi sull’Amiga 1000 generò istantaneamente una Guru Meditation quando provai a lanciare il programma dal terminale al termine della sua compilazione.

Il C ti permette di fare delle cose fighissime ma delle quali devi avere piena consapevolezza per non fare casini irreparabili.

A me questa cosa piaceva da impazzire perché ti costringeva a pensare a quello che stavi facendo con attenzione. Dovevi avere rispetto del linguaggio e della macchina sulla quale questo linguaggio faceva funzionare una applicazione.

Per questa ragione quando ieri sono incappato in questo articolo mi sono preso il tempo necessario per gustarlo: Some Were Meant for C

Ora, so che è una affermazione forte, ma per me è stato come leggere una lettera d’amore ad una persona non più giovanissima.

This essay is a
C programmer’s reaction to the call to abandon ship.

it traces C’s ultimate strength to a
communicative design which does not fit easily within the
usual conception of “a programming language”, but can be
seen as a counterpoint to so-called “managed languages”.

“C doesn’t cause buffer overflows;
programmers cause buffer overflows”

Non vi svelo altro perché se siete come me siete già fuggiti da questo sito per andare a leggere quel paper che vi ho linkato sopra.

Grazie C. Ti devo molto, ancora oggi. Se tu non ci fossi stato molto probabilmente oggi non sarei qui. Ancora con lo stesso entusiasmo di allora.


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Così impari a non sbagliare

Qualche tempo fa parlai di un oggetto indossabile che inviava una scossa elettrica a coloro che non erano in grado di evitare azione da loro definite. Un esempio era la sveglia. Se non eri in grado di alzarti dal letto in fretta dopo il suono della sveglia il braccialetto ti inviava una scossa elettrica.

Il nome dell’oggetto è Pavlok.

Oggi leggo su Hackster che un utente si è costruito un sistema per fare esattamente la stessa cosa quando commette un errore di battitura sui documenti sui quali sta lavorando.

Praticamente con una board compatibile con Arduino ed un pochino di software di contorno si può facilmente raggiungere questo risultato.

Ora, io non discuto che possa essere efficace ma, sono sincero, mi sembra un pochino eccessivo.

Ad ogni modo, se volete realizzarne uno da soli il progetto è relativamente semplice e potrete trovarlo qui: Fixing my bad typing with a taser


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data-poisoning

Se è vero che tutti nell’ecosistema digitale tentano di tracciarci in modo da potere fare leva sui dati raccolti per trarne vantaggio è altrettanto vero che è possibile evitare che questo accada.

Da un lato esiste la concreta possibilità di limitare al massimo la possibilità di venire tracciati. Possiamo usare dei browser che aumentano la propria privaci, usare delle VPN, evitare di rimanere loggati sui vari siti di social networking e via dicendo.

Dall’altro c’è una idea che avevo accarezzato spesso nel passato. Quella di fornire un profilo di sé che non corrisponde a quella reale. Immaginavo un sistema che navigasse siti in maniera del tutto casuale, che guardasse video su argomenti del tutto scorrelati dai miei interessi reali e così via.

In questo modo chiunque avesse tentato di profilarmi avrebbe ottenuto delle informazioni solo parzialmente aderenti alla realtà.

Oramai sappiamo che alcune delle applicazioni che abbiamo sui nostri smartphone hanno accesso, e scaricano, la nostra lista dei contatti. Whatsapp tanto per dirne una.

Credo che tutti abbiamo l’abitudine di curare la nostra rubrica telefonica in modo che sia sempre il più precisa ed aggiornata possibile.

Non avevo mai pensato alla idea di avere dei contatti fasulli all’interno della rubrica telefonica per confondere le acque per coloro che usano queste informazioni per creare un grafo della rete nostra e dei nostri contatti.

Ieri sono incappato in questo repository su github: Fake Contacts

Purtroppo è disponibile solo su sistema operativo Android ma il concetto è estremamente interessante.

Questa applicazione crea dei falsi contatti secondo i parametri inseriti dall’utente ed in questo modo implementa un data-poisoning destinato a confondere tutte le applicazioni che fanno leva su queste informazioni.

In certi casi mi disturba scoprire una cosa relativamente banale a cui non avevo mai pensato.


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Luna Piena

Sto fumando una sigaretta seduto in giardino. Si sente il rumore delle onde del lago ed un venticello freddo mi colpisce il volto. Nonostante tutto voglio rimanere seduto qui.

In cielo c’è una luna piena spettacolare. Sembra enorme.

Questo sabato è stata una giornata perfetta ed in questo stato di grazie c’è veramente poco da aggiungere.


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