Riunioni

In questo lunghissimo periodo di lockdown, più o meno stringente, tutti siamo stati costretti ad una serie infinita di conference calls utilizzando i più svariati strumenti.

Oramai ho perso il conto di quanti strumenti mi sono trovato a dovere installare sul mio Persona Computer. Ogni cliente ha scelto il suo strumento per gestire questo momento complesso e noi ci dobbiamo, necessariamente, adattare.

Zoom, Google Meet, Cisco WebEx, Skype e la lista potrebbe continuare per lungo tempo.

Tutti ci siamo abituati, obtorto collo, a gestire le cose più noiose che avvengono durante questi incontri.

Il classicissimo “Mi sentite?”, per poi passare all’altrettanto classico “Ora spengo il video perché possiate sentirmi meglio.”.

Personalmente una delle cose che più mi annoia durante queste riunioni è quando in background si sente il rumore di qualcuno che sta digitando sulla tastiera. Fastidiosissimo.

Fastidioso per due ordini di motivi. Il primo è che rendi piuttosto evidente a tutti che della riunione non te ne può fregare di meno e che quindi ti stai dedicando ad altro. Il secondo è che il rumore è davvero incredibilmente fastidioso.

Ieri ho scoperto che esiste una piccola applicazione che muta in maniera automatica il microfono del computer se viene rilevata la pressione dei tasti della tastiera.

L’applicazione si chiama Unlack e la si può scaricare qui.

Io trovo che sia una cosa fighissima e che tutti dovremmo installarla ed utilizzarla.

Una rottura di scatole in meno in un universo di cose già sufficientemente noiose.


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Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


Domenica

two croissant breads
Photo by Thanos Pal on Unsplash

E poi ci sono le domeniche come questa. Un sole prepotente che illumina il lago e fa splendere come una gemma.

Ti infili le scarpe da ginnastica e fai partire il cronometro. Comincia a riscaldarti, un passo dopo l’altro mentre il passo aumenta costantemente. L’aria è fresca ma il sole si fa sentire.

Oggi sembra che la fatica non esista. Corri e tutto sembra perfetto. Una condizione che sembra riuscire a fare dimenticare qualsiasi incertezza dovuta alla pandemia o a qualsiasi altra preoccupazione.

Passo dopo passo i metri si sommano l’uno all’altro. Ho i miei obiettivi. Intravedo la chiesa che è il segnale che aspetto per tornare indietro verso casa.

Continuo a correre e tutto continua ad essere perfetto.

Rientro a casa e mi fiondo sotto la doccia calda. Scendo in cucina per farmi un caffè e trovo i ragazzi che stanno facendo colazione. Due chiacchiere, quattro risate insieme. Programmi per la giornata, leggerezza.

Oggi è tutto perfetto!


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Di Dashboard e Vaccinazioni – Podcast – Episodio 7

La scorsa settimana il Governo Italiano ha reso disponibile per i cittadini una dashboard attraverso la quale è possibile visualizzare lo stato della diffusione del vaccino per il virus COVID-19.

La dashboard di cui stiamo parlando è disponibile seguendo questo link: Dashboard

Lo scopo di questo episodio è quello di mettere in evidenza tutte le cose che, secondo la mia personale opinione, non funzionano:

  • Per quale motivo la dashboard è ospitata su un sito di Microsoft?
  • Per quale motivo non esiste una privacy policy sebbene il sito in questione depositi nel mio browser una discreta quantità di cookies che si fanno gli affari miei?
  • Perché non è stata offerta la possibilità di scaricare i dati grezzi?
  • Perché mancano i dati fondamentali per capire quello che sta accadendo?

La sostanza è che si ha la netta percezione che questo sia un lavoro fatto in fretta e furia per riparare ad una dimenticanza.

L’ennesima occasione perduta da parte della Pubblica Amministrazione di fare le cose per bene.

Link discussi nell’episodio:

Benvenuti a questo nuovo episodio del podcast Parole Sparse. Oggi parleremo della dashboard attraverso la quale il Ministero della Sanità, ed in senso lato il Governo Italiano, comunica ai cittadini lo stato delle vaccinazioni per il COVID-19.

Ora, io non è che mi diverta particolarmente a criticare quello che viene fatto dal governo ma il punto è che tutto viene gestito con una leggerezza ed una superficialità che mi fanno davvero paura.

Io sono sempre stato un grande sostenitore del motto "meglio fatto che perfetto" ma qui  si continua ad esagerare e proprio da parte di quelle istituzioni che sono chiamate a gestire una emergenza grave e complessa trovandosi nella necessità di dovere comunicare efficienza ed efficacia. Mi sembra che siamo ben lontani dal raggiungimento di questo obiettivo.

Bene, vediamo insieme quello che è successo.

Con grande clamore, del tutto giustificato devo dire, viene annunciata da parte del governo la ricezione della prima spedizione di vaccini contro il COVID-19.

In maniera molto scenografica viene organizzata questa spedizione che utilizza un furgone. Niente da dire su questo. E' un giorno importante e costruirci sopra una buona narrazione mi sembra una cosa non solo positiva ma, quasi dovuta. E' un momento importantissimo e credo che come tale vada opportunamente celebrato.

Poche ore dopo, seguendo la stessa strategia di comunicazione, vengono diffuse le immagini delle prime persone vaccinate. Direi che dal punto di vista della comunicazione stiamo andando bene sebbene non benissimo. Come nota a margine va sottolineato il fatto che delle persone che vengono vaccinate si diffonde l'identità e queste vengono fatte oggetto di insulti e minacce da parte di una schiera di persona che non esito a definire "coglioni totali". A questo punto mi sarei aspettato che il Governo andasse a prendere per la collottola tutti questi imbecilli e li portasse davanti ad un tribunale affinché rendessero conto del loro comportamento davanti ad un giudice. Purtroppo ho il sospetto che non sia avvenuto nulla di tutto ciò e che le persone si siano ritrovate a dovere gestire da sole il problema. Prova ne è il fatto che una infermiera, di cui non cito il nome per ovvi ed evidenti motivi, si è vista costretta a chiudere tutti i profili social per via degli insulti e delle minacce ricevute.

Imbecilli ed ignoranti. Non ho altro giudizio da dare a riguardo. Nota a margine: nel caso in cui qui intorno ci siano ascoltatori che hanno qualcosa contro i vaccini li pregherei di allontanarsi senza fare troppo rumore e dedicarsi a qualcosa di più interessante per loro.

Esaurita questa parentesi, torniamo alla nostra storia.

Parte quindi la campagna vaccinale e qualcuno realizza che sarebbe il caso di dare conto ai cittadini dello stato della campagna vaccinale in Italia.

A pancia mi verrebbe da dire che non ci aveva pensato nessuno, forse troppo concentrati sulla organizzazione della logistica e delle prime somministrazioni.

Credo che prova ne sia lo stringato comunicato attraverso il quale il Commissario Straordinario per l'Emergenza COVID-19 annuncia la disponibilità di un sito attraverso il quale il cittadino può monitorare lo stato della campagna di vaccinazione.

Il comunicato si riduce ad una singola frase. Ve la leggo:

"In questa sezione sono raccolti i dati e le statistiche relativi alla somministrazione dei vaccini su tutto il territorio nazionale:"

Segue il link alla famigerata sezione.

- Report Vaccini anti COVID19

Accidenti. Mi sarei aspettato qualcosa di più articolato e che passasse qualche messaggio parallelo. Niente. Poco più che la pubblicazione di un link. Questo rafforza la mia idea che al tema specifico non aveva pensato nessuno. Tristezza e disagio,, diffusi.

Dai, non scoraggiamoci. Forse per una volta sono comunque riusciti a fare le cose come si deve.

Ehm, no. Non è così.

Seguo il link che mi porta alla pagina che visualizza una dashboard relativa alla campagna vaccinale.

Aspetto che la pagina si carichi sul mio browser e.... mi cadono le braccia istantaneamente.

No, dai. Davvero?

La prima cosa che mi colpisce è che la dashboard non risponde ad un dominio del governo ma ad un dominio di Microsoft, in particolare uno relativo al loro strumento di Business Intelligence chiamato Power BI.

Ora, io non credo che ci sia niente di male ad usare un partner per la realizzazione della dashboard, tutt'altro. Power BI è uno degli strumenti di Business Intelligence tra i più conosciuti ed utilizzati al pari di sistemi come Qlik Sense anche se, diciamolo, per visualizzare quel set di dati un sistema di Business Intelligence non è overkill, di più. Con ogni probabilità stiamo parlando di qualche foglio di calcolo con qualche migliaio di righe. Un sistema di Business Intelligence è in grado di gestire in maniera efficace milioni di record senza battere ciglio.

Ad ogni modo, ripeto, ci sta.

Peccato che io, come cittadino, mi aspetto che queste informazioni vivano su un sistema che sia marchiato come appartenente al governo o, in alternativa, che tu comunicassi una partnership con Microsoft per la realizzazione della dashboard. Nessuna delle due cose.

Hai mancato la prima ipotesi e quindi io, come cittadino, mi domando per quale motivo i dati relativi ad una emergenza nazionale stanno su un dominio di proprietà di una multinazionale.

Hai mancato la seconda ipotesi perdendo una buona occasione di comunicazione per entrambi gli attori coinvolti.

Insomma lo hai fatto male.

Soprassediamo ed andiamo avanti.

Scorro tutta la pagina della dashboard e mi viene un dubbio. Ma per quale motivo la pagina in questione non mi ha chiesto di accettare una privacy policy? La cosa, ormai, è un requisito di legge.

La risposta è semplice.

La privacy policy semplicemente per questa pagina non esiste. Non se ne fa nessuna menzione in tutta la pagina e non compare alcun popup che ti chieda di accettarla.

A questo punto è ben evidente che questo sito viola la legge, ed è veramente curioso il fatto che in prima battuta sia Microsoft a farlo, sebbene per conto del Governo Italiano. Per assurdo il garante potrebbe trovarsi a sanzionare Microsoft per una iniziativa che proviene da un altro settore del Governo. Tutto questo sarebbe semplicemente fantastico se non si rasentasse il ridicolo.

Torniamo alla dashboard.

Chi ha maneggiato uno strumento di Business Intelligence sa bene che in genere esiste la possibilità di esporre i dati sottostanti perché questi possano essere scaricati ed utilizzati con altri strumenti.
Di tutto questo non esiste traccia sulla dashboard in questione.

Tutto questo in barba alla politica degli Open Data che il Governo ha sbandierato ai quattro venti negli anni passati.

Anche in questo caso credo che si tratti semplicemente di una mancanza dovuta alla fretta ma è comunque una mancanza grave dal mio punto di vista. Perché non esporre i dati grezzi in modo che possa esserci una doppia verifica da parte di chiunque voglia spendere del tempo per farlo?

Quello che mi viene da pensare è che, ad un certo punto, qualcuno abbia pensato qualcosa del tipo: "Cavolo, ma di questa roba dobbiamo dare conto ai cittadini. Non ci avevamo pensato. Chi tra i nostri fornitori ci può fare questa cosa in un giorno e senza spendere una lira?"

Ecco, la risposta è sotto gli occhi di tutti.

Vero è che a pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende.

Veniamo ai contenuti.

Davvero, non faccio alcun commento sul design della dashboard perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. E' veramente imbarazzante. Credo che non abbia richiesto più di una mezza giornata di lavoro per essere realizzata e non c'è molto pensiero dietro.

La pagina non è nemmeno responsive e sul mio iPhone la mia presbiopia non mi permette di leggerla.

Altra conferma che questa cosa è stata realizzata in fretta e furia.

Ho dei grandi dubbi anche sulla qualità dei dai che vengono esposti. Sostanzialmente si tratta di grandi sommoni, per citare la mia professoressa di Analisi all'università. Niente di più.

Il dato in senso lato ci sta ma non credo che sia sufficiente.

Essendo questa una campagna vaccinale credo che sarebbe stato utile anche un dato relativo alla velocità con la quale i vaccini vengono somministrati nel tempo. Questo dato sarebbe stato molto utile al Governo per rendere evidente ai cittadini come lo sforzo di diffondere il vaccino si stesse sviluppando nel tempo. Certo andava spiegato. La velocità non sarebbe potuta crescere più di tanto per via della limitata disponibilità del vaccino da un lato e la difficoltà logistica della somministrazione dall'alto. Sarebbe stata una buona occasione per fare capire ai cittadini la complessità che sottende ad una campagna di questo genere.

Ancora. La pandemia che stiamo vivendo e la comunicazione dei dati giornalieri dovrebbe avere reso evidente a tutti, almeno a quelli che davvero intendono capirne qualcosa, che il dato assoluto non serve ad un tubazzo di niente. Questo è ancora più vero per quanto riguarda una campagna vaccinale.

Ho capito che mi fai vedere quanti vaccini hai somministrato rispetto a quelli che hai a disposizione ma perché non mi fai vedere la percentuale di popolazione che hai coperto con le vaccinazioni somministrate e, sopratutto, perché non mi fai vedere la velocità relativa del processo vaccinale?

Chiunque si sia mai trovato a disegnare una dashboard sa benissimo che la chiave perché questa sia efficace è la corretta individuazione dei parametri che vengono visualizzati e la loro relazione. Poi è vero che ci sarà un tema di Architettura della Informazione, Visual ed Interaction design ma questo verrà solo dopo.  E questo nonostante ci siano in Italia persone che si occupano di Data Visualisation che non sono seconde a nessuno nel mondo! Se li volete ho un paio di nomi a disposizione. Contattatemi.

Qui, ancora una volta, nasce il sospetto che sia stato fatto tutto in fretta e male senza metterci la testa, senza esprimere un pensiero riguardo quello che si voleva comunicare. Vediamo che dati abbiamo a disposizione e facciamo vedere quelli. In fretta per cortesia che ce ne eravamo dimenticati.

Personalmente ritengo che questo aspetto di comunicazione non fosse affatto banale. Poteva essere uno strumento potente e lo abbiamo mandato in vacca, giusto per non usare espressioni più colorite che non sta bene.

Non è accaduto nulla di tutto questo e noi, in Lombardia, ci siamo dovuti sorbire l'ennesima giustificazione stupida e falsa di quell'ignorante dell'assessore Gallera.

Ancora una volta, non lo avete fatto bene.

Sono tutte occasioni perdute che alla fine non fanno altro che instillare nei cittadini l'idea che siamo governati da dilettanti allo sbaraglio.

Ed anche oggi siamo arrivati alla fine.

Grazie per essere stati con me anche in questa occasione. Vi aspetto al prossimo episodio!

Grazie!

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Cover Image Credits: Photo by Lukas Blazek on Unsplash

Andrà tutto bene…

brown wooden blocks on white table
Photo by Brett Jordan on Unsplash

E così abbiamo finalmente messo in archivio il 2020 e ci siamo avviati, lancia in resta, verso il 2021.


Il 2020 ha portato con sé un insieme di problemi di dimensioni enormi le cui conseguenze avranno ripercussioni di lunga durata e ora difficili da prevedere.

In tutta sincerità la narrazione del genere “Andrà tutto bene” ha cominciato a stufarmi. Parecchio. In fondo si tratta solo di una forma di ottimismo generalizzato che non funziona mai. Solo le pellicole di Hollywood sono in grado di rappresentare una realtà come quella.

No. Non andrà tutto bene. Meglio. Non andrà tutto bene per tutti indistintamente. Tutti porteremo addosso le cicatrici di questa pandemia per lungo, lunghissimo tempo. Tra coloro che, tutto sommato, se la saranno cavata ci saranno folte schiere di persone più o meno distrutte.

Relazioni che avranno raggiunto la piena consapevolezza della bugia che stavano vivendo, persone che subiranno gli strascichi emotivi e psicologici dell’isolamento forzato, aziende in grandi difficoltà, persone che non sapranno come mettere insieme il pranzo con la cena il tutto con a contorno un cambiamento che si è imposto con la forza di uno tsunami.

E questa è l’altra parte della narrazione che mi disturba. Leggo molte opinioni sul post pandemia e nessuna di esse mi convince. Sembra che quasi tutti siano in attesa che questo momento passi perché tutto ritorni come prima.

Il tema è che tutto non potrà mai essere come prima. Badate, non si tratta di pessimismo ma di semplice realismo. Non potrà essere tutto come prima.

Abbiamo subito, e stiamo subendo, un cambiamento che ci costringerà, obtorto collo, a ripensare il modo in cui la nostra società e la nostra economia funzionano.

Dire che sarà tutto come prima è proprio wishful thinking.
Detto questo, ed esaurita la dose giornaliera di pessimismo, io credo che avremo a disposizione una grande opportunità di riflettere e di cambiare. In primo luogo a livello personale ed in seguito a livello della società e della economia in cui viviamo.

Nella maggior parte dei casi non siamo pronti a questo. E’ più facile raccontarsi che tutto tornerà come prima.

Sarebbe un peccato mortale non approfittarne. E se proprio la società non ce la fa, almeno portiamoci a casa il cambiamento personale che è già tanta roba.


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Caro Whatsapp…

E’ notizia di pochi giorni il fatto che ci sarà un cambio nei termini e condizioni che riguardano l’utilizzo della applicazione Whatsapp.

L’accettazione delle nuove condizioni è obbligatoria pena l’impossibilità di usare l’applicazione.

Credo che molti ricordino l’affermazione rilasciata dal CEO nel 2014 a valle della acquisizione dove sostanzialmente sosteneva che uno degli obiettivi principali della azienda era quello di preservare la privacy dei propri utenti.

Purtroppo non è andata proprio come ci si aspettava tanto che il CEO di cui sopra lasciò l’azienda dopo qualche anno proprio per contrasti relativi alla gestione della privacy dei propri utenti.

Qualche anno fa Whatsapp è stata acquisita da Facebook per 19 miliardi di dollari e, come prevedibile, siamo arrivati alla resa dei conti.

La nuova policy prevede che vengano condivisi con Facebook:

  • Numero di telefono dell’utente
  • La propria lista dei contatti
  • Il nome del profilo
  • Le immagini del profilo
  • Il messaggio di stato e la disponibilità online dell’utente
  • Dati diagnostici collezionati dalla applicazione

Insomma, non proprio robetta.

Ora, non che non ci siano alternative valide, molto più valide, di Whatsapp. Telegram o, ancora meglio, Signal. Il problema è che su WhatsApp insistono più di due miliardi di utenti.

La vasta maggioranza di questi utenti non ha alcuna educazione nei confronti della privacy e della sicurezza.

Oltre a questo esiste il fatto che oramai Whatsapp è diventato un luogo in cui i gruppi proliferano. Dentro lì vivono milioni di chat di classe, squadre di calcetto, mamme pulcine, gruppi di colleghi, gruppi di lavoro e chi più ne ha più ne metta.

Si è creato un meccanismo di lock in che è difficilissimo da scardinare. Se anche io volessi abbandonare oggi Whatsapp, cosa che sono tentato di fare, mi verrebbero a mancare alcuni gruppi che riguardano i miei figli e che mi servono per ottenere informazioni che sarebbe difficile trovare in altro modo.

E non ho nemmeno il tempo e la voglia di fare l’evangelista e traghettare quei gruppi verso altre soluzioni.

Questo significa che solo una modesta porzione di quegli utenti migrerà verso altre soluzione più rispettose della privacy dei propri utenti.

E questo è un vero disastro.

Esiste poi un problema di tutte queste soluzioni che riguarda la vera e propria sicurezza delle informazioni che le usano. Utilizzando alcuni dati messi a disposizione pubblicamente dalle applicazioni è possibile venire a conoscenza di informazioni sensibili. Questo è vero almeno per Whatsapp e Telegram.

Per questo argomento sto pensando ad un post dedicato, o ad un episodio del podcast, nel prossimo futuro.


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Open For Business!

E dopo avere archiviato con successo l’annus horribilis cerchiamo di cominciare questo 2021 riprendendo le buone abitudini.

Oggi si riaprono ufficialmente tutte le attività di Corrente Debole che quindi ritorna alle sue normali operazioni.

L’anno passato è stato l’anno in cui sono davvero riuscito nel mio intento di pubblicare un post ogni singolo giorno dell’anno fatta eccezione per i giorni in cui ero in vacanza.

Dando una occhiata alle statistiche del sito mi sono reso conto di avere pubblicato un totale di 342 post in un anno che contava 366 giorni. Tutto questo per un totale di quasi 130.000 parole. Come ho sempre sostenuto questo è un esercizio che serve più a meno che ai miei quattro lettori ma, tutto sommato, credo di avere pubblicato delle cose tutto sommato interessanti.

Allo stesso tempo sono molto soddisfatto di essere riuscito a lanciare il podcast Parole Sparse, che potete trovare qui in tutta la sua magnificenza. Confesso di avere grandemente sottovalutato lo sforzo necessario per produrlo. E’ decisamente molto più impegnativo di quanto non sia Corrente Debole ma credo che ne valga la pena. Continuerò con nuovi e episodi ed ho in mente una sua evoluzione verso una forma maggiormente partecipativa piuttosto che continuare con il modello solipsista attualmente in essere. Tecnicamente non sono ancora soddisfatto ma le mie capacità quale ingegnere del suono sono molto, molto sotto la media o, almeno, molto al di sotto della qualità che desidero. Ci lavorerò su.

Oggi si riparte anche dal punto vista prettamente professionale. Sketchin has sostenuto uno stress test come mai prima d’ora e, tutto sommato, ha retto egregiamente. Nonostante tutto dobbiamo trovare un nuovo assetto ed una maggiore efficienza per questo nuovo anno ma mi conforta sapere che siamo già al lavoro.

In fondo l’impermanenza è uno dei tratti caratteristici di Sketchin e siamo abituati al cambiamento continuo.

Per il momento si continua a lavorare da remoto ma questo non mi preoccupa più di tanto. Personalmente, in questi mesi, ho sistemato il mio studio in modo molto confortevole e vi confesso che lasciarlo mi dispiacerebbe davvero. Credo che anche a cose normalizzate cercherò un equilibrio tra lavoro in studio e lavoro da remoto. Credo di essere stato maggiormente produttivo in questi mesi che non nei precedenti. Probabilmente la causa è che ci sono state meno interruzioni impreviste. I classici “Hai cinque minuti per me?” che sono catastrofici per la produttività personale ma fondamentali per la vita dello studio.

Per il resto si continua a correre ed oggi ci sarà una meravigliosa giornata di sole sul lago.

Cosa volere di più?


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Sorry, we are closed…

Finalmente è arrivato il momento di prendersi una pausa da tutto e da tutti.

Intorno alle 19.00 di ieri sera ho premuto il bottone rosso “Leave meeting” per l’ultima conference call dell’anno. Questo a meno di emergenze dell’ultimo minuto.

Quindi si chiude tutto fino all’11 Gennaio.

Mai come quest’anno ho bisogno di staccare e riprendere un po’ di forze.

Per questa ragione anche Corrente Debole si ferma.

Divertitevi, riposate e prendetevi cura di voi.

Ci si vede l’anno prossimo!

E anche quest’anno fiscale…

Mai come quest’anno mi verrebbe da citare Riccardo Garrone nel film Vacanze di Natale e la sua mitica battuta che esplode quando la moglie gli chiede di dire qualche parola sul Natale. Coloro che non ne hanno memoria lo possono rivedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=h40hylym4b8.

Dire che sia stato un anno particolarmente complesso e duro sotto molti punti di vista è perfettamente inutile perché così è stato per la maggior parte di tutti noi.

Nonostante questo ci sono diverse cose per cui sono estremamente grato.

Sin dai primi di Marzo è stato ben evidente che l’obiettivo principale di quest’anno non sarebbero stati i ricavi, l’EBITDA o l’EBIT ma, piuttosto, la conservazione della intera organizzazione nella sua forma pre-COVID. Per questo dalla metà di Marzo abbiamo avuto meeting giornaliere in cui rivedere i nostri indicatori chiave e reagire di conseguenza prendendo le decisioni necessarie per mitigare gli effetti della pandemia sulle nostre persone.

Devo dire che questo obiettivo è stato raggiunto con grande successo. I provvedimenti che abbiamo preso hanno garantito a tutti il loro posto di lavoro senza sacrifici particolarmente grandi.

Se, spesso, non sono riuscito a chiudere occhio nei mesi passati, posso dire che durante queste feste di Natale dormirò come un infante.

Lo sforzo e l’impegno che le persone hanno messo nel loro lavoro è stato enorme e sempre superiore a quanto fosse lecito chiedere. Questo atteggiamento ha grandemente semplificato il nostro lavoro e reso più semplice prendere delle decisioni. Dopo più di nove anni in Sketchin rimango sempre più sorpreso dalla dedizione delle persone a questa organizzazione. Chapeau!

Abbiamo continuato a fare il lavoro di sempre ed il nostro metodo ci ha permesso di essere efficaci anche a distanza. In fondo il metodo nasce anche con questo obiettivo. Quello che è cambiato è stato l’impatto emotivo del non poterci frequentare. Da un punto di vista puramente creativo credo che questo sia l’effetto più negativo che abbiamo subito in questa pandemia. Non essere in grado di poterci confrontare, scambiare idee, ed anche semplicemente pazzeggiare insieme è stata la mancanza più grande.

I nostri clienti hanno imparato un modo nuovo di condurre i loro progetti e, spesso, li abbiamo condotti per mano facendogli capire che avremmo comunque raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti. Si può lavorare efficacemente anche in maniera diversa.

E poi ci sono i numeri che mai come quest’anno sono un pochino vuoti di significato ma che comunque sono necessari.

Questo credo sia stato l’anno migliore di sempre per Sketchin. Il che è incredibile a dirsi dato il contesto di mercato in cui siamo stati costretti a muoverci.

E finalmente è arrivato l’ultimo giorno di lavoro. Dopo l’ultima conference call di questa sera io chiudo per due settimane. Ho intenzione di staccare completamente e dedicarmi ai miei figli ed ai miei interessi.

Sketchin, ti voglio bene, tanto, ma ci si rivede l’anno prossimo.

Per tutti voi non mi resta che augurarvi di passare un periodo di tranquillità.

Prendetevi cura di voi.

Ultima nota. BIP mi aveva chiesto un video di quindici secondi per salutare i colleghi. Video che con il contributo di altre decine di colleghi sarebbe poi stato montato e diffuso.

Quello che vedete sopra è il mio contributo. (E’ ben evidente che non potrei mai fare lo YouTuber)

Non mi vogliono

danger no entry sign
Photo by Issy Bailey on Unsplash

Mi era successo molto raramente, praticamente mai negli ultimi due o tre anni.

Nel mio newsfeed passa una notizia di cui mi interessa conoscere di più. Per questa ragione decido di uscire dal mio lettore di feed ed andare sul sito web che la pubblica per leggerla in originale e vedere che commenti hanno lasciato gli utenti.

Il contenuto della notizia è davvero irrilevante in questo caso.

Faccio quindi il mio bel click sul link ed ecco cosa mi restituisce il sito web in questione:

This site not available in your country

Tutto questo in una bellissima pagina completamente bianca.

Guardo il codice HTML e non esiste. C’è solo quella patetica frase.

Ora, dato che sei un sito di informazione, a cosa serve tutto questo? Nel 2020, quasi 2021, non riesco a darmi una spiegazione.

Cosa banale, ma continua a girarmi per la testa da questa mattina.

Analfabetismo digitale – Podcast – Episodio 5

man wearing black dress shirt
Photo by Sigmund on Unsplash

In questo episodio parliamo di analfabetismo digitale e di analfabetismo funzionale.Per farlo useremo come esempio la notizia secondo la quale una applicazione a pagamento che imita il comportamento della applicazione IO per la gestione della operazione cashback lanciata dal governo ha scalato la classifica degli App Store di Apple e Google arrivando nelle prime dieci posizioni prima che venisse rimossa.

Vedremo come il design è uno strumento fondamentale per affrontare i problemi legati all’analfabetismo digitale e del perché è necessario farne un uso intensivo, sopratutto da parte della pubblica amministrazione.Nell’episodio sono citati dei documenti i cui link vi riporto qui di seguito:

E’ possibile scaricare la trascrizione dell’episodio qui: Parole Sparse – Episodio 5 – Analfabetismo Digitale – Trascrizione

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Piccoli gioielli

Chi mi conosce sa che sono un grande appassionato di magia, sopratutto di magia con le carte.

Mi piacciono quegli effetti che vengono dal passato. I grandi classici eseguiti con una incredibile eleganza da personaggi come Alex Elmsley, Dai Vernon, Larry Jennings e tanti altri.

Non mi piacciono molto gli artisti moderni. Troppo complicati e troppo scenografici.

Dai Vernon, il professore, diceva che la semplicità è la chiave di tutto. Non solo negli effetti con le carte, oserei dire.

Gli unici libri fisici che oramai acquisto e conservo sono i libri di magia. Alcuni nuovi, molti usati e provenienti dal passato.

Tra tutti i libri disponibili sul mercato il padre di tutti è certamente The Expert at the Card Table di S. W. Erdnase. Con la sola lettura di questo piccolo, ma preziosissimo, testo si potrebbe una carriera nel mondo della magia senza correre il rischio di temere la concorrenza.

Ogni singola frase di questo libro è un tesoro unico. Lo stesso Dai Vernon lo riteneva un testo fondamentale tanto che lui stesso scrisse un libro con le sue annotazioni personali sul testo. Il libro di Vernon è incredibilmente bello. Un’altra perla rara.

Questo per dire che quando ho visto rilasciata la versione speciale che vedete riprodotta nella immagine sopra non sono riuscito a resistere e ho dovuto comprarla. Un piccolo regalo di Natale per me.

Di quel libro ne posseggo almeno cinque edizioni diverse, più o meno antiche. Nonostante questo non potevo fare a meno di inserire questa nella mia libreria.

Una copertina in pelle riveste un libricino piccino piccino. Direi una vera e propria opera d’arte. Erano circa quattordici anni che non veniva rilasciata una versione come questa. Ringrazio Conjuring Arts per avere deciso di riprodurre questa perla.


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Altro giro, altro regalo

Mi ci ero messo di buzzo buono. Aspettavo che venisse rilasciato il nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per comprendere come ci si sarebbe dovuti comportare durante questo periodo di feste di Natale.

Sì, perché io, in questi ultimi nove mesi, ho vissuto praticamente come un frate recluso nel proprio monastero e volevo capire a quali ulteriori regole avrei dovuto attenermi per evitare di contagiare e venire contagiato.

Per questa ragione avevo deciso di andare alla fonte, ovvero alla Gazzetta Ufficiale. Il testo del DCPM lo si può leggere, nella sua forma integrale, seguendo questo link.

Vi confesso che al quarto “Visto” mi è cominciato a ribollire il sangue.

Situazione che è ulteriormente peggiorata leggendo l’articolo 1 che vi riporto di seguito:

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo  1,  comma  2,  del decreto-legge  2  dicembre  2020,  n.  158,  nei  giorni  festivi   e prefestivi compresi tra il 24 dicembre  2020  e  il  6  gennaio  2021 sull'intero territorio  nazionale  si  applicano  le  misure  di  cui all'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri 3 dicembre 2020; nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021 si applicano le misure di cui all'articolo 2 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio  dei  ministri  3  dicembre  2020,  ma  sono altresi' consentiti gli spostamenti dai comuni  con  popolazione  non superiore a 5.000 abitanti e per una  distanza  non  superiore  a  30
chilometri dai relativi confini, con esclusione in  ogni caso  degli spostamenti  verso  i  capoluoghi  di  provincia.  Durante  i  giorni compresi tra il 24 dicembre 2020 e il  6  gennaio  2021  e'  altresi' consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata,  ubicata
nella medesima  regione,  una  sola  volta  al  giorno,  in  un  arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei  limiti  di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi gia'  conviventi,  oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone  esercitino  la  potesta' genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Io mi ritengo una persona tutto sommato preparata ed in grado di comprendere argomenti complessi ma vi confesso che ho dovuto leggerlo almeno quattro volte per comprenderlo.

Ma davvero?

Ancora una volta mi ritorna in mente quello che diceva Italo Calvino su quella che lui chiamava antilingua: l’antilingua ha lo scopo di tenere a distanza invece di avvicinare, confondere invece di chiarire, per questo sostituisce la parole di uso quotidiano con perifrasi e termini arcaici e organizza le frasi in sistemi contorti. Nella antilingua la sistematica manomissione della sintassi si accompagna a quella del lessico.

Ma come può un cittadino normale comprendere quello che è scritto là sopra? Vi riporto un dato, che tra l’altro userò nell’episodio di domani del podcast di Corrente Debole: in Italia il 28% della popolazione tra i 16 ed i 25 anni è un’analfabeta funzionale.

Questo significa che almeno il 28% delle persone non saranno in grado di comprendere quel testo.

Oltre a questo provate a scomporre quel testo nei suoi elementi essenziali e vi renderete conto di quanto veramente poco sia proibito e di quante pieghe permetteranno alle persone di fare, sostanzialmente, quello che vogliono.

Mala tempora currunt.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


Tecnologia, politica e sociale

private signage door
Photo by Dayne Topkin on Unsplash

Che le grandi aziende stiano giocando un ruolo politico nel condurre le proprie attività credo sia sotto gli occhi di tutti nonostante la loro grande resistenza ad ammetterlo.

Allo stesso tempo i grandi produttori di hardware sembrano subire sempre maggiori pressioni dalle autorità di vari governi e forze di polizia affinché permettano loro di avere accesso ai dati degli utenti sui loro prodotti.

Difficile stabilire un sano confine tra quello che è giusto e quello che è ingiusto sotto questo profilo.

Nonostante questo qualcosa di buono sembra comunque accadere.

Apple, Google, Microsoft e Mozilla hanno comunicato che rimuoveranno dalla lista dei trusted root certificates dei loro browser il certificato emesso dal governo del Kazakistan. In poche parole, il governo del Kazakistan richiede l’uso di questo root certificate perché i propri cittadini possano accedere ad Internet.

Se un governo controlla un root certificate ha la possibilità di decrittare tutto il traffico protetto da quel certificato. Conseguenza terribile.

Questa mi sembra una chiara mossa di carattere politico.

Interessante anche un documento rilasciato da Apple che guida gli utenti alla protezione dei propri dati quando le persone stesse si ritengono a rischio.

Il documento si intitola “Device and Data Access when Personal Safety is At Risk” e lo potete consultare seguendo questo link.

Il primo passo per la protezione dei propri dati è proprio l’educazione ad un uso consapevole della tecnologia. Questo documento va proprio in questa direzione ed una cosa veramente ben fatta.


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Apple, ma che strazio

red apple fruit
Photo by an_vision on Unsplash

Da consumatore sono sempre convinto che se io compro un pezzo di hardware, come ad esempio un Personal Computer, devo avere la libertà di usarlo come meglio credo.

Voglio decidere quale sistema operativo utilizzare con l’hardware che ho comprato con i miei quattrini. Mac OS, Windows, Linux o qualsiasi altra cosa io desideri.

Già l’impresa di utilizzare Linux su hardware Apple richiede conoscenze non banali. Ad esempio, sul mio MacBook 12″ ho dovuto cambiare il firmware EFI per potere installare prima Kali Linux e poi Parrot OS. Non alla portata di tutti perché è molto facile rendere il computer un mattone molto costoso.

Ieri Apple ha rilasciato alcuni update dei suoi sistemi operativi Mojave, Catalina e Big Sur. Come sempre per i primi due sono stati rilasciati anche gli standalone installer, mentre per Big Sur ciccia. Ancora non se ne vede traccia.

Mi pare che Apple stia cominciando a negare questa possibilità per i sistemi operativi più recenti.

Che strazio.

L’assenza di questi oggetti rende impossibile installare il sistema operativo su un sistema che ne ospita un altro. Cosa che, per esempio, ho fatto recentemente per riportare quel MacBook 12″ al sistema operativo Apple Big Sur (La versione rilasciata all’inizio aveva l’installer stand alone).

Ma perché?

Questo atteggiamento di continuo lock in mi urta veramente i nervi.

Vero è che con la nuova architettura ARM non ci sono grandi sistemi operativi alternativi disponibili ma certamente qualcuno proverà a portarli prima o poi. Sarebbe quindi difficile tornare indietro una volta fatto.

Triste, molto triste.


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Sempre più perplesso

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Photo by Rob Curran on Unsplash

Sono giorni che cerco di farmi una idea di cosa succederà durante le vacanze di Natale per effetto di questa pandemia.

Per questa ragione mi sono rimesso a leggere i quotidiani per cercare di capire a che genere di provvedimenti stiano lavorando i nostri cari governanti.

Purtroppo non riesco a cavarne un ragno dal buco.

Da un lato ci sono le regole in vigore. Chi rosso, chi giallo e chi arancione con le connesse regole. Bene.

Ci sono queste regole e credo che la maggior parte di noi si stia adeguando in maniera precisa a quando prescritto. Leggo poi di gente stupita per la quantità di gente in giro per le città.

Ora, non voglio fare il solito precisino, ma, esattamente, che regole hanno violato queste persone? Si sono mosse nei confini di ciò che era permesso e non vedo il motivo per ritenerli dei criminali.

Certo esiste una sensibilità personale che dovrebbe cercare di limitare il nostro comportamento all’interno delle regole, magari elaborandone di più stringenti in modo del tutto personale. In sostanza come sto facendo io. Per me in queste giorni sostanzialmente si applicano le regole delle zone rosse con tutte le conseguenze del caso.

I temi centrali sono due.

Il primo riguarda il fatto che, purtroppo, l’interesse personale delle personale prevarica l’interesse generale. Mi muovo all’interno delle regole che mi hanno dato per quanto lasche queste siano. Cerco quindi il maggiore vantaggio possibile cercando di non superare un limite. Peccato che queste regole non siano proprio quelle più adatte a preservare l’interesse generale.

Dall’altra, il legislatore o presunto tale, che si trova nella necessità politica di dare una botta al cerchio ed una alla botte. Il risultato è il solito pasticcio di regole grigie e, sostanzialmente, poco efficaci. Regole che non fanno contenta nessuna categoria. Tutto questo coronato dalla completa incapacità di prendere delle decisioni rapide, quali queste siano.

Avere una responsabilità significa prendere decisioni, e prenderle in fretta. Chiunque si sia mai trovato a dovere prendere delle decisioni gravi sa benissimo che non è possibile fare felici tutti.


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