Cielo, i miei dati personali!

Tra qualche tempo dovremo avere a disposizione una applicazione che ci permetterà di monitorare i potenziali contatti con persone positive al Coronavirus e, di conseguenza, di potere tracciare con chi essi sono venuti a contatto.

Personalmente trovo che sia una notizia vitale per uscire da questa situazione. Questo, ovviamente, se riusciremo a fare le cose per bene (vedi il caso INPS).

Comincio a leggere su Facebook, ma anche su altri social network, preoccupazioni sull’utilizzo dei dati personali che, necessariamente, forniremo per l’utilizzo della applicazione.

I commenti si dividono in due grandi fazioni. Da una parte ci sono i commenti di coloro che hanno competenza sul tema della gestione dei dati personali. Questo sono commenti sani e che sollevano questioni rilevanti e fondamentali perché le cose vengano fatte per bene. Nessuno di questi è contrario a priori, e mi sembra buona cosa.

Dall’altra parte ci sono quelle che: “Io non darò mai i miei dati personali. Chissà che uso ne faranno loro”. Dove il loro si piò estendere dagli Illuminati, ai poteri forti e ai massoni.

Mi faccio un giro sui profili social di coloro che alzano gli scudi contro l’applicazione in difesa dei loro dati personali.

Si scopre che:

  • Sono anni che sono iscritti a Facebook sul quale postano qualsiasi momento della propria giornata e della giornata dei propri familiari ed amici.
  • Non appena partono per una vacanza provvedono ad avvisare l’universo dell’evento, topi d’appartamento compresi. (Ricordati Please Rob Me?)
  • Prima di salire in aereo postano la foto della loro carta di imbarco con tanto di codice di prenotazione ben in vista e spesso con i dati personali del passaporto. (Guardate questo: Hacking boarding passes for fun and profit)
  • Permettono alle banche, agli istituti di credito, alle società emittenti di carte di credito di profilare il loro comportamento di spesa ogni volta che strisciano una carta.
  • Usano la carta fedeltà di negozi e supermercati consegnando a quelle aziende il loro profilo di spesa e di attitudine alla spesa.
  • Da quando hanno in tasca un telefono cellulare, sia questo Android o Apple, consegnano una infinità di dati personali tra i quali, posizione, fotografie, documenti, e-mail a operatori di telefonia mobile e OTT.
  • Per quel sottoinsieme che usa Tinder o affini raccontano i loro gusti sull’altro sesso.

Si potrebbe continuare per pagine e pagine.

Ora, nessuno dei punti ti salva la vita e non ti lamenti. Al contrario frantumi le palle per una applicazione che può evitarti di tirare il calzino?

E dai, su. Siamo seri.

Photo credits:

unsplash-logoLianhao Qu

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silvia

Ciao Ale, grazie per gli spunti, che condivido. Di qualche passaggio ne ho fatto un copia-incolla, che ho buttato come bomba facendola deflagrare all’interno di conversazioni che stavano portando il cervello all’ammasso. Non ti ho citato come fonte Grazie, ciao.

David

Ciao, capisco che sembri esserci una contraddizione tra chi condivide già i suoi dati ma a me sembra che ci sia una differenza tra lasciare che qualcuno gestisca i miei dati sulle abitudini del tempo libero e le mie condizioni di salute. C’è un enorme rischio di discriminazione: sono una donna incinta e sto facendo dei colloqui di lavoro? Sono gay o semplicemente frequento locali gay? In più mi chiedo se ho avuto contatti con persone positive, dovrò farmi il test. Quale? Quando, visto che sembra non ve ne siano disponibili? Non è poi vero che condividiamo tutto. Ognuno di… Leggi il resto »