Collaborazione remota

laptop on brown wooden table
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Oggi mi sono imbattuto in un bellissimo articolo pubblicato su Increment: Committing to collaboration.

Ho trovato questa lettura estremamente interessante, sopratutto per la lettura che fornisce della collaborazione remota durante questa pandemia.

E’ evidente che ci sono una quantità enorme di attività che non possono in nessun modo essere remotizzate. Se lavori alla costruzione di un’autovettura è piuttosto difficile riuscire a portare a termine quel lavoro da remoto.

Per tutti quei lavori che invece richiedono l’uso di un personal computer la storia è, ovviamente, molto diversa sebbene in gradi di efficacia dipendano moltissimo dalla organizzazione aziendale, dagli strumenti utilizzati e dalla cultura aziendale.

L’articolo in questione parla della categoria che in tutto è meglio preparata. Quella delle persone che per lavoro sviluppano codice. Per questa categoria di persone la possibilità di lavorare da remoto è molto facilitata da una quantità enorme di strumenti che oramai sono più che maturi.

Ma da dove deriva questa maturità?

Dallo sviluppo di codice Open Source. Da sempre lo sviluppo di codice open source avviene in modalità remota, distribuita e con la collaborazione di un numero molto grande di persone.

Questa necessità ha condotto allo sviluppo di molti strumenti di gestione remota del codice sorgente che oramai è molto più che maturo, usabile (quasi tutti) e compreso dalla maggior parte degli attori coinvolti.

Quella industria era quindi pronta da tempo ad affrontare un problema come quello che tutti stiamo vivendo oggi.

Questo non è particolarmente vero per la maggior parte degli altri lavoratori che utilizzano un personal computer per lavorare da remoto.

Se è vero che esistono una quantità di strumenti per potere accedere da remoto a tutte le piattaforme esistenti sul mercato è altrettanto vero che la maggior parte delle aziende non ha mai dovuto farne uso.

Quindi da un lato abbiamo le aziende che non sono pronte a fare in modo che questo accada e dall’altro non esiste la cultura e la preparazione per gli utenti che dovrebbero svolgere il lavoro.

Anche solo la disponibilità di un notebook per lavorare da casa non è la situazione tipica per un lavoratore in ufficio. La maggior parte delle aziende dedica questo tipo di risorse alle persone che hanno necessità di muoversi dalla sede di lavoro, tipicamente la forza commerciale ed il senior management.

Per questa ragione, per abbassare, il total cost of ownership le aziende hanno raramente fornito alla loro forza lavoro dei notebook orientandosi preferibilmente a personal computer desktop o, in alcuni casi, a dei think client.

Questo genere di figurare professionali ha quindi una minore maturità tecnologica e di organizzazione che non gli permette di essere efficace in un momento come quello che stiamo vivendo.

Non esiste una soluzione semplice ed economica per affrontare questo problema. La prima considerazione che le aziende dovranno fare è una stima di quanto questa situazione potrebbe perdurare. La seconda considerazione necessaria è se, al di là della emergenza puntuale, un ripensamento strutturale del modo di lavorare sia necessario.

Sappiamo certamente che lavorare in maniera differente è possibile ma quante aziende metteranno mano ai loro processi interni per abbracciare questa nuova modalità?

La verità è che non è un problema tecnologico ma, piuttosto, un problema di carattere culturale. E ogni volta che si sfiora la cultura azienda sono lacrime e sangue.

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