Dispositivi di protezione spirituale

Photo by Evie S. on Unsplash

In questi oramai anni di lockdown più o meno volontario siamo tutti venuti a conoscenza dei dispositivi di protezione individuale per contrastare il contagio da virus Covid-19.

Mascherine chirurgiche, mascherine FFP2, gel, soluzioni igienizzanti, disinfettanti e chi più ne ha più ne metta. Io credo che oramai sarei in grado di aprire una parafarmacia senza aver particolari problemi.

Sta diventando sempre più complicato tenere questo virus fuori dalla porta. In queti ultimi mesi, nonostante il fatto che non ci fossero regole particolarmente stringenti da rispettare, ho comunque ridotto al minimo le mie interazioni sociali in modo da cercare di rimanere lontano da un possibile contagio.

La sensazione di queste ultime settimane è che mi sembra che tutto stia diventando sempre più complesso e difficile. Sono orami diversi i casi di conoscenti, o familiari relativamente prossimi, che sono stati contagiati. Fortunatamente nessuno di essi sta attraversando una malattia particolarmente virulenta ma rimane la sensazione che il virus stia tentando di avvicinarsi.

Il che mi farebbe anche un pochino girare le scatole dato che sono oramai quasi due anni interi che mi sto dando alla macchia per evitarlo.

In questo momento credo che la fonte di contagi più probabile sia quella che potrebbe provenire dai miei figli. Con la didattica in presenza loro sono quelli che corrono il rischio maggiore di venire contagiati e, subito dopo, di contagiare me.

Continuo quindi a fare largo uso dei dispositivi di protezione individuale.

Qualche giorno fa scrivevo della rabbia e della frustrazione che vedo diffusa tra la gente. In tutta sincerità non provo rabbia nei confronti di niente e di nessuno. Ritengo che qualsiasi problema vada affrontato con le risorse che si hanno a disposizione nel tentativo di risolverlo.

Al contrario la frustrazione rimane, ed aumenta. E’ chiaro che da un lato ci sono gli strumenti ed i comporamenti necessari a proteggermi da un eventuale contagio mentre dall’altro esiste la consapevolezza che tu, come singolo, poco puoi fare affinché questa situazione pandemica termini.

E per questa ragione ieri pensavo che ai dispositivi di protezione individuale andrebbero affiancati dei dispositivi di protezione spirituale.

In questo caso è difficile generalizzare perché credo che ogni singolo essere umano debba, in maniera del tutto atuonoma, scoprire quali sono i suoi dispositivi di protezione spirituale.

Io penso che questi siano quegli strumenti che ti permettono di stare bene con te stesso e ritrovare un pochino di serenità allontanando quel senso di frustrazione.

Ci ho riflettuto molto e sono arrivato alla conclusione che i miei dispositivi di protezione spirituale sono, in ordine sparso:

  • Il contatto costante e virtuale con le persone a cui tengo. Una telefonata, un SMS, un messaggio di posta elettronica. Quelle persone con le quali riesci a parlare davvero e profondamente.
  • La lettura. La lettura è sempre stata per me una grandissima forma di evasione e mi ci tuffo in ogni momento libero che riesco a trovare nella mia giornata. Quotidiani, riviste e sopratutto libri. Di qualsiasi genere.
  • La musica, quella suonata che è un’altra forma di evasione. Non passa giorno che non prenda in mano una delle mie chitarre e mi faccia un giro suonando a caso o, semplicemente, improvvisando.
  • La magia che lo so che sembra strano ma i giochi con le carte sono in grado di rilassarmi come poche altre cose al mondo.
  • Scrivere un po’ di codice che altro non significa che immergere il capo in un problema nel tentativo di risolverlo, magari con una certa eleganza che non guasta mai.

C’è poi il mondo del lavoro che è comunque un discreto dispositivo di protezioni spirituale. Prendersi cura di Sketchin è una cosa che continua ad affascinarmi ogni giorno di più.

E per voi? Quali sono i vostri dispositivi di protezione spirituale?

Sono curioso…

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