“Per me… la Corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!” – Seguono novantadue minuti di applausi.

Rag. Ugo Fantozzi – Il secondo tragico Fantozzi

Oramai da diverso tempo il termine Digital Transformation ha scalato la vetta dei termini che detesto con tutto me stesso scalzando il termine Innovation.

La prima cosa che mi sento di dire riguarda l’uso della lingua e quel costume, tipicamente italico, secondo il quale usando la traduzione Inglese di un termine Italiano lo rendi immediatamente più figo, spendibile e, sopratutto, vendibile.

Siamo in Italia e, grazie al cielo, la nostra è una lingua ricca, piena di sfumature e densa di poesia. Perché non usarla?

Quindi, perché la trasformazione digitale è una cagata pazzesca?

Per certi versi la risposta è piuttosto semplice. Come qualsiasi altra cosa se non riempi di contenuto la forma, non hai nulla tra le mani.

Parlare di trasformazione digitale non significa nulla, per sé. Il modo corretto di affrontare la questione è quello di parlare di trasformazione in senso lato. La componente digitale di questa trasformazione è solo uno degli aspetti.

Dobbiamo quindi parlare di trasformazione di aziende, processi, metodi, prodotti e servizi. Parte di questi possono sfruttare il digitale come strumento, altri non ne hanno affatto bisogno.

A questo punto per quale motivo si parla quasi esclusivamente di trasformazione digitale? Perché tutti ne parlano e tutti la vogliono pur non sapendo cosa sia e non conoscendo cosa voglia dire.

Perché è figa. Si vende facile. Tutti la vogliono.

Se il tuo scopo è distribuire corpi non senzienti presso le sedi dei tuoi clienti è il nuovo El Dorado. Questo assurda dinamica ha generato, e continua a generare, mostri terribili e poco efficaci. Tutte le aziende in forsennata ricerca di altre aziende che hanno la parola digitale da qualche parte nel loro statuto. Acquisizioni a nastro, spesso poco sensate.

Ho sempre sostenuto che il denaro non deve essere il fine ultimo di una azienda. Nel nostro caso ho sempre sostenuto che il denaro, quello che ci paga gli stipendi, è un sottoprodotto delle soluzioni che troviamo ai problemi che i nostri clienti ci chiedono di risolvere.

Torniamo quindi al concetto principale. Si tratta di trasformazione ed il primo punto da cogliere affinché questa trasformazione sia efficace è che deve essere una trasformazione che parte dalla cultura aziendale.

La cultura interna deve essere la prima cosa che deve essere cambiata se si desidera affrontare un processo di trasformazione radicale del proprio modo di condurre gli affari. Se questo non accade, si tratta solo di cosmesi. E, si sa, la cosmetica dura lo spazio di una giornata.

Il mio caro amico Marco Piscitelli mi disse un tempo che molte aziende sono spesso governate da minaccia, ricatto e corruzione. Non posso essere più d’accordo. Se questi sono i meccanismi che regolano un azienda non c’è trasformazione che tenga.

La trasformazione culturale impone che si modifichi il rapporto tra l’azienda ed il cliente ma, allo stesso tempo, richiede che cambino i rapporti interni. La cultura, appunto.

Ecco il più grande vulnus della trasformazione digitale se proposta in maniera non opportuna. Spesso la trasformazione digitale si dedica solo ed esclusivamente a quest touchpoint verso il cliente finale lasciando intatti i meccanismi ed i touchpoint interni. Non esiste via migliore per il fallimento.

Non esiste una ricetta per la trasformazione. Se volessimo usare una analogia è come quando andiamo dal medico. Ogni organismo è diverso e quindi ogni cura è diversa dall’altra. La stessa cosa vale per un processo di trasformazione.

Chiunque dica, e proponga, una ricetta sta raccontando una grandissima bugia. Ogni processo di trasformazione deve essere studiato e affrontato caso per caso. Non esistono approcci diversi.

Dobbiamo quindi parlare di trasformazione. Una trasformazione nella quale il digitale è una delle componenti che può giocare un ruolo fondamentale nella efficienza economica della trasformazione ma che non può prescindere da tutte le altri componenti. Si tratta di un viaggio, spesso lungo, che impone la creazione definizione di un ecosistema. Un ecosistema che, come tutti gli ecosistemi, si fondi su un equilibrio sano tra tutte le sue componenti.

Forse è il caso di cominciare a mettere del contenuto dentro le parole.