Le favole e Gianni Rodari

Sono ormai un paio di settimane che alle diciannove faccio un video in diretta su Facebook in cui leggo due favole di Gianni Rodari tratte dal libro “Favole al telefono”.

La platea è sempre molto scarsa ma, come per Corrente Debole, l’esercizio vale molto più per me che per gli altri. Nel caso in cui vogliate vederle potete usare questo indirizzo: Corrente Debole su Facebook

Per me è una finestra sul mondo che mi aiuta a fuggire dalla quarantena forzata di queste settimane insieme ad essere un piccolo omaggio a quello che ritengo uno dei più grandi narratori Italiani.

Il 14 Aprile era il quarantesimo anniversario della scomparsa di Gianni Rodari. Non me ne ero reso conto.

Non so se vi è mai capitato tra le mani “Favole al telefono”. Nel caso in cui non sia avvenuto vi consiglio di leggerlo. In poche ore farete dei viaggi fantastici in mondi immaginifici e leggeri. Una distrazione come poche in questo momento particolarmente complesso.

Se poi si astrae dalla favola se ne possono derivare considerazioni del tutto valide per la vita di noi adulti.

Vi faccio due esempi.

Nella favola “Il palazzo da rompere” si narra di un paese gli abitanti bambini sono soliti rompere qualsiasi cosa gli capiti sotto il naso. Si decide di costruire un palazzo che i bambini possono distruggere. Alla fine i bambini sono talmente stanchi che il palazzo rimane in piedi e quindi:

Quello che restava in piedi del palazzo da rompere, il Comune lasciò liberi i cittadini di farne quel che volevano. Allora si videro certi signori con cartella di cuoio e occhiali a lenti bifocali – magistrati, notai, consiglieri delegati – armarsi di martello e correre a demolire una parete o a smantellare una scala, picchiando tanto di gusto che ad ogni colpo si sentivano ringiovanire. – Piuttosto che litigare con la moglie, – dicevano allegramente, – piuttosto di spaccare i portacenere e i piatti del servizio buono, regalo della zia Mirina… E giú martellate.

A qualcuno di voi questo avrà ricordato una delle tante Startup che creano delle stanze nelle quali una persona può distruggere ogni cosa usando qualsiasi strumento desideri.

Nella favola “L’Apollonia della marmellata” si conclude così:

… teste per fare l’imperatore se ne trovano a tutte le cantonate, ma mani d’oro come quelle dell’Apollonia sono ben piú preziose e rare.

Non è forse perfettamente applicabile nel contesto che stiamo vivendo in questi giorni?

Insomma, se volete ritornare un pochino bambini, ed allo stesso tempo farvi trascinare in qualche riflessione più profonda andate a comprare “Favole al telefono” e leggetelo.

Oh, io questa sera alle 19.00 sono di là. Baci.

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Eleonora

Ammettilo che lo porti in palmo di mano perché ti prestò la moto
Buona giornata!

Eleonora

Giulio, quando io e Lucrezia eravamo bambine, ce ne leggeva spesso una, la sera dopo averci messe a letto. Il tempo si sospendeva nell’incanto delle favole di Rodari, nel sue parole semplici e divertenti. Grazie Alessandro di riportarmi indietro di 40 anni, è una bella magia