Leggerezza perduta, forse.

E poi ti svegli tardi in una mattina di Ottobre. Gli ultimi quattro giorni spesi a letto con la febbre alta, la bronchite e troppo, troppo tempo per pensare.

Una di quelle mattine in cui ti piacerebbe risentire la voce di tua madre dal piano di sotto che ti esorta a darti da fare: “Alessandro, non sarebbe il caso di alzarsi e fare qualcosa di utile?”.

Scendere in cucina per fare una colazione tardiva, quasi un brunch come direbbero quelli fighi. Incrociare lo sguardo di tuo padre in salotto nella sua solita poltrona ed il suo solito giornale. Il sopracciglio alzato, massimo segno della sua disapprovazione.

Assenza di consapevolezza nei riguardi delle proprie responsabilità. O, forse, totale assenza di responsabilità che non siano quelle di portarsi a casa un anno scolastico con dei voti decenti. Nulla di più. La leggerezza di questa situazione e, ancora, l’infinita serie di opzioni che hai davanti a te. Tu non lo sai.

Avere la consapevolezza dei miei 52 anni e la leggerezza dei miei 18 anni.

Un abbraccio in più a mio padre che, troppo spesso, aveva ragione e non lo ho mai riconosciuto. Piuttosto, il contrario. La determinazione di mia madre nei nostri confronti che ho troppo spesso confuso con troppo rigore.

Eppure non tutto è perduto. Quella leggerezza è ancora lì. E’ semplicemente sepolta nel quotidiano, nei doveri più o meno stringenti. Nella normalizzazione che ci viene imposta dai ruoli e dalla società.

E infine ti ritrovi a cucinare una crostata con tua figlia ascoltando i rumori del lago. La farina, il burro e lo zucchero che si spargono sul tavolo e sul pavimento. Sporcano i nostri vestiti e noi ce ne freghiamo ridendo come due ragazzini. Lei una ragazzina lo è. Io sono tornato indietro a quella leggerezza che pensavo perduta per sempre. In fondo, è solo una convenzione imposta. Nulla di più, nulla di meno. E’ davvero tutto inventato.

E anche il pensiero dei coglioni che ti circondano diventa più leggero. Non sanno, non sapranno mai. E va bene così.

Ora vado, ché la crostata è quasi pronta.

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