LinkedIn è per il business (reprise)

Oramai LinkedIn è il solo network che frequento con una certa costanza. Ho abbandonato tutto il resto molto tempo addietro ed il mio unico contributo a questi altri social network è un cross post di quello che pubblico su Corrente Debole.

La varietà di quello che transita su LinkedIn è molto vasta. Ci sono che mi interessano particolarmente per il mio lavoro, altre per la mia curiosità ed infine una vastità di cose di non potrebbe fregarmi di meno.

Il mio approccio è molto pragmatico. Se una cosa mi interessa la leggo con attenzione. Se la trovo di particolare valore la condivido con la mia rete, ma solo dopo averla attentamente ed avere verificato che quello che si scrive nel titolo sia consistente con il contenuto. Su ciò che non mi interessa semplicemente passo oltre.

Credo di essere uno dei pochi a seguire questo approccio.

Ora è necessaria una premessa.

Io sono fermamente convinto che non esista una ben definita linea di confine tra il personale ed il professionale. Mi spiego meglio. Esiste certamente una serie di competenze che ti permettono di condividere contenuti di valore su LinkedIn. Su questo non ci piove. Altrettanto vero è che un vero professionista non è definito solo dalla sua competenza e dalla sua professionalità. Un professionista è definito, anche, dalle sue passioni, dal suo modo di interpretare il mondo in cui vive e dalla filosofia che muove la sua esistenza.

Per questa ragione non mi scandalizza affatto leggere di esperienze personali e punti di vista che esulano dalle competenze professionali di una persona. Tutt’altro. Queste letture mi permettono di farmi una idea più chiara della persona che sta scrivendo e, in un certo qual modo, contribuiscono alla costruzione di una identità per me più definita. Più reale, oserei dire.

Ho sempre faticato molto a tollerare il fatto che quando, sopratutto nel passato lontano, si viaggiava per lavoro si tendeva a parlare solo di lavoro negli spazi non occupati dal lavoro stesso. Ma che due palle!

Per questo mi piace leggere di altro su LinkedIn.

Queste levate di scudi sul fatto che LinkedIn è fatto per il business mi infastidiscono parecchio. Passo sempre oltre senza colpo ferire.

Che poi su questa faccenda che LInkedIn sia fatto per il business dovremmo parlarne.

Nella maggior parte dei casi mi arrivano solo cose che non mi interessano affatto.

Passiamo dai recruiter che mi offrono una posizione da Scrum Master, immagino perché sono certificato Scrum Master, ma che è ben evidente che non hanno letto una virgola del mio trascorso professionale.

Transitiamo per quelli che dieci secondi dopo l’accettazione di un collegamento ti mandano proposte commerciali che nulla hanno a che fare con quello di cui ti occupi.

Ci sono poi i grandi esperti della qualunque che tentano di venderti qualche corso online in grado di trasformare la tua carriera in men che non si dica.

E poi ci sono le richieste di valore, sopratutto di giovani che entrano nel mondo professionale in cui vivo, che chiedono qualche consiglio o che, semplicemente, vogliono fare due chiacchiere. Su queste sono sempre terribilmente in ritardo nelle risposte. Se leggete, perdonatemi. Vi risponderò, promesso!

Insomma, io tutto questo business non ce lo vedo proprio. Concedo il fatto che non ne ho necessità né personalmente, né professionalmente e quindi potrei avere una visione distorta del contesto.

Per il resto state tranquilli. Il grande potere di non leggere e passare oltre è sempre a vostra disposizione.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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Gioacchino Poletto

Penso che il tuo approccio sia corretto, vista la moltitudine di interazioni a cui siamo sottoposti oggi. Bisogna, oltremodo, scegliere. Sul fatto che LinkedIn sia fatto solo per il business mi sento distante anche io: nato per interazioni a scopo lavorativo sta diventando un’ulteriore social wall dove condividere di tutto. Questo però è voluto anche da LinkedIn: si fidano della buona fede di chi pubblica. Basti pensare che io potrei benissimo – a livello professionale – indicare che lavoro per The White House e nessuno li dentro potrebbe approvare o meno quello che io ho dichiarato, figuriamoci sulla bontà delle… Leggi il resto »