Shutdown

Photo by Masaaki Komori on Unsplash

In questi giorni pensavo ai vari oggetti che sono installati nella mia casa. Gli speaker Sonos, telecamere Blink e Netatmo, un termostato Netatmo, l’Apple TV, Philips HUE per l’illuminazione e tantissime altre.

Quasi ognuna di queste applicazione può essere controllata da una applicazione dedicata sul mio iPhone. In realtà non uso nessuna di esse dal momento che la mia casa è controllata da una istanza di Home Assistant che vive egregiamente su un Intel NUC con Debian Linux.

Questo non toglie il fatto che per controllare tutti questi sistemi è necessario che Home Assistant chiacchieri con le API dei vari vendor. Naturalmente tutte queste API vivono in cloud ed i vari sistemi sarebbero del tutto inutilizzabili se queste API venissero a mancare.

Riflettevo su questo tema dopo avere letto della chiusura della società Insteon per via di problemi finanziari. Insteon produceva e commercializzava prodotti per l’home automation e si trattava di prodotti di fascia media. Luci, prese, termostati, telecamere, campanelli, serrature e chi più ne ha più ne metta.

Fatto sta che con l’affidamento della società ad un curatore fallimentare tutti i servizi erogati in cloud sono stati sospesi. Gli utenti si sono ritrovati quindi nelle condizioni di non potere più accendere le lui di casa o aprire la porta al postino. Iperbole, ovviamente.

Oramai siamo così tanto abituati ad avere a disposizioni questo genere di servizi che non pensiamo più al fatto che dietro ai servizi c’è una azienda che sostiene dei costi e che deve fare profitti.

Da un lato possiamo immaginare che aziende come Amazon, proprietaria del marchio Blink, Apple con l’Apple TV ed aziende di simili dimensioni siano sufficientemente protette da una catastrofe economica. Su altre la confidenza si abbassa.

Di fatto questa considerazione non è sufficiente dal momento che ognuna di esse potrebbe decidere da un giorno all’altro di discontinuare un prodotto e terminare i servizi ad esso associati.

Questa è la ragione per cui, ad esempio, quando installai il sistema di illuminazione HUE in tutta casa, non sostituii gli interruttori ma mi limitai ad affiancarli a quelli tradizionali. Soluzione inguardabile dal punto di vista estetico ma necessaria per i motivi di cui sopra.

Ed ora i clienti di Insteon cosa faranno? Direi che non hanno molte opzioni a loro disposizioni. Il sistema cui si affidavano era proprietario ed è certamente uno degli asset che il curatore fallimentare cercherà di monetizzare per saldare i creditori. Non esisterà quindi la possibilità che il software che governava la baracca possa diventare Open Source. Allo stesso modo vedo piuttosto improbabile qualsiasi possibilità di fare reverse engineering e costruire qualcosa di parallelo ed alternativo.

Ho il sospetto che il denaro speso nell’acquisto di quei sistemi sia oramai perso per sempre.

Se qualcuno di voi ricorda il carissimo Nabaztag troverà delle similitudini.

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