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Sono passati 31 anni da quando varcai la soglia della Caserma Camandone a Diano Marina per adempiere al mio servizio militare.

Dovevo spenderci una trentina di giorni per poi essere spedito a Vercelli ed invece ci rimasi per un anno intero.

Molti chiamavano la caserma Albergo Camandone per via del luogo in cui si trovava e per il trattamento che riservava ai suoi residenti fissi. Sì, perché era un Centro Addestramento Reclute, altrimenti detto CAR ed ogni mese arrivavamo circa 1300 giovani che ricevevano il loro primo addestramento prima di essere spostati verso la destinazione definitiva.

Ero appena uscito dall’università e quindi non avevo diciotto anni come la maggior parte di quei giovani. Questo rendeva tutto più facile. Affrontavi la cosa con un’altra maturità e ne subivi meno i limiti.

Se dal lato paterno provengo da una famiglia di ingegneri, dal lato materno provengo da una famiglia di militari di carriera. Molti di loro con grado elevato nell’esercito e nei carabinieri ed alcuni di loro coinvolti in vicende serie che hanno riguardato l’esercito.

Avrei potuto chiedere di essere aiutato ad entrare negli Allievi Ufficiali di Complemento ma non lo feci. Che andasse come doveva andare, come tutti i ragazzi come. Non fu una cattiva scelta.

Molti hanno ritenuto quell’anno un anno perduto prima di iniziare una carriera. Se da un lato arrivai in caserma con quella idea, dall’altro dovetti ricredermi. Credo che sia stato uno dei passaggi fondamentali che mi ha reso quello che sono oggi. E questo non perché abbia imparato la disciplina o la capacità di obbedire a degli ordini. Niente affatto. Chi mi conosce sa bene che ho una naturale avversione verso l’autorità.

E’ stato utile perché mi ha fatto conoscere il paese reale in una età in cui non è facile rendersi conto della realtà. Ogni mese compilavamo le statistiche per il Ministero della Difesa e ti rendevi conto della fortuna che avevi avuto a potere studiare. I laureati erano meno del 4%, i diplomati stavano sotto il 10%, c’erano molti analfabeti e la maggior parte con un diploma di scuola media. Questa era la realtà. Tutte le persone che incontravi in aula in università erano una modestissima percentuale del totale dei ragazzi in quell’intorno di età.

Ogni mese all’arrivo dello scaglio si procedeva all’incorporamento. Ero un furiere e me ne occupavo. Scoprivi che c’erano persone che a diciotto anni erano saliti per la prima volta in treno, persone che non erano in grado di parlare in Italiano ma solo in dialetto, altre che non si erano mai allontanate dal paese nel quale erano nati. Fu un bagno di realtà ed in seguito mi ha aiutato molto a cercare di capire le persone che avevo di fronte.

E’ stato un anno sotto certi versi surreale. Il mondo militare ha proprie regole e molte di queste risalgono a decenni addietro. Il linguaggio che si doveva usare nelle comunicazioni era vetusto, ti trovavi a fare delle cose assolutamente insensate e spesso ti scontravi con un meccanismo che poco aveva di affine con il mondo da cui provenivi.

Sono centinaia gli aneddoti che potrei raccontare di quell’anno. Non passava giorno che non accadesse qualcosa di ridicolo o di drammatico.

Ricordo i pianti dei ragazzini che non riuscivano a stare lontani dalla famiglia o dalla fidanzata. Le code alle cabine del telefono con sacchetti pieni di gettoni telefonici. Le persone sedute sui gradini a scrivere lettere. Le simulazioni di coloro che tentavano di farsi inviare in ospedale militare auspicando di venire riformati. Surreale. Molto.

E quindi ti ritrovavi a parlare con un ragazzino barese che sentiva la mancanza della famiglia e te lo portavi appresso a cena per fargli un po’ di compagnia. Quel tipo di Ferrara che voleva scappare per raggiungere la ragazza. Ho decine di queste storie e ogni volta che ci penso mi viene da sorridere.

Ricordo i drammi delle persone che per una qualche mancanza venivano punite e quindi non potevano godere della libera uscita per qualche giorno. Capitava, spesso, anche a me e non ne facevo certo un dramma. Bastava sdraiarsi sulla branda con un buon libro ed il gioco era fatto. Come dicevo, altra età.

Ci furono grandi amicizie che resistono al tempo e che frequento con grandissimo piacere e grande stima anche oggi. Ho conosciuto persone di valore.

Mi ricordo il mio capitano, il Capitano Giuseppe Criscuolo, animo nobile e bravissima persona e con una indole artistica. Anche quello fu una conoscenza importante. Mi aiutò molto nel mio lavoro ed ancora oggi gli sono grato. Ci teneva, come pochi altri in quell’ambiente.

Si potrebbero scrivere pagine e pagine di quell’anno ripescando nei ricordi e nei volti delle persone che ho incontrato.

Come in qualsiasi gruppo sociale sufficientemente vasto ho incontrato persone di valore e persone di una stupidità assoluta.

Potremmo dire che è stato un anno sabbatico. Spesso ci ripenso con nostalgia. Credo che sia stato uno degli anni più leggeri che io abbia mai trascorso.

Credo che se fosse possibile, lo rifarei senza esitazione.

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