E quindi ci siamo…

Photo by Annie Spratt on Unsplash

E quindi oggi è il giorno fatidico in cui spengo cinquantacinque candeline sulla torta. Torta che qualcuno si deve prendere la briga di recapitare al mio indirizzo perché, come sa bene chi mi frequenta, ho sempre considerato il giorno del mio compleanno un giorno nefasto.

Non riesco a ricordare quale sia l’origine della mia totale avversione ai festeggiamenti legati al giorno della mia venuta al mondo. Evidentemente è così remota che non riesco ad averne memoria. A questo punto immagino che si tratti di un trauma infantile che non sono mai riuscito ad elaborare ed a superare. Poco importa.

Qui il tema principale è che il numero che dovremmo festeggiare è cinquantacinque. Di per sé un numero tutto sommato bello. Palindromo e con una sua consistenza. Ha un certo peso e non è un numero banale.

Il fatto è che mi sembra un numero enorme. Ho cercato nei giorni scorsi di razionalizzare questo numero e di socializzarci un pochino. Confesso di non avere avuto grandissimo successo nella iniziativa.

A dire il vero l’ultimo compleanno è stato del tutto eccezionale e totalmente indimenticabile. Ricordo anche che l’anno scorso stavo tornando a casa dopo essere andato a prelevare la prole a casa quando sono stato fermato per un controllo da una pattuglia di Carabinieri. Eravamo in pieno lockdown e non ricordo in quale dei colori dell’arcobaleno fossimo in quel momento. Fatto sta che era necessaria l’autocertificazione per muoversi. Certificazione che, ovviamente, avevo con me, debitamente compilata in ogni sua forma. Nel momento in cui l’appuntato mi ha restituito i miei documenti mi ha saluto con quello che mi è sembrato un sincero auguro di buon compleanno.

Ciliegina sulla torta. Gli auguri di compleanno anche dalle forze dell’ordine. Cosa si potrebbe desiderare di più nel giorno in cui cade il tuo genetliaco?

Romane il fatto che nonostante tutto io soffro davvero di quello che gli americani definiscono “Birthday Blues”. A me questa cosa che gli americani sono in grado di dare un nome a tutto fa veramente impazzire. Sopratutto perché dopo avere dato un nome a tutto seguono decine e decine di consigli, suggerimenti, idee di come gestire la cosa a cui hanno appena dato un nome. Credo che si tratti decisamente di un fattore di natura prettamente economica. Ci posso guadagnare dei quattrini e quindi ne parlo.

Se fate una ricerca su Google per “Birthday Blues” troverete circa 141 milioni di risultati. Non ho davvero il tempo di poterli consultare tutti. Anche ammesso che possa riuscire a leggere un documento ogni quindici secondi ci vorrebbero più di sessantasette anni per leggerli tutti. E’ bene evidente che questo tempo a disposizione io non lo possiedo più. Ecco, questo è decisamente un elemento da considerare.

La consapevolezza che la quantità di tempo che ho davanti è decisamente inferiore alla quantità di tempo che ho davanti mi fa veramente incazzare. Con ogni probabilità questo è il motivo principale del mio birthday blues, almeno da quando ho superato la cinquantina.

Oggi arriveranno decine di messaggi su tutte le piattaforme conosciute dall’uomo nel 2022. SMS, Whatsapp, Telegram, e-mail, facebook (anche se non lo frequento più), LinkedIn, commenti sul blog, sicuramente su Medium dopo che avrò pubblicato questa cosa e qualche sana, vecchia, cara telefonata.

La cosa buffa è che di alcune persone che mi inviano dei messaggi di auguri mi trovo a domandarmi: “Ma questo chi cavolo è?”. Sì perché le diverse piattaforme, così come il tuo stesso telefono, provvedono ad avvisare che è il mio compleanno. Inutile, non riescono a resistere. Sentono questa necessità impellente di inviarti il messaggio “Buon compleanno”.

Così, “Buon compleanno”, triste, laconico e solo. Sì, perché non ci si mette nemmeno la buona intenzione di metterci un punto esclamativo in fondo. “Buon compleanno!” suona già molto meglio. Più personale, più allegro, più pieno di buone intenzioni e di sincerità. Niente. Non ci si aggiunge altro. Una qualche frase che condisca l’augurio con una battuta spiritosa, la promessa di un caffè, un invito a pranzo. Basterebbe anche un “Cento di questi giorni” per rendere il tono di questi messaggi più tollerabile.

Le telefonate, quelle sì, sono fighe. Sono le telefonate delle persone che ti sono davvero vicine e che, con alta probabilità, tengono davvero a te e vogliono farti sentire la loro presenza. Sì, le telefonate sono uno dei pochi elementi che riesce a rendere mediamente accettabile un evento nefasto come l’occorrere del mio compleanno.

Che poi 5 volte su 7 il giorno del tuo compleanno cade in una giornata lavorativa. In alcuni anni bisestili 6 su 7. Le giornate lavorative non sono certo un modo particolarmente eccitante di trascorrere una giornata speciale.

Negli anni scorsi nel giorno del mio compleanno mi facevo sempre un regalo. Ultimamente non lo faccio. In questo particolare momento non nutro particolari desideri di possesso. Non ho bisogno di nulla ed il superfluo mi infastidisce, oltre ad occupare spazio.

Quindi cosa farai oggi? Beh, oggi mi godo una giornata al mare in ottima compagnia. Se fossi stato da solo mi sarei messo a cavalcioni della mia moto e sarei andato in giro dalla sera alla mattina incurante di qualsiasi condizione atmosferica esistente.

Per concludere: “Buon compleanno, Alessandro! Ti auguro di potere trascorrere una giornata perfetta.”

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