Esperienza online

low-angle photo of Hotel lighted signage on top of brown building during nighttime
Photo by Marten Bjork on Unsplash

Come ho scritto ieri la scorsa settimana mi sono preso una settimana di vacanza e ho deciso di trascorrerla in montagna.

Come credo tutti fanno mi sono messo alla ricerca di una struttura che potesse soddisfare le mie aspettative. Pochi e chiari requisiti:

  • Un posto lontano dalla strada ed immerso nel verde.
  • Una struttura di qualità che avesse anche una SPA dove crogiolarmi nel fare nulla.
  • Posizione sufficientemente alta da fare in modo di rendere sopportabili le temperature di questi giorni.

Niente di particolare, quindi.

Ho cominciato quindi ad esplorare le varie strutture disponibil.

Ci sono due cose che dovrebbero essere fondamentali nel narrare la tua struttura con una presenza online:

  • Mi devi fare nascere il desiderio di venire da te. In generale la qualità delle immagini è discreta ma si potrebbe fare molto di più. Un conto è la struttura, un altro il contesto in cui questa si trova. La narrazione del contesto lascia sempre molto a desiderare. Se sei un hotel cinque stelle plus e ti trovi a duecento metri da una centrale nucleare non mi sento molto invogliato a venirci. In questo caso mi sono ridotto ad usare Google Maps per capire il posizionamento sul territorio.
  • Allo stesso tempo mi devi fare capire in maniera molto veloce se hai disponibilità ad accogliermi nella tua struttura. Da questo punto di vista l’esperienza è stata terribile. Ci sono siti che ti spingo a mandare una richiesta tramite una form… Dai! Nel 2021? Non è questo che mi aspetto. Io voglio sapere subito se hai una camera disponibile oppure no. Non voglio aspettare che qualcuno legga il mio messaggio e, bontà sua, mi risponda. Ci sono poi quelle strutture che per la prenotazione ti spingono verso un’altra sezione del sito, aprono un’altra pagina, spesso con una interfaccia totalmente diversa da quella del sito principale. Terribile.
  • In generale l’usabilità delle pagine di prenotazione è terribile. Anche in questo caso non stiamo parlando di rocket science. Si tratta di Interaction Design 101.

Alla fine scelgo la mia struttura e parto.

Nel momento in cui sono lì mi dedico alla ricerca di posti interessanti dove nutrirmi.

Ed ecco il secondo dramma, ancora peggiore del primo.

La qualità media dei siti dei ristoranti è pessima e pochi di loro sono in grado di generare una quantità sufficiente di emozioni tale da farmi scegliere quella struttura. Supercazzole infinite sulla genuinità delle materie prime ma nessuna informazione su come quelle materie prime le usi. In moltissimi casi non esiste nemmeno uno straccio di menu che mi permetta di capire che cosa si mangia in un ristorante. E dire che io al ristorante ci vado per mangiare. Pochissima cura per le immagini dei piatti, quando ci sono.

Alla fine è un vero peccato perché basterebbe davvero poco per fare meglio ed ottenere maggiori risultati.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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