Evviva le istituzioni!

Photo by Christa Dodoo on Unsplash

Qualche settimana fa ho dovuto occuparmi di un problema che ha coinvolto la mia collaboratrice domestica. Premessa. La mia collaboratrice domestica è in possesso di un regolare contratto di lavoro sin dal primo giorno in cui ha messo piede in casa mia, la sua posizione contributiva è perfettamente regolare e la sua retribuzione può essere considerata di tutto rispetto dato il numero di ore durante le quali si occupa di casa e dei ragazzi.

Purtroppo la mia collaboratrice domestica è Rumena…

Dai, su, niente levate di scudi. Ora vi spiego.

Innanzitutto, e per semplicità, diamole un nome di fantasia ché la privacy è importante. Da qui in avanti la chiameremo Maria.

Come ho scritto Maria è Rumena e recentemente ha deciso di andare a vivere a Milano spostandosi dal comune in cui risiede. Maria è una persona molto diligente e quindi si reca in un ufficio dell’anagrafe del comune di Milano per iniziare le pratiche per il cambio di residenza.

Ovviamente prima di perdere tempo lei e di fare perdere tempo ai preziosi dipendenti del Comune di Milano si documenta per capire di quali documenti ha bisogno per portare a buon fine questa pratica.

Essendo Maria digitalmente preparata consulta il sito del Comune di Milano e legge questa frase, tra le altre:

  • documentazione comprovante la qualità di lavoratore subordinato o autonomo

Maria ha con sé il suo contratto di lavoro firmato dal sottoscritto e, per non saper né leggere né scrivere anche una mia dichiarazione che attesta che Maria è tutt’ora mia dipendente dato che dal momento della firma del contratto sono passati diversi anni.

Allo sportello del Comune di Milano la rimbalzano grandemente dicendole che i documenti in suo possesso non sono sufficienti a dimostrare che lei è una lavoratrice dipendente e che per farlo è necessaria ricevuta del versamento dei contributi previdenziali relativi all’ultimo trimestre utile.

Qui dovrebbe seguire una valanga di parolacce e bestemmie rivolte a:

  • Colui il quale ha redatto il contenuto della pagina web, evidentemente sbagliato e fuorviante.
  • Colui il quale ha autorizzato la pubblicazione del contenuto della pagina web.
  • Colui il quale ha concepito questa “stronzata” della ricevuta dei contributi. (quando ci vuole, ci vuole)

Ora, io sono Italiano da cinquantaquattro anni e capisco benissimo perché il Comune di Milano richiede la ricevuta dei contributi previdenziali per dimostrare il rapporto di lavoro subordinato.
Il motivo è semplice. E’ l’unica prova “reale” della esistenza di un rapporto di lavoro.

Stronzata, ripeto.

Punto primo. Siamo perfettamente daccordo che a scrivere un falso contratto di lavoro ci vogliono cinque minuti scarsi. Peccato che farlo si configuri come un reato e, oltretutto, di fronte ad un pubblico ufficiale. Quindi, caro Comune di Milano, rifiutando i documenti da me sottoscritti, mi stai dando del bugiardo o, comunque, mi stai dicendo che di me, in qualità di cittadino, non ti fidi.

Punto secondo: Se io fossi un datore di lavoro di quelli furbetti potrei consegnare un contratto di lavoro valido al mio dipendente e poi fregarmi bellamente di pagarli i contributi.

Punto terzo: io i contributi a Maria li pago via Home Banking con una MAV. Mi dici che cavolo di prova sarebbe la ricevuta bancaria di una MAV? A questo punto costringi me ad usare un metodo di pagamento diverso da quello che ho sempre usato e che trovo facile e veloce e mi ritrovo a dovere usare quella porcheria di PagoPA con tanto di acccesso SPID. Cioè, tu fai una stronzata e me la devo mettere a posto da solo?

Punto quarto: E’ così difficile essere chiari quando si pubblicano delle informazioni per il cittadino?

Punto quinto: avete rotto le palle con questa digitalizzazione della PA se poi culturalmente non state dietro a quello che professate. Come ho scritto tante volte in passato la trasformazione digitale è prima di tutto una trasformazione culturale. E qui non ci siamo proprio. Avete fatto il minimo sindacale per mettere online una paginetta web, pure brutta e fine. Tutto fatto, boss, il sistema è aggiornato. Ognuno si prenda il suo premio produttività.

Ovviamente Maria non ha ancora ottenuto la sua nuova residenza. Per venirle incontro ho ripagato i contributi del quarto trimestre 2021 dato che i prossimi sarebbero dovuti entro il 10 Gennaio 2022. Soldi che certamente non vedrò mai più.

Siccome mi giravano le palle ad elica ho deciso di trovare i contatti degli uffici competenti del Comune di Milano.

Ci avete mai provato? Esercizio interessante che ci riporta alla considerazione sulla digital transformation. Impossibile. Per esserci ci sono ma sono affogati dentro un file in formato Adobe Acrobat PDF nascosto dentro il sito.

Quando mi succedono queste cose divento un mastino napoletano. Mi sono scritto quaranta righe di codice in Python e mi sono spazzolato tutto il sito del Comune di Milano fino a che non ho trovato quello che cercavo.

Ho quindi l’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio competente e del dirigente (sì, con la minuscola) responsabile.

Con la consueta cortesia, davvero, non sto ironizzando, scrivo lamentando la situazione kafkiana che Maria sta vivendo. Lì per lì mi sono chiesto se avessero mai letto Kafka ma ho pensato di provarci lo stesso.

Davvero, ho affrontato la cosa da buon cittadino. Cavolo, ho un problema. Io scrivo e loro certamente mi risponderanno aiutandomi a risolverlo.

Ho scritto il 6 di Dicembre. Ovviamente nessuno mi risponde nell’immediato ma ecco che il 27 Dicembre, evidentemente colto da uno spasmo vitale ricevo una laconica risposta:

“Gentile Signore

Le colleghe si limitano a richiedere le documentazioni previste.

Per quanto riguarda l’estratto conto Inps le comunico che lo stesso può essere scaricato dal sito senza la necessità di recarsi di persona agli sportelli.

La saluto cordialmente”

Niente da fare. Non si entra nel merito del problema. Non ci si prova nemmeno. Evidentemente la persona che, comunque gentilmente, mi ha risposto ha ricavato cinque minuti del suo tempo per dirmi sostanzialmente: “Noi siamo noi, e voi non siete un c….”. Nemmeno si prova ad entrare nel merito della questione, negli errori di quanto spiegato ai cittadini, sulla follia delle richieste che vengono fatte, sulla possibilità di miglirare un servizio e via dicendo.

Se queste sono le istituzioni mi viene da piangere. Inutile parlare si trasformazione digitale se prima non si lavora sulla cultura, nemmeno digitale, di chi questi servizi li governa. Inutile discutere se non crea una reciproca fiducia tra chi eroga il servizio e chi ne fruisce.

E’ ben evidente il messaggio che il Comune di Milano reputa tutti i suoi cittadini dei potenziali truffatori e come tali li tratta.

Maria è ancora residente nel suo vecchio comune.

Ed io penso che non c’è speranza per questo paese e, sinceramente, comincia anche a fregarmene molto poco. Io quello che dovevo fare lo ho fatto e mò sono cavoli vostri.

Baci.

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