Il tempo che passa

Col passare del tempo alcuni luoghi della città – la pineta è uno di questi – mi ricordano sempre piú intensamente sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore. Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo. Forse potrebbe essere proprio lo stupore – se fossimo capaci di impararlo – l’antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile. Il tempo è molto piú esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale. Le possibilità di scegliere si riducono, le vie sbarrate si moltiplicano, fino a quando tutto pare ridursi a un unico, piccolo sentiero. Non hai voglia di pensare a dove conduce, quel sentiero, e questo produce un’anestesia della coscienza. Aiuta ad attutire la paura della morte, ma sbiadisce i colori.

La misura del tempo – Gianrico Carofiglio

Sono seduto sul mio divano dopo una giornata di lavoro. Sollevo la manica del maglione per guardare che ore sono. C’é l’orologio di mio padre al polso e lo osservo. Sono quasi ipnotizzato dalla lancetta dei secondi che mi muove. Piccoli scatti. Continui.

In quel momento mi ricordo di questo passaggio di Gianrico Carofiglio e lo trovo perfettamente adatto a questo momento. La considerazione è importante e contiene un fondo di verità, sopratutto nella frase finale. E’ a questo che ci deve ribellare.

Quelle parole contengono anche la soluzione: “Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale.”

Questa è la chiave. Inutile tentare di combattere il tempo che passa. Inutile tentare di rincorrere una eterna adolescenza che alla fine è stato un periodo traumatico. Più si invecchia e più si rischia di ricadere in inutili tentativi di riviverla. Penso ai miei coetanei che si comprano la moto quando non hanno mai avuto il coraggio di guidarla quando erano giovani. L’auto sportiva a due posti senza i posti dietro per i passeggeri. Quei posti che hanno contenuto ruoli e responsabilità. La fidanzata di vent’anni più giovane e una scorta di antidolorifici per la sciatica che li assale dopo la serata in discoteca. Più si è vecchi e più le recrudescenza adolescenziali sfociano nel ridicolo.

Uso la mia solitudine con il metodo paziente di chi non ha più fretta. Mi concentro sui gesti, sulle parole pronunciate a mezza voce, sui suoni della strada. A volte mi sento sopraffatta dal senso di esserci, dal sentirmi terrestre e presente, con le radici che affondano in una vita infinita. Altre mi sento invasa da una leggerezza strana, che mi fa sorridere dei dettagli, della mia espressione ilare, come una vecchia pazza che si guarda allo specchio.

L’estate dell’incanto – Francesco Carofiglio

La leggerezza come la intendeva Calvino. La sorpresa delle piccole cose. I suoni ed i rumori del mondo che ti circonda. Un sorriso ed un gesto gentile per un estraneo. La cura dei dettagli. Le cose belle e l’equilibrio.

In fondo la svolta è sempre a portata di mano. Ci si deve imporre di rompere lo schema dell’abitudine che, per semplicità, ci conduce sempre nella stessa direzione.

Forse questo è il motivo per cui il mio lavoro mi piace davvero tanto. Progettare esperienze, fare vivere esperienze. Condurre qualcuno al di fuori di uno schema predefinito e stupirlo, piacevolmente. Rompere uno schema. Imboccare una strada diversa. Fermarsi. Lasciare andare le cose e le persone. Ogni giorno.

Ed ecco la chiosa finale. Smettere di preoccuparsi del giudizio degli altri. Diciamoci la verità: alle altre persone di noi non importa nulla e, ne sono certo almeno per me, le persone il cui giudizio vi interessa si contano sulla dita di una mano. Che pensino ciò che desiderano o, come direbbero a Roma, e ‘sti cazzi.

E poi te ne rendi conto. Il tempo comincia a rallentare.

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