La toppa

Photo by Joey Girouard on Unsplash

Non sono sicuro del motivo per cui quello che sto per raccontarvi accade ma mi capita piuttosto frequentemente di ricordare episodi puntuali della mia giovinezza e, molto spesso, mi ritrovo a riderci sopra.

Questo perché la maggior parte di questi ricordi sono legati a momenti imbarazzanti di cui sarebbe stato meglio eliminare qualsiasi memoria per non ricordare quanto ero stupido.

Ricordo ad esempio il momento in cui entrai nella mi classe al liceo con un permanente di tutto rispetto. Dei capelli ricci che Branduardi, lévati.

Ieri sera mi sono ricordato della cartella che utilizzavo nei primi anni di liceo. Era un momento in cui ero impallinato con gli zaini militari e mi ricordo che andai in non so quale negozio sui navigli milanesi a comprare uno zaino militare da usare a scuola.

Lo zaino lo ricordo ancora bene. Era uno zaino di seconda mano che pagai poche lire ma che era pieno di buchi e rappezzato in più parti.

La mia signora madre già tollerava poco l’uso di questo zaino che riteneva non adatto ma, sopratutto, non tollerava la presenza dei buchi. Corse in merceria a comprare delle toppe di varia forma e natura. Ricordate quelle toppe che si applicavano con il ferro da stiro? Ecco, quelle.

Implorai che comprasse solo ed esclusivamente delle cose astratte e non di senso compiuto. Nonostante tutto ebbe la sensibilità di darmi retta e mi fece anche scegliere quali usare prima della loro applicazione sullo zaino.

Ce ne era un in particolare. Una immagine che mi sembrava senza significato. Immagine rossa in campo blu. Avevo notato una certa simmetria, ma vi assicuro che non mi disse nulla di particolare nel momento in cui la guardai. Continuò a non dirmi nulla anche nelle settimane successive.

Tutto questo sino a che la professoressa Renso, che tentava invano di insegnarmi Italiano e Latino, non passò tra i banchi durante un tema in classe.
Va detto che io ero assolutamente terrorizzato dalla professoressa Renso. Le sue quattro ore filate il giovedì mattina erano quanto di più vicino alla tortura medievale io avessi mai passato. Inutile dire che i miei risultati era molto, molto scarsi. Davvero, scarsissimi.

Vi dico solo che in un’altra occasione mi disse esplicitamente che per me prevedeva un futuro lavorativo sotto la media. Non riporto esattamente quello che mi disse, anche se me lo ricordo perfettamente, perché non desidero offendere la categoria professionale che lei prevedeva io sarei andato a rimpolpare.

Camminando tra i banchi vide il mio zaino, e con lui la toppa rossa e blu.

Con il suo consueto tono perentorio esclamò: “Signor Galetto vedo che ha deciso di portare in classe del materiale pornografico. Le sembra che sia il caso?”. Io credo di essere rimasto ammutolito e sorpreso. Vero è che del materiale pornografico poteva essere passato nel mio zaino ma non in quel giorno. La professoressa Renso aveva anche poteri divinatori?

Credo che lei notò il mio sguardo smarrito e con l’indice indicò la toppa rossa e blu.

In quel momento mi resi conto di cosa rappresentasse il disegno sulla toppa. Un uomo e una donna con la schiena inarcata che si congiungevano carnalmente proprio nel centro della mia toppa. In realtà credo che questa fosse l’interpretazione che sia la professoressa Renzo che io demmo al significato di quella immagine. Con il senno di poi immaginai che si trattasse di una qualche immagine stile New Age.

In quegli anni ero piuttosto turbolento ma comunque piuttosto timido e quindi diventai paonazzo e tentai di giustificarmi in maniera piuttosto imbarazzante e sicuramente goffa.

In quel momento immagino che le mie quotazioni nel ranking della professoressa Renso scesero al livello più basso mai raggiunto e che la sua convinzione che mi sarei dedicato professionalmente ad attività poco gratificanti diventò una certezza.

Al suono della campanella strappai la toppa e la buttai in un cestino. Avevo appena dato l’ennesimo colpo alla mia reputazione. Questo era il colpo di grazia.

Mi rimasero due domande che non ebbero mai risposta:

  • Ma come era possibile che in un paese di diecimila abitanti come era quello in cui vivevo ci fossero questo genere di immagini in vendita in una merceria?
  • Mamma era un segugio di prima categoria. Come fece a non accorgersi del significato di quello che stava comprando per il suo primogenito?

Professoressa Renso, alla fine il ricordo del tempo che mi ha dedicato è comunque un ricordo piacevole e devo ammettere che quello che tentò di insegnarmi mi è stato molto utile in questi anni. Davvero, le sono grato.

Mi piacerebbe poterla incontrare per avere l’opportunità di contraddirla, almeno una volta. Alla fine dal punto di vista professionale è andata un pochino meglio di quanto lei avesse previsto in quegli anni. In parte credo che sia anche merito suo e degli schiaffi virtuali che mi ha dato nel tentativo di farmi ragionare.

Non so dove lei sia in questo momento, ma mi piacerebbe poterle offrire un caffè e dirle grazie. Davvero.

P.S. Nel caso capitasse mai su queste pagine già me la vedo con la matita rossa e blu a correggere queste righe e darmi un voto alla fine. Tremo.

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