Le fotografie

Attilio Galetto di fronte al telaio della Ferrari 125S

In questi giorni sto riconsolidando le varie librerie di fotografie che si sono accumulate negli anni in un unico luogo. E’ una operazione noiosa dal punto di vista tecnico. Prendi di qua, metti di là. Aspetta che devo convertire la libreria ad una nuova versione. Adesso arrivo. Ho quasi finito. Ci siamo.

Dal punto di vista emotivo è una viaggio emozionante. Credo di avere perso l’intero sabato pomeriggio a scorrere le migliaia di foto che negli anni si sono accumulato nei miei hard disk.

Ed ogni foto è una emozione grande. E’ come se si riaprissero le porte della memoria ed improvvisamente ti ricordi perfettamente di quel luogo o di quella occasione. E’ impressionante come i particolari di un momento ritornino immediatamente lucidi come se fossero trascorsi pochi giorni.

Ed insieme a loro arriva anche un velo di tristezza di fronte ad alcune immagini. Mio padre che stringe in braccio Lorenzo. Mamma che bacia Beatrice alla festa di compleanno. Un amica che non c’è più e che sorrideva, come sempre.

Tra tutte queste ci sono due fotografie che sento particolarmente vicine.

Nella prima ci sono mamma e papà, ancora fidanzati, che posano davanti alla Lambretta che Enzo Ferrari ha appena regalato a mio padre per la sua laurea in ingegneria. Sono giovani e felici. Una vita davanti ed il sorriso sulle labbra. E questo oltre ad essere due fighi da paura. Inarrivabili.

La seconda è una foto scattata di corsa mentre accompagnavo Lorenzo e Beatrice a scuola. Sono di spalle e camminano uno di fianco all’altra tenendosi per mano. Guardano avanti ma stanno facendo quel pezzo di strada insieme. Lì dentro c’è tutto. Io sto qualche passo indietro e li lascio andare avanti da soli, pronto ad aiutarli se ce ne fosse bisogno. Loro camminano scegliendo la strada con la consapevolezza di percorrerla insieme. Una discreta metafora della vita.

E poi ci sono tre foto cui tengo molto. Le foto di mio nonno paterno, di mio nonno materno e di mio. Tre uomini che per motivi diversi ho ammirato a dismisura.

Il mio nonno materno, Dante. Era un maresciallo dei Carabinieri. Carabiniere durante la secondo guerra mondiale che ha rischiato la pelle nascondendo armi per i partigiani. Il nonno che sosteneva che entrare in alcuni negozi “non era opportuno per un carabiniere”.

Il mio nonno paterno, Attilio, che entrò in Ferrari nel lontano 1932 e lavorò con l’ingegner Gioacchino Colombo riuscendo a costruire tra le altre la Ferrari 125 S che è una macchina di rara bellezza. Purtroppo ci ha lasciati troppo presto.

Mio zio Rolando, militare in carriera. Comandante dell’ufficio Guerra Psicologica presso il comando NATO di Verona. Prigioniero degli Inglesi in India in giovane età. Un gentiluomo d’altri tempi che mi ha insegnato molto di quello che mi ha reso quello che sono oggi.

Mi piace guardare queste fotografie. Il digitale che è una cosa fighissima spesso nasconde troppo del passato. Ogni tanto bisognerebbe fare un tuffo nel passato, anche se è memorizzato su un disco fisso dimenticato in un cassetto.

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