E’ una mia scelta quella di fare cross posting dei contenuti di questo blog su diversi siti, tra questi anche LinkedIn.

Ricevo un messaggio da un non contatto che evidentemente è un contatto di qualcuno che ha condiviso uno dei miei scritti che mi lascia perplesso.

Non facciamo nomi perché è poco elegante e non aggiunge granché al tema che vorrei affrontare.

Il personaggio in questione è un sedicente guru della comunicazione e grande esperto di “crescita del network”, almeno a suo dire. Si è sentito quindi in dovere di farmi conoscere la sua opinione sul mio operato su LinkedIn.

Mi viene detto che condividendo i miei post su LinkedIn, sopratutto quelli che non hanno contenuto di “business”, diminuisco in maniera grave l’efficacia del mio personal branding sulla piattaforma. Più o meno testuale.

In questi casi mi scatta in maniera del tutto automatica l’espressione: “E ‘sti cazzi”.

Punto primo. Evidentemente il concetto che abbiamo di business è piuttosto diverso l’uno dall’altra. Per me essere efficaci nel “business” è essere in grado di coniugare in maniera coerente l’emisfero destro e l’emisfero sinistro per risolvere un problema.

Punto secondo. Non ho bisogno di espandere il mio business, sopratutto quello che riguarda il mio “brand”, ammesso che ne abbia uno. Sono più che soddisfatto di come stanno andando le cose e l’equilibrio che ho raggiunto rasenta la perfezione.

Punto terzo. L’unica attenuante che gli concedo è che stesse coltivando il suo di business, tentando di appiopparmi qualche genere di consulenza sul tema che lui ritiene rilevante.

Punto quarto. Alla tenera età di cinquantatré anni io scrivo quello che mi pare, dico quello che mi pare e faccio quello che mi pare. Se non ti piace quello che scrivo passa oltre. La quantità di cose con le quali ti puoi trastullare online è praticamente infinita. Non c’è alcun bisogno di venire a rompere le scatole a me. Se vuoi discutere e approfondire sei il benvenuto, se vuoi esprimere giudizi rivolgiti a qualcun altro perché io non alcun interesse del tuo giudizio nei miei confronti. Non mi interessava prima, non mi interessa ora e non mi interesserà in futuro.

Punto quinto. Come ho sempre detto questo è un esercizio che faccio per me stesso e non per gli altri. E’ un modo di fissare in modo semi permanente i miei pensieri. Non è destinato a nessun altro scopo. Se qualcuno trova interessante quello che scrivo mi fa piacere, se viene ritenuto irrilevante bene lo stesso, probabilmente lo è per la maggioranza delle persone ma non per me.

Punto sesto. No, dai, vi ho già rotto a sufficienza su questo tema.

Ovviamente non ho risposto alla persona. E’ veramente molto raro che non risponda a qualcuno ma in questo caso il valore aggiunto di una risposta era veramente nullo.

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