Misteri di LinkedIn

E’ un dato di fatto che su LinkedIn ricevo una grandissima quantità di richieste.

Siccome immagino che molte delle persone che mi scrivono abbiano dedicato del tempo per farlo cerco di leggere ogni messaggio che ricevo. Non sono velocissimo nel farlo perché ho disabilitato le notifiche della applicazione e l’invio delle e-mail di notifica. Sono troppe per potere essere gestite in maniera efficace e comunque ho disabilitato tutte le notifiche sul mio telefono e quindi LinkedIn non fa alcuna differenza.

Diciamo che le prima richieste che finiscono nel cestino sono quelle che provengono da escort ed accompagnatrici. Non è proprio il mio genere. Mi limito a non rispondere alle offerte di servizio che ricevo da queste persone. In alcuni casi, quando ho un quarto d’ora da spendere divertendomi, mi trasformo nel peggior troll possibile e reggo la sceneggiatura senza però indulgere in sconcerie, ché alla mia età non mi si addicono.

Ci sono poi quei messaggi che contengono candidature più o meno spontanee. In questo caso non desidero offrire nessuna via privilegiata e quindi grazie al magico uso di Text Expander ci metto tre secondi ad evadere ognuna di esse. Il potenziale candidato viene instradato verso i canali istituzionali di Sketchin. La varietà delle candidature meriterebbe un discorso a parte. Ci sono candidature che inviano fotografie senza veli e su queste soprassederei. Ci sono candidature che mi chiedono di vederci per un pranzo per discutere della posizione. Anche queste ultime subiscono la sorte di cui sopra. Subito indirizzate verso i canali istituzionali. Anni fa mi colpì una richiesta di questo tipo: “mi farebbe piacere vederla per un pranzo in modo da approfondire la candidatura, ma solo per un pranzo!”. Non ho idea di che cosa la persona stessa pensando di me durante la scrittura di quella frase. Evidentemente devo sembrare un satiro assatanato sul mio profilo LinkedIn. Lasciai perdere dicendo che se fossi dovuto andare a pranzo con ogni candidato che me ne faceva richiesta avrei dovuto sottopormi ad un trapianto di fegato dopo pochi mesi dalla pubblicazione della posizione.

Ci sono le richieste che provengono dagli Head Hunter. Questa è una categoria molto particolare. La sciatteria media è elevatissima. Chi sbaglia il mio cognome e mi apostrofa con un “Dottor Galletto” e chi mi conosce sa benissimo che questa cosa mi manda fuori di testa. L’apice è stato raggiunto da un personaggio che ha tentato di correggersi per ben tre volte non riuscendoci e peggiorando la situazione dopo ogni tentativo. Chi non si è nemmeno preso la briga di dare una occhiata al mio curriculum sullo stesso sito ma che comunque ha realizzato che sono uno scrum master e product owner certificato e che mi offre una posizione da junior scrum master.

Arriviamo poi agli invii massivi di proposte commerciali più o meno allettanti ma chiaramente una forma di scam. Direttamente nel cestino.

Ricevo offerte di servizi di design “because it is self evident your company need great design for its website”. Mah… qualche volta mi viene da dubitare ma in linea di massima qualcosa di design sappiamo fare.

Spesso mi vengono proposti servizi del tutto distanti da quello di cui mi occupo. Ad esempio la produzione di circuiti stampati a basso costo. Questo appartiene al genere “sparare nel mucchio”.

Infine ci sono quelli con delle proposte tutto sommato sensate alle quali mi prendo il tempo di rispondere. In alcuni casi sono offerte che nello specifico momento non mi interessano. Altre che non sono adatte al contesto ed al mercato in cui ci troviamo. Altre sono poco interessanti in senso lato. Ad ogni modo mi prendo il tempo di rispondere in maniera molto educata e circostanziata. Questo sopratutto quando riconosco che dietro al messaggio che mi è stato inviato c’è stato del lavoro ed un minimo di intelligence.

Quello che mi infastidisce, e non poco, è che una altissima percentuale di queste risposte non riceve poi alcun cenno da parte di chi la ha inviata. Io lo trovo un comportamento molto maleducato ed assolutamente fuori luogo. Diretta conseguenza di questo è che il malcapitato finisce nella mia lista nera insieme alla azienda per la quale lavora.

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