Papà

Mio papà era un ingegnere, un ingegnere meccanico per la precisione.

Ricordo ancora quando nei primi anni di scuola elementare lo dicevo con grandissima fierezza quando mi chiedevano che lavoro facesse mio padre. Lo facevo senza avere alcuna consapevolezza di quel significato.

A quei tempi papà aveva il suo studio nella mansarda della nostra villa. Era un locale stipato dei suoi libri e dei suoi appunti. I computer non esistevano. Per me era una sorta di sancta sanctorum e, come tale, l’accesso me ne era precluso se non in sua compagnia.

Inutile dire che ad ogni opportunità cercavo il modo di sgattaiolare in quella stanza e conservo quattro rircordi molto precisi.

Il primo è legato ai suoi regoli. Per me erano degli strumenti magici ed affascinanti. Solo dopo che papà è mancato li ho presi e li conservo con grande cura. Grazie ad internet ho imparato ad usarli e per sono ancora degli strumenti meravigliosi.

Il secondo ricordo è legato al Manuale dell’Ingegnere. Era edito da Hoepli e non ho nemmeno idea se esista ancora in commercio. Anche di questo ne ho tenuto una copia rappezzata con il nastro adesivo ma contenente le sue prezione note. Ricordo queste pagine dense di formule che non comprendevo e la leggerezza delle pagine che sembravano di carta velina.

Ricordo in particolare un volume cui lui era affezionatissimo e che, addirittura, si portò in ospedale e che rimase sul suo comodino sino al suo ultimo giorno di vita. Si trattava di un volume dalla copertina rigida color amaranto, Strenght of materials di Sthephen Timoshenko. Mi dispiacque molto quando andai in ospedale a prendere le sue cose e quel volume era scomparso dal comodino. Ad un grande dolore se ne aggiunse un altro. Avrei voluto averlo tra le mie mani oggi.

Il terzo ricordo sono i suoi appunti. Papà aveva una calligrafia spettacolare che in parte ho ereditato. Precisa e puntuale. perfettamente allineata anche in foglie senza righe o quadretti.

L’ultimo ricordo sono i suoi disegni a china. Purtroppo è un tratto che non ho affatto ereditato e mi dispiace molto. Mi sarebbe davvero piaciuto disegnare come papà. Non ne sono mai stato in grado nonostante ci abbia provato infinite volte. Ora quei disegni sono a casa con me ed anche ora mi basta voltare lo sguardo a destra per vederli e sentirlo ancora vicino.

Sono quelli che stanno in cima a queste parole.

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