Perché si può fare!

Photo by Glen Carrie on Unsplash

Ritorno la rubrica “Perché si può fare” che è, in tutta sincerità, una delle cose che mi diverte di più.

Io sono sufficientemente anziano per ricordarmi i “padelloni” dalla astronomica capacità di 5 Mb che si usavano sui mainframe di ICL nei primi anni novanta. Pesavano un botto e li dovevi mettere a manina dentro il disk drive che aveva le dimensioni di una lavatrice. Facevano un rumore infernale e quando una testina del drive si andava a schiantare sulla superficie del padellone sembrava di assistere ad uno schianto automobilistico in autostrada.

Non sono però sufficientemente vecchio per avere utilizzato le schede perforate, o puch card, come le chiamavano gli americani.

Il signor Michael Kohn ha replicato il concetto delle schede perforate utilizzando dei mattoncini lego. Un mattoncino bianco rappresenta uno zero mentre un mattoncino nero rappresenta un uno. Ovviamente in codice binario. A questo punto su una lastra che ospita i mattoncini possiamo metterne in fila otto ed ottenere un byte. Più file possono quindi rappresentare delle informazioni che possiamo immagazzinare.

A questo punto è sufficiente costruire una rotaia, motorizzare la nostra lastra e fare uso di un array di sensori per leggere il contenuto della singola fila e trasformarlo in una informazione digitale.

Questo è il video in cui viene dimostrato il funzionamento del sistema:

Tutte le volte che vedo qualcosa di questo genere mi rattristo per la mia scarsa capacità di immaginare cose di questo genere.

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