Presentazioni

turned on LED projector on table
Photo by Alex Litvin on Unsplash

Come credo tutti coloro che facciano un lavoro simile al mio capita molto spesso di dovere mettere mano a Powerpoint o Keynote e dedicarsi alla realizzazione di una presentazione.

Un pitch per un cliente, la descrizione di una iniziativa, una presentazione per un evento e via dicendo.

Negli scorsi giorni mi è capitato di leggere una intervista alla persona che collaborava con Steve Jobs per la realizzazione dei suoi interventi. Questo è il link all’articolo: The man who produced Steve Jobs’ keynotes for 20 years.

E’ una lettura molto interessante ed in molto di quello che viene scritto mi ritrovo nel mio approccio alla creazione di questi esempi. Attenzione! Non che voglia paragonarmi a Steve Jobs perché di Steve Jobs ce ne è stato solo uno ed è certamente irripetibile.

Parlo dell’approccio in senso lato.

In primo luogo Wayne Goodrich si definisce un “produttore”, quasi in senso cinematografica. Credo che questo sia davvero il senso profondo del discorso. Una presentazione deve raccontare una storia e come tale deve essere strutturata. Si tratta di una storia che ha un copione e le slides sono il tuo palcoscenico. Non sono il centro dell’azione, tu sei il centro dell’azione.

Per potere raccontare una storia è necessario esercizio e pensiero.

Pensare di lanciare una applicazione e mettersi a scrivere una presentazione per me non funziona. Non ha mai funzionato.

Il mio processo mentale mi impone di costruire quella storia prima nella mia testa, poi sulla carta e solo alla fine formalizzarla in un documento elettronico.

Se non la vedo prima nella mia testa non c’è verso di arrivare ad una conclusione.

In questo senso le mie presentazioni non contengono tutto ciò che ho da dire. Per me le slides sono un supporto a quello che sto raccontando. Sarebbe meglio dire un complemento. Così come lo è il mio tono di voce sulle differenti tavole che è funzione del punto in cui mi trovo.

In questo senso per me il momento della presentazione assume la forma di una rappresentazione teatrale. In ogni momento conosco le scene, il palcoscenico, gli altri attori, la scenografia ed il copione. E secondo questi elementi io lavoro raccontando quella storia.

Su questo punto insisto molto anche quando mi trovo a lavorare su una presentazione che coinvolge più persone. Se si tratta di un pitch ognuno fornisce il suo contributo e poi chiedo a tutti di fare una “prova generale” per decidere cosa dire e come e, sopratutto, chi lo deve dire. Mi piace decidere insieme come ci passeremo il testimone tra una slide ed un’altra.

In tutta sincerità ho sempre detestato quel genere di presentazioni in cui il più alto in grado si prende tutta la scena e ti frantuma le palle per un’ora con lo stesso tono di voce leggendo parola per parola quello che c’è scritto sulla schermo. Questo perché, generalmente, il più alto in grado non ha letto quello che è stato preparato. Spesso non ha nemmeno contribuito ma il suo ego gli impone di essere lui il protagonista pur non essendone capace.

Sorrido infatti quando vedo quelle classiche slide in cui ti viene detto qualcosa del tipo: siamo un team affiatato pronto a lavorare per te?

No, ma davvero?

Ma se è così per quale motivo non mi stai restituendo quella immagine di team mentre mi stai raccontando queste cose? La mia lettura è che mi stai supercazzolando e non va bene.

Ci deve essere consistenza tra quello che scrivi, quello che dici ed il modo in cui lo fai. In caso contrario stai barando, con chi ti ascolta e con te stesso.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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Valter Minute

Ancora peggio del capo che si prende la scena è andare all’evento di big corp. Dove parlano in sequenza tre manager di big corp. (uno dalla sede centrale per dare importanza all’evento, uno dal quartier generale Europeo per fare vedere che controllano il lavoro della filiale e uno della filiale perché paga lui il rinfresco) e tutti e tre ripetono gli stessi concetti riutilizzando le stesse slide “aziendali” e nemmeno se ne rendono conto perché se sei un big manager di big corp arrivi all’ultimo, fai la tua sessione e poi torni a fingere di lavorare in sala speaker perché… Leggi il resto »