Progetti piccoli e progetti grandi

Nella vita di uno studio di design è sempre attuale un tema che ritengo molto importante. E’ meglio avere tanti progetti piccoli o pochi progetti grandi?

E’ una domanda complessa cui dare una risposta.

Se osservo la questione dal punto di vista di un general manager non esiterei a dire che è assolutamente meglio avere pochi progetti grandi. I progetti grandi sono in grado di darti continuità economica e finanziaria e ti permettono di avere una ampia visibilità sulla stabilità dello studio. Non ultima la pianificazione delle risorse.

Un insieme di progetti grandi ti permette di avere maggiore serenità.

Ovviamente esiste un rovescio della medaglia. Il progetto grande è spesso molto politicizzato dato che vive all’interno di una grande organizzazione che si muove con dinamiche non sempre trasparenti.

Dal punto di vista del design puro è semplice il progetto grande è stressante perché sei costretto a vivere per lungo tempo una cultura che non è la tua e si corre il rischio di divenire assuefatti ad una cultura aziendale diversa. Molto spesso per il cliente finale il progetto grande è strategico e, tipicamente, sotto la lente dell’amministratore delegato e quindi la pressione che ne deriva è molto elevata.

Non è raro che in questo genere di progetti venga richiesta una permanenza continua del team di design originale per garantire una presunta continuità durante l’evoluzione del progetto. Io ritengo che questo sia un errore gravissimo da parte delle aziende che ci commissionano questo genere di progetti. Spesso si usa il design per scardinare dei meccanismi che scricchiolano e, sopratutto, per portare un pensiero diverso, e spesso più aperto, all’interno dell’azienda. Per questo motivo ritengo che sia assolutamente necessaria una rotazione delle persone all’interno del team di design che lavora su un progetto grande.

Questo serve sia per alleggerire i designer da un lavoro continuativo su uno stesso tema che potrebbe inaridirli a lungo termine. Spendere un anno all’interno della stessa cultura aziendale ti rende assuefatto ai suoi meccanismi e ti prosciuga dal punto di vista puramente creativo. E’ invece necessario portare all’interno del team di progetto nuova linfa e nuovo pensiero in modo costante e continuo. La rotazione dei designer per il cliente è un valore assoluto e non un disvalore.

I progetti piccoli, al contrario, ti danno meno tranquillità dal punto di vista economico e finanziario perché sono tipicamente di breve durata. Sei costretto ad una caccia continua di nuove opportunità in modo da rimpolpare il tuo portafoglio.

Dal punto di vista puramente creativo i progetti piccoli sono aria fresca per i team di design. Questi progetti sono generalmente poco politicizzati e permettono ai designer di prendersi maggiori rischi rispetto a progetti più grandi. In un certo qual modo hanno la caratteristica di essere potenzialmente più innovativi e di frontiera rispetto ai progetti grandi. Più di frontiera se mi si permette il termine.

Non è raro che i progetti piccoli si facciano con startup o con piccole realtà che sono meno ingessate da complessi processi aziendali e lotte intestine per interessi diversi da quelli degli obiettivi di progetto.

Infine i progetti grandi tendono ad essere meno remunerativi in termini di margine e tariffa media. Io dico sempre che con i progetti grandi paghi la struttura e con i progetti piccoli raggiungi l’EBIT che ti sei fissato.

E’ quindi evidente che la soluzione è un corretto equilibrio tra progetti grandi e progetti piccoli. Un insieme di progetti grandi che ti danno una solida base per il tuo conto economico e che devono essere gestiti in maniera efficace per quanto riguarda la rotazione dei team di design ed un insieme di progetti piccoli che permettano ai team di “divertirsi” e respirare aria nuova.

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