Una ondata?

time-lapse photography of ocean waves
Photo by Jeremy Bishop on Unsplash

Confesso di non essere un grande esperto di temi che riguardano il tema delle risorse umane ma, nel tempo, una qualche esperienza me la sono fatta, sopratutto sulla mia pelle.

In questi ultimi mesi mi sono convinto del fatto che al termine di questa pandemia globale, ammesso che un termine possa esserci, ci saranno dei grandi cambiamenti nel mondo del lavoro.

Uno di questi penso possa essere una grande ondata di dimissioni e cambiamenti.

Credo che tutti ci siamo resi conto di come sia possibile, almeno per alcuni ruoli, gestire la propria attività lavorativa al di fuori di quel contesto cui eravamo abituati. Quel contesto assolutamente artificiale nel quale vivevano la maggior parte della nostra giornata. Un contesto fatto di rituali acquisiti e del tutto inventati.

Il caffè appena arrivati in ufficio, le riunioni, la pausa pranzo. Gli incontri con i clienti, le strette di mano, le presentazioni i report e via via verso tutto quell’ambaradan di cose spesso inutili ed artefatte.

Non più tardi di domenica leggevo questo:

I bimbi piccoli che si intrufolano veloci come folletti benefici, i letti in secondo piano e il ron-ron di una casa ancora mezzo addormentata erano i momenti in cui la realtà tornava a scaldare i cuori.

E non c’è niente di più vero. Prima che professionisti siamo essere umani. Con tutto quel bagaglio di vita che trasportiamo ogni giorno e che, troppo spesso, trascuriamo quando varchiamo le sogli di un ufficio. Una sorta di trasfigurazione che ci trasforma in qualcos’altro. Per convenienza, per ambizione, per quieto vivere, perché ci viene chiesto.

Ed invece in questi mesi abbiamo potuto essere più vicino alla nostra realtà, più umana, più semplice e più diretta.

Per questa ragione immagino che tanti di noi non saranno più disposti ad accettare le regole di prima. Questo, ovviamente, ammesso che se lo possano permettere.

Ho la fortuna di lavorare in un posto che è estremamente esigente ma che, allo stesso tempo, questa dimensione la ha sempre grandemente considerata. Sono stati fatti degli errori, certo, e siamo ben distanti dal luogo ideale che abbiamo sempre immaginato e che al quale cerchiamo sempre di tendere. Nonostante questo abbiamo sempre cercato di creare un contesto che fosse il più vicino possibile alle aspirazioni personali e professionali delle persone.

Vi assicuro che osservato dal mio punto di vista non è affatto un lavoro semplice. Si deve sempre trovare un equilibrio tra le norme che regolano il mercato del lavoro, gli aspetti fiscali personali ed aziendali, le richieste dei cliente e, in primo luogo, le necessità delle persone che lavorano con me. Spesso è un gioco di incastri molto complesso e che richiede una enorme quantità del mio tempo e, sopratutto, delle persone che mi aiutano su questi temi.

Molte altre aziende sono meno preparate di noi da questo punto di vista e credo dovranno adattarsi se vorranno continuare, o diventare, attraenti per i potenziali candidati.

E’ necessario un cambio di cultura.

Sempre domenica ho letto una frase di Jean-Baptiste Colbert, responsabile delle finanze durante il regno del Re Sole, Luigi XV:

L’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il maggior numero possibile di penne col minor numero possibile di strilli.

Ecco, se sostituite “L’arte della tassazione” con “L’arte del management” avrete una idea della impronta culturale che è necessario cambiare.

Io credo che ci aspettino dei tempi interessanti. Questo ammesso che la nostra consueta indolenza non ci faccia ricadere nello status quo senza avere la forza di reagire e di ribellarci.


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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Roberto Meda

Tutto condivisibile, però c’è da dire che la “nuova realtà” lavorativa ci è piombata addosso senza un preavviso, cogliendo i più totalmente impreparati. Lavorare da casa, o comunque in smart working implica un cambio di mentalità da parte dell’azienda ma anche del lavoratore. Direi che ci vorranno tanti anni, ma se ma si comincia …. Devo però dirti che non concordo sui rituali da ufficio o comunque che sono tipici da chi vive la socialità del lavorare insieme. Io le vedo più come abitudini specifiche di quell’ambito, alla pari di tante altre che abbiamo in altri ambiti. E’ comunque doveroso… Leggi il resto »