Per la prima volta dal 1980 la vendita di dischi in vinile supera la vendita dei Compact Disc.

Questo è quello che emerge dalla lettura di un report scritto dalla Recording Industry Association of America intitolato: “MID-YEAR 2020 RIAA REVENUE STATISTICS“.

Il report, e la notizia, sono estremamente interessanti.

Oltre al dato che forma il titolo di questo post è interessante notare come la vendita di supporti fisici rappresenti solo il 7% del volume totale delle vendite, qualcosa come 376 milioni di dollari. Cifra in calo di circa il 23% anno su anno.

Lo streaming vale l’85% del mercato.

Ancora una volta il fisico sembra essere distrutto dal digitale.

Nonostante tutto, sarà per l’età, mi piace pensare che la musica in forma fisica non scomparirà. Io stesso sono sempre più tentato di fare un ritorno al vinile per alcune cose che mi sono piaciute tanto. La discografia dei Pink Floyd per fare un esempio o le cose di Jiki Hendrix. Non lo ho ancora fatto, purtroppo.

Il fatto è che mi piacerebbe ricostruire una catena del suono buona come mi capitò di avere in passato. Ho un gran bel ricordo del mio amplificatore Audiolab cui dedicai l’intero stipendio di un mese di lavoro nel 1995.

Collegare un piatto al mio sistema Sonos mi suona come un tradimento.

Al di là di queste considerazioni non sono sicuro del fatto che il digitale divorerà completamente alcuni settori, quello della musica come esempio. Sono convinto che esisterà sempre qualcuno che vorrà tenere la copertina di un disco in mano quando questo gira sul piatto.

Certo è che l’economia del supporto fisico per la musica comincia ad avere economics che traballano, sopratutto in termini di distribuzione. La salvezza potrebbe essere l’assenza di distribuzione fisica ma acquisti solo online da un paio di centri di distribuzione.

Sarebbe un vero peccato se accadesse.

Rimarrebbe comunque il mercato del passato che ne trarrebbe vantaggio in termini di valore.

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