Suoni

Farmi la barba è oramai diventato un rito mattutino irrinunciabile. In realtà lo è sempre stato ma con la nuova passione per il rasoio a mano libera ha assunto una nuova, più complessa, e più strutturata, forma.

È il momento in cui inizia la giornata. Molto spesso all’alba quando ancora tutti sono sotto le coperte.

Il primo suono. Il rumore dell’acqua calda che scorre nel lavandino sino a raggiungere la temperatura giusta. Dolce, sottile, pieno. Tutto sta per cominciare.

Il secondo suono. Il montaggio del sapone da barba nella ciotola da barbiere. Un suono pieno e ovattato. Il sapone che comincia a montare ed il pennello che si gonfia di schiuma pronto ad accarezzare la pelle per prepararla alla rasatura.

Il terzo suono. Il rumore del pennello da barba sul viso. Il suono delle setole che si scontrano con i peli della barba nel tentativo di ammorbidirli e piegarli alla fine che presto faranno.

Il quarto suono. Il rumore, inconfondibile, della lama del rasosio sulla pella. E’ un suono metallico ma dolce. Accompagna lo scorrere della lama sul viso come se fosse un orchestra che accompagna una rappresentazione teatrale.

È quello il momento nel quale non ti puoi distrarre. Il rasoio è dolce ma richiede rispetto ed attenzione come una bella donna. Se ti distrai non esiterà ad affondare nella tua pelle. Lo devi assecondare. Lasciare che sia il suo peso a fare tutto il lavoro e non la pressione della tua mano.

Richiede concentrazione. Una concentrazione che ha l’effetto positivo di allontanarti da qualsiasi cosa facendoti trascorrere qualche minuto in una bolla spazio-temporale. È il primo momento della gioranta in cui ti devi concentrare su qualcosa di importante e definisce il resto della giornata. Il mio cervello è pronto al resto.

Secondo me dovreste provare.

Agressività

Ultimamente coltivo una passione smisurata per i rasoi a mano libera. Ne ho già parlato in passato per cui non credo sia necessario dilungarsi sull’argomento.

Per questo motivo ho cominciato a frequentare qualche forum sull’argomento. Diciamo che erano decenni che non mi avvicinavo a luoghi di questo tipo. Non voglio direi che il mio ultimo contatto fu Usenet ma ci siamo molto vicini. (Chi si ricorda di Usenet?)

Confesso che sono molto perplesso. C’è un livello pazzesco di aggressività.

E’ vero che oramai esiste una specializzazione smodata in qualsiasi hobby od interesse tu possa avere. Sia questo il rasoio a mano libera, la corsa, i francobolli o le campane tibetane.

Dall’altro lato fatico a comprendere come tutti siano esperti dell’argomento che si sta trattando. La barriera di ingresso è elevatissima ed il rischio di venire trattato come un deficiente è altissimo. Non ci si confronta e non si discute. La verità discende dall’alto, tipicamente da chi ha una appartenenza di lungo corso.

Non trovo arricchimento in quello che una volta era un vero e proprio luogo di confronto. Non parliamo poi di quella che era la Netiquette che era una formalizzazione della buona educazione che è andata completamente perduta.

Nel caso specifico si parla di argomenti leggerissimi, come i rasoi ad esempio, come se stessimo parlano del tentativo di salvare l’umanità dalla catastrofe.

Nel caso specifico mi piace pensare che alla fine stiamo parlando di un pezzo di metallo che scorre sulla pelle. Oppure, nel caso della controversa pratica della affilatura, di un pezzo di metallo che si consuma sfregando su una pietra.

Lo stesso si potrebbe dire della corsa. Alla fine stai parlando di un esercizio fisico che si compie dalla notte dei tempi e che serve a spostarsi da un punto A ad un punto B in un tempo inferiore a quello che si spenderebbe camminando per il puro piacere di farlo.

Credo che la sintesi sia questa. I forum sono diventati l’ennesimo luogo dove avere ragione piuttosto che ascoltare le ragioni degli altri e confrontarsi per crescere insieme.

Tristezza.

Le cose

Il buon Cesare mi fa leggere un articolo che contrappone il materialismo al consumismo.

Il secondo è quello stile di vita che trae gioia dalla semplice azione di acquistare delle cose.

Il secondo deriva la sua gioia dal possesso, e dal conseguente uso, di un particolare oggetto.

A coloro cui interessa questo è il link all’articolo originale.

Io sono decisamente un materialista.

Le mie chitarre ne sono un perfetto esempio o la mia ultima passione per i rasoi a mano libera.

Sono oggetti che hanno una funzione, qualcuno li ha prodotti con passione e rappresentano le cose migliori nella loro categoria.

Rispetto a quanto scritto nell’articolo originale io aggiungo due fattori.

Il primo è il tema della manifattura. A me piacciono in maniera assoluta quegli oggetti che sono una rappresentazione della abilità di qualcuno. Ad esempio il fatto che il rasoio a mano libera sia stato forgiato a mano in un tempo più o meno lungo. Non quindi il risultato del lavoro di una macchina eseguito in pochi secondi ma, piuttosto, la perizia di un artigiano che ha speso tempo e fatica per produrre quell’oggetto.

Il secondo aspetti rilevante è la funzione dell’oggetto. Ad esempio una chitarra può produrre note e quindi musica. Il lavoro fatto dall’artigiano si estende con l’uso dell’oggetto e si completa.

Libri

Ci sono dei libri che ti capitano tra le mani in maniera del tutto inaspettata ma che sono perfetti nella loro natura per il momento che stai vivendo.

La presenza di un personaggio che ti sembra di conoscere. Luoghi che hai visitato e di cui ricordi esattamente le stesse sfumature di cui stai leggendo. Nomi di persone. Situazioni che hai vissuto o che hai immaginato di vivere. Relazioni, amori, litigi. sconfitte e vittorie.

Tutto sembra allinearsi in maniera precisa pagina dopo pagina.

É in quel moento che vivi sentimenti contrastanti. Il libro in sé è un oggetto finito. Contiene un numero finito di pagine. Ha un inizio ed una fine.

Per questa ragione quando ti capita uno di questi libri magici non riesci a staccarti dalle sue pagine. Allo stesso tempo sai che ogni pagina letta ti avvicina alla fine del piacere di quella lettura.

Vorresti che non finisse mai. Ti piacerebbe continuare a librarti in quella atmosfera all’infinito. Sei sbucato in un altro mondo attraverso un qualche incantesimo e non vorresti tornare più indietro.

Purtroppo è una illusione ed il libro termina, come tutte le cose. In quel momento chiudi gli occhi e per qualche istante riesci ancora a sentirti parte di quel mondo. Poi, lentamente, tutto comincia a svanire sino a scomparire del tutto.

Ti auguri che l’autore stia già lavorando al libro successivo. Speri che si tratti di una serie e non di un singolo evento. Preghi affinchè nella penna dello scrittore ci siano ancora parole capaci di riportarti a quelle sensazioni.

Waze, Amazon ed il mondo fisico

Trovo molto buffo il fatto che la municipalità di Leonia, nel New Jersey, abbia deciso di multare tutti coloro che si troveranno ad attraversare la città non essendo residenti o persone che ci lavorano.

Questo perchè pare che quando le principali vie di accesso a New York sono congestionate le applicazioni intelligenti di navigazione come Waze o Google Drive dirottano migliaia di autoveicoli sulle strade secondarie paralizzando di fatto il traffico anche su quelle strade.

In realtà non è affatto buffo ma piuttosto terrificante.

Sullo stesso tenore la notizia secondo la quale il numero di furgoni destinati alla consegna di pacchi è aumentata vertiginosamente contribuendo alla congestione del traffico in tutte le città. Effetto collaterale della retail apocalypse.

Per anni abbiamo predicato come il digitale potesse essere un enorme acceleratore per gli affari dei retailer. Questo, ovviamente, si sta rivelando essere vero.

Credo che abbiamo dimenticato una cosuccia. Il digitale, in particolar modo l’e-commerce, in sé e per sé vive di zeri e di uno ma, alla fine della sua catena di valore ci sta sempre un omino fatto di carne ed ossa. L’omino di carne ed ossa vive in una città che collega tra loro gli omini di carne ed ossa con delle strade sulle quali scorrono dei veicoli di metallo.

Forse il mondo fisico esistente non è sufficientemente capace per assorbire l’accelerazione che proviene dal digitale. Non è in grado di assorbire quei volumi e comincia a ribellarsi.

Se è vero che puoi ricevere un oggetto entro un’ora dall’ordine è altrettanto vero che non conduci la tua vita all’interno della tua casa. E se quando esci di casa ti ritrovi paralizzato dal traffico delle macchine e dei furgoni ti girano un pochino le palle.

Forse sarebbe il caso di pensare anche a questa relazione tra il fisico ed il digitale e a quanto il primo sia pronto ad assorbire il volume generato dal secondo.

L’elenco delle cose intollerabili

Quando ho scritto che è perfettamente inutile fare una lista di buoni propositi ho mentito.

In realtà un buon proposito me lo sono segnato.

Creare un elenco delle cose intollerabili. Intollerabili per me, ovviamente.

Diciamo che potrebbe trattarsi non di un semplice elenco puntato ché, diciamoci la verità, le liste hanno rotto le palle.

Piuttosto pensavo ad un elenco ragionato che sia in grado di spiegare chiaramente perché una certa cosa, persona o comportamento mi risultano intollerabili.

Potrei dedicargli una piccola Moleskine da lasciare in eredità a coloro i quali volessero sapere chi ero.

L’elenco delle cose che mi piacciono, o che vorrei fare, sarebbe un esercizio del tutto inutile e privo di divertimento.

I buoni propositi

Si avvicina quel momento dell’anno in cui la maggior parte di noi tende a riflettere su quali saranno i buoni propositi per l’anno successivo.

Anche io lo ho fatto in passato. Spesso. Tutto questo con l’unico reale risultato di avere mancato quasi tutti gli obiettivi, regolarmente.

Il fatto è che abbiamo bisogno di ordine e di pensare che saremo certamente migliori in futuro. Wishful thinking direbbero oltre oceano.

La realtà è che siamo e saremo sempre gli stessi e semplicemente fare una lista di buone cose da fare, comportamenti da cambiare, progetti da iniziare è assolutamente inutile, se non controproducente.

Se proprio deve esserci un cambiamento, ed è auspicabile che ci sia, non può arrivare da una lista di buoni propositi. Le spinte devono essere altre e non tutte sono positive.

Quindi, quest’anno, niente liste. Solo cambiamento continuo e senza sosta.

Fisico e digitale

Da qualche tempo mi interesso di botteghe artigiane. É un interesse recente ma che viene da lontano. Sono sempre stato affascinato dalla manualità di questi artigiani. La loro capacità di produrre qualcosa partendo dalle materie prime dando loro forma, funzione e significato.

Per questo passo diverso tempo online alla ricerca dei loro siti, delle loro storie, dei loro prodotti.

Purtroppo non è un panorama eccitante. Se da un lato il lavoro che loro fanno è assolutamente affascinante, dall’altro l’approccio al mondo online è spesso, purtroppo, molto approssimativo.

Siti web che sembrano fatti dal famoso “cugino”. E-commerce dalla usabilità questionabile. Poca cura nei contenuti e scarsissima qualità delle immagini. Nessuno di essi sembra raccontare una storia, una passione od una tradizione.

E questo è un vero peccato perchè io ci vedo un potenziale enorme. Potrebbero essere delle eccellenze assolute non solo in Italia, ma nel mondo.

Allo stesso tempo mi sovviene il ricordo di un articolo letto su Monocle che parlava di un negozio di Singapore, Huls Gallery, con una missione ben precisa:

Our goal is to create a clear market for small Japanes manufacturer who cannot speak English and often have no knowledge about exporting

ed anche

Although the gallery accepts walk-ins it’s modeled on a B2B business, matching F&B clients and hotels with little-known makers, such as Riso Porcelain from Saga and Ishikawa based Gato Mikio. What emerges from that initial introduction is often a bespoke collection to suit a particular chef or restaurateur’s rewuirements.

Io trovo che questa sia una meravigliosa opportunità che andrebbe opportunamente sfruttata. C’è un capitale umano là fuori che si meriterebbe tutt’altra visibilità e apprezzamento.

Purtroppo credo che il solo spazio fisico non sia più sufficiente per garantire la sopravvivenza ed il successo che, invece, meriterebbero.

Fotografie

Durante il fine settimana c’è stata la festa scolastica con annessa recita ed il giorno successivo il saggio di ginnastica artistica.

Eventi interessanti, ovviamente solo per i genitori dei protagonisti perchè, diciamoci la verità, pochi sono quelli che coltivano tra le mura familiari la prossima Julia Roberts o la novella Nadia Comaneci.

E’ un momento in cui guardi i tuoi figli farti vedere i risultati per cui si sono impegnati e a cui preme la tua presenza ed i tuoi occhi seguiti da una affermazione che gli comunica quanto sei fiero di loro a prescindere dal risultato o dalla qualità della rappresentazione o prestazione.

Nonostante questo vedo orde di genitori litigare per accapararsi il posto in prima fila in modo da avere la migliore posizione possibile per riprendere le gesta dei propri pargoli con il proprio smartphone.

Dai, ditemi la verità, quante volte vi è capitato di riguardare uno di questi video o fotografie?

Io sinceramente mi sono preso il mio posticino forte del fatto che la mia altezza mi permette di vedere e mi sono goduto lo spettacolo con il mio bel paio di occhi. Il resto rimane nella mia memoria, che è la cosa che conta.

Vengo dalla Germania

Sono in tangenziale e la macchina mi segnala di essere entrata in riserva. Poco male, mi dico.

A poco più di un chilometro c’è un’area di servizio. Metto la freccia e comincio a spostarmi nella corsia più a destra. Davanti a me c’è una utilitaria con targa tedesca. Procede lentamente e mi costringe a rallentare. Senza mettere la freccia imbocca la corsia di accesso all’area di servizio.

Comincio a spazientirmi.

Rallenta ancora mentre cerca parcheggio nella piazzola dell’Autogrill. Lo stanno ristrutturando e per questo motivo non c’è spazio. Sono costretto a rallentare ulteriormente nell’attessa che quel benedetto uomo decida cosa fare. Si ferma e non si muove. Da milanese imbruttito ora la mia pazienza è quasi al limite. Non uso il clacson perchè mi ha sempre infastidito ma attendo.

Alla fine decide di dirigersi verso un’area più ampia dietro l’area di servizio. Cerca parcheggio anche lì ma ho l’occasione di superarlo e parcheggiare. Penso che se ci ha messo mezz’ora a selezionare il parcheggio potrebbe mettercene una a scegliere che tipo di caffè prendere.

Mentre mi avvio verso l’ingresso sento una voce “Mi scusi, mi può aiutare?”. E’ il guidatore indeciso della macchina.

Mi volto e mi incammino verso di lui.

“Buongiorno, mi dica. Come posso aiutarla?”

“Vado bene per Bologna?”

“Diciamo di si. Ora lei trova poco dopo Cusago. Vada sempre dritto e non può sbagliare.”

“No perchè volevo capire dove si prende il biglietto… Io mi ricordo che ad un certo punto dovevo accostare a destra per prenderlo”.

“Sì, certo. Una volta arrivato alla barriera può accostare a destra per prendere il biglietto. Non troppo a destra perchè all’estrema destra ci sono le corsie riservate al Telepass”.

“Telepass? Cos’è?”

“Non si preoccupi. Se non ce l’ha può prendere il biglietto.”

“Si ma devo stare a destra?”

“Se vuole andare verso Bologna deve sempre cercare di tenere la sinistra. Incontrerà prima la A7 verso Genova e poi lo svincolo per la Tangenziale Est. Lei stia sulla sinistra e si troverà davanti il casello per Bologna”.

“Sì ma io devo andare a destra per prendere il biglietto?”

“Aspetti,le faccio vedere…”

Apro Google Maps, gli mostro dove siamo e la strada che deve fare e per quanti chilometri.

Ha un accento che non riesco a identificare. Guardo la sua macchina ed è piena di pacchi e valigie fino all’inverosimile. Sta viaggiando da solo.

Si convince.

Per sicurezza lo spiego un’altra volta.

Mi dice “Mi deve scusare. Sono 25 anni che manco dall’Italia e vivo in Germania in un piccolo paese da quale non mi sposto mai. Sto andando a trovare dei parenti. Finora sono stati tutti maleducati quando ho chiesto informazioni.”

“Non si preoccupi. Mi ha fatto piacere aiutarla. Senta, io sto andando a bere un caffè prima di fare rifornimento. Mi vuole fare compagnia?”

Ci avviamo insieme verso l’ingresso e passo dieci minuti a conversare con uno sconosciuto.

Mi pento di essermi innervosito.

Mi fa piacere bere il caffè con lui e ascoltare la sua storia. Questa storia la tengo per me.

Lei è il vincitore!

Ore 10.30 circa… Squilla il telefono cellulare mentre sono in auto.

Chiamata da un numero fisso di Milano a me sconosciuto. Di norma non rispondo mai ai numeri sconosciuto ma oggi decido di farlo.

Cinque secondi di silenzio… Ecco, già penso che il robot stia instradando la chiamata al primo operatore disponibile. La mia predisposizione al dialogo comincia a diminuire.

A mio terzo pronto un operatore, in questo caso umano, comincia a recitare uno script a velocità smodata: “Buongiorno sono Laura lei è il vincitore di un buono di euro per…”. Click. Riaggancio.

Ora chi mi ha sentito gestire questo genere di chiamate di telemarketing sa che sono una persona estremamente gentile e disponibile. Questo per tre ordini di motivi. Il primo è che i miei genitori mi hanno insegnato che si deve essere gentili con il resto del mondo. Il secondo è  Il secondo motivo è che mi è sempre stato detto di “sopportare con pazienza le persone moleste”. Infine perchè ho grande rispetto del lavoro sottopagato che queste persone fanno.

Resta il fatto che la comunicazione umano-umano non può prescindere dall’educazione e da un corretto handshake come recita il protocollo.

Se tu dici “Buongiorno” devi aspettare di ricevere da me l’ACK del messaggio che equivale al fatto che io risponda “Buongiorno”.

Solo in quel momento puoi procedere con l’handshake.

Subito dopo il protocollo prevede che tu dica “E’ un buon momento per disturbarla?”. In questo modo dal protocollo io capisco che anche se sei una persona molesta e riconosci che mi stai potenzialmente facendo perdere del tempo mi chiedi comunque se sono disponibile alla conversazione.

Se io rispondo “Si, ho del tempo da dedicarle” allora possiamo continuare nel nostro piacevole dialogo.

Se rispondo “No, mi spiace. In questo momento non ho tempo.” la conversazione termina.

Se invece parti con la raffica di parole, che oltretutto fatico a comprendere, io riattacco.

Sì, io amo immensamente i protocolli.

Monsieur de La Palice

Ieri sera stavo distrattamente seduto davanti alla televisione quando la mia attenzione è stata attirata dalla pubblicità di un ammorbidente.

Confesso che la mia conoscenza dell’universo degli ammorbidenti per il bucato è prossima alla mia conoscenza della meccanica quantistica ma quello che mi ha colpito è stato il copy del messaggio pubblicitario.

Non farò il nome del prodotto non tanto perchè non voglia fare pubblicità al prodotto ma, piuttosto, perchè le mie sinapsi non sono state in grado di immagazzinare l’informazione.

Ho sentito dire “Il prodotto X è tre volte più efficace rispetto ad un prodotto diluito”.

Egraziearcà… Se si tratta di un ammorbidente concentrato mi sembra ovvia che sia più efficace rispetto ad un prodotto diluito.

Non vivo nel dorato mondo dell’advertising ma mi domando se sono l’unica persona a notare questi messaggi assolutamente privi di contenuto reale.

Io comunque l’ammorbidente non lo compro. Sono già sufficientemente morbido.