Se tu fossi ancora con noi oggi avresti compiuto novanta anni. Purtroppo non ci sei più da tempo ma, nonostante questo, oggi sto pensando a te.

Tu eri un ingegnere e per me sei sempre stato il più grande degli ingegneri. Mi ricordo ancora quando mi portasti in ufficio con te e visitammo l’officina in cui venivano costruite le giranti che tu ed il tuo team progettavate. Da ragazzino mi ricordo che mi sembrò un luogo enorme e magico.

Da qualche parte dovrebbe esserci ancora una fotografia di me vicino ad una delle pale di una girante. Alta quasi come me. Mi sembrava che tu stessi costruendo delle cose fantastiche. Pensa, mi ricordo anche che era una girante costruita sul modello Pelton.

Purtroppo non credo di essere mai riuscito a dirti quanto mi rendeva fiero sapere che tu facevi quel lavoro. Ai miei amici di allora, e nella mia totale incomprensione del tuo lavoro, dicevo che il tuo lavoro era quello di fare accendere le lampadine nelle case delle persone.

Mi sembrava una cosa importante e vitale per la vita delle persone.

Abbiamo davvero litigato tanto negli anni perché su alcune cose avevamo davvero opinioni molto diverse.

Alla fine tutto la sbatti, come direbbe mio figlio Lorenzo, per arrivare dove sono arrivato lo ho fatto per dimostrarti che, nonostante stessi percorrendo una strada diversa da quella che tu ti immaginavi, io sono arrivato lo stesso all’obbiettivo che mi ero prefissato.

In fondo avremmo dovuto scambiarci qualche abbraccio in più rispetto a quanti ci siamo davvero scambiati nella realtà.

Mi fa comunque piacere riconoscere che quegli abbracci li hai comunque scambiati con Lorenzo, tuo nipote. Ti ha ammorbidito più lui in pochi anni che io nei 40 anni precedenti. Forse i figli giocano anche questa funzione nei confronti del rapporto tra genitore e figli.

Mi mancano i tuoi lamenti su qualsiasi cosa non ti piacesse.

Ogni tanto vado a guardare tutte le carte che erano nel tuo studio e mi piace scorrere i tuoi appunti scritti con quella grafia che è molto simile alla mia. Tutto su carta. Non c’erano i computer. Dentro quei documenti c’è anche quella foto con mamma in sella alla lambretta che ti regalò Enzo Ferrari per la tua laurea in ingegneria. E’ una fotografia cui tengo molto. Sembravate felici e tu eri molto più figo di quanto io mai potrò essere.

Non ho nessuna idea di dove tu sia adesso ma ti immagino essere felice con le persone, le cose ed i pensieri che hai amato.

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