Di conferenze ed eventi

E’ un dato di fatto che siamo giornalmente bombardati da offerte di partecipazione ad eventi, conferenze, tavole rotonde, meetup e via discorrendo. Questo è vero sia che siate un potenziale partecipante o un potenziale speaker.

Oggi sarebbe possibile non passare un singolo giorno in ufficio semplicemente accettando di partecipare ad ogni evento al quale si è invitati. Se non aveste un lavoro e, di conseguenza, di che sostentarvi potreste vivere tranquillamente di tartine e prosecco senza spendere una lira.

Ammettiamo che questo non sia il caso. Dobbiamo quindi scegliere a chi e a cosa prestare il nostro tempo, sia come uditori che come contributori.

Io confesso che sono diventato particolarmente ostile a qualsiasi tipo di evento. Alla mia tenera età quello che ho di più prezioso è il mio tempo. Impiegare il mio tempo in cose noiose e che non mi arricchiscono mi infastidisce oltre ogni misura.

Mi trovo quindi a dovere scegliere.

Quando mi viene proposto un evento tendo a valutare chi sono gli speaker, faccio la mia ricerca e un pochino di social engineering per capire se chi parlerà ha davvero qualche idea da trasmettere e che vale la pensa di essere ascoltata.

Non sembre ciò che ottengo come informazioni mi aiuta ad evitare le sòle ma riesco comunque ad evitarne la maggior parte.

Arriva quindi il momento dell’evento e degli interventi. Ecco le cose che mi danno fastidio.

Partiamo dicendo che la durata tipica degli interventi oscilla tra i 20 ed i 45 minuti. Come fai uso di questo tempo richiedendo la mia attenzione influisce moltissimo sul giudizio che darò al tuo intervento.

Primo. Non mi puoi frantumare le palle con i primi dieci minuti in cui mi racconti chi sei e cosa fai. Se sono lì seduto io ho già fatto la mia ricerca e so già chi sei e cosa fai. In genere questa prima fase dell’intervento serve più a soddisfare l’ego di chi parla piuttosto che a fornire materiale di qualità all’ascoltatore. Evitate, per favore.

Secondo. Non mi interessa nemmeno sapere che cosa fa la tua azienda, che clienti ha, quali altisonanti progetti ha fatto, della quantità di cose di cui si occupa se nel tuo intervento parlerai solo di un frazione di queste. Ancora una volta. Ho fatto la mia ricerca.

Il tuo intervento deve andare diretto al punto. Mi deve dire subito perché a me può tornare utile. Ovviamente mi torna utile solo se contribuisce a farmi pensare e, per farmi pensare, deve contenere delle idee. In caso contrario non serve assolutamente a nulla.

Quando mi trovo a parlare io evito come la peste quelle due cose che considero peccati mortali. La mia prima slide è quasi sempre una domanda. La domanda cui intendo rispondere nel corso della mia presentazione. Le mie slide oramai tendono ad essere fatte solo di immagini, più o meno evocative. A me interessa parlare e farmi ascoltare piuttosto che avere la platea che legge le slide che sto proiettando.

Vero è che il mercato cui generalmente mi rivolgo mi permette questo lusso ma, davvero, ci sono delle slide che mi fanno davvero male alle pupille.

Ultimamente mi urta anche il meccanismo totalmente frontale degli interventi. Tu parli ed altri ti ascoltano. Forse è arrivato il momento di trovare delle alternative a questo formato che è oramai un pochino vecchiotto.

Infine, se devo scegliere, preferisco andare a quegli eventi che non sono totalmente affini al contesto in cui vivo. Trovo che, alla fine, ci si parli un pochino troppo addosso. Per trovare ispirazione vado da qualcosa che è tutt’altro da me.

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Mauro

Ciao Ale, concordo su tutto! Lo scorso anno nel corso della Digital Week ho tenuto un breve seminario ed ho cercato di interagire con i partecipanti.