Il suo nome era Marinella Beretta

Photo by Matthew Henry on Unsplash

Marinella Beretta aveva settanta anni e viveva in una casa a Como. Di quella casa, Marinella, aveva venduto la nuda proprietà ad un cittadino Svizzero. Nei giorni scorsi il vento forte ha reso instabili alcuni alberi del suo giardino. Hanno cercato di contattarla, senza successo.

Alla fine è stato contattato il proprietario che ha autorizza l’ingresso in casa dove Marinella è stata ritrovata senza vita.

Il medico legale ha constatato che la morte, sopravvenuta per cause naturali, risale ad almeno due anni fa.

Marinella era seduta su una sedia, senza vita.

Ci sono delle notizie che non hanno un impatto nazionale od internazionale. Notizie che spesso finiscono nella cronaca di provincia o trovano lo spazio di poche righe sul web.

Eppure io quando leggo notizie come questa sento un dolore forte. Da una parte la tristezza per un essere umano che ha perso la vita in totale solitudine e di cui nessuno si è preoccupato per più di due anni. Dall’altra la domanda che mi tormenta: ma io se la avessi conosciuta, anche di vista, mi sarei accorto di non vederla più in giro? Avrei deciso di intervenire cercando di sapere qualcosa sul suo stato di salute? Insomma, avrei fatto qualcosa?

Sono diversi giorni che questa cosa mi ronza per la testa e non riesco a darmi una risposta.

Dello stesso tenore la notizia, meno recente, della morte del fotografo francese René Robert. Si accascia al suolo in una trafficata via di Parigi per via di un malore. Non si tratta di un malore fatale. A portarlo via è il freddo della notte. Muore di ipotermia senza che nessuno si sia fermato ad aiutarlo.

Non voglio fare affermazioni populiste.

Rifletto solo pubblicamente su cosa avrei fatto io.

Guardo nel mio passato, anche recente e ricordo che in tutte le occasioni cui mi sono imbattuto sono sempre intervenuto. L’ultimo episodio risale a prima della pandemia. Sono in vacanza con degli amici e vedo una anziana persona barcollante, evidentemente ubriaco, che si accascia su dei gradini. Mi sono fermato a chiedergli come stava e se aveva bisogno di qualcosa, di aiuto.

Mi domando anche se succedesse qualcosa a me chi se ne accorgerebbe. Chi tra i miei amici si metterebbe in allarme non vedendomi e non sentendomi. Forse ora molti di loro. Ma tra venti, trenta anni?

Queste due notizie continuano a farmi sentire in grande imbarazzo.

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