Sono seduto nel mio giardino e ascolto i rumori che provengono dal lago a pochi metri da casa.

Ho un paio di documenti aperti e che devo finalizzare prima di un incontro virtuale che avrò domani per presentare uno strumento nuovo sul quale abbiamo lavorato nei mesi scorsi.

Oggi sarebbe stata una giornata perfetta da spendere in motocicletta ed invece mi sono ritrovato e sistemare un pochino di codice che avevo scritto qualche tempo fa e sul quale ho dovuto spendere più tempo del necessario per ricordarmi perché diavolo lo avevo scritto in quel modo.

Da sempre commento poco o nulla il mio codice e ammetto che è certamente un grave errore.

Sento le onde del lago che si infrangono e vedo il solito falco che volteggia in cielo. Lavorare da casa è una meraviglia ma, talvolta, riuscire a metterci la giusta concentrazione è piuttosto difficile.

La concentrazione svanisce anche quando ti fermi a pensare a che cosa stia diventando la tua azienda in un momento complesso come questo. Se da un lato abbiamo l’evidenza dei numeri, dei report e delle varie cerimonie dall’altro mi domando come stanno tutte le persone. Si sentono ancora parte di qualcosa di bello? Sono mai state parte di qualcosa di bello?

Non ho la risposta a queste domande e la cosa, un pochino, mi infastidisce.

Guardo il mio orto che ho appena innaffiato. Mi è piaciuto sporcarmi le mani per metterlo insieme con Beatrice. Pochi metri quadrati ma che hanno il sapore del tangibile.

Ecco, forse questo è il tratto peculiare di questo periodo. Avere la sensazione di fare cose poco tangibili. Un conto è essere su un progetto e vederlo crescere giorno dopo giorno, un altro è fare il general manager e prendere decisioni che nel breve periodo non ti danno alcuna occasione di essere verificare nei risultati.

In qualche momento vorrei che questa diventasse la nuova normalità perché sono stato in grado di recuperare spazi prima del tutto impossibili. Mi rendo conto di quanto mi faccia bene non dovermi più spostare continuamente da un posto all’altro.

In altri momenti vorrei incontrare di nuovo il sorriso dei colleghi e sì, dai, anche di qualche cliente.

Come tutte le cose in fondo non è altro che un sottile gioco di equilibrio. E, fortunatamente per la mia natura, si tratta sempre di un equilibrio instabile.