Invecchio?

Photo by David Boca on Unsplash

Oramai siamo alle soglie del mio cinquantacinquesimo genetliaco e chi mi conosce bene sa benissimo che il festeggiamento del mio compleanno mi infastidisce oltre ogni misura. Va fatta una nota a margine. L’anno scorso è stato veramente un compleanno indimenticabile e forse si assiste ad una inversione di tendenza. Vedremo. Non è questo l’argomento di questo post.

Ricordo che quando avevo molti anni in meno ero veramente tanto impallinato con la tecnologia quanto lo sono oggi. Ricordo benissimo l’eccitazione che nasceva mentre leggevo del rilascio di un nuovo prodotto, di una nuova applicazione, di un nuovo telefono.

A quei tempi guadagnavo pochino e non potevo permettermi la maggior parte delle cose di cui leggevo. Una eccitazione che potrebbe essere certamente definita infantile.

Oggi non riesco più a trovare la stessa emozione che provavo allora. La mia disponibilità è certamente aumentata negli anni ma non provo più la spinta emozionale a mettere le mani su ogni nuova cosa che viene annunciata.

Forse ho raggiunto quella che, generalmente, viene definita maturità. Sono più selettivo e razionale nella scelta della direzione verso cui indirizzare i miei interessi nel tempo libero che mi rimane.

Da qualche giorno c’è un nuovo telefono che mi aspetta in ufficio. Anni fa sarei saltato in macchina e mi sarei fiondato per recuperarlo e metterci le mani sopra. Adesso alzo le spalle e mi dico che lo prenderò alla prima occasione utile che mi capiterà.

Ripenso poi agli esperimenti che sto facendo in queste settimane con Unity e Oculus Quest 2 e non posso fare a meno di osservare che ci sto mettendo la stessa passione e lo stesso interesse di un tempo. Ecco, forse non faccio più le tre del mattino per cercare di fare funzionare un pezzo di codice che non ne vuole sapere di girare come dovrebbe. Onestamente il mio fisico non ce la fa. Ora ho bisogno di otto ore solide di sonno od il giorno successivo sono quanto di più prossimo ad un’ameba.

Forse con gli anni sono diventato più selettivo e più razionale nella gestione dei miei spazi. Non a caso sul mio profilo di LinkedIn non scrivo il mio job title ma mi limito a dire che sono “jack of all trades, master of none”. Mi interesso a decine di cose diverse ma di nessuna di esse posso dire di essere un maestro. Ne so abbastanza di tante cose, ma non tutto.

Non che mi dispiaccia. Sino ad ora questo approccio ha pagato, ed anche bene.

Ne sta venendo fuori uno scritto piuttosto sconclusionato, non è vero. Si tratta del fatto che sto scrivendo senza pensarci troppo e lasciando fluire naturalmente il mio pensiero.

In alcuni casi penso di avere più idee e progetti ora di quanti non ne avessi quando ero ragazzo. La differenza è che spesso sono progetti che vivono nella mia testa e finiscono nei miei diari. Poche volte diventano qualcosa di tangibile. Pensare è decisamente meno faticoso che fare. Forse.

E comunque sono cinquantacinque anni. Un numero che comincia a farmi paura perché è decisamente alto. Troppo per i miei gusti.

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