La bottiglia del latte

Photo by ROBIN WORRALL on Unsplash

Bisogna fare attenzione alla bottiglia del latte quando ci ritroviamo a valutare l’efficacia e l’efficienza dello smart working. Sì perché pare che questo oggetto sia uno degli strumenti preferiti da quei lavoratori che fanno finta di lavorare quando praticano lo smart working.

Questo è quello che ha dichiarato il ministro Brunetta che detiene le redini del dicastero della Pubblica Amministrazione ai microfoni di SkyTG 24:

Vaccini e presenza piuttosto che chiusi a casa, con il telefonino sulla bottiglia del latte a fare finta di fare smart working, perché diciamocelo fare finta di lavorare da remoto, a parte le eccezioni che ci sono sempre.

Il fatto che la parola ministro sia scritta con la m minuscola non è affatto un refuso. Mi rifiuto categoricamente di chiamare Ministro, con la M maiuscola, una persona che ha la sfrontatezza e la stupidità di fare una affermazione del genere.

Che io non abbia particolare considerazione per il personaggio in oggetto è una evidenza che non ritengo di dovere nascondere ma leggere queste affermazioni da parte di un ministro, sempre con la m minuscola, della Repubblica, e questa con la R maiuscola, mi fa veramente inorridire.

E dire che stiamo parlando di un professore universitario che dovrebbe avere avuta la missione di formare i giovani del nostro paese. Poveri studenti, mi verrebbe da dire. Immagino che vi abbia sempre considerato dei fannulloni e dei bari.

La cosa più buffa è che lo smart working per la Pubblica Amministrazione è appena stato regolamentato e proprio il ministro Brunetta ha apposto la sua firma ai documenti che lo governano.

Infatti scriveva su Facebook:

Ho voluto uno smart working finalmente regolato e strutturato

Qualcosa non torna. O il ministro soffre di bipolarismo, ed in questo caso va affidato a qualcuno in grado di curarlo, oppure ha firmato quel documento obtorto collo e sotto la minaccia delle armi.

Vero è che di questi tempi la coerenza è merce rarissima ma qui si sfiora davvero la follia.

Da un ministro della Repubblica con un passato di professore universitario io mi aspetto una mente aperta a comprendere le dinamiche di un mercato che sta cambiando e che può essere reso più efficiente da un lato e più vivibile dall’altro. Una persona che ha insegnato economia dovrebbe essere in grado di cogliere i segnali deboli del cambiamento e dovrebbe riuscire ad identificare quali sono quelle spinte positive che posso avere una influenza positiva sullo sviluppo del paese.

Se non ci fosse stato uno strumento come lo smart working, con tutti limiti e le carenze che ha dimostrato, questo paese sarebbe messo molto peggio di come non sia messo oggi.

Il fenomeno andrebbe studiato, approfondito, analizzato. Si dovrebbe capire cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Tutto è perfettibile.

Secondo me lo smart working ha messo decisamente in crisi il middle management, quando questo è espressione di un regime di controllo invece che di un contributo attivo, di direzione e di coaching. Immagino che questo si sia reso ancora più evidente nella Pubblica Amministrazione.

Le persone che fanno finta di lavorare e si nascondo nelle pieghe delle organizzazioni sono sempre esistite e sempre esisteranno. Ridurre tutto agli effetti di uno strumento innovativo e potente come lo smart working è una operazione da dilettanti.

Caro ministro, forse è meglio che si dedichi ad altro.

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