La capsula del tempo

Photo by Meghan Hessler on Unsplash

Mi sono trasferito sulle sponde del lago di Como quasi quattro anni fa. Dal momento del trasloco sono rimasti chiusi diversi scatoloni di cartone del cui contenuto non ho evidentemente bisogno.

Tra questi ve ne è uno con la scritta “Varie”. Una dicitura che davvero non dice nulla. Lì dentro potrebbe esserci di tutto. Potrebbe essere l’ultimo scatolone che riempi prima di terminare la fase preliminare del trasloco e che contiene tutti i rimasugli e le dimenticanza dell’ultimo minuto. Potrebbe contenere cose che non sono classificabili in grandi categorie come scarpe, cappotti, piatti o bicchieri.

E’ rimasto in bella vista per questi anni in quella che io chiamo “la cripta”. La cripta non è altro che una sorta di cantina che sta sotto casa mia. Per qualche ragione è stato deciso di collegare lo scarico della lavatrice e quindi sono costretto a scenderci ogni volta che devo fare il bucato.

Lo scatolone si trova proprio davanti all’ingresso della cripta e non posso fare a meno di notarlo ogni volta che scendo per accendere la lavatrice. Ogni singola volta mi dico che dovrei decidermi a guardare che cosa contiene e levarmelo di torno una volta per tutte.

In effetti devo confessare che la cripta è diventata il cimitero degli scatoloni. Io sono uno di quelli che conserva la scatola di qualsiasi oggetto che compra perché “se si rompe posso spedirlo nel suo imballo originale”. In cinquantaquattro anni di vita non è mai successo una volta. Si sono quindi accumulate una infinità di scatole che dovrebbero ammonirmi riguardo il fatto che sarebbe il caso di disfarsi di qualcosa e di smettere di comprare altre cose, se non strettamente necessarie.

In piena crisi domenicale, e dopo avere fatto il bucato, decido che è ora di aprirlo per vedere che cosa cavolo contiene.

Diciamo che l’operazione poteva quasi essere equiparata alla apertura di una capsula del tempo.

Ci trovo dentro un paio di libri che evidentemente stavano sul mio comodino poco prima del trasloco e che mi stavo dimenticando.

Delle penne e delle matite, insieme ad altro materiale di cancelleria sono sparse nello scatolone. Mi dico che dovevano essere il contenuto del cassetto del comodino.

C’è un vecchio taccuino su cui prendevo appunti e perdo qualche minuto a scorrere le cose che avevo scritto. Stranamente mi ricordo quando le scrissi e per quale motivo. Ora non hanno più senso. Quelle cose avrei dovuto dirle e non scriverle. Oramai è troppo tardi, inutile pensarci.

Sul fondo dello scatolone c’è il tesoro. Ci sono una decina di hard disk della più diversa fattura. Sono tutti quelli che negli anni ho acquistato e dei quali non mi sono mai disfatto. Si va da dimensioni di 128 Gb sino ad arrivare a 2 Tb. Mi dico che andare a dare una occhiata lì dento potrebbe essere una cosa divertente da fare.

Sicuramente i più vecchio contengono dati che risalgono a più di venti anni fa, a posti di lavoro che oramai ho dimenticato, forse fotografie di cui non ricordo l’esistenza.

Mi rendo conto di avere scoperto una capsula del tempo dentro una capsula del tempo.

Oltretutto era mia abitudine salvare l’intero contenuto della mia casella di posta elettronica ogni volta che mi capitava di cambiare posto di lavoro. Lì dentro dovrebbero esserci le mailbox di almeno cinque posizioni lavorative diverse.

Ora vorrei spendere del tempo a fare una esplorazione di tutto questo materiale. Immaginare di essere un archeologo e andare a vedere chi ero venti anni fa, quali documenti conservavo, cosa leggevo e cosa scrivevo.

L’unico problema sarà la ricerca dei cavi necessari per collegare questi dischi fissi al mio Mac. Ce ne sono delle più diverse fogge ed alcuni devono essere veramente preistorici.

Il prossimo fine settimana so a cosa dedicarmi.

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