Tanto tempo fa mi piacque molto leggere Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta di Robert M. Pirsig.

Certo è che quando questo libro è stato scritto la complessità della motocicletta era decisamente molto inferiore a quella che possiamo trovare nelle motociclette dei nostri giorni.

Lo stesso discorso vale, ovviamente anche per le macchine. Quando mi capita di andare in una officina Mercedes per il tagliandi della mia auto mi sembra di entrare in una sala operatoria. Tutti in camice e con una serie di strumenti elettronici da fare impressione.

Oggi le motociclette hanno una grandissima componente elettronica che le governa e che interagisce con la meccanica della moto. Tanto per fare un esempio la mia moto non ha un cavo dell’acceleratore ma la manopola del gas funziona con il principio “throttle by wire”. L’acceleratore non chiacchiera direttamente con il carburatore ma con la centralina che governa il funzionamento del motore.

Nonostante questo da quando sono in possesso della moto mi sono divertito ad apportare qualche modifica. Ho cambiato la batteria con una batteria al litio, ho installato un caricabatterie e cradle per il mio iPhone, ho cambiato le manopole del manubrio, ho cambiato il contagiri con un altro modello.

Nonostante provenga da una famiglia che di meccanica dovrebbe saperne parecchio dato che nell’albero genealogico c’è una quantità impressionante di ingegneri meccanici, io di meccanica non ne so nulla.

Ho voluto comunque provare a prendere il cacciavite in mano e provare a fare da solo quei modestissimi interventi.

E’ stato davvero un enorme piacere. La prima cosa che mi ha colpito è la complessità del sistema motocicletta. Esiste una infinità di parti che la compongono ed ognuna di essere deve essere smontata e rimontata in un ordine preciso. Questa cosa mi affascina. E’ un puzzle da scomporre e ricomporre con criterio. Richiede attenzione e concentrazione.

Mi colpisce anche la quantità di utensili che si deve avere a disposizione. Non so se sia un tratto peculiare di Harley Davidson ma ci sono una infinità di viti e bulloni di forme e dimensioni diverse ed ognuno di essi richiede l’utensile giusto per essere maneggiato. Se non li hai è meglio evitare. Rischi solo di rovinare qualcosa.

E poi ci si sporca le mani, ed i vestiti. La sensazione di fisicità che si prova durante queste operazioni è impagabile. Fino ad ora mi è piaciuto spendere quel tempo nel garage di casa mia. In quel posto non c’è campo per il cellulare e sono completamente isolato dal mondo.

Io e la mia moto. C’è qualcosa di bello in tutto questo.

Ovviamente non mi sono spinto ad interventi più profondi. Non ne sarei davvero in grado ma sino ad ora mi sono davvero divertito un sacco.

In un certo qual modo dopo avere smontato e rimontato alcuni pezzi della mia moto e avere compreso come alcuni parti di essere lavorano era loro in armonia la sento più mia.