Se me lo chiedete così, rimango!

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Photo by Marija Zaric on Unsplash

Qualcuno ci è arrivato da solo, ad altri lo ho rivelato nel momento in cui mi hanno chiamato o scritto, altri ci sono cascati pienamente.

Ieri era il 1 Aprile e quindi mi sono divertito con un innocente pesce d’Aprile annunciando un cambio radicale nella mia e l’abbandono della tanto amata Sketchin.

Confermo che non è mia intenzione lasciare Sketchin. Si tratta di un posto così straordinario nella sua complessità che non mi dispiacerebbe affatto concludere la mia carriera lì dentro. Ovviamente non dipende solo da me, ma questa è l’intenzion

Mai prendersi troppo sul serio!

Diciamo che si è trattato anche di un esperimento sociale e di verifica di alcuni aspetti della comunicazione sociale e delle dinamiche aziendali che mi stavano a cuore e sulle quali volevo avere delle conferme dirette.

Il primo punto è la struttura del post ho scritto. Coloro che mi conoscono sanno che si tratta di una cosa verosimile ed il post stesso è verosimile. Scritto in un Italiano discreto e con un sufficiente livello di dettaglio da essere credibile. Un po’ di ricerca su quale potesse essere il luogo di destinazione, lo stato della economia agricola in quel paese e l’aggiunta di elementi pratici come la presenza di Sigge o l’intenzione di affiancare alla attività agricola un bed and breakfast hanno fatto il loro lavoro.

Quindi un qualsiasi scritto che sia verosimile e che contenga alcuni dati che sostengano la narrazione viene considerato attendibile dai più. Non è banale.

Eppure all’interno del post c’erano delle citazioni che avrebbero dovuto indirizzare il lettore verso la teoria del pesce d’Aprile. La dimensione della fattoria, 4.2 ettari, l’8 Settembre ed altre cosucce che comunque non sono bastate a suggerire il fatto che si trattasse di uno scherzo.

Vero è che questi elementi erano controbilanciati da elementi fattuali sostanziosi, come ad esempio i ringraziamenti, che erano del tutto veritieri.

Molto di quello che è stato scritto è vero, altro è inventato, altro ancora è un puro desiderio. A voi decidere come classificare il contenuto in queste tre categorie.

Nello scritto gli elementi reali erano per lo più all’inizio del post a conferma del fatto che non leggiamo proprio tutto con attenzione. E’ bastata la serietà della introduzione per convincere i più che tutto il resto fosse vero o, almeno, verosimile. Si tratta di una cosa interessante per la diffusione di notizie più o meno importanti.

Fatto sta che il post ha avuto una diffusione fuori dal normale rispetto alle classiche statistiche del mio blog e dei miei post su LinkedIn. Diciamo 20 volte superiore rispetto alla media giornaliera tradizionale. Anche questo è un elemento interessante. Sopratutto su LinkedIn la diffusione del post è andata molto oltre il normale superando di quasi cinquanta volte la media usuale. Significativo. E’ chiaro che il contenuto del post ha fatto vibrare alcune corde in molte persone. Tutti noi in fondo coltiviamo il sogno di mollare tutto e cambiare vita. Quindi un posto che risuona ha molte più possibilità di diffondersi sebbene non contenga molte verità. Sembra una considerazione banale ma non lo è affatto.

Altro elemento interessante sta nel fatto che è ben evidente che qualcuno controlla quello che scrivo o, quantomeno, ne viene informato. Di fatto si è scatenata una serie di contatti sotto traccia rispetto a me che investigavano sulla veridicità del fatto. Non che mi interessi particolarmente perché, in ogni modo, quello che ho da scrivere e da dire, lo scrivo e lo dico. Non mi sono mai fatto tanti scrupoli a riguardo e mai me ne farò.

Infine, nonostante la chiara indicazione della mia volontà di volere uscire da un certo tipo di dinamiche lavorative e professionali è interessante il fatto che tre head hunter si sono fatti avanti proponendomi di fare due chiacchiere.

Devo quindi dire che sono soddisfatto del mio esperimento.

Ribadisco il fatto che il post contiene molte verità e che i ringraziamenti erano veramente genuini. Ogni tanto si dovrebbe fermarsi e prendersi il tempo di ringraziare le persone che lavorano con te.

Concludo scusandomi con coloro che hanno perso del tempo a causa del mio scherzo. Non era mia intenzione, forse. Questo ultimo punto mi crea davvero qualche rimorso. Moltissime persone mi hanno scritto o telefonato sinceramente interessate alla mia decisione e, davvero, mi sono sentito molto in colpa per essermi approfittato di loro sebbene per sole ventiquattro ore. Mi auguro che vogliano decidere di perdonarmi.

E quindi, ancora una volta: mai prendersi troppo sul serio!


Shameless self promotion ahead…

Nel caso non ve ne foste accorti qui in giro c’è anche un podcast con il quale potrete intrattenervi.

Quello di seguito è l’ultimo episodio.

Qui, invece tutti gli episodi pubblicati sino ad ora: Parole Sparse – Il Podcast


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