Sottolineare i libri

Credo che sottolineare i libri che posseggo sia una cosa che faccio da sempre. Quando leggo qualcosa che mi colpisce non posso fare a meno di sottolinearlo od evidenziarlo in qualche modo. Allo stesso tempo riporto nell’ultima pagina del libro il numero della pagina in cui ho sottolineato qualcosa.

Molto spesso ricopio il passaggio sottolineato nel taccuino che sto utilizzando in quel momento.

Per sottolineare uso sempre una matita, normalmente un matita con una mina HB o 2B. Uso sempre un tratto leggero come forma di rispetto verso il libro.

Anche ora che uso moltissimo il mio Kindle faccio la stessa cosa evidenziando quesi tratti che mi interessano. A latere uso il servizio offerto dal clippings.io per avere un sostituto digitale del mio taccuino.

Mi piace riprendere in mano i miei vecchi libri e andare a rileggere quelle parti che avevo sottolineato. In alcune occasioni mi ritrovo in quello che leggo. In altri momenti mi domando per quale motivo quel passaggio mi avesse colpito. Forse era un passaggio adatto a quel momento particolare della mia vita e allora ne valeva la pena.

Sono anche il genere di persona che ritaglia gli articoli dai giornali e dalle riviste. Una cosa che faceva mia mamma e che mi ha lasciato in erefità. Per certi versi è una cosa assolutamente affine al sottolineare i passaggi nei libri.

Domenica scorsa mi è capitato di leggere un articolo di Paola Mastrocola su Domenica de Il Sole 24 Ore e si parlava proprio di sottolineature.

Il secondo e ultimo pensiero è che sottlineiamo i libri. Ci piace da morire, ma più che un piacere è una necessità. Non riusciamo a leggere senza sottolineare, ci pare di non capire, di non trattenere nulla.

Sottolineare è fermare le parole nella nostra testa (anche se poi non basta, dovremmo anche tornarci su e rileggerle). Innanzitutto è scegliere che cosa vale la pena di fermare. Avere ancora un ruolo, come diceva Nicola.

Leggere non è farsi scivolare le pagine addosso, è scegliere a ogni pagina cosa salvare del mondo. Sottolineare è almeno un primo gesto, l’indizio di non volere essere travolti dalla corrente che tutto porta via.

Ogni volta che incontriamo un libro sottolineato, quindi, dovremmo essere molto felici: è la traccia che qualcuno è passato prima di noi e ha messo in salvo qualcosa, e ora tocca a noi.

La lettura non è mai del tutto solitaria.

Credo in ogni singola parola di questa citazione.

Quello è il motivo per cui mi piace comperare libri usati. La sorpresa di trovare sottolineatue o, ancora meglio, note a margine. Così come trovare il nomer del proprietario o, in quelli ancora più vecchi, un ex libris. La storia di una vita passata di quell’oggetto magico che è il libro.

Per certi versi lo stesso vale anche per la lettura sul Kindle. Anche in quel caso vedi quante persone hanno sottolineato un particolare passaggio. Se vogliamo meno romantico e più algido di quanto si prova con un libro fatto di carta ma altrettanto emozionante.

E poi, sempre grazie a quella citazione, scopri anche il sito della Fondazione Hume e ti pare di avere trovato un tesoro.

La serendipità è sempre dietro l’angolo.

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